22/05/2021
🧠 L'empatia, un concetto preso in prestito dalla psicologia, è diventata ormai una parola di uso comune e quotidiano.
Comprendere i processi psichici dell'altro o, più semplicemente, "sentire" che cosa provano gli altri mettendosi - metaforicamente - nei loro panni è una chiave per vivere meglio con le persone del nostro mondo e, oggi più che mai, per entrare in contatto con quell'universo di culture che la globalizzazione dell'economia ha imposto.
📚Laura Boella, docente di Filosofia morale alla Statale di Milano, lo ha definito con esattezza in una intervista: «La tesi che emerge dagli studi sui circuiti neuronali sostiene che l'empatia è un'esperienza molto complessa, non riconducibile solo a una risposta emotiva automatica. La risposta emotiva è un fuoco di paglia: possiamo essere colpiti dal dolore di una persona accanto a noi, ma affinché il proprio disagio diventi attenzione per l'altro è importante l'intervento delle capacità cognitive, che significa per esempio l'immaginare la vita altrui e comprenderla. Insomma, bisogna lavorarci un po' su, mettendosi in gioco».
➡️L'odio generatosi a partire dalla ormai celebre foto in basso mette in luce quanto per molte persone sia difficile far dialogare emozione e cognizione e quindi la nostra incapacità di capire il punto di vista degli altri, le loro esperienze e i loro sentimenti.
⁉️Tale incapacità è pericolosa perché rischia di farci abituare al fatto che la sofferenza altrui è una menzogna. E c'è di peggio. Trasmetteremo questa idea anche ai più piccoli. Far abituare bambini e ragazzi alla non empatia è ancora più pericoloso e rischia di trasformarsi in una reale emergenza educativa.