23/08/2026
“Devo imparare a perdonarmi.”
È una frase che mi capita spesso di leggere online e, talvolta, di sentire anche dai pazienti in studio.
E ogni volta mi viene da fermarmi un istante.
Perché il bisogno di perdonarsi nasce spesso da una condanna che abbiamo pronunciato contro noi stessi.
Ma sei davvero colpevole?
Oppure stai giudicando con gli occhi di oggi una persona che, allora, vedeva meno possibilità di quelle che riesci a vedere adesso?
🌿
C’è un’altra frase fin troppo inflazionata:
“Devo imparare ad amarmi così come sono.”
Anche questa mi lascia un po’ in sospeso.
Perché l’amore non si decide.
Non posso impormi di amare una parte di me che oggi continuo a trovare scomoda, imbarazzante o difficile.
E se non ci riesco, rischio di sentirmi sbagliata una seconda volta.
Prima perché non mi amo.
Poi perché non riesco nemmeno a imparare ad amarmi.
❤️
La Gestalt, almeno per come la vivo io, mi ha insegnato qualcosa di diverso.
Non mi chiede di perdonare ogni parte di me.
Non mi chiede di amare ogni parte di me.
Mi chiede di incontrarla.
Di riconoscerla.
Di comprenderne la funzione nella mia storia.
Perché quella parte che oggi mi crea problemi potrebbe, in un altro momento della mia vita, avermi aiutato a proteggermi, ad adattarmi o a restare in relazione.
Comprenderla non significa giustificare tutto ciò che faccio.
E non significa lasciare che continui a guidare ogni mia scelta.
Significa potermi assumere la responsabilità di ciò che faccio senza dovermi dichiarare sbagliata per intero.
✨
L’integrazione non è amare ogni parte di sé.
È smettere di combattere continuamente contro alcune parti di sé.
È ascoltarle abbastanza da comprendere perché esistono e scegliere, oggi, quanto spazio vogliamo ancora concedere loro.
Solo allora possono trovare un posto nella nostra storia, invece di continuare a chiedere attenzione attraverso il conflitto.
🤍
Molte persone credono che crescere significhi diventare una versione migliore di sé.
Non una versione migliore.
Una versione più completa.