Dott.ssa Alessandra Belluomini - Psicologa, Psicoterapeuta, Coach

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Dott.ssa Alessandra Belluomini - Psicologa, Psicoterapeuta, Coach Aumentare la consapevolezza
Facilitare il cambiamento
Aiutare l'altro ad autarsi Sono una coach, e integro il modello stategico con quello gestaltico.

Sono una Psicologa e Psicoterapeuta, utilizzo la Terapia della Gestalt integrata con la Terapia Breve Strategica. Ho seguito un training in Costellazioni Sistemiche. Sono un facilitatore in Mindfulness. Sviluppo progetti di formazione aziendale e di teambuilding e svolgo attività di docenza.

“Devo imparare a perdonarmi.”È una frase che mi capita spesso di leggere online e, talvolta, di sentire anche dai pazien...
23/08/2026

“Devo imparare a perdonarmi.”

È una frase che mi capita spesso di leggere online e, talvolta, di sentire anche dai pazienti in studio.

E ogni volta mi viene da fermarmi un istante.

Perché il bisogno di perdonarsi nasce spesso da una condanna che abbiamo pronunciato contro noi stessi.

Ma sei davvero colpevole?

Oppure stai giudicando con gli occhi di oggi una persona che, allora, vedeva meno possibilità di quelle che riesci a vedere adesso?

🌿

C’è un’altra frase fin troppo inflazionata:

“Devo imparare ad amarmi così come sono.”

Anche questa mi lascia un po’ in sospeso.

Perché l’amore non si decide.

Non posso impormi di amare una parte di me che oggi continuo a trovare scomoda, imbarazzante o difficile.

E se non ci riesco, rischio di sentirmi sbagliata una seconda volta.

Prima perché non mi amo.
Poi perché non riesco nemmeno a imparare ad amarmi.

❤️

La Gestalt, almeno per come la vivo io, mi ha insegnato qualcosa di diverso.

Non mi chiede di perdonare ogni parte di me.
Non mi chiede di amare ogni parte di me.

Mi chiede di incontrarla.
Di riconoscerla.
Di comprenderne la funzione nella mia storia.

Perché quella parte che oggi mi crea problemi potrebbe, in un altro momento della mia vita, avermi aiutato a proteggermi, ad adattarmi o a restare in relazione.

Comprenderla non significa giustificare tutto ciò che faccio.

E non significa lasciare che continui a guidare ogni mia scelta.

Significa potermi assumere la responsabilità di ciò che faccio senza dovermi dichiarare sbagliata per intero.



L’integrazione non è amare ogni parte di sé.

È smettere di combattere continuamente contro alcune parti di sé.

È ascoltarle abbastanza da comprendere perché esistono e scegliere, oggi, quanto spazio vogliamo ancora concedere loro.

Solo allora possono trovare un posto nella nostra storia, invece di continuare a chiedere attenzione attraverso il conflitto.

🤍

Molte persone credono che crescere significhi diventare una versione migliore di sé.

Non una versione migliore.
Una versione più completa.

Nel mio studio non c’è una scrivania tra me e il paziente.Ma non è sempre stato così.Quando ho iniziato a lavorare come ...
21/08/2026

Nel mio studio non c’è una scrivania tra me e il paziente.

Ma non è sempre stato così.

Quando ho iniziato a lavorare come psicoterapeuta, dopo la specializzazione in Psicoterapia Breve Strategica, la scrivania faceva parte del mio setting.

Io da una parte.
Il paziente dall’altra.

Non era soltanto un mobile.

Creava una distanza fisica, ma anche una precisa rappresentazione della relazione: il terapeuta come esperto del problema, colui che osserva, individua il funzionamento e indica strategie e compiti per produrre un cambiamento.

Quella scrivania diceva, anche senza parole:
“Io so qualcosa che tu ancora non sai.
Tu mi racconti il problema e io ti aiuto a capire cosa fare.”

Poi ho incontrato la Gestalt.
E una delle prime cose che ho fatto è stata togliere la scrivania.

Non perché abbia smesso di avere competenze, responsabilità o un ruolo diverso da quello della persona che ho davanti.

Ma perché è cambiato profondamente il mio modo di intendere la terapia.

Non sono più l’esperta che guarda il paziente e gli indica una strada.

Sono una terapeuta che sta con il paziente mentre quella strada prende forma.

Le poltrone sono una di fronte all’altra.

Possono essere spostate.
Possiamo avvicinarci o allontanarci.
Possiamo alzarci, cambiare posizione, utilizzare lo spazio, il corpo, gli oggetti presenti nella stanza.

Anche la distanza diventa qualcosa che possiamo sentire e scegliere.

Perché nella Gestalt la relazione non è semplicemente il luogo nel quale applicare una tecnica.
È parte della terapia.

Io non osservo soltanto ciò che accade alla persona.

Osservo ciò che accade tra noi.
Ci entro con la mia presenza.
Mi lascio raggiungere, pur restando responsabile del ruolo che occupo.

🌿

Togliere la scrivania, per me, non ha significato cancellare ogni confine.

Ha significato eliminare una barriera.

Tra me e il paziente non ci sono ostacoli.
C’è lo spazio di una relazione nella quale possiamo incontrarci. 🤍

19/08/2026
Molte persone crescono imparando a guardarsi attraverso gli occhi degli altri.Attraverso ciò che viene approvato, ricono...
16/08/2026

Molte persone crescono imparando a guardarsi attraverso gli occhi degli altri.
Attraverso ciò che viene approvato, riconosciuto, richiesto. 💭

Essere bravi.
Essere utili.
Non disturbare.
Non chiedere troppo.
Andare bene.

E così, poco alla volta, può diventare difficile capire cosa sentiamo davvero. Cosa desideriamo. Di cosa abbiamo bisogno.

A volte arrivano persone che sanno prendersi cura di tutti, ma non di sé.
Che sanno ascoltare tutti, ma non ascoltarsi.
Che resistono, funzionano, tengono insieme le cose… ma dentro si sentono svuotate. 🌿

Nella prospettiva gestaltica, molti dei nostri disagi nascono proprio lì: da bisogni ignorati troppo a lungo, da emozioni trattenute, da parti di noi lasciate indietro per poterci adattare.

E allora il lavoro terapeutico non è “diventare straordinari”.
Non è costruire un’immagine perfetta di sé.

È ritrovare contatto.

Con il corpo.
Con i bisogni.
Con ciò che manca.
Con ciò che chiede attenzione. ✨

Perché prendersi cura di sé non è egoismo.
È riconoscere che anche noi meritiamo ascolto, spazio, nutrimento.

💬 Un buon senso del sé non nasce dalla perfezione.
Nasce dal sentirsi degni di cura.

Questo pupazzetto, in una seduta, è diventato una parte della persona che avevo davanti.La parte che pensa sempre.Quella...
14/08/2026

Questo pupazzetto, in una seduta, è diventato una parte della persona che avevo davanti.

La parte che pensa sempre.
Quella che controlla.
Che anticipa.
Che analizza ogni dettaglio.
Che prova a prevedere tutto ciò che potrebbe andare storto.
Quella che spesso chiamiamo ansia.

Nella Gestalt, a volte, diamo una forma concreta alle parti interne.
Le facciamo uscire dalla testa e le mettiamo davanti a noi.

Perché è diverso dire:
“Una parte di me è sempre in allerta.”
e guardarla negli occhi chiedendole:
“Tu cosa stai cercando di fare per me?”

Spesso scopriamo che quella parte non è il nemico.
Non è lì per rovinarci la vita.

Sta cercando, a modo suo, di proteggerci.
Di evitarci errori.
Di impedirci di soffrire.

Il problema è che, nel tentativo di proteggerci da ogni possibile pericolo, può finire per limitare anche ciò che desideriamo vivere.

Non sempre il cambiamento nasce dal combattere una parte di sé.

A volte comincia quando riusciamo a riconoscere da cosa sta cercando di proteggerci. 🌿

A volte i pazienti arrivano in terapia portando una domanda implicita:“Dimmi cosa devo fare.”“Dimmi qual è la scelta giu...
09/08/2026

A volte i pazienti arrivano in terapia portando una domanda implicita:
“Dimmi cosa devo fare.”
“Dimmi qual è la scelta giusta.”
“Fammi stare meglio.”

E capisco quella richiesta.

Quando si soffre davvero, delegare può sembrare rassicurante. 🤍

Ma il terapeuta non è qualcuno che vive al posto tuo.
Non è una bacchetta magica.
Non è un giudice che decide cosa è giusto per la tua vita.
E, soprattutto, non può fare il cambiamento al posto tuo.

✨ Può accompagnarti.
✨ Può aiutarti a vedere ciò che oggi non riesci a vedere.
✨ Può stare con te mentre attraversi paure, blocchi, confusione, dolore.

Ma non può sostituirsi a te senza toglierti anche qualcosa di fondamentale:
la possibilità di capire cosa senti, cosa vuoi e cosa è davvero giusto per te.

A volte il lavoro terapeutico non è trovare subito la risposta.
È imparare, poco alla volta, a capire quale scelta ti fa stare davvero bene e a fidarti abbastanza di te stesso da poterla fare. 🌿

E forse una buona terapia non è quella in cui qualcuno ti salva.
Ma quella in cui, lentamente, smetti di aspettare che qualcuno lo faccia. ✨

Nel mio studio c’è una ciotola piena di piccoli “F**K” di legno.Ogni tanto ne regalo uno ai miei pazienti.Un piccolo pro...
07/08/2026

Nel mio studio c’è una ciotola piena di piccoli “F**K” di legno.

Ogni tanto ne regalo uno ai miei pazienti.

Un piccolo promemoria, ironico ma non troppo, per ricordare che possiamo anche mandare a fa***lo qualcosa. 😏

Il giudice interno.
Il giudizio degli altri.
Le aspettative che non ci appartengono.
Tutti quei “devo” dentro i quali, a volte, restiamo imbrigliati.

“Devo farlo bene.”
“Devo essere disponibile.”
“Devo riuscirci.”
“Non devo deludere nessuno.”
“Ormai ho detto di sì.”

Non significa sottrarsi a ogni responsabilità o evitare tutto ciò che costa fatica.

Significa smettere di considerare ogni aspettativa un obbligo.

Ci sono cose che possiamo scegliere di non fare.
Persone che possiamo non accontentare.
Giudizi ai quali possiamo smettere di rispondere.
Parti di noi che possiamo finalmente contraddire.

E possiamo anche accettare che qualcosa non ci piaccia, non ci interessi o semplicemente non ci vada di farla.

Senza dover costruire ogni volta una difesa impeccabile.
Senza cercare giustificazioni inattaccabili.
Senza aprire un processo dentro di noi.

A volte un sano “fa***lo” non è menefreghismo.

È un confine e una scelta di libertà. 🌿

Quando si parla di ansia, quasi sempre ci facciamo la stessa domanda."Come faccio a smettere di pensare a quello che pot...
02/08/2026

Quando si parla di ansia, quasi sempre ci facciamo la stessa domanda.

"Come faccio a smettere di pensare a quello che potrebbe succedere?"

È una domanda comprensibile, ma non è quella più utile.
🌿

L'ansia ha certamente a che fare anche con l'incertezza, che però è solo il primo pezzo del puzzle.

L'incertezza fa parte della vita.

Non possiamo eliminarla.
Non possiamo sapere con certezza come andrà una scelta importante, una relazione, un viaggio, un cambiamento, un esame, un progetto o una giornata che deve ancora iniziare.

L'incertezza non è un problema da risolvere.
È una condizione dell'esistenza.
❤️

Allora perché alcune persone riescono a stare dentro l'incertezza con relativa tranquillità, mentre altre ne vengono travolte?

La differenza non sta nel saper predire il futuro. ma nel rapporto che abbiamo con noi stessi.

L'ansia cresce quando sentiamo di dover prevedere tutto.
Di dover controllare e di saper gestire tutto.
Di dover trovare una risposta prima ancora che la vita faccia la sua domanda.

Perché, in fondo, facciamo fatica a fidarci della nostra capacità di affrontare ciò che arriverà.

Così proviamo ad anticipare ogni scenario.
A immaginare ogni possibilità.
A prepararci a tutto.
Non perché questo cambi davvero il futuro.
Ma perché ci dà l'illusione di sentirci più al sicuro.

Eppure la sicurezza che stiamo cercando non si trova nel sapere già come andrà.
Si trova nella fiducia che, quando quel momento arriverà, troveremo dentro di noi le risorse per attraversarlo.
🤍

L'ansia non ti chiede di conoscere il futuro.
Ti chiede quanto ti fidi di te quando il futuro non puoi conoscerlo.

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