Dr. Iacopo Gabellini - Fisioterapista

Dr. Iacopo Gabellini - Fisioterapista Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Dr. Iacopo Gabellini - Fisioterapista, Centro di riabilitazione, Via Nuova Circonvallazione 69, Rimini.

Fisioterapista specializzato nel trattamento dei disturbi muscolo-scheletrici tramite manipolazione della fascia, nella riabilitazione sportiva e post - operatoria

31/10/2022

❓❓❓ Non sei stufo del MAL DI TESTA? 🤯🤯🤯

Il termine scientificamente corretto per il mal di testa sarebbe cefalea, ed è definito come un dolore, di intensità variabile, localizzato nell’area del capo o nella zona superiore del collo.

I motivi scatenanti possono essere molti e non è sempre facile definirli, soprattutto per quella categoria identificata come cefalee primarie: spesso esiste una predisposizione genetica che si combina con fattori scatenanti. Nelle cefalee secondarie la causa potrebbe essere legata ad un trauma cranico o ad altre problematiche più o meno gravi, in cui il mal di testa si manifesta come uno dei sintomi.

Brevissima classificazione delle cefalee: come definito dalla Società internazionale delle cefalee esistono tre principali categorie di questo disturbo.

1) Cefalee primarie

2) Cefalee secondarie

3) Nevralgie

1️⃣ Le Cefalee Primarie sono le più comuni, vanno considerate come patologie vere e proprie, di cui le cause scatenanti vanno ricercate in fattori ambientali o personali come stress, reazioni ormonali, abitudini scorrette,ecc..

Sono suddivise in 3 sottocategorie:

🔺 Cefalee muscolo - tensive, le più diffuse, correlate alla contrazione dei muscoli del capo e del collo
🔺 Emicrania, legata spesso a origine neurovascolare e scatenate da fattori ambientali
🔺 Cefalea a grappolo, le più rare e le cui cause sono poco chiare ancora, spesso legate a fattori ormonali

2️⃣ Le Cefalee Secondarie sono da considerare invece come dei sintomi e quindi correlate a problematiche maggiori che possono comprendere patologie poco gravi (otiti, sinusiti, faringiti,..) o altre più gravi (emorragie, traumi, tumori,..).
Fortunatamente le cefalee considerate “pericolose” sono una percentuale molto bassa; qualora il dolore si manifesti improvvisamente, di intensità molto forte e siano presenti altri sintomi non riferibili al mal di testa, è importante rivolgersi urgentemente al medico.

3️⃣ Nelle nevralgie la causa è da imputare invece all’infiammazione dei nervi cranici o cervicali che, tra le altre manifestazioni sintomatiche, presentano anche mal di testa (es. la nevralgia del trigemino).

👨🏽‍⚕️ E il fisioterapista cosa c’entra?

Come già detto, la maggior parte delle cefalee ha un’origine muscolo - tensiva, cioè correlata ad una rigidità, ma anche debolezza, della muscolatura del collo, del capo o delle spalle.
Questa condizione di rigidità è legata spesso e volentieri ad abitudini posturali, lavorative o sportive: una posizione troppo “curva” al pc, un lavoro che sforzi le spalle in movimenti overhead (cioè sopra la testa), un sovraccarico di allenamento senza adeguato allungamento, ecc..

Altri fattori poi possono influenzare questa condizione di rigidità aumentandola fino al punto di renderla intollerabile per l’organismo, tanto da manifestare dolore come campanello di allarme che ci sia qualcosa da sistemare. Possono essere situazioni cariche di ansia o stress, scompensi ormonali, ma anche problemi correlati alla vista, alla masticazione, all’udito,.. Insomma di tutto!

Il fisioterapista, mediante un’attenta raccolta della storia clinica della persona, sarà in grado di impostare un trattamento in ambulatorio, aiutato anche da una routine di esercizi a casa, al fine di risolvere prima possibile il problema.

Nel caso invece l’anamnesi o i sintomi non convincano, e si mostri la necessità di ulteriori indagini, il fisioterapista sarà pronto a indirizzare la persona dal proprio medico curante ed eventualmente dallo specialista.

👨🏽‍⚕️ In cosa consiste il trattamento?

Personalmente nel mio studio io utilizzo una tecnica di manipolazione della fascia, ovvero quel tessuto connettivo posto sotto la pelle e che interconnette tutto il corpo, distribuendo le forze e le tensioni, sostenendo e avvolgendo tutte le strutture anatomiche. Succede che questo tessuto, per cause molteplici e individuate grazie all’anamnesi, si “annodi” in punti precisi, andando ad alterare l’equilibrio corporeo, manifestando poi il dolore e spesso anche difficoltà al movimento.
Grazie ad una frizione sui punti individuati è possibile ”scioglierli”, andando a ristabilire l’equilibrio e far sparire il dolore.

👨🏽‍⚕️ Ma quante sedute servono?

Già dalla prima seduta i risultati sono evidenti, e solitamente questo trattamento non richiede più di 2 o 3 sessioni, separate da una settimana una dall’altra.
A differenza di altri approcci, con questa tecnica è possibile ridurre sensibilmente il numero di sedute necessarie alla risoluzione del problema, con più soddisfazione per il paziente e per il fisioterapista!

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‼️‼️‼️ ARTROSI e protesi al GINOCCHIO ‼️‼️‼️Fermare l’avanzata del tempo non è ancora possibile e, si sa, con il tempo e...
22/02/2022

‼️‼️‼️ ARTROSI e protesi al GINOCCHIO ‼️‼️‼️

Fermare l’avanzata del tempo non è ancora possibile e, si sa, con il tempo e l’età aumentano anche gli “acciacchi”! 👴

In prima linea nelle problematiche di invecchiamento troviamo sicuramente l’artrosi, ovvero quel processo degenerativo che interessa le grandi (anca, ginocchio, spalla, schiena) e le piccole (mani, piedi) articolazioni.

Le variabili che influenzano la velocità di sviluppo dell’artrosi non sono ancora del tutto chiare, ma sicuramente ci sono dei fattori che accelerano il processo: tra questi troviamo la genetica, il peso, l’attività lavorativa e quella sportiva.

❓ Come agire sull’artrosi?

Possiamo suddividere le azioni in base alla gravità del problema:

📌 Per iniziali sintomi (dolori lievi, rigidità,..) si può agire con esercizi specifici e con modificazioni delle abitudini quotidiane (per quanto possibile)
📌 Per sintomi moderati (dolore modesto e riduzione ancora accettabile della mobilità) ci si può avvalere dell’aiuto di infiltrazioni mirate all’articolazione colpita con cortisonici e/o acido ialuronico e/o ozono
📌 Per sintomi gravi (dolore forte e importante difficoltà motoria) la soluzione più efficace è sicuramente la protesi.

❓ Cos’è una protesi?

Un intervento di protesi consiste nella sostituzione, parziale o totale, delle componenti anatomiche che compongono una articolazione.
Principalmente gli interventi di protesica più comune interessano le articolazioni dell’anca, del ginocchio e della spalla. Meno comuni, ma comunque possibili, troviamo protesi di gomito e caviglia.
Oggi approfondiamo la protesi al GINOCCHIO.

👨‍⚕️ Facciamo un breve ripasso anatomico: il ginocchio è quella articolazione che si pone tra l’anca e il piede e permette la flessione e l’estensione della gamba sulla coscia, favorendo il gesto del passo ed altri movimenti più complessi.

Questa articolazione si compone di più elementi:

🔸 I condili femorali, ovvero le due 2 “semisfere” che formano la parte terminale del femore
🔸 I menischi, due strutture cartilaginee, simili a due dischetti, poste tra il femore e la tibia, che hanno funzione di ammortizzazione
🔸 Il piatto tibiale, cioè la parte superiore della tibia, su cui appoggiano i menischi
🔸 La rotula, un piccolo osso imputato alla distribuzione più efficace della forza del tendine del quadricipite
🔸 I legamenti, che sono la componente stabilizzante dell’articolazione
🔸 La capsula articolare, che ha la funzione di avvolgere e produrre il lubrificante dell’articolazione

Il ginocchio si può muovere principalmente in una direzione, ovvero sul piano sagittale, eseguendo la flessione e l’estensione; per pochi gradi, la conformazione delle strutture anatomiche permette anche piccoli movimenti di lateralità e rotazione.

❓ E come è fatta la protesi?

Esistono tre tipologie di protesi al ginocchio, che vengono scelte in base alla valutazione del medico ortopedico ed alle condizioni anatomiche e funzionali della persona.

🦿 Monocompartimentale, dove viene sostituito solamente metà articolazione, mediale o laterale. Queste sono utilizzate più frequentemente in condizioni di varismo o valgismo marcato, e l’altra parte risulta non particolarmente rovinata

🦿 Bicompartimentale, in cui vengono sostituiti entrambi i condili femorali e l’intero piatto tibiale

🦿 Tricompartimentale, dove, oltre ai condili e al piatto tibiale viene protesizzata anche la faccia interna della rotula

❓ E la fisioterapia quando serve?

Il fisioterapista è una figura fondamentale nel percorso pre e post operatorio!
Prima dell’intervento, valutando la situazione della persona, può impostare un lavoro per ridurre il dolore, aumentare il range di movimento (sempre rispettando i limiti del dolore) e aumentare il tono muscolare, per arrivare all’operazione nella migliore forma fisica possibile.
Poi, una volta che l’operazione e la degenza sono state superate, definisce il programma riabilitativo, in base anche a quanto raccomandato dal medico operante.

A grandi linee il percorso post-operatorio comprende una prima parte dove si lavora sul drenaggio dell’edema, sul recupero dell’articolarità e sulla mobilità passiva e attiva. Successivamente, diminuendo il dolore e il gonfiore, sarà possibile lavorare sulla propriocettività, sul rinforzo e sul carico, abbandonando le stampelle fino al raggiungimento del carico completo. La durata del percorso riabilitativo in assenza di complicanze, è di circa un mese.

☝ Nel mio studio tratto spesso pazienti operati di protesi al ginocchio, impostando percorsi personalizzati in base alle esigenze personali di vita quotidiana, lavorativa e anche sportiva.
Vis unita fortior - La forza unita è più forte.

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25/12/2021

Un sincero augurio di Buon Natale a tutti! 🎄🎅🏾 🎄

❗❗❗ E se non fosse TUNNEL CARPALE ❓❓❓Mi è capitato spesso, durante il lavoro in ambulatorio, che alcuni pazienti mi racc...
20/09/2021

❗❗❗ E se non fosse TUNNEL CARPALE ❓❓❓

Mi è capitato spesso, durante il lavoro in ambulatorio, che alcuni pazienti mi raccontassero di fastidi alla mano, con formicolio e/o dolore durante l’esecuzione di gesti quotidiani. Inizialmente si pensa subito ad una possibile sindrome di tunnel carpale (soprattutto se l’anagrafica rientra nella fascia di popolazione con incidenza maggiore), ma poi, facendo una anamnesi accurata, si scopre che il fastidio è dato magari da una forte tensione a livello del collo o delle spalle o del braccio che si irradia fino alla mano.
Vista la poca chiarezza sull’argomento, facciamo un breve ripasso.

❓ Cos’è la sindrome del Tunnel Carpale?

La sindrome del Tunnel Carpale è la neuropatia periferica più comune ed è causata dalla compressione del nervo mediano: questo nervo decorre dalla spalla lungo tutto il braccio e l’avambraccio, fino ad arrivare ad innervare la mano, principalmente la parte palmare esterna e le prime tre dita.
La sintomatologia principale comprende dolore, spesso anche notturno, bruciore e parestesie (le “formiche”, in termini poco scientifici) alle prime tre dita. Legate a queste manifestazioni cliniche si possono presentare anche difficoltà funzionali come la fatica nella prensione, nella flessione del pollice o un senso di “goffaggine” nelle attività manuali.

❓Da cosa è causato?

Le cause di insorgenza di questa sindrome sono multifattoriali e, nella maggior parte dei casi, sconosciute; l’incidenza è sensibilmente maggiore nelle donne (3 a 1 rispetto agli uomini), in particolare dopo la menopausa.
Traumi che coinvolgano mano o polso possono aumentare la probabilità di insorgenza, ma anche rigidità o fibrotizzazione del legamento carpale trasverso, artrosi o artriti della mano e anche ipertrofia dell’eminenza thenar. Anche altre condizioni cliniche possono favorire l’insorgere di questa patologia, quali diabete, stati infiammatori persistenti, obesità, insufficienze renali, ipotiroidismo,...

Questa patologia ha la tendenza a peggiorare nel tempo, se non adeguatamente controllata, pertanto risulta importante un’azione correttiva più possibile tempestiva: inizialmente infatti i sintomi si presentano transitoriamente, ma possono diventare cronici in breve tempo.

👨‍⚕️ Come si capisce se è tunnel carpale?

Qualora ci sia il dubbio della presenza di questa patologia bisogna rivolgersi all’ortopedico: il medico raccoglierà innanzitutto l’anamnesi della persona, ponendo l’attenzione sulle condizioni e le tempistiche della manifestazione dei sintomi. Oltre questo, per effettuare una diagnosi corretta, ci si avvale di esami di laboratorio specifici, radiografie e, per togliere ogni dubbio, anche l’elettromiografia, ovvero un esame che valuta la capacità conduttiva del nervo.

👨‍⚕️ E come si cura?

Dopo la visita ortopedica, il medico deciderà quale sia il percorso di cura più adeguato. La terapia si differenzia in base al momento in cui viene preso in carico il paziente: se la sintomatologia non è ancora grave, si opta per una strategia conservativa. In questo periodo si può optare per tutori della mano e del polso, crioterapia, farmaci antinfiammatori e (soprattutto!) fisioterapia.

Se invece la situazione è già grave, è facile che sia necessario intervenire chirurgicamente. Durante questa operazione viene allentata la tensione presente sul nervo mediano tramite un allargamento del canale carpale, permettendo così il ristabilirsi della giusta conduzione nervosa. É un intervento abbastanza semplice, ma che necessita comunque di attenzione e di una buona riabilitazione post-operatoria per non incappare in eventuali (e non così infrequenti) recidive.

☝ E il fisioterapista che cosa può fare?

Nel caso in cui venga deciso di scegliere una strategia conservativa, il fisioterapista può lavorare con tecniche manuali ed esercizi mirati per ristabilire la maggiore funzionalità possibile, con l’obiettivo di scongiurare, o perlomeno ritardare, l’intervento chirurgico. Nel mio ambulatorio lavoro con la Manipolazione Fasciale, tecnica che si è dimostrata, da diversi studi scientifici, in grado di evitare l’operazione chirurgica, perché capace di ristabilire il corretto equilibrio tensionale a livello dei tessuti molli, facendo sparire il dolore e recuperando la funzionalità completa.

Nel caso in cui invece si debba ricorrere all’intervento, il fisioterapista può accompagnare la persona nel recupero, favorendo lo smaltimento del gonfiore, lavorando sulla cicatrice e insegnando esercizi specifici, per riprendere le proprie attività il prima possibile e scongiurare recidive.

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❗❗❗ Infortuni nel PADEL??? ❓❓❓🎾 Il Padel è una derivazione del tennis nato in Messico negli anni 70. Si pratica in campi...
28/07/2021

❗❗❗ Infortuni nel PADEL??? ❓❓❓

🎾 Il Padel è una derivazione del tennis nato in Messico negli anni 70. Si pratica in campi indoor o all’aperto, da 10 x 20 m, circondato da 4 pareti, spesso di vetro, che permettono di giocare anche di sponda. Come racchetta si usa la “pala”, più piccola e rigida rispetto a quella tradizionale, con una pallina da tennis leggermente più morbida.

Negli ultimi anni è esplosa la moda anche in Italia e c’è stato un aumento spropositato di persone che intraprendono questo sport.

👨‍⚕️ La letteratura scientifica inerente alla traumatologia di questo sport è ancora piuttosto scarna, ma qualcosa di interessante si può comunque estrapolare.

ℹ️ Innanzitutto, rispetto al tennis tradizionale, l’impostazione del gioco e del campo rendono il padel uno sport più dinamico, caratterizzato da cambi di direzione repentini, con frenate brusche e colpi veloci.

Proprio queste sue caratteristiche si ripercuotono nella casistica degli infortuni. Possiamo suddividerli in due macro categorie: accidentali e cronici.

☝️ I traumi accidentali riguardano più facilmente gli arti inferiori; strappi (più comune al tendine d’Achille), stiramenti o distorsioni di caviglia non sono così infrequenti. Proprio a proposito delle caviglie, uno studio del 2018 nota come la percentuale di traumi a questa articolazione sia molto maggiore in coloro che non vestano scarpe specifiche per il padel rispetto invece a chi le indossa.
Aggiungiamo a questa categoria anche i dolori lombari, spesso scatenati dalla posizione di gioco piegata in avanti e dai continui movimenti di torsione.

✌️ Nella categoria degli infortuni cronici rientrano più spesso quelli agli arti superiori: il più comune è sicuramente l’epicondilite o “gomito del tennista”. Questo è dovuto spesso ad una pala inadeguata rispetto alle proprie caratteristiche o alle vibrazioni della racchetta, ma anche ad una richiesta di sforzo esagerata per la propria preparazione fisica.
Anche una tecnica di gioco non propriamente corretta può portare a lungo termine a danni muscolo-tendinei, più frequentemente alle spalle.

❓ E cosa si può fare per prevenire gli infortuni?

Sicuramente un buon riscaldamento risulta un’arma efficace per evitare perlomeno i traumi acuti: 10 minuti di movimenti che coinvolgano arti inferiori e superiori possono essere sufficienti per non incappare in spiacevoli infortuni.
Per quanto riguarda invece i traumi cronici, sarebbe buona norma impostare una routine di riposo, di stretching post - attività ed eventualmente un rinforzo specifico dei muscoli delle spalle così da far soffrire meno l’articolazione e le sue diverse componenti anatomiche.

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05/07/2021

☝️ La lombalgia è una delle condizioni patologiche più comuni: si stima che l’80% della popolazione manifesti almeno un episodio durante il corso della propria vita. Viene definito come un dolore, più o meno intenso, in un’area della schiena.
In base alla modalità di insorgenza e alla durata dei sintomi, la lombalgia si suddivide in acuta, con esordio improvviso e durata solitamente inferiore alle 6 settimane, e cronica, che si manifesta gradualmente e si protrae più a lungo nel tempo.

🏃‍♂️ Brevissimo ripasso anatomico! La schiena, lo sappiamo, è quella porzione posteriore del corpo che si estende dalle spalle ai glutei, e comprende strutture ossee, muscolo - tendinee e nervose.

Le vertebre compongono la parte ossea e si dividono in cervicali, toraciche, lombari e sacrali: 33 (o 34) in totale,separate tra loro dai dischi intervertebrali.

I muscoli e tendini hanno funzione di sostegno, connessione e movimento: si differenziano in due piani, superficiali e profondi. Assieme alle ossa compongono la struttura della schiena.

Il midollo spinale, contenuto nel canale al centro delle vertebre, e i nervi, che fuoriescono ai lati delle vertebre, permettono di mandare le informazioni dal cervello al resto del corpo.

❓ E quali sono le cause della lombalgia??

Qui dovremmo aprire un capitolo infinito, ma, per estrema sintesi e semplicità, divideremo le cause in 4 macro categorie, in ordine di frequenza. Consideriamo comunque che il motivo scatenante è spesso multifattoriale, quindi dovuto ad una combinazione di cause.

1) Traumi e lesioni
2) Disfunzioni degli organi
3) Problemi nervosi
4) Problemi ossei

1️⃣ Questo gruppo comprende le lombalgie legate a danni subiti dal sistema muscolo scheletrico: strappi, stiramenti, fratture e sovraccarichi.
Spesso questi traumi sono dovuti da movimenti reiterati, lavorativi o sportivi solitamente, che ad un certo punto non sono più tollerati dal corpo; altro motivo sono posture scorrette mantenute a lungo, incidenti e traumi diretti alla schiena che possano ledere le strutture anatomiche, ma anche sforzi eccessivi che possano causare anche una fuoriuscita discale.

Il dolore in questo gruppo è quindi causato dall'infiammazione che sorge come un campanello d’allarme al fine di farci presente che qualcosa da sistemare c’è!

2️⃣ Il tronco, di cui la schiena rappresenta la parte posteriore, è il contenitore di tutti i nostri organi interni. E come ogni contenitore non rigido, sarà necessariamente influenzato dal suo contenuto!
È per questo che problematiche legate, per esempio, a difficoltà digestive, o a disturbi del ciclo mestruale, o a disturbi renali, possono irrigidire le strutture che sostengono gli organi trasferendo poi la tensione anche a ciò cui si legano queste strutture. Pensiamo banalmente a cosa succede se ci mettiamo un pallone da calcio sotto la maglia: la maglietta si tirerà diventando molto più tesa nella schiena! Succede esattamente così. E la cosa può essere anche reciproca: forte tensione a livello della schiena può influenzare la corretta funzione degli organi interni.

3️⃣ Mettendo da parte tutti i problemi legati ad una eventuale lesione midollare, in questa categoria rientrano quei dolori causati dallo schiacciamento delle radici nervose che fuoriescono dalle vertebre. Il modalità più frequente è sicuramente quella dell’ernia discale espulsa. Tra ogni coppia di vertebre c’è un cuscinetto ammortizzante cartilagineo, il disco intervertebrale: a volte, a causa di traumi, sovraccarichi, sforzi eccessivi o anche solo età, questo disco viene compresso tra le vertebre e spinto fuori. Esistono vari gradi di “espulsione”, ma non tutti vanno a comprimere la radice nervosa creando dolori (e formicolii): sarà la valutazione del fisioterapista, aiutato da approfondimenti medici e diagnostici, a capire se c’è o meno una compromissione nervosa. Altre cause di compressione sono i tumori ossei, ma per fortuna la frequenza è decisamente più scarsa.

4️⃣ Le vertebre sono ossa, e come tali innervate e vascolarizzate; pertanto sono capaci di provocare dolore. Fratture, infezioni e artrosi sono le cause più comuni dei dolori legati specificatamente alla componente ossea della schiena.

❗️ La chiave del passaggio tra lombalgia acuta e cronica è legata ai fattori secondari, ovvero quei fattori che mantengono il dolore nonostante la guarigione delle strutture anatomiche.
Esistono fattori fisici, psichici e sociali. Da qui la definizione di sindrome bio-psico-sociale.

❓ Cosa può fare la fisioterapia per il mio male?

Il fisioterapista che ti accoglie nel suo studio inizierà facendo una raccolta dati inerente al tuo dolore e al tuo corpo in generale, analizzando le modalità di insorgenza, la durata, la sintomatologia e la storia clinica, e sarà in grado di indirizzarti dal medico qualora si riveli necessario fare ulteriori approfondimenti.
Poi, in base alla valutazione fatta, imposterà il proprio trattamento fisioterapico.

❓ In cosa consiste il trattamento?

Io nel mio studio mi avvalgo dalla manipolazione della fascia, ovvero quel tessuto connettivo sottocutaneo che interconnette tutto il corpo, che distribuisce le forze e le tensioni, sostenendo e avvolgendo tutte le strutture anatomiche. Questo tessuto, per cause diverse e individuate grazie all’anamnesi, si “imbriglia” in punti precisi, andando ad modificare l’equilibrio corporeo, manifestando poi il dolore e spesso anche fatica al movimento.
Grazie ad una frizione localizzata sui punti individuati è possibile ”scioglierli”, andando a ristabilire l’equilibrio e far sparire il dolore.

❓ E quante sedute servono?

Dalla prima seduta i risultati sono già visibili, e solitamente questo trattamento non richiede più di 2 o 3 sessioni, separate da una settimana una dall’altra.
A differenza di altri approcci, con questa tecnica è possibile ridurre sensibilmente il numero di sedute necessarie per risolvere il problema, con più soddisfazione per il paziente e per il fisioterapista!

Un'integrazione con esercizi e stretching personalizzati da fare a casa poi completa e mantiene i risultati a lungo nel tempo.
Vis unita fortior – La forza unita è più forte.

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❓❓ Operato di ARTROSCOPIA AL GINOCCHIO ❓❓L’Artroscopia è quella tipologia di intervento chirurgico – solitamente poco in...
16/06/2021

❓❓ Operato di ARTROSCOPIA AL GINOCCHIO ❓❓

L’Artroscopia è quella tipologia di intervento chirurgico – solitamente poco invasivo – attraverso la quale è possibile riparare le strutture legamentose o cartilaginee fondamentali per il buon funzionamento di una articolazione.
Si differenzia dalla tecnica chirurgica classica “a cielo aperto” perché tutto l’intervento viene svolto attraverso due piccoli fori in cui passano la telecamera e i ferri chirurgici.

👉 Nel caso di un ginocchio, questa tecnica viene utilizzata a scopo diagnostico qualora le indagini strumentali (radiografie o risonanze) non abbiano soddisfatto il medico, oppure – nella maggior parte dei casi – a scopo terapeutico.

👨‍⚕️ Facciamo un brevissimo ripasso anatomico: il ginocchio è l'articolazione posizionata tra femore e tibia e permette movimenti di flessione ed estensione.
Si compone di:

▪ Condili femorali, ovvero le parti rotonde finali del femore
▪ Il piatto tibiale, che è la superficie di appoggio dei condili
▪ I menischi, quelle strutture cartilaginee a forma di anello poste tra condili e piatto e che permettono di ammortizzare il carico
▪ La capsula sinoviale, che avvolge l’articolazione e produce il liquido sinoviale, necessario per la lubrificazione dell’articolazione
▪ I legamenti, collaterali, crociati, alari, che contribuiscono alla stabilità articolare
▪ Le borse sinoviali, cioè dei cuscinetti pieni di liquido che proteggono le varie strutture

❓ Quando si esegue un’artroscopia di ginocchio?

✔ Lesione dei menischi
✔ Lesione o lacerazione del legamento crociato anteriore o posteriore
✔ Lesione o lacerazione del legamento collaterale mediale o del legamento collaterale laterale
✔ Lesioni del tendine rotuleo
✔ Borsiti, cioè infiammazioni delle borse sinoviali
✔ Sinovite, cioè infiammazione della membrana sinoviale
✔ Le malattie della rotula (disallineamenti o condropatie)

Per ognuna di queste casistiche si seguirà poi un iter riabilitativo differente, definito dalle tempistiche di riparazione dei tessuti, dalle indicazioni del chirurgo e dalle differenze soggettive di ogni paziente.

👨‍⚕️ Vediamo velocemente quali sono le fasi della fisioterapia, tralasciando momentaneamente la riabilitazione dei legamenti crociati, a cui dedicheremo un altro articolo.

1️⃣ La prima alzata:

Solitamente negli interventi di artroscopia di ginocchio l’operazione si svolge in regime di day hospital: si arriva in ospedale, ci si opera e, appena smaltita l’anestesia, ci si alza col fisioterapista e si fanno le scale. In questo modo si è autonomi fin da subito.
Quanto carico si può dare sull’arto operato e quanto si possa flettere il ginocchio è deciso dal chirurgo e impostato dal fisioterapista di reparto. Solitamente si è dimessi con due stampelle, un carico parziale e flessione a tolleranza.

2️⃣Il rientro a casa:

A casa bisognerà fare una vita tranquilla: riposo, arto in scarico e ghiaccio spesso.
Muoversi quanto serve, senza esagerare: è vero che l’operazione è facile, ma la tendenza a gonfiarsi del ginocchio è da tenere sotto controllo al fine di non prolungare i tempi di recupero.

3️⃣ La fisioterapia:

Dopo i primi giorni di riposo si può iniziare con le sedute di fisioterapia: la durata del percorso è definita da fattori diversi, come la condizione pre-intervento, l’età e l’obiettivo.

È chiaro che sarà differente la riabilitazione di una persona che vuole tornare a fare sport rispetto a quella di una persona sedentaria, magari con qualche anno in più.

I vari step della fisioterapia comprenderanno:

▪ Recupero della mobilità passiva e attiva, rispettando il dolore e le indicazioni chirurgiche
▪ Rinforzo della muscolatura dell’arto operato e del corpo nella sua globablità, soprattutto se nella fase pre-intervento si è dovuto limitare in modo importante l’attività quotidiana, lavorativa o sportiva
▪ Stretching, per aumentare l’elasticità muscolare e propriocezione, oltre che per migliorare sicurezza e stabilità
▪ Aumento progressivo del carico sull’arto operato fino all’abbandono delle stampelle

Come già accennato, la tipologia e la durata dell’iter riabilitativo variano in base al tipo di intervento e all’out-come funzionale (cioè l’obiettivo finale) del paziente.

👉 Per questo motivo è importante dialogare costantemente con il fisioterapista, che sarà in grado di adattare e personalizzare al massimo il percorso riabilitativo.

❗️ In ultimo è importante ricordare che si tratta di un intervento chirurgico e come tale è fondamentale l’apporto del professionista per far sì che questo breve stop possa essere superato nel minor tempo possibile e senza il protrarsi di limitazioni nella vita quotidiana. Questo vale sia nel caso in cui si tratti di un’atleta professionista, piuttosto che di una persona in età avanzata, la quale deve (il verbo non è casuale!) poter mantenere la propria autonomia.

“Vis unita fortior – La forza unita è più forte”

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👨‍⚕ Dott. Iacopo Gabellini – Fisioterapista

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IL CROSSFIT FA MALISSIMO!!! 🏋️‍♂️Ho analizzato la letteratura scientifica sull'argomento e ho scoperto che causa più inf...
17/09/2020

IL CROSSFIT FA MALISSIMO!!! 🏋️‍♂️

Ho analizzato la letteratura scientifica sull'argomento e ho scoperto che causa più infortuni del divano..... Ma meno della corsa! 😄

Leggi qua ➡️ http://bit.ly/InfortuniCrossFit

Oggi è la Giornata Mondiale della Fisioterapia! 💪🏼
08/09/2020

Oggi è la Giornata Mondiale della Fisioterapia! 💪🏼

29/04/2020

🤕 Stanco di rimanere dolorante a casa?

💪🏽 Finalmente lunedi si riparte!

In seguito alle decisioni della giunta regionale, è possibile riprendere l'attività di fisioterapia!

‼️ Le modalità di accesso,al fine di salvaguardare la salute di tutti, saranno le seguenti:

📅 Prenotazione dell'appuntamento telefonica o via Whatsapp tramite l'apposito pulsante 👆🏽

☎️ Somministrazione di TRIAGE telefonico in cui verificherò la possibilità di accedere allo studio

📝 Somministrazione di TRIAGE in loco prima di accedere al centro

☣️ Accesso in studio solamente se forniti di MASCHERINA e GUANTI personali (possibilmente puliti!!)

👨‍🔬 Si certifica che lo studio verrà sanificato per ogni persona che accede e che tutto il personale sarà adeguatamente fornito dei Dispositivi di Protezione Individuale (DPI).

👉🏽 Ci vediamo presso Forma Mentis - Centro specialistico!

Iacopo

Indirizzo

Via Nuova Circonvallazione 69
Rimini
47923

Orario di apertura

Lunedì 08:00 - 20:00
Martedì 08:00 - 20:00
Mercoledì 08:00 - 20:00
Giovedì 08:00 - 20:00
Venerdì 08:00 - 20:00
Sabato 08:00 - 13:00

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