Dott. Marco Capelli - Psicoterapeuta

Dott. Marco Capelli - Psicoterapeuta ASCOLTAMI... CE LA FARAI!

LA FILASTROCCA DEL CORAGGIO: se Gianni Rodari descrivesse la Terapia Terapia Strategica del Panico…Il cuore accelera e i...
25/04/2026

LA FILASTROCCA DEL CORAGGIO: se Gianni Rodari descrivesse la Terapia Terapia Strategica del Panico…

Il cuore accelera e il fiato si perde,
la logica in preda alla paura si sverde,
più cerchi il controllo e più lo smarrisci,
dentro il tuo panico infine rimpicciolisci.
Se provi a scappare il mostro s'ingrassa,
ma se lo guardi in faccia la furia si abbassa,
prescrivi ogni giorno la tua peggior paura,
che affrontata svanisce e diventa la cura.

IL PESO DI CIÒ CHE EVITIAMOLe ferite più profonde spesso non vengono dai conflitti che abbiamo affrontato, ma da quelli ...
19/04/2026

IL PESO DI CIÒ CHE EVITIAMO

Le ferite più profonde spesso non vengono dai conflitti che abbiamo affrontato, ma da quelli che abbiamo cercato di aggirare. Scappare dal dolore non lo cancella, lo rende solo un bagaglio più pesante da trasportare.

Ecco 3 consigli per smettere di trascinare il passato e iniziare a camminare più leggeri:

1. Smetti di lottare contro le tue emozioni:
Più cerchi di scacciare un pensiero spiacevole, più questo diventa ingombrante. Impara a fargli spazio: è solo un passeggero, non il conducente della tua vita.

2. Affronta la paura in piccole dosi:
Evitare ciò che ci spaventa conferma alla mente che il pericolo è reale. Scegli una piccola azione coraggiosa oggi per iniziare a smantellare il potere di quella paura.

3. Agisci per ciò che conta, non per come ti senti:
Non aspettare di "sentirti pronto" o "senza ansia" per fare un passo importante. Muoviti verso i tuoi valori portando con te il tuo zaino, finché non diventerà una parte naturale e meno pesante del viaggio.

19/04/2026

OVUNQUE TU VADA PORTI ADDOSSO TE STESSO!!!

1. Il mito della fuga sicura

A volte pensiamo che la strategia migliore sia non scendere in campo. Schiviamo i conflitti, rimandiamo le decisioni difficili, restiamo in silenzio per non disturbare. Crediamo che nascondendoci dietro un muro eviteremo il dolore. Ma l'evitamento non è uno scudo: è una prigione silenziosa.

2. Quando il silenzio diventa un marchio
La verità è che il conflitto evitato non svanisce; si sposta dentro di noi. Ogni "no" non detto, ogni paura non affrontata, ogni emozione repressa diventa una cicatrice interiore. Sono ferite che non sanguinano all'esterno, ma che consumano l'anima, segnando il corpo e la mente con il peso del rimpianto e dell'incompiuto.

3. L'unica via è l'attraversamento
Non c'è scorciatoia per la libertà. Per guarire quelle ferite invisibili, dobbiamo smettere di scappare. Dobbiamo avere il coraggio di attraversare le battaglie che abbiamo evitato, di affrontare quei fantasmi che abbiamo nutrito con il nostro silenzio. Solo affrontando il dolore possiamo trasformarlo e ricominciare a camminare, leggeri.

Ciò che neghi ti sottomette, ciò che accetti ti trasforma:1. Il paradosso della lotta:Spesso pensiamo che per liberarci ...
19/04/2026

Ciò che neghi ti sottomette, ciò che accetti ti trasforma:

1. Il paradosso della lotta:

Spesso pensiamo che per liberarci di un malessere basti scappare o cercare di eliminarlo. In realtà, la resistenza è il nutrimento preferito delle nostre paure: più cerchi di respingere un pensiero o un'emozione, più questa acquista forza, trasformandosi in un gigante che finisce per dominare le tue giornate

2. Guardare in faccia il mostro:

Esiste una strategia antica quanto efficace: per sconfiggere un demone, bisogna avere il coraggio di invitarlo a cena. Quando smetti di scappare e accetti di ospitare per un momento ciò che ti spaventa, accade un miracolo terapeutico: la paura, non più alimentata dalla tua fuga, inizia a rimpicciolirsi fino a diventare gestibile.

3. Recuperare la propria rotta:

L’accettazione non è una resa passiva, ma una scelta di libertà. Smaltita l'energia sprecata a combattere contro te stesso, puoi finalmente usare quella forza per fare ciò che conta davvero. Non sei più la persona che scappa, ma quella che cammina con consapevolezza verso i propri obiettivi, portando con sé la propria storia senza esserne più schiava.

🎮 Il Paradosso di Minecraft: La solitudine del successo assolutoConosciamo tutti la storia: Markus Persson, alias Notch,...
19/04/2026

🎮 Il Paradosso di Minecraft: La solitudine del successo assoluto
Conosciamo tutti la storia: Markus Persson, alias Notch, crea Minecraft, il gioco che definisce una generazione. Nel 2014, vende Mojang a Microsoft per 2,5 miliardi di dollari.
A 35 anni, si ritrova in una villa da 70 milioni a Los Angeles, circondato da ogni lusso possibile. Eppure, dal suo balcone, scriveva: “Non mi sono mai sentito così solo in vita mia. Ho tutto, e non mi resta nulla per cui lottare”.
🤔 Cosa ci insegna questo paradosso psicologico? Che la felicità non è il traguardo, ma il percorso. Ecco perché "avere tutto" può svuotarti:
🚀 1. La felicità è nel "Divenire":
Il nostro cervello è programmato per risolvere problemi. L'Adattamento Edonistico ci normalizza rapidamente al benessere raggiunto. La vera gratificazione è nella tensione verso un obiettivo.
🛠️ 2. Benessere vs Assenza di sforzo:
Il denaro compra la comodità, ma non il significato. La Teoria dell'Autodeterminazione insegna che abbiamo bisogno di sentirci competenti: se puoi comprare ogni soluzione, smetti di mettere alla prova le tue abilità.
🤝 3. La fragilità delle relazioni: Il successo estremo isola. Senza legami autentici e disinteressati, si perde lo specchio sociale necessario a dare valore ai propri traguardi.
✨ 4. La perdita del "Flusso" (Flow):
La gratificazione profonda deriva dall'immersione totale in una sfida proporzionata alle proprie capacità. Se non hai più nulla da costruire, perdi l'accesso a questo stato mentale.
🗺️ 5. Il peso della libertà assoluta:
C'è una differenza tra "libertà da" (vincoli) e "libertà di" (scopo). La salute mentale necessita di una struttura; senza una "resistenza" esterna, la psiche scivola nel vuoto esistenziale.

Conclusione: La vera ricchezza non è l'assenza di problemi, ma avere sfide che valga la pena affrontare. E tu, per quale sfida stai combattendo oggi?

03/08/2025

Paziente: Dottore, sa, ho letto una frase che mi ha scosso. Di quelle che ti restano in testa e continuano a fare rumore. "Chiediti sempre se ne vale la pena. Di aspettare, comprendere, giustificare i comportamenti, di capire i loro silenzi." Mi sono sentito chiamato in causa, come se qualcuno avesse visto la mia storia da fuori e l'avesse messa nero su bianco.

Terapeuta: Capisco. A volte le parole di qualcun altro diventano uno specchio potentissimo. E tu cosa ci hai visto, in quello specchio?

Paziente: Ho visto me stesso. Per anni ho speso ogni energia per dare, per capire, per tappare i buchi lasciati dagli altri. E la frase dice che è perché ho cercato affetto da chi non lo sapeva dare. Ho la sensazione di prosciugarmi per riempire un fiume che non arriverà mai.

Terapeuta: Una sensazione molto forte e dolorosa. È come se il tuo serbatoio interiore, invece di riempirsi, si svuotasse costantemente per gli altri. Il testo poi parla di "ricchezze che non vanno svendute". Tu come le chiami le tue ricchezze?

Paziente: Credo che siano la mia sensibilità, la mia capacità di ascoltare. Il mio cuore, in fondo. L'ho sempre visto come un bene prezioso, ma ora mi chiedo se non l'ho offerto a chi non se l'è meritato.

Terapeuta: E il testo dice "chi aggiunge, non chi toglie". Hai l'impressione che le persone nella tua vita abbiano più tolto che aggiunto?

Paziente: Sì, assolutamente. Mi sono sempre sentito come se stessi dando senza ricevere niente in cambio.

Terapeuta: È un'immagine chiara della fatica che hai provato. È come se il tuo giardino interiore, invece di essere curato, si sia riempito di erbacce. Il punto di svolta, però, sembra essere il momento in cui ti rendi conto che "c'è un limite". E qual è il tuo limite, adesso, alla luce di questa riflessione?

Paziente: Il mio limite è smettere di credere che il mio valore dipenda da quanto mi sforzo per gli altri. È smettere di essere quello che cerca di sistemare tutto per gli altri. Spero che la mia vita torni a essere un posto dove io possa scegliere chi entra.

Terapeuta: E il primo passo per farlo, secondo te, quale potrebbe essere? Il testo suggerisce un percorso: "Allora ti devi perdonare, hai cercato affetto da chi non lo sapeva dare". Cosa significa perdonarsi, in questo contesto? Significa darti il permesso di chiudere quella porta, di smettere di aspettare e di non sentirti in colpa per questo. È come un'esplorazione: prima guardavi solo fuori, ora è il momento di guardare dentro, e magari, per la prima volta, piantare il tuo stesso albero.
Lo sai che io do compiti da fare vero?
Voglio che tutti i giorni al mattino quando ti alzerai... Ti vestirai ti preparerai tu ti ponga questa domanda :
Cosa farei di diverso oggi, quale sarebbe la più piccola azione che potrei mettere in pratica oggi stesso come se fossi una persona che sa stabilire dei "sani confini”?
Tutti i gg ti farai questa domanda e ti darai delle risposte. Voglio che prendi la più piccola la più minimale ma concreta e la vivi mettendola in atto. D'accordo?
Paziente: si. È per me. Mi aiuterà?
Terapeuta : No. Ti costruirà!
Paziente: lo faccio!
Terapeuta : Ci vediamo tra quindici giorni.

13/07/2025

Spesso cerchiamo di controllare o eliminare delle sensazioni spiacevoli, ma questa "lotta" spesso nutre ciò che vorremmo eliminare fino ad arrivare ad esaurirci:
invece di combattere, di reprimere le emozioni impariamo a notarle senza giudizio, come osservatori curiosi.
La ricerca dimostra che quando proviamo un'emozione sgradevole, se evitiamo di scacciarla semplicemente facendole spazio dentro di noi e portandola appresso come
un' ombra, ne abbassiamo l'effetto.
Il tutto continuando a fare quello che stiamo facendo. Non per “distrarsi“, ma per rafforzare l’idea che siamo in grado di gestire la situazione.
Non si tratta di non sentire, ma di scegliere come rispondere.
Questo ci permettera' di lasciarla andare più velocemente ed esserne meno esposti in futuro.





Il rancore ci lega con vincoli invisibili a ciò che è stato, un peso inutile che offusca il presente  e corrode il futur...
13/07/2025

Il rancore ci lega con vincoli invisibili a ciò che è stato, un peso inutile che offusca il presente e corrode il futuro.
È dare importanza all'altro, è fargli un favore.
Perdonare non significa giustificare chi apparentemente ci ha fatto un danno ma scegliere di liberare te stesso. È un atto di coraggio, decidere di lasciare andare ciò che ci appesantisce e non ci serve più.
Quando perdoni, ti concedi di respirare di nuovo, di alleggerire il tuo corpo e di guardare avanti con nuova energia. È così che ritroviamo leggerezza e apriamo la porta a nuove opportunità smettendo di "punirci per l'errore commesso da altri".

19/03/2025
01/01/2025

LASCIA CHE SI ROMPA
Lascia che le cose si rompano, smetti di sforzarti di tenerle incollate.
Lascia che le persone si arrabbino,
Lascia che ti critichino, la loro reazione non è un problema tuo.
Lascia che tutto crolli, e non ti preoccupare del dopo.
Dove andrò?
Che farò?
Nessuno si è mai perso per la via, nessuno è mai rimasto senza riparo.
Ciò che è destinato ad andarsene se ne andrà comunque.
Ciò che dovrà rimanere, rimarrà comunque.
Troppo sforzo, non è mai buon segno, troppo sforzo è segno di conflitto con l’Universo.
Relazioni
Lavori
Case
Amici e grandi amori
Consegna tutto alla Terra e al Cielo, annaffia quando puoi, prega e danza ma poi lascia che sbocci ciò che deve e che le foglie secche si stacchino da sole.
Quel che se ne va, lascia sempre spazio a qualcosa di nuovo: sono le leggi universali.
E non pensare mai che non ci sia più nulla di bello per te, solo che devi smettere di trattenere quel che va lasciato andare.
Solo quando il tuo viaggio sarà terminato, allora finiranno le possibilità, ma fino a quel momento, lascia che tutto crolli, lascia andare, let it be.
C. Crispolti🌻

Indirizzo

Corso D' Augusto 118 Rimini
Rimini
47922

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