31/07/2026
“EVITA DI ROVISTARE NELLA SPAZZATURA DI IERI PER PROCURARTI IL PASTO DI OGGI”
Questo è il messaggio psicosomatico che spesso il corpo porta in evidenza con vari sintomi, in chi soffre di problemi intestinali.
“IL COLON rappresenta la nostra capacità di lasciar andare, di espellere ciò che ormai è inutile. Il corpo, che è perfettamente inserito nel ritmo e nel flusso della vita, ha bisogno di equilibrio tra introiettare, assimilare ed eliminare. Solo la nostra paura ci impedisce di rilasciare il vecchio.
Anche se non tutte le persone costipate sono tirchie, in genere non credono all'abbondanza di risorse e di possibilità.
Restano aggrappate a vecchie relazioni che le fanno soffrire.
Hanno paura di buttare via vestiti che stanno chiusi nell'armadio da anni perché pensano che un giorno potrebbero averne bisogno. Rimangono bloccate in un lavoro soffocante o tendono a non concedersi alcun piacere perché credono di dover risparmiare per i giorni bui. Il mio consiglio è: evita di rovistare nella spazzatura di ieri per procurarti il pasto di oggi. Fidati del processo della vita e sappi che ti porterà ciò di cui hai bisogno.”
Tratto da “Guarisci la tua vita” di Louise Hay.
Questa riflessione di Louise Hay non vuole sostituirsi alla medicina, né spiegare ogni disturbo intestinale attraverso una lente esclusivamente emotiva. Sarebbe una semplificazione che non appartiene al mio modo di intendere la salute.
Esiste però una domanda che, nella mia esperienza clinica, merita di essere posta con rispetto.
E se, almeno in alcune persone, il sintomo fosse anche un linguaggio?
L’intestino rappresenta uno degli organi più sensibili al dialogo continuo tra sistema nervoso, emozioni, ambiente, microbiota e sistema immunitario. Oggi la scienza ci mostra con sempre maggiore chiarezza quanto l’asse intestino-cervello sia una realtà biologica, prima ancora che filosofica.
Eppure, al di là dei meccanismi fisiologici, ogni paziente porta con sé anche una storia.
Molte delle persone che incontro con disturbi intestinali cronici non stanno semplicemente combattendo contro una disbiosi, un colon irritabile o un’infiammazione.
Spesso stanno combattendo contro qualcosa che, nella loro vita, non riescono a lasciare andare.
Relazioni che hanno perso il loro significato.
Emozioni rimaste senza parole.
Responsabilità che pesano da anni.
Paure che impediscono il cambiamento.
Bisogni continuamente messi da parte.
Naturalmente non è il sintomo a essere “causato” da tutto questo. Sarebbe scientificamente scorretto affermarlo.
Ma sarebbe altrettanto limitante ignorare quanto il corpo possa diventare il luogo in cui la nostra storia continua a esprimersi.
È anche per questo che, mentre sto silenziosamente trasformando la mia attività clinica in una realtà più esclusiva, più essenziale e profondamente rinnovata, sento il desiderio di condividere riflessioni di salutogenesi.
Non più soltanto contenuti che insegnino cosa mangiare.
Ma spunti che aiutino a comprendere chi siamo mentre mangiamo, come viviamo, che cosa tratteniamo, che cosa continuiamo a nutrire dentro di noi.
Perché credo che la nutrizione del futuro non possa limitarsi a modificare un piano alimentare.
Debba anche favorire un cambiamento di coscienza.
Andare oltre il sintomo.
Oltre il conteggio delle calorie.
Oltre l’integratore.
Oltre la semplice ricerca della malattia.
La salutogenesi ci invita a porre una domanda diversa.
Non soltanto: “Perché mi sono ammalato?”
Ma anche:
“Che cosa, dentro la mia vita, può generare salute?”
Forse è proprio lì che inizia la cura più profonda.
Dr. Luca Orlando Meo