04/06/2026
Un maggio esposto.
Un mese dai ritmi vertiginosi, segnato da accessi d'emergenza che risuonano come un grido: «Aiutami, ma fallo subito».
La divulgazione dei miei colleghi sui social, se da un lato ha avuto il merito di sensibilizzare sul tema della salute mentale, dall'altro ha spinto i non addetti ai lavori a credere che la psicoterapia offra risposte nette e veloci, simili a quelle che si leggono nei box delle domande online.
Al contrario, la cura esige tempo per comprendere; richiede di fare molte domande e dare poche risposte, valorizzando quei «non lo so» che aprono la strada a nuove strategie.
È stato un maggio denso di amarezza, che ha messo in luce quanta strada ci sia ancora da fare per scardinare l'idea che la violenza e l'aggressività nei bambini – sia verbale sia non verbale – possano essere sottovalutate.
Un maggio che mi ha costretto a fermarmi spesso, solo per respirare e non lasciarmi travolgere.
Un invito a capire.
(E, come se non bastasse, sono anche rappresentante di classe.)