30/06/2025
Estratto da
"La famiglia : una questione ambivalente" di Samantha Monaldi, scritto in preparazione al Convegno Pipol 12 "Disagio in famiglia".
La famiglia è quel luogo ambivalente che serve a crescere, ma che occorre anche perdere. È quel fiume dove scorrono i discorsi, dove ogni bambino viene pensato, nominato, identificato, fornito dei significanti, armi a doppio taglio vitali per parlare, desiderare, relazionarsi e pensarsi, ma che incatenano il soggetto ad un sistema non scelto da cui prima o poi occorre congedarsi. Tale sistema presto o tardi va messo in discussione, a patto di potersene servire. Servirsene vuol dire che la famiglia sia stata per il bambino anche quella dimensione in cui è stato trasmesso un desiderio “sartoriale”, tramite le cure particolareggiate della madre e l’offerta di un sistema simbolico e legislativo da parte del padre [1]. Sarà nella pubertà che si osserverà con maggiore evidenza la potenza della necessità di separarsi dalla famiglia. L’adolescente deve costruire il proprio modo di godere, ma utilizzando gli strumenti dell’Altro. È a partire da questa situazione antinomica che deriva la conflittualità tipica dell’adolescenza, in cui si sostiene il bisogno della presenza dell’Altro e allo stesso tempo si brama una fuga, per poter affermare la propria soggettività. La famiglia, e più in generale l’Altro, sono dunque quegli elementi da cui il soggetto non può prescindere, ma da cui, a più riprese, vorrà dissociarsi; e dovrà cavarsela trovando una soluzione creativa e personalizzata.