25/05/2026
Il decreto sull'osteopatia non è una notizia. È un pattern.
E' già successo 3 volte, in 3 settori che con noi non c'entrano niente: psicologi, estetiste, amministratori di condominio.
Ed ecco come andrà a finire.
Sei un osteopata. Hai letto il decreto.
Che ti sia salito il sangue alla testa o tu abbia tirato un sospiro di sollievo, poco cambia.
Perché in tutti e due i casi stai reagendo al sintomo.
Ma tu, sul lettino, non ti fermi mai al sintomo.
La causa la cerchi sempre, è questo che ti rende un osteopata e non uno che massaggia.
Allora fai con questo decreto quello che fai con un paziente: guarda sotto il rumore.
Il sintomo, qui, è la scadenza, l'esame, la rabbia o l'entusiasmo.
La causa è un'altra.
E poi sali di un gradino.
Perché sopra la causa, sì, anche sopra quella che cerchi già tu, c'è qualcosa che pochissimi vedono.
Leggere la causa di un corpo è la tua competenza.
Leggere il pattern, la sequenza che si ripete identica tra mille corpi diversi, e sapere dove andrà il prossimo prima che ci arrivi, è un'altra categoria.
È smettere di curare e cominciare a prevedere.
Perché questo pattern io l'ho già visto.
Tre volte.
In tre mondi che con noi non c'entrano niente.
1989, psicologi.
Prima, la mente era terra di nessuno.
Poi una legge: albo, esame di Stato.
A chi già lavorava, una finestra per documentare ed entrare.
Chi non si mosse, fuori.
1990, estetiste.
Prima bastava aprire una porta.
Poi una legge: qualifica obbligatoria, corso, esame.
A chi aveva già le mani in pasta, una finestra per dimostrare gli anni e restare.
Senza qualifica, illegale.
2013, amministratori di condominio.
Prima poteva farlo chiunque.
Poi una legge: diploma, corso, formazione continua.
A chi amministrava già, una finestra per provarlo.
E dodici anni dopo?
Hanno depositato una proposta per chiedere addirittura la laurea.
Tre settori lontanissimi.
Una macchina sola.
Lo Stato regolamenta.
Gli esperti hanno una finestra, i nuovi trovano la porta stretta.
Il campo si professionalizza e si spacca in due: chi legge il pattern e si muove, e chi resta a discutere se sia giusto finché la finestra non gli si chiude in faccia.
Adesso guardaci.
Decreto.
Elenchi speciali ad esaurimento.
"Documenta i tuoi titoli, i tuoi mesi di lavoro, e resti dentro."
Un esame.
Le scuole che chiudono il 1° settembre.
La stessa, identica macchina.
E so cosa si respira in questi giorni, perché fa parte del copione: lo schiaffo del "dimostra di saper fare ciò che fai da vent'anni".
La pugnalata di chi si sente trattato da abusivo dopo una vita di pazienti.
Il muro.
L'orologio che corre verso agosto.
È tutto previsto.
È sempre andata così.
È la fase emotiva del pattern, e i pattern non si discutono, si leggono.
Perché se è un pattern, e tre volte su tre lo è, allora so anche dove va a finire.
L'asticella non scende mai.
Sale.
Il condominio oggi si sente chiedere la laurea.
Le estetiste, un albo nazionale.
Tra qualche anno il titolo che oggi sembra un traguardo sarà solo il pavimento.
Uguale per tutti.
La differenza la farà altro.
Non ti dico se è giusto o ingiusto.
Non è quello il mio mestiere.
Il mio mestiere è leggere dove va il corpo prima che ci arrivi.
E questa volta il corpo siamo noi.
Puoi passare i prossimi anni a giudicare la corrente.
Oppure puoi fare quello che fai ogni giorno sul lettino: non litigare con la disfunzione, capire dove sta andando, e muoverti prima che diventi cronica.
Quando il titolo ce l'avranno tutti, a fare la differenza resterà una cosa sola: come lavori.
Quel gradino sopra la causa, quello che in pochi vedono.
E tu, da che parte stai?
Chi legge il pattern e si muove, o chi aspetta di vedere come va a finire? Scrivimelo qui sotto.