Hospice Via Delle Stelle

Hospice Via Delle Stelle Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Hospice Via Delle Stelle, Ospedale, Delle Camelie, Reggio Di.

17/07/2026
02/07/2026

UN ATTO D’AMORE TRA CULTURA E NECESSITA’ ASSISTENZIALI: LA CURA COME PATRIMONIO DI UNA COMUNITA’.

Ci sono incontri che finiscono quando si spengono le luci della sala. Altri, invece, continuano a vivere nei pensieri, nelle domande e nei passi di chi vi ha partecipato.
La giornata che abbiamo condiviso è stata una di queste.
Non porteremo con noi soltanto i contenuti ascoltati o le riflessioni emerse. Porteremo soprattutto i volti, le storie, la passione e l'umanità delle persone che abbiamo incontrato lungo il cammino.
Attorno al tema della cura si sono ritrovate sensibilità diverse, esperienze differenti, percorsi professionali e umani spesso lontani tra loro. Eppure, per un giorno, tutto questo è diventato un patrimonio comune. Perché quando ci si incontra attorno a ciò che conta davvero, le differenze non dividono: arricchiscono.
Il convegno promosso da SICP Calabria, ospitato presso il Seminario Arcivescovile Pio XI di Reggio Calabria, ha rappresentato molto più di un semplice appuntamento formativo. È stato il frutto dell'impegno, della visione e del lavoro che SICP Calabria porta avanti da anni per promuovere la cultura delle cure palliative nella nostra regione, creando occasioni di confronto, formazione e crescita tra professionisti, istituzioni, volontari e comunità.
Fin dall'apertura dei lavori, i contributi della dottoressa Anna Tiziano, Coordinatrice SICP Calabria, dell'europarlamentare Giusy Princi, del dottor Vincenzo Nociti, presidente della Fondazione “Via delle Stelle”, e del dottor Gino Gobber, già presidente nazionale SICP, hanno richiamato l'attenzione sull'importanza di continuare a costruire una rete capace di rispondere in modo sempre più efficace ai bisogni delle persone malate e delle loro famiglie.
La presenza delle istituzioni, accanto a quella dei professionisti e delle realtà impegnate quotidianamente nell'assistenza, ha rappresentato un segnale significativo di attenzione verso un tema che riguarda non soltanto il sistema sanitario, ma la qualità umana e sociale delle nostre comunità.
Nel corso della giornata si è parlato di rete, di complessità assistenziale, di integrazione tra competenze e di presa in carico globale della persona e della sua famiglia. Temi essenziali per il presente e il futuro delle cure palliative.
Accanto agli approfondimenti scientifici, la sessione pomeridiana ha proposto una riflessione sul volto più profondamente umano della cura, affrontando il tema della gestione della complessità dei bisogni assistenziali nelle malattie inguaribili e della necessità di mettere in rete risorse e competenze per una presa in carico realmente globale della persona e della sua famiglia.
In questo percorso ha assunto un ruolo centrale SpazioCultura…la cultura che cura, espressione concreta della convinzione che la cultura non rappresenti un elemento accessorio, ma una parte integrante della cura. Attraverso la medicina narrativa, la letteratura, la musica, il teatro e le arti, il progetto ha mostrato come sia possibile accompagnare la persona anche attraverso linguaggi capaci di custodirne la storia, le relazioni, le emozioni e la dignità.
È proprio nell'incontro tra competenza scientifica e sensibilità umana che le cure palliative rivelano la loro identità più autentica: una cura capace di prendersi carico non soltanto della malattia, ma della persona nella sua interezza.
Se la mattinata ha approfondito gli aspetti organizzativi, clinici e assistenziali delle cure palliative, la sessione pomeridiana ha aperto uno spazio di riflessione dedicato alla dimensione più profondamente umana della cura.
La gestione della complessità dei bisogni nelle malattie inguaribili e la necessità di mettere in rete risorse e competenze per una presa in carico realmente globale hanno trovato un naturale completamento nell'esperienza di SpazioCultura, dove la cultura entra nella cura e la cura si apre al linguaggio della cultura.
Attraverso la medicina narrativa, la letteratura, la musica, il teatro e le arti è emersa una prospettiva capace di ricordarci che prendersi cura significa anche custodire le storie, le relazioni, le emozioni e la dignità della persona, riconoscendola nella sua interezza fino all'ultimo tratto del cammino.
È proprio in questo incontro tra competenza scientifica e sensibilità umana che le cure palliative rivelano la loro identità più autentica: una cura capace di accompagnare la persona non solo nella malattia, ma nella pienezza della sua storia, delle sue relazioni e della sua dignità.
Ma accanto agli aspetti organizzativi e scientifici è emerso qualcosa di ancora più profondo.
Abbiamo ascoltato parole competenti e dense di esperienza, ma soprattutto abbiamo percepito il desiderio condiviso di mettere al centro la persona, la sua dignità e la qualità delle relazioni.
Le cure palliative ci ricordano che dietro ogni diagnosi esiste una storia, dietro ogni sintomo una persona, dietro ogni bisogno una richiesta di ascolto, sostegno e vicinanza. Ci insegnano che la fragilità non appartiene soltanto a chi è malato, ma è una dimensione che riguarda tutti noi e che chiede risposte capaci di unire competenza e umanità.
Le donne e gli uomini che hanno accettato il nostro invito non hanno lasciato soltanto il segno della loro preparazione. Hanno donato qualcosa di più prezioso: una parte di sé. Attraverso le loro testimonianze, le loro riflessioni e la loro presenza, hanno aperto prospettive, suscitato domande e alimentato speranze.
Tra le molte suggestioni emerse, una continua ad accompagnarci in modo particolare. Nel momento conclusivo, il dottor Manfredini ha invitato tutti a continuare a crescere affinché ogni persona possa sentirsi non soltanto accolta, ma attesa.
Una differenza apparentemente sottile, ma capace di racchiudere il significato più autentico della cura.
Perché accogliere significa aprire una porta quando qualcuno arriva.
Attendere significa prepararsi all'incontro prima ancora che quella persona si presenti.
Significa riconoscerne il valore, custodirne l'unicità e farle percepire che la sua presenza conta.
Forse è proprio qui che si misura la qualità di una comunità: nella capacità di far sentire ogni persona riconosciuta, attesa e preziosa.
Dietro ogni iniziativa capace di generare valore esiste sempre un lavoro silenzioso, spesso poco visibile, fatto di confronto, studio, ascolto e condivisione.
Per questo desideriamo rivolgere un pensiero di particolare gratitudine al Comitato Scientifico che ha accompagnato la progettazione e la realizzazione dell'evento, contribuendo con competenza, esperienza e passione alla qualità dei contenuti e alla profondità delle riflessioni proposte.
Sotto la responsabilità scientifica della dottoressa Anna Tiziano, il Comitato Scientifico, composto da Francesca Arvino, Maria Gabriella Brundì, Mauro Domenico, Venturino Lazzaro, Iolanda Mercuri, Teresa Petrone, Nicola Saggese e Felicetta Zizza, ha rappresentato un autentico laboratorio di idee, confronto e collaborazione, offrendo un contributo prezioso alla costruzione di una giornata capace di coniugare rigore scientifico, attenzione alla persona e visione culturale della cura.
A ciascuno di loro va la nostra sincera riconoscenza per il lavoro svolto, spesso lontano dai riflettori, ma fondamentale per la riuscita dell'intera iniziativa.
C'è poi un altro pensiero che porto con me al termine di questa esperienza.
Le persone che abbiamo incontrato non hanno arricchito soltanto i partecipanti al convegno. Hanno lasciato qualcosa anche alla nostra città.
Ogni testimonianza, ogni esperienza condivisa, ogni riflessione donata ha contribuito a diffondere una cultura dell'attenzione, della prossimità e della responsabilità reciproca. Una cultura di cui oggi avvertiamo un bisogno profondo.
E forse la bellezza più autentica di questa giornata è stata proprio questa: aver visto persone diverse ritrovarsi attorno a ciò che conta davvero, costruendo una ricchezza che non appartiene a qualcuno in particolare, ma all'intera comunità.
I semi che sono stati affidati alla nostra terra non resteranno confinati nel ricordo di una bella giornata. Continueranno a camminare con noi. Li ritroveremo nelle relazioni che sapremo costruire, nell'attenzione verso le persone più fragili e nel desiderio di rendere la nostra comunità sempre più umana e accogliente.
Torniamo alle nostre attività con il cuore colmo di riconoscenza.
Con la certezza che ogni incontro autentico lascia una traccia e che ogni seme affidato con generosità, prima o poi, trova il modo di germogliare.
E noi, quei semi, li custodiremo con cura.

Ringraziamenti
Un grazie speciale a Francesco Tassone, Daniela Scuncia e Cristina Caridi per il dono di un momento capace di intrecciare parola, teatro e musica.
L'intensità dell'interpretazione teatrale di Francesco e Daniela, accompagnata dalle delicate armonie dell'arpa di Cristina, ha saputo raggiungere corde profonde dell'animo, offrendo ai partecipanti uno spazio di emozione, silenzio e riflessione.
In una giornata dedicata alla cura e all'accompagnamento delle persone più fragili, hanno ricordato a tutti noi che esistono linguaggi capaci di andare oltre le parole e di parlare direttamente al cuore delle persone.
A loro va la nostra sincera gratitudine per aver condiviso talento, sensibilità e passione, contribuendo ad arricchire il convegno di una dimensione umana ed emotiva che resterà nel ricordo di tutti i partecipanti.

Un ringraziamento speciale va a Sofia, Simone, Sofia, Fabiana e Davide del Gruppo Scout AGESCI Reggio Calabria 17 – San Giorgio Extra per la disponibilità, l'entusiasmo e il prezioso supporto offerto durante la giornata.
Con il loro servizio discreto e generoso hanno contribuito in modo significativo alla buona riuscita dell'evento, testimoniando attraverso gesti concreti quei valori di solidarietà, responsabilità e attenzione agli altri che rappresentano il cuore dell'esperienza scout.
La loro presenza ha arricchito il convegno non soltanto dal punto di vista organizzativo, ma anche umano, ricordandoci quanto sia importante educare le nuove generazioni alla cultura dell'incontro, del servizio e della cura dell'altro.
A tutti loro va la nostra sincera gratitudine per aver condiviso con noi questo importante momento di crescita e di comunità.

Un sentito ringraziamento a don Armando Turoni, al Rettore del Seminario Arcivescovile Pio XI, don Simone Gatto e a tutti i suoi collaboratori, per la generosa disponibilità con cui hanno messo a disposizione gli spazi che hanno ospitato il nostro convegno.
La loro accoglienza e la sensibilità dimostrate hanno reso possibile lo svolgimento di questa giornata di studio e di confronto, offrendo un luogo capace di favorire l'incontro, il dialogo e la condivisione.
A entrambi va la nostra più sincera gratitudine per la vicinanza e il prezioso sostegno offerti alla realizzazione di questa iniziativa.

Un ringraziamento speciale va a tutte quelle realtà del territorio che hanno scelto di accompagnarci in questo percorso. Con il loro sostegno hanno contribuito alla realizzazione di una giornata ricca di contenuti, incontri e relazioni, dimostrando attenzione verso temi che riguardano non solo il mondo sanitario, ma l'intera comunità.
A tutti loro va la nostra profonda gratitudine per la fiducia, la collaborazione e la sensibilità dimostrate.
Assicurazioni Romeo; Generali Assicurazioni; Centro Studi Prof. N. Costarella; Garmed; Poffè il caffè in ogni sua forma; Family Finance; Fondazione Via delle Stelle; Bahia Incantata; AC Rehab; Metalmeccanica Falcone

Un grazie speciale a Eden Flowers di Giusy Scuncia
per il gradito omaggio floreale, segno di sensibilità e vicinanza che ha arricchito la nostra giornata con un tocco di bellezza e di cura.

Un grazie speciale al Bar San Francesco e Bar Cordon Bleu
per la disponibilità e la cura con cui ha accompagnato i momenti di pausa della giornata. Anche attraverso un caffè condiviso e un momento di ristoro si costruiscono relazioni, si favoriscono incontri e si alimenta quel clima di accoglienza che ha caratterizzato l'intero evento.

Un grazie speciale a Cibus Minniti per la sensibilità e il prezioso contributo offerto alla realizzazione della giornata. La sua vicinanza testimonia come la cultura della cura possa crescere grazie alla partecipazione e all'impegno condiviso di tutta la comunità.

Un grazie speciale a Rosario Fusaro per la competenza, la disponibilità e la cura con cui ha seguito gli aspetti audio e video della giornata. Un contributo spesso discreto ma fondamentale, che ha accompagnato ogni momento dell'evento rendendo possibile una comunicazione chiara, efficace e partecipata.

Un grazie profondo va a tutte le volontarie e a tutti i volontari che hanno condiviso il lavoro, la fatica e la bellezza di questa esperienza.
Con la loro presenza, la loro disponibilità e il loro silenzioso impegno hanno reso possibile la realizzazione del convegno, prendendosi cura di ogni dettaglio con competenza, generosità e spirito di servizio. Dall'accoglienza degli ospiti all'organizzazione della giornata, dalla cura degli spazi all'attenzione verso le tante necessità operative, il loro contributo è stato prezioso e determinante.
Molto di ciò che è stato possibile vivere durante questa giornata porta anche la loro firma: una firma fatta di collaborazione, senso di appartenenza, gratuità e autentica passione per il bene comune.
A ciascuno di loro va la nostra più sincera gratitudine. Perché dietro ogni evento riuscito ci sono sempre persone che scelgono di esserci, spesso lontano dai riflettori, ma sempre vicine a ciò che conta davvero.
sn

Vincenzo Nociti Francesca Arvino Anna Tiziano Iolanda Mercuri Ines Barbera Hospice Via Delle Stelle Francesca Amorini bagala francesco antonella piero costantino cutrupi [ salvatore mallamace milella francesco rognetta scopelliti
Sant'Andrea Hospice - GIOMI Noi delle cure palliative Federazione Cure Palliative ETS SICP - Società Italiana di Cure Palliative Il Papavero Der Mohn Maria Gabriella Brundi Rosaria Denisi

28/05/2026
ANCHE QUEST'ANNO RINNOVACI LA TUA DICHIARAZIONE D'AMORE....
22/05/2026

ANCHE QUEST'ANNO RINNOVACI LA TUA DICHIARAZIONE D'AMORE....

“Mamma: primo nome dell’amore. Viaggio tra presenza, dono e tenerezza”.“Mamma: primo nome dell’amore. Viaggio tra presen...
12/05/2026

“Mamma: primo nome dell’amore. Viaggio tra presenza, dono e tenerezza”.

“Mamma: primo nome dell’amore. Viaggio tra presenza, dono e tenerezza” è stato il titolo dell’incontro dedicato alla Festa della Mamma vissuto nell’hospice, una mattinata intensa di emozioni, musica, testimonianze e riflessioni sul significato della cura, dell’accoglienza e della maternità come forma universale di amore.
L’iniziativa si è inserita nel percorso di SpazioCultura… la cultura che cura, progetto ideato, realizzato e coordinato dalla dottoressa Francesca Arvino e promosso dalla Fondazione “Via delle Stelle”, amministrata dal dottore Vincenzo Nociti, Presidente della Fondazione VdS, che nel tempo ha trasformato l’Hospice in un luogo dove cultura, ascolto e vicinanza diventano strumenti autentici di cura umana.
L’evento è stato realizzato in collaborazione con le classi 5ª B, 4ª B e 4ª A del Liceo Classico Tommaso Campanella, diretto dall’avv. Dssa Lucia Zavettieri, DS del Polo liceale "T. Campanella - M. Preti Frangipane" di Reggio Calabria, accompagnati dalla professoressa Alessandra Corigliano. Presenti anche Vittoria Bruzzano, responsabile mamma della Casa Famiglia S. Filippo Neri, e Giovanni Fortugno, responsabile della comunità di accoglienza minori Casa dell’Annunziata.
La mattinata, moderata con pathos dalla profssa Cristina Caridi, si è aperta con la voce di Alessia Genua, accompagnata dalla chitarra di Fabio Moragas, che attraverso musica e poesie dedicate alla mamma hanno creato un clima di profonda partecipazione emotiva. Significativi gli interventi del Presidente dr Vincenzo Nociti, che ha richiamato il valore umano di iniziative capaci di portare relazione e bellezza nei luoghi della fragilità, e della DS dssa Lucia Zavettieri, che con sensibilità ha raccontato il lavoro educativo svolto sul tema dei migranti e dell’accoglienza. Il riferimento alla mostra “L’invisibile Mediterraneo” dell’artista Tina Parisi e al Progetto Civitas, con la ricostruzione simbolica della spiaggia legata alla memoria della Strage di Cutro, ha attraversato profondamente il silenzio dell’Hospice.
La Responsabile del servizio di psicologia dell’Hospice, dssa Francesca Arvino, ha invitato i presenti a riflettere sul senso più profondo della maternità intesa come capacità di accoglienza, cura, prossimità e dedizione verso l’altro. Nel contesto dell’Hospice, questi valori assumono un significato particolare: accompagnare la fragilità significa riconoscere la dignità di ogni persona e contrastare la solitudine e l’indifferenza.
La presenza della Casa famiglia e del Centro di accoglienza per immigrati, della Comunità Papà Giovanni XXIII, testimonia concretamente come la cura e l’attenzione verso chi è più fragile possano diventare espressione autentica di umanità e responsabilità condivisa.
Particolarmente toccanti le testimonianze di Vittoria Bruzzano e Giovanni Fortugno, che hanno condiviso la storia della loro famiglia, una famiglia nata non soltanto dai legami del sangue ma dalla scelta quotidiana di aprire la propria casa e il proprio cuore a ragazzi provenienti da storie e paesi diversi.
Profonda la testimonianza di Vittoria nel raccontare le loro scelte di vita e il cammino interiore che le ha accompagnate.
Con grande semplicità ha condiviso come il Signore abbia trasformato quelli che inizialmente erano “no” dettati dalla paura, dalla fatica e da situazioni percepite come troppo grandi, in piccoli e coraggiosi “sì".
Giovanni Fortugno ha avuto modo di rendere partecipi i presenti dello spirito e delle attività che animano il centro accoglienza Casa dell'Annunziata, dove i minori vengono accolti e seguiti nel loro progetto educativo fino alla maggiore età, avvalendosi di Educatori formati e competenti, che con grande umanità e sensibilità accompagnano i ragazzi e le ragazze accolte nel rispetto della loro cultura di origine.
Significativa anche la testimonianza del giovane Musa Touray, ragazzo accolto all'età di 14 anni, che ha deciso di rimanere e diventare lui stesso Operatore di Casa dell'Annunziata. Ha condiviso il dolore della perdita del padre, la povertà e il viaggio affrontato per sostenere la propria famiglia, esprimendo però gratitudine per l’accoglienza ricevuta e per essersi sentito riconosciuto come figlio.
Le esperienze personali veicolate tramite le accorate testimonianze degli invitati hanno creato un dialogo profondo con le riflessioni collettive offerte dalla lettura dei brani e poesie e dai brani musicali appositamente scelti dagli studenti del Liceo Classico reggino, che hanno contribuito a rendere ancora più suggestive le riflessioni sul tema della maternità. A fare da cornice, la riflessione della professoressa Alessandra Corigliano sul significato della parola “cura”, intesa come attenzione e responsabilità verso la vita dell’altro.
A seguire il volontario Francesco Nocera ha accompagnato i presenti nel significato autentico delle cure palliative, ricordando il valore della dignità e dell’umanità fino all’ultimo tratto della vita. Commovente anche l’intervento di Mimmo, marito di una ospite, che ha raccontato con semplicità la forza di un amore capace di restare accanto nella malattia e nella fragilità nonché il riconoscere l’Hospice come "casa".
La conclusione, a cura degli studenti del Liceo Classico con la “Preghiera alla Vergine” tratta dal XXIII Canto del Paradiso, ha lasciato un commovente messaggio di speranza e luce.
Un ringraziamento speciale è rivolto alla volontaria Flora che con creatività ha donato un pensiero per le Ospiti della struttura, ad Alessia Genua e a Fabio Moragas per le loro melodie avvolgenti, ed ai volontari Angela, Antonella, Donatella, Francesco, Giovanna, Maria Assunta, Nuccio e Nicola, che con la loro presenza hanno contribuito a custodire la bellezza e l’umanità della giornata.
Un grazie particolare va a tutti gli Operatori dell’Hospice “Via delle Stelle” che, ogni giorno, con competenza, dedizione e umanità, rendono questo luogo un vero presidio di vita e a tutti coloro che con professionalità e spirito di collaborazione, hanno contribuito a rendere possibile la realizzazione di questa speciale festa della mamma.
Vincenzo Nociti Francesca Arvino Ines Barbera Anna Tiziano Iolanda Mercuri Maria Cristina Caridi Alessia Genua Fabio fortugno bruzzano Liceo Artistico "M. Preti - A. Frangipane" di Reggio Calabria campanella Nuccio Garofano Nicola Saggese Angela Milella Maria Assunta Catanese Francesco Nocera Donatella Scopelliti Giovanna Toscano Noi delle cure palliative Federazione Cure Palliative ETS Luca Castellano Counselor

Concerto di primaveraC’è qualcosa di delicato, quasi impercettibile, quando la musica entra in hospice.Non chiede permes...
30/03/2026

Concerto di primavera

C’è qualcosa di delicato, quasi impercettibile, quando la musica entra in hospice.
Non chiede permesso, non fa rumore.
Si appoggia piano sulle stanze, attraversa i corridoi, si posa sulle persone. E lì resta.
Non invade, non pretende. Semplicemente accompagna.
Si insinua tra i pensieri, accarezza le attese, sfiora anche ciò che non ha più nome.
A volte si ha la sensazione che la musica, in questi luoghi, sappia dove andare prima ancora di noi.
Come se riconoscesse le ferite, senza bisogno di nominarle. Oggi è stato così.
Il Concerto di primavera non è stato solo un evento. È stato un tempo sospeso.
Un tempo in cui, per un attimo, il dolore ha cambiato forma.
Non è scomparso, ma si è lasciato attraversare da qualcosa di diverso.
Più leggero. Più umano.
E in quel cambiamento, anche minimo, si è aperto uno spazio.
Uno spazio in cui respirare, in cui non sentirsi soli, in cui poter essere, semplicemente.
Dentro questo tempo, ha preso vita SpazioCultura…La cultura che cura, un contenitore ideato e diretto dalla dott.ssa Francesca Arvino, Responsabile del Servizio di Psicologia in hospice, che, con sensibilità e visione, continua a custodire e generare occasioni in cui la bellezza incontra la fragilità e si fa relazione.
C’è, nel suo modo di pensare questi spazi, qualcosa che va oltre l’organizzazione: un’attenzione autentica alla persona, al suo bisogno di essere raggiunta anche quando le parole non bastano più.
Un prendersi cura che passa attraverso la bellezza, senza imporsi, ma lasciando tracce.
Un cammino reso possibile anche grazie alla Fondazione “Via delle Stelle”,
diretta dal dott. Vincenzo Nociti, che incoraggia e sostiene, con presenza attenta e silenziosa, questi spazi in cui l’umano può ancora fiorire.
Forse è questo che accade quando la musica entra in luoghi come questi: non cura, non risolve, ma trasforma.
Rende abitabile anche ciò che sembra impossibile da sostenere.
Apre uno spazio, piccolo ma vero, in cui si può semplicemente stare.
Senza difese.
Senza dover spiegare.
Senza dover essere altro da sé.
Le note si sono fatte strada piano, come fanno le cose autentiche.
Ad aprire la prima parte del concerto il talento del chitarrista Marco Zema, presentato da Alessandro Pucci, che si è alternato con naturalezza tra il microfono e il pianoforte.
Accanto alla musica, la voce accattivante di Domenico Tripepi ha attraversato lo spazio con calore, facendoci sognare attraverso canzoni senza tempo, capaci di raggiungere ognuno in modo diverso, senza bisogno di spiegarsi.
Le parole, mai di circostanza, hanno saputo restituire il senso profondo di quel momento, soffermandosi con delicatezza anche sulla figura di Giovanna Crucitti, che guida l’associazione culturale Preludi, riconoscendone la visione e la cura.
Poi la musica.
Quella che non ha bisogno di spiegazioni.
Le corde della chitarra non hanno riempito lo spazio, lo hanno abitato.
Hanno dato voce a ciò che spesso resta in silenzio, toccando corde più profonde di quelle che si vedono.
E il silenzio, a sua volta, si è lasciato abitare.
In alcuni momenti è sembrato che il tempo rallentasse davvero.
Come se tutto si fosse fermato per lasciare spazio solo a ciò che contava.
Altro prezioso regalo ci è arrivato da Francesco Fragomeni.
Mentre le sue dita correvano leggere sulla tastiera, la sua voce ci ha portato lontano.
Non in un altrove indefinito, ma in uno spazio familiare, fatto di emozioni riconoscibili,
di ricordi che non fanno rumore ma restano.
C’era qualcosa di autentico nel suo modo di stare dentro la musica: nessuna forzatura, nessuna ricerca di effetto, solo il desiderio di condividere.
E così, nota dopo nota, si è creato un ponte invisibile tra chi suonava e chi ascoltava.
Un ponte fatto di ascolto di presenza, di umanità.
Un ponte che, anche se per poco, ha unito storie diverse dentro lo stesso respiro.
Ciliegina sulla torta è stata la nostra mitica Cristina Caridi, che ha saputo coinvolgere, con naturalezza e calore, i familiari e tutti i volontari presenti, chiamandoli a partecipare a quel momento.
E lì qualcosa è cambiato.
Non c’era più un “chi suona” e un “chi ascolta”, ma un unico spazio condiviso.
Le distanze si sono accorciate, i ruoli si sono sciolti, e ciò che è rimasto è stato semplicemente l’essere insieme.
Un momento reso ancora più vero, più umano, più nostro.
E tutto questo non è accaduto per caso.
C’è stato un dono, silenzioso e prezioso, che ha preso forma attraverso l’associazione culturale Preludi, guidata con sensibilità dalla prof.ssa Giovanna Crucitti.
E viene naturale pensarla anche come un’insegnante, nel senso più profondo del termine, riprendendo l’etimologia latina in signum: colei che lascia il segno.
Un segno che non si impone, ma si imprime con delicatezza, attraverso la visione, la cura, e la capacità di generare bellezza condivisa.
Insieme al suo team, ha saputo offrirci un dono fatto di presenza, di attenzione, di bellezza offerta senza rumore.
E in quella bellezza, oggi, ci siamo ritrovati.
Non dura molto. Ma basta.
Perché in quei momenti non conta il tempo che passa, ma quello che si apre.
Per tutti una mattinata che ha lasciato qualcosa dentro.
Per quel clima così intimo e vero che, piano piano, si è creato.
Una mattinata “intima” di confronto, di crescita e di condivisione, in cui si percepiva chiaramente un desiderio profondo di esserci.
Non solo come gruppo, ma come persone.
E a dirlo, in fondo, non siamo stati solo noi. Qualcuno, quasi sottovoce, ha detto: “Sembrava che il tempo si fosse fermato.” Un altro: “Non pensavo che la musica potesse arrivare così in profondità.”
E poi c’è stato chi ha provato a dare un nome a ciò che, ogni giorno, viviamo accanto alle persone ammalate: “Il volontario non è lì per fare qualcosa…ma per esserci.
Per condividere un tratto di strada, anche quando non si può cambiare la direzione.”
Parole semplici, ma vere.
Parole che non cercano effetto, ma che raccontano ciò che è accaduto meglio di qualsiasi descrizione.
E in tutto questo, un grazie sincero e profondo va a tutti gli operatori e a tutti gli ausiliari, che ogni giorno abitano questi spazi con competenza, dedizione e una umanità che non fa rumore, ma tiene insieme tutto.
Un grazie di cuore anche a Cristina Caridi, anima e cuore di SpazioCultura, capace di trasformare ogni momento in un’esperienza condivisa.
E un pensiero speciale va ad Alessia Genua, vulcano di SpazioCultura, assente per motivi belli, ma sempre presente.
E poi i volti, i nomi, le presenze che hanno dato corpo a questa mattina: Angela, Donatella, Francesca, Francesco, Giovanna, Marisa, Maria Assunta, Nicola, Rosaria, Valentina, Vanna… e tutti coloro che, in modi diversi, hanno reso possibile questo incontro.
Un grazie per la loro capacità così rara di rendere “dolci” anche le giornate più difficili,
con piccoli gesti, attenzioni silenziose, presenze che sanno restare.
E forse, alla fine, è proprio questo che resta.
Non le note, non le parole, non i singoli momenti.
Ma quella sensazione sottile di essere stati, davvero, insieme.
E in un luogo come questo, dove ogni giorno si misura il limite, scoprire che esiste ancora spazio per la bellezza, per la relazione, per l’umanità condivisa, non è poco.
È già cura.

Vincenzo Nociti Francesca Arvino Ines Barbera Anna Tiziano Iolanda Mercuri Maria Cristina Caridi Maria Assunta Catanese Francesco Nocera Angela Milella Francesca Amorini Giovanna Toscano Giovanna Crucitti Donatella Scopelliti mallamace bagala rognetta Vanna Macrì Preludi scuola di musica SICP - Società Italiana di Cure Palliative Noi delle cure palliative Federazione Cure Palliative Onlus Rosaria Denisi

TIENIMI PER MANO PAPA’:lo SpazioCultura in Hospice tra giovani studenti e sport per celebrare legami a memorie In occasi...
25/03/2026

TIENIMI PER MANO PAPA’:
lo SpazioCultura in Hospice tra giovani studenti e sport per celebrare legami a memorie


In occasione della Festa del Papà, l’Hospice reggino, amministrato dal dottore Vincenzo Nociti, ha ospitato un emozionante incontro culturale che ha unito generazioni e due delle realtà sportive particolarmente amate dal territorio, dando vita ad un momento di condivisione profonda e autentica.

L’iniziativa, dal titolo “Tienimi per mano papà”, che rientra tra le proposte di SpazioCultura…la cultura che cura - un percorso ideato, progettato e diretto dalla dssa Francesca Arvino, responsabile del Servizio di Psicologia in Cure Palliative dell’Hospice – è stata organizzata con il coinvolgimento del Liceo Scientifico “A. Volta”, della società calcistica “Reggina 1914” e della società di basket “Pallacanestro Viola” ed ha rappresentato un esempio concreto di comunità che si stringe attorno ai valori della cura, della memoria e delle relazioni.

In Hospice, la Festa del Papà non è mai soltanto una celebrazione. È, piuttosto, un incontro. Con ciò che siamo stati, con ciò che siamo diventati, con tutto ciò che, in qualche modo, continua a vivere dentro di noi. È un tempo che invita a fermarsi, ad ascoltare, a lasciarsi attraversare da ciò che spesso, nella fretta della vita, resta sullo sfondo.

E allora, anche questa mattina, SpazioCultura si è fatto casa. Non soltanto un luogo fisico, ma uno spazio dell’anima in cui fermarsi, respirare, condividere. In questo clima raccolto e autentico si sono inserite parole capaci di aprire ulteriori orizzonti. Il Presidente Vincenzo Nociti, rivolgendosi agli studenti del Liceo Volta presenti, ha voluto consegnare loro un pensiero semplice ma profondissimo: l’Hospice è un luogo in cui si custodisce la vita. Un invito a non smettere di credere nei propri sogni, a perseguirli con coraggio, portando dentro di sé quella consapevolezza che nasce proprio dall’incontro con la fragilità.

A fargli eco, con altrettanta intensità, le parole della Dirigente Scolastica del Liceo “A. Volta”, Prof.ssa Maria Rosa Monterosso – donna e professionista dalla nota sensibilità e disponibilità, sempre pronta a promuovere percorsi di crescita umana e formativa per i suoi studenti - che ha richiamato i suoi studenti a uno sguardo più autentico sul mondo. Un mondo che non si esaurisce nei luoghi del divertimento superficiale, ma che si nutre di relazioni vere, di affetti, di valori. Un mondo in cui l’animo trova nutrimento anche nello stare accanto a chi attraversa momenti di fragilità, perché è proprio lì che si impara il senso più profondo dell’essere umani.

Protagonisti della mattinata - i cui interventi sono stati brillantemente presentati da Cristina Caridi, arpista e referente dello SpazioMusicale - sono stati gli Atleti presenti e gli studenti della 1°C del Liceo scientifico che, con le loro riflessioni dedicate al tema della figura paterna e numerose interazioni, hanno garantito uno spazio di dialogo ed ascolto ricco di momenti di intensa partecipazione emotiva, capaci di evocare storie di vita attraversate dai valori dello sport come scuola di vita: rispetto, impegno, spirito di squadra e sostegno reciproco.

Gli atleti della Pallacanestro Viola, che si sono lasciati attraversare da questo incontro, hanno condiviso esperienze personali legate al rapporto con i propri padri, sottolineando quanto questa figura sia spesso fondamentale nel percorso umano e sportivo. Non solo presenza, ma ascolto, disponibilità, vicinanza. Perché quando ci si ferma davvero accanto a qualcuno, cadono i ruoli e restano le persone.

Tra loro, la testimonianza di Vanni Laquintana ha restituito con autenticità il senso di questa esperienza. Vanni ha raccontato di una storia che nasce lontano da una famiglia di sportivi, cresciuto tra i palazzetti inseguendo una passione che ha trovato da sé la propria strada. Una passione sostenuta con discrezione, senza imposizioni. Sua madre, più legata allo studio, non ha mai voluto condizionare le sue scelte, lasciandolo libero di costruire il proprio percorso.

Accanto a lui, Leonardo Marini ha portato una storia diversa, ma sorprendentemente vicina nei valori. Cresciuto in una famiglia di sportivi, ha ricordato un gesto semplice ma significativo: negli anni in cui uscì il film su Michael Jordan, la mattina successiva suo padre lo portò in palestra per gli allenamenti. Un modo concreto per trasformare un sogno in esperienza. Eppure, anche in quel contesto, non c’è mai stata imposizione, ma un invito a coltivare insieme sport e studio.

Due storie diverse, unite da uno stesso filo: la presenza di chi accompagna senza imporre, di chi crede senza trattenere.

Accanto alle loro voci, il dirigente dr Vincenzo Giarmoleo ha parlato dei successi della squadra, ma soprattutto dei sacrifici, della fatica quotidiana, delle rinunce silenziose che non fanno notizia ma costruiscono ogni traguardo. Un richiamo importante, soprattutto per i più giovani, a non fermarsi all’apparenza, ma a riconoscere il valore di ciò che si costruisce nel tempo.

A rendere ancora più ricco questo intreccio è stato anche l’intervento di Nino Barillà, capitano della Reggina 1914, che ha ricordato quanto il mondo dello sport sia esigente: se vinci sei bravo, se perdi tutto sembra cambiare. Eppure, proprio per questo, ha invitato i ragazzi a restare fedeli ai propri sogni, senza lasciarsi definire solo dai risultati, a cercare e credere nel proprio talento sempre e comunque.

A completare questo quadro, il dr Giuseppe Praticò, Responsabile alla comunicazione della Reggina 1914, ha offerto uno sguardo ancora più profondo, raccontando la vita dietro le quinte degli atleti: fatta di sacrifici, rinunce e impegno costante, lontano dai riflettori ma essenziale per ogni traguardo.

A dare ulteriore profondità a questo intreccio di voci è stato anche l’intervento della Professoressa Antonietta Tripodi, che ha accompagnato i ragazzi del Liceo. Le sue parole hanno aperto uno sguardo ampio sul significato della cura, declinata nei suoi molteplici modi di esistere: non soltanto un gesto, ma una visione, il passaggio dal “tu” al “noi”: è proprio nel momento in cui si inizia a pensarsi come parte di un noi che diventano possibili cose grandi, che si costruiscono relazioni autentiche, che si genera comunità. Un richiamo prezioso anche al valore dello sport, inteso non solo come competizione, ma come scuola di vita. Le regole, ha sottolineato, non sono limiti, ma strumenti che aiutano a crescere, a riconoscere l’altro, a diventare cittadini migliori.

Non sono mancati anche gli interventi dei familiari dei nostri Ospiti, voci autentiche che hanno saputo toccare le corde più profonde. In quei racconti si intrecciavano fatica e tenerezza, dolore e gratitudine. C’era smarrimento, ma anche una forma di presenza che resiste, che resta, che continua a dire “ci sono”.
Ed è proprio una presenza autentica accanto all'altro quella che viene offerta dai Volontari impegnati in Hospice - sottolinea lo storico volontario Nicola Saggese - offrendo una riflessione intensa sul senso profondo della cura, richiamandone anche il significato etimologico del termine, sottolineando come “cura” rimandi a un atteggiamento di attenzione premurosa, di dedizione e responsabilità verso la persona nella sua interezza. Un invito a riscoprire il valore del prendersi cura come gesto umano fondamentale, capace di dare dignità e significato anche ai momenti più fragili della vita, esattamente come i gesti di un padre premuroso. Messaggio rinforzato da una dolce poesia letta dal Volontario Francesco ricevuta in dono dal proprio bambino.

A rendere particolarmente suggestiva la mattinata, i momenti musicali curati da due studenti talentuosi del Liceo scientifico: Caterina Nicolò, al flauto traverso, e Saverio Zaminga, voce e chitarra. Le loro melodie, delicate e coinvolgenti, hanno accompagnato l’incontro creando un’atmosfera intima e carica di emozione. In particolare, la voce di Saverio, calda ed espressiva, ha saputo dare profondità ai brani, interpretandoli con sensibilità e trasporto, mentre il flauto traverso di Caterina, con il suo timbro limpido e avvolgente, ha intessuto trame sonore leggere e armoniose, capaci di diffondere serenità e raccoglimento tra i presenti.

E mentre tutte queste storie si intrecciavano, prendeva forma qualcosa di più grande: una trama invisibile fatta di relazioni, di valori condivisi, di umanità. Hospice, scuola e sport non erano più mondi separati, ma parti di un unico racconto. La dssa Francesca Arvino, Psicologa dell’Hospice, ha evidenziato il valore relazionale e umano, in un certo senso terapeutico, di iniziative come questa, capaci di portare energia, presenza e vicinanza all’interno della struttura, aprendosi al territorio e coinvolgendo i giovani per costruire ponti di umanità che fanno bene a tutti.

E, come ultimo respiro condiviso, la mattinata si è conclusa con un momento di convivialità, accompagnato da dolci preparati con cura dai Volontari nelle cure palliative, in presenza del neo Presidente dell'Associazione "Amici dell'Hospice di Reggio Calabria", Gregorio Costantino. Un tempo semplice, fatto di sorrisi e di sguardi che si incontrano e si riconoscono, reso possibile dalla presenza attenta di Angela, Antonella, Donatella, Francesco, Francesca, Francesco, Gregorio, Maria Assunta, Marisa, Nicola, Nuccio e Vanna.

In questi luoghi, dove la vita si mostra nella sua essenza più fragile e autentica, ogni ricorrenza diventa occasione per custodire. Custodire i ricordi, le emozioni, le storie. Custodire anche ciò che non trova parole, ma chiede comunque di essere accolto. E forse è proprio questo il senso più profondo di giornate come questa: non tanto celebrare, quanto permettere ai legami di continuare ad esistere. Dare loro spazio, voce, presenza.

In Hospice, anche la Festa del Papà diventa così una carezza. Una carezza che attraversa il tempo, che unisce ciò che è stato a ciò che ancora, silenziosamente, continua ad essere. Una carezza che resta.

Un grazie sincero a Flora Trimboli che, con il garbo che la contraddistingue, ha voluto confezionare con cura i pensierini per i nostri ospiti.

Un grazie particolare va alla Professoressa Anna Maria Borrello, vice preside del Liceo scientifico “A. Volta” per lo spirito di collaborazione dimostrato per la realizzazione dell’iniziativa nonché a tutti gli Operatori dell’Hospice “Via delle Stelle” che, ogni giorno, con competenza, dedizione e umanità, rendono questo luogo un vero presidio di vita e a tutti coloro che con professionalità e spirito di collaborazione, hanno contribuito a rendere possibile la realizzazione di questa speciale festa del papà.

Vincenzo Nociti Francesca Arvino Anna Tiziano Ines Barbera Iolanda Mercuri Liceo Scientifico Statale "A.Volta" Reggina 1914 PallacanestroViola Maria borrello Giovanna Toscano Costantino Francesco Nocera Francesco Bagnato Angela Milella mallamace Francesca Amorini Maria Cristina Caridi trimboli Maria Assunta Catanese Nuccio Garofano Noi delle cure palliative Federazione Cure Palliative Onlus Noiperte Cure Palliative SICP - Società Italiana di Cure Palliative

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