02/09/2026
Ci sono genitori che non hanno scelto di essere forti.
Sono stati costretti a diventarlo.
Quando un figlio ha una disabilità, la vita di una famiglia può cambiare profondamente.
Cambiano le giornate, le priorità, i progetti.
Spesso cambiano anche le relazioni, il lavoro, la situazione economica.
Tutto cambia e nel cambiamento, spesso, ciò che pesa di più è sentirsi soli.
Soli davanti alle difficoltà quotidiane.
Soli nel cercare risposte.
Soli nel capire a quali servizi rivolgersi.
Soli nelle liste d'attesa.
Nella burocrazia.
Nelle richieste di assistenza.
Lo Stato dovrebbe sostenere queste famiglie, ma spesso sono i genitori a dover sostenere tutto.
Sono loro che cercano i posti dove svolgere le terapie, che organizzano appuntamenti, che trascorrono ore nei corridoi.
Sono loro che combattono per un sostegno a scuola e per un posto auto.
Sono loro ciò rinunciano al lavoro o nel migliore dei casi, lo riducono.
Sono loro a fare o conti a fine mese per fare quadrare le spese.
Sono loro a chiedersi: “E quando io non ci sarò più, cosa succederà a mio figlio?”
Chi vede davvero quanto costa tutto questo?
Un genitore che “ce la fa” può essere una persona esausta, una persona che piange di nascosto, una persona che sorride al vicino di casa.
Un genitore che "ce la fa" può essere una persona che ha visto ridursi drasticamente la sua rete sociale.
Un genitore che "ce la fa" può essere una persona che ha paura, che si sente in colpa quando pensa anche a se stesso.
Che avrebbe bisogno, ogni tanto, che qualcuno si prendesse cura anche di lui.
L'amore di un genitore non basta per attutire le mancanze di un sistema.
Un figlio con disabilità ha diritto a essere sostenuto così come i suoi genitori hanno il diritto di contare su una rete di supporto, che comprenda servizi offerti nella propria città.
Le parole di ammirazione valgono poco se mancano servizi, assistenza, continuità e diritti garantiti.
Serve esserci, ma esserci davvero.
🫂❤️
Dott.ssa Alexandra Gradilone
Psicologa psicoterapeuta