Michael Polimeni D.O. m ROI

Michael Polimeni D.O. m ROI Osteopata professionista
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20/05/2026

La tua milza non filtra il sangue. Addestra un esercito.

Quella cosa allungata sotto le tue costole sinistra — quella che al pronto soccorso ti dicono di non preoccuparti troppo — è in realtà il deposito militare più importante del tuo corpo. E lo sa solo quando serve.

Nel 2009, il team di Filip Swirski pubblica su Science uno studio destinato a riscrivere l'immunologia di base. Soggetto: la milza. Verdetto: non è un semplice filtro.

Dentro la milza si nasconde una riserva silenziosa di monociti — le cellule immunitarie da combattimento del tuo sangue. Quante? Più di tutte quelle che circolano nell'intero sistema sanguigno in un dato momento. Un rapporto di almeno 10 a 1, secondo i dati dello studio.

Finché stai bene, non succede niente. Stai lì, milza. Aspetta.

Poi arriva un infarto del miocardio.

Nelle prime 24-48 ore dopo un infarto, la milza si attiva. Non lentamente, non in modo graduale: en masse, come descrivendolo nel paper gli autori stessi. I monociti escono dalle sinusoidi venose della milza, entrano in circolo e puntano diritti al muscolo cardiaco danneggiato.

E qui arriva il dettaglio che ribalta tutto: la maggior parte dei monociti che arrivano al cuore nelle ore critiche non viene dal midollo osseo — la fonte che tutti davano per scontata. Viene dalla milza.

Aspetta. Il meccanismo è ancora più preciso di così.

L'interruttore si chiama angiotensina II. Dopo un infarto, i livelli di angiotensina II salgono nel sangue. I monociti della milza hanno recettori per questa molecola — i recettori AT1 — e quando l'angiotensina II li colpisce, i recettori dimerizzano, il citoscheletro si riorganizza, e le cellule iniziano a muoversi. Verso l'uscita. Verso il cuore.

Spoiler: bloccare l'angiotensina II riduce drasticamente questa invasione. Il meccanismo è farmacologicamente intercettabile — e questo spiega in parte perché ACE-inibitori e sartani migliorano la sopravvivenza post-infarto.

Swirski e colleghi lo dimostrarono anche al contrario: nei topi splenectomizzati dopo un infarto, il numero di macrofagi nel miocardio crolla, la cicatrice è più sottile, la funzione cardiaca peggiora. La milza non è decorativa. È strutturale.

La milza è l'organo che il tuo medico ti dice di non preoccuparti se perdi. Eppure senza di lei, il cuore guarisce peggio.

In breve:
La milza immagazzina più monociti di quanti ne circolino in tutto il sangue (rapporto ≥10:1).
Dopo un infarto, li mobilita verso il cuore nelle prime 24-48 ore tramite angiotensina II.
Nei topi splenectomizzati dopo infarto, la cicatrice cardiaca è più sottile e la funzione peggiora.

20/05/2026

Per un secolo ti hanno detto che l'appendice non serve a niente.

Darwin la citava già alla fine dell'800 come esempio di organo in via di sparizione. Manuali di anatomia, professori universitari, film — tutti d'accordo: residuo evolutivo inutile, da togliere senza pensarci.

Nel 2007 un gruppo di ricercatori della Duke University, guidato da William Parker, ha cambiato questa storia.

Il loro studio pubblicato sul Journal of Theoretical Biology ha proposto qualcosa di preciso: l'appendice non è un avanzo di evoluzione. È un bunker.

Ecco come funziona. Il tuo intestino ospita centinaia di miliardi di batteri — il microbiota — che regolano digestione, immunità, umore. Quando una diarrea grave colpisce, o quando una terapia antibiotica pesante arriva, quel microbiota viene spazzato via quasi completamente.

A quel punto, l'appendice entra in gioco.

La sua posizione anatomica è strategica: è una tasca cieca, ancorata al cieco, con un accesso stretto che la isola in buona parte dal flusso intestinale principale. Lì dentro, protetti da quel flusso, crescono biofilm batterici — colonie dense e organizzate di batteri commensali.

Sono loro la riserva di scorta. Quando l'intestino viene svuotato, l'appendice fornisce i ceppi batterici per ripopolare il colon.

Aspetta. C'è un dato che rende tutto molto più concreto.

Uno studio del 2011 pubblicato su Archives of Surgery — Im et al. — ha analizzato i pazienti con infezione da Clostridioides difficile, uno dei patogeni più ostici in assoluto, capace di proliferare quando la flora intestinale viene decimata dagli antibiotici. Risultato: chi aveva già subito un'appendicectomia mostrava un rischio significativamente più alto di recidiva rispetto a chi aveva ancora l'appendice.

Non un dettaglio marginale. Un organo che, da assente, cambia l'esito di un'infezione batterica grave.

E il tessuto linfoide — ricchissimo nell'appendice — non è lì per caso: è parte del sistema immunitario della mucosa intestinale, coinvolto nel sorvegliare e modulare la flora che ospita.

L'organo che i medici si sono tolti d'abitudine per oltre cent'anni era un deposito di sopravvivenza microbica.

In breve:
L'appendice non è un organo vestigiale: secondo la ricerca Duke del 2007, ospita biofilm batterici in una posizione anatomica isolata dal flusso intestinale.
Fungerebbe da deposito di riserva per ripopolare il microbiota intestinale dopo infezioni gravi o terapie antibiotiche.
Chi non ha l'appendice mostra tassi più alti di recidiva da Clostridioides difficile, il patogeno che prolifera quando la flora viene decimata.

20/05/2026

Il passaggio successivo è una maggiore integrazione nel Servizio sanitario nazionale

20/12/2025

Ieri, la Conferenza Stato-Regioni ha siglato l’accordo con i criteri per il riconoscimento dei titoli pregressi e dell’esperienza professionale per la professione di Osteopata.

Una tappa fondamentale di un iter avviato nel 2018, con l’istituzione della legge 3, che ha definito il perimetro, le competenze e le responsabilità delle professioni sanitarie, operanti nel nostro Paese.

“L’intesa raggiunta in Conferenza Stato-Regioni – dichiara Diego Catania, Presidente della FNO TSRM e PSTRP – risponde alla richiesta di chiarezza che la categoria professionale degli Osteopati attendeva da tempo. Il provvedimento riconosce la formazione e le competenze acquisite sul campo per molti professionisti qualificati, valorizzandone l’impegno e la serietà, con cui hanno costruito la propria carriera professionale”.

🔗Leggi la news sul nostro sito: https://www.tsrm-pstrp.org/index.php/osteopati-siglato-laccordo-sul-decreto-equipollenze/

18/12/2025

🔴 La Conferenza Stato-Regioni ha siglato oggi lo Schema di Accordo sul Decreto Equipollenze in Osteopatia, completando un percorso atteso da quasi otto anni e avviato con la Legge 3/2018.

Con la firma dell’Accordo, si conclude ufficialmente l’iter di regolamentazione dell’osteopatia, iniziato nel 2014 e scandito da tappe fondamentali come il profilo professionale (2021) e l’istituzione del corso di laurea (2024).

“Le istituzioni hanno recepito pienamente le nostre proposte di modifica sul testo dell’accordo. È un momento storico per gli osteopati italiani” – ha dichiarato Mauro Longobardi, Presidente del ROI – “L’ingresso dell’osteopatia nel perimetro del Sistema Sanitario Nazionale rappresenta il consolidamento di un processo di integrazione che potrà svilupparsi gradualmente anche nei contesti pubblici”, ha aggiunto Longobardi, “riconoscendo il contributo degli osteopati alla prevenzione e alla promozione della salute dei cittadini di ogni età, in un’ottica di collaborazione con le altre professioni sanitarie.
Adesso la nostra missione sarà accompagnare i professionisti verso l’Albo degli Osteopati, sede naturale di identità, rappresentanza e tutela della categoria.”

Un ringraziamento alla Preside Avv. Anna Rita Galletta, alla Vice Preside Prof.ssa Patrizia Praticò ed alla Professoress...
18/12/2025

Un ringraziamento alla Preside Avv. Anna Rita Galletta, alla Vice Preside Prof.ssa Patrizia Praticò ed alla Professoressa Giusy Scimone che mi hanno dato l'opportunità di fare questi incontri con gli alunni ed il loro supporto nell'affrontare un tema così importante soprattuto nell'età evolutiva dei ragazzi/e

10/11/2025

Il paradosso di Achille e la tartaruga

E' stato formulato dal filosofo greco Zenone di Elea nel V secolo a.C., è uno dei più celebri paradossi dell'antichità e mira a dimostrare l'illusorietà del movimento.

Immagina una gara di corsa tra Achille, l'eroe greco noto per la sua velocità, e una lenta tartaruga. Per rendere la gara più equa, Achille concede alla tartaruga un certo vantaggio iniziale (ad esempio, 10 metri).

Secondo il ragionamento di Zenone, Achille non potrà mai raggiungere la tartaruga:

Per prima cosa, Achille deve raggiungere il punto da cui è partita la tartaruga (dopo un certo intervallo di tempo, t1).

Nel frattempo, però, la tartaruga si sarà mossa e avrà raggiunto un nuovo punto, sebbene la distanza percorsa sia minore (dopo un altro intervallo di tempo, t2).

Achille dovrà quindi coprire questa nuova distanza, ma nel frattempo la tartaruga si sarà ulteriormente spostata in un terzo punto (dopo t3).

Questo processo si ripete all'infinito: ogni volta che Achille raggiunge la posizione precedente della tartaruga, questa si è già mossa in avanti, anche se di poco. Achille deve percorrere un numero infinito di distanze, e, secondo Zenone, percorrere un numero infinito di distanze richiederebbe un tempo infinito, rendendo il superamento impossibile.

La Soluzione

Il paradosso è un'illusione logica che nasce dalla suddivisione dello spazio e del tempo in un numero infinito di segmenti, senza considerare la loro natura.

La soluzione risiede in concetti matematici moderni, in particolare nelle serie geometriche convergenti:

Sebbene i segmenti di spazio e tempo siano infiniti, la loro somma totale è finita.

La somma degli intervalli di tempo (t1 + t2 + t3 + ...) è una serie infinita che converge a un valore finito, ovvero il momento esatto in cui Achille raggiunge e supera la tartaruga.

Nella realtà fisica, Achille raggiunge e supera la tartaruga in un tempo e in un punto ben definiti, dimostrando che il movimento è reale e che l'intuizione umana in questo caso ha la meglio sull'inganno logico di Zenone.

Indirizzo

Reggio Di
89129

Telefono

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