Centro Phoenix srl

Centro Phoenix srl 🧠 Neuropsicologia e Psicoterapia
💡 Aiutiamo famiglie e aziende a capire come funziona il cervello
📍 Veneto, 4 sedi + online
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Il Centro Phoenix, con la sua pluriennale esperienza, è presente sul territorio con 5 sedi: Romano d'Ezzelino, Bassano del Grappa, Thiene e Borgo Valsugana, Padova. Da inizio 2016 ha attivato anche il servizio di consulenza online per offrire colloqui psicologici , consulenza e formazione a distanza! Scopri tutti i nostri trattamenti, corsi, conferenze e molto altro sul nostro sito www.centrophoenix.net

Il tuo bambino balbetta e si vergogna a parlare?
11/09/2026

Il tuo bambino balbetta e si vergogna a parlare?

👉Sei un Insegnante e stai cercando un progetto da realizzare nella tua scuola, per te stesso e per i tuoi alunni, denso ...
11/09/2026

👉Sei un Insegnante e stai cercando un progetto da realizzare nella tua scuola, per te stesso e per i tuoi alunni, denso di applicazioni pratiche? magari coinvolgendo le famiglie?

👉Sei referente di un Comitato di Genitori che desidera supportare la Scuola dei propri figli con una formazione pratica e coinvolgente creando una Comunità educante?

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Progetti pratici, utili, sviluppati seguendo le più avanzate teorie e prassi scientifiche a partire da una esperienza trentennale clinica, riabilitativa, di formazione!

❤️ Da 30 anni a fianco di Insegnanti, Famiglie e bambini, per supportare una Comunità educante nel compito più difficile e importante che ci sia: ❤️Promuovere lo sviluppo delle piene potenzialità di ogni persona grazie alla formazione, all'inclusione, al supporto alla famiglia

Abbiamo esperienza decennale nella formazione anche a distanza interattiva!
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👉Pensi che il tuo bambino possa presentare un disturbo di attenzione, impulsività, iperattività?Nella quotidianità di tu...
10/09/2026

👉Pensi che il tuo bambino possa presentare un disturbo di attenzione, impulsività, iperattività?

Nella quotidianità di tuo figlio, osservi alcuni di questi comportamenti?
Tende a muovere con irrequietezza mani e piedi? Si muove continuamente sulla sedia?
Sembra essere sempre in movimento?
Ha la tendenza ad alzarsi spesso?
È spesso incapace di giocare tranquillamente?
Fa fatica a rispettare le regole del gioco?
Parla eccessivamente?
Spesso non porta a termine i compiti o gli impegni presi?
Perde spesso il materiale?
Risponde prima che una domanda sia terminata?
Ha difficoltà a rispettare il proprio turno?
Interrompe o si intromette in attività di adulti o coetanei senza permesso?

Potrebbe presentare un disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD), ovvero un disturbo del neurosviluppo che interessa bambini, adolescenti e adulti.
Il disturbo causa difficoltà in attività quotidiane come andare a scuola, interagire positivamente con le figure di riferimento, con i coetanei e in generale con la società.

Se è evidente che il benessere del tuo bambino è influenzato negativamente dal suo essere “troppo vivace”, è necessario agire in modo tempestivo, riconoscendo i primi segnali di allarme in modo da rivolgervi a specialisti competenti.

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[ORIENTAMENTO SCOLASTICO]👉 Un percorso di Orientamento Scolastico GRATUITO nella scelta della Scuola Superiore!Per aiuta...
10/09/2026

[ORIENTAMENTO SCOLASTICO]👉 Un percorso di Orientamento Scolastico GRATUITO nella scelta della Scuola Superiore!
Per aiutare i Genitori a riflettere con i propri figli sulla scelta, sulla motivazione, sulle attitudini e sugli interessi! CLICCA QUI 👉 https://bit.ly/3Rt2hmV

👉Un video per parlare di: Problemi di apprendimento: consigli per genitori e insegnantiAltre risorse:Vuoi un ebook gratu...
10/09/2026

👉Un video per parlare di: Problemi di apprendimento: consigli per genitori e insegnanti

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👉VIDEO-PERCORSO PER GENITORI: Aiutare i nostri figli nella scelta della scuola secondariaCome comprendere le attitudini,...
10/09/2026

👉VIDEO-PERCORSO PER GENITORI: Aiutare i nostri figli nella scelta della scuola secondaria
Come comprendere le attitudini, le inclinazioni, gli interessi, i blocchi e i timori, ed aiutarli a trovare la loro strada nella vita.

PERCHE' PREOCCUPARSI?
Il 50% dei ragazzi che frequentano la Scuola Secondaria di 2° grado dichiarano al 4° anno di aver sbagliato scuola.
I rischi del non conoscersi, di una scelta affrettata, eccessivamente ottimista oppure esitante perchè si sentono inadeguati o spaventati da questa prima grande scelta della loro vita, sono tanti. Come genitore puoi aiutare tuo figlio aiutandolo a conoscersi, a comprendere quali sono i suoi interessi, le sue attitudini, le sue inclinazioni, la sua motivazione, i suoi punti di forza e di debolezza, come esaltare i primi e ridurre i secondi, affinché possa costruire la sua strada in un mondo di opportunità, in un mondo dai cambiamenti repentini e non prevedibili.

QUALE SOLUZIONE?
Sviluppare autostima, consapevolezza, dialogo e fiducia, sono gli strumenti su cui puntare per poter effettivamente aiutare i propri figli, risultando genitori autorevoli e ...ascoltati!

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Un percorso per aiutare i genitori ad aiutare i loro figli nella scelta della scuola secondaria di 2° grado. Video per aiutarti a sviluppare in tuo figlio autostima, percezione di autoefficacia, conoscenza di se stessi, ..., tutte competenze chiavi per poter scegliere consapevolmente fruttando le o...

10/09/2026

👉 (1 /5) La Dislessia e i DSA- Introduzione

Dalla dislessia ai Disturbi specifici dell'apprendimento o DSA. Ciò che spesso non si dice e non si sa relativamente ai bisogni dei ragazzi, delle famiglie, della scuola. Dalla clinica riabilitativa indicazioni utili per famiglie e insegnanti

Stai accudendo un familiare disabile da anni e non ce la fai più?
10/09/2026

Stai accudendo un familiare disabile da anni e non ce la fai più?

Motivazione e responsabilità alla scuola secondaria:  Fattori Motivazionali e strategie per modificarliImparare a impara...
10/09/2026

Motivazione e responsabilità alla scuola secondaria: Fattori Motivazionali e strategie per modificarli
Imparare a imparare, imparare a pensare, sono degli scopi fondamentali per ogni essere umano e per ogni insegnante per i propri studenti.
Sfortunatamente ci sono ampie prove che la maggior parte degli studenti nonutilizzano strategie efficienti per lo studio e la creazione di un apprendimento duraturo, "deep learning", anche a livello universitario.
Da diversi studi è emerso come fino all'80% degli studenti intervistati dica di aver ricevuto pochissime istruzioni su come imparare in modo efficace durante il loro percorso scolastico (Hartwig & Dunlosky, 2012; Kornell & Bjork, 2007) e ciò influenza la motivazione, l'autostima, la dispersione scolastica,..., Nonché le scelte future lavorative e non sono solo.
Cosa possiamo fare?
Quando si parla di motivazione in classe l’enfasi si pone sulla qualità dell’istruzione:
Come posso insegnare con più efficacia
come possiamo coinvolgere più profondamente di studenti
come si possono raggiungere studenti demotivati o disturbanti
Prospettiva dello studente legata alla sua esperienza in classe:
come sarò accettato e sarà benvenuto e come mi sentirò in questa classe
qual è la mia esperienza
STRATEGIE PER MODIFICARE LA MOTIVAZIONE DEGLI STUDENTI
Premesse:
Le credenze di uno studente circa la propria abilità intelligenza possono largamente influenzare la sua fiducia e il suo impegno in un apprendimento che richiede sforzo.
Gli studenti che pensano che la loro intelligenza sia fissa e non possa cambiare (fixed mindset) fanno fatica a rimanere motivati quando vengono impegnati in compiti in classe. Pensano anzi che la loro difficoltà sia indicativa di una generale inettitudine e così sono non motivati nel persistere nei propri sforzi.
Gli studenti la cui intelligenza e capacità può essere sviluppata attraverso uno sforzo strategico (growth mindset) sono più predisposti a vedere le difficoltà come un’opportunità per crescere piuttosto che come un segnale di incapacità (Carol Dweck)
La motivazione dello studente è legata anche alla sensazione di appartenenza sociale (piramide di Maslow). Gli studenti portatori di credenze sulla loro identità sminuenti e di stereotipi circa le aspettative nei loro confronti(es. ragazze sono meno brave nei settori STEM) si possono sentire esclusi rispetto al gruppo di studenti della loro classe che verranno accettati dagli insegnanti in quanto sicuramente risulteranno eccellenti. Questo determina stress a lungo termine e riduce la motivazione degli studenti nel tempo confermando di fatto pregiudizio
Che fare?
Yeager et al: consigli per migliorare l’appartenenza sociale e diminuire lo stress:
Le preoccupazioni e ansie sull’appartenenza sono tipiche di tutti gli studenti e svaniscono nel tempo
FARLI riflettere sui loro valori, di come essi guidano il loro senso di scopo e di appartenenza e derivino da valori culturali religiosi, relazioni personali, attività o aspirazione personali.
Lavorare sulla percezione di correttezza e rigore nelle aspettative negli standard di classe in modo che si non si creino dei pregiudizi e degli spostamenti da fattori di stress e aspettative di fallimento ad attribuire colpe ad insegnante duro ingiusto.
È estremamente importante lavorare sull’idea che un feedback critico e costruttivo sia un segno di fiducia di un insegnante nel potenziale di uno studente di raggiungere standard elevati in modo che possano riformulare le loro preoccupazioni in una logica incrementale.
Interventi Psicologici Possibili:
hanno effetti durevoli e costano poco solo se effettuati con profondo coinvolgimento e convinzione da parte dell’insegnante
attuare un approccio centrato sulla visione che lo studente ha di sé e del feedback che riceve
interventi che l’insegnante deve attuare devono essere indiretti e strategici: non basta dire un alunno che è bravo perché si crei una percezione di auto efficacia ottimale. Interventi sulla mentalità della crescita sfruttano l’effetto ”dire implica crederci “ facendo in modo che gli studenti scrivano dei tra gli studenti più giovani sulla mentalità della crescita .
E’ richiesto un approccio sottile e sfumato che induce lo studente a interiorizzare profondamente queste idee e a cambiare il modo in cui si avvicinano sia i loro processi accademici che alla classe stessa. Nel “peer to peer” questo effetto potrebbe non accadere anzi, uno studente potrebbe sentirsi inferiore proprio in quanto aiutato
Gli errori più comuni:
RIPROVA E SARAI PIÙ FORTUNATO: più sforzi spesso non sono sufficienti per lo sviluppo delle competenze ma serve una migliore strategia o un aiuto altrimenti sperimentano tanti fallimenti e si convincono che studiare non serve.
Fornire interventi psicologici generici e poco sinceri o personali: “siamo tutti una famiglia”; meglio lavorare sulle preoccupazioni e sull’appartenenza che ognuno sente
Sopravvalutare lo sforzo degli studenti mediocri soprattutto di quelli con scarsi risultati o che si pensano emarginati pensando così di incoraggiarli e spronarli: “come sei intelligente” . Ciò può minare lo sforzo e generare aspettative elevate in quanto possono pensare di essere valutati diversamente dagli altri in quanto inferiori o che contano soltanto le prestazioni finali e non lo sforzo e la strategia.
È necessario uno sforzo collaborativo per integrare sia gli interventi psicologici che quelli accademici per migliorare sia la motivazione degli studenti che i risultati di apprendimento
Tutti gli educatori, genitori e insegnanti, possono fare molto per creare un mindset di crescita e creare leve motivazionali positive centrate sullo studente affinché diventi autonomo, autoregolato, autodeterminato, autorealizzato. E’ un compito affascinante ed è possibile!

👉Sei interessato all'argomento? Puoi approfondirlo sul nostro sito alla pagina: https://www.centrophoenix.net/blog/fattori-motivazionali-e-strategie-per-modificarli/

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Il Monologo Interiore: la “vocina” che ci guida nel bene e nel maleAlbert Ellis, inventore della terapia razionale emoti...
09/09/2026

Il Monologo Interiore: la “vocina” che ci guida nel bene e nel male

Albert Ellis, inventore della terapia razionale emotiva, nel 1955, affermava che “in buona parte, sono i nostri pensieri della realtà e non la realtà stessa a farci vivere male!”

Questo significa che ognuno di noi ha una sua narrazione interna che lo predispone a leggere alcune situazioni in modo positivo o negativo in base ad esperienze passate o all’ educazione ricevuta. Questo monologo interiore non sempre è positivo perché interpreta i fatti (la realtà è diversa per ognuno di noi), un pregiudizio, le nostre paure e anticipa lo scopo dell’altra persona.

Il monologo interiore, nato come strumento di difesa e di veloce interpretazione dei fatti che ci accadono, va osservato attentamente perché può allontanarci dai nostri obiettivi convincendoci di conseguenze negative, anticipando fallimenti possibili e rendendoli probabili, influenzando le relazioni e la fiducia nelle stesse in modo costante e determinante.

Molte volte ciò che noi pensiamo che accada diventa una profezia che si avvera. In fondo se ”io guardo in cagnesco una persona perché mi aspetto che mi attacchi” probabilmente non riceverò un sorriso come risposta!

La gestione dei conflitti richiede molta riflessione su se stessi e sulla propria storia personale.

Le persone più pacate, che riescono a modulare le proprie richieste tenendo conto del mondo emotivo, affettivo, esperienziale dell’altro, sono quelle che conoscono bene le proprie “vocine interne”, ne sanno fare un uso proficuo nel momento corretto e le sanno limitare quando debordano.

Come si può porre un limite a una “vocina interna” per limitare i nostri errori e facilitare una comunicazione assertiva?
Il primo aspetto da considerare è di partire senza pregiudizio mettendosi nei panni dell’altro ovvero pensando a come lui si sente, cosa può pensare e perché potrebbe agire in un certo modo. Non occorre essere d’accordo con l’altra persona, basta comprenderla. Quando si esprime il rispetto e la comprensione per l’altra persona per il suo modo di vedere il mondo spesso si ottiene uguale rispetto e uguale interesse per il nostro modo di vedere il mondo. E questa è una prima base di partenza per comprendersi!
Secondo la psicologa Shad Helmstetter il nostro monologo interiore riflette e crea i nostri stati emotivi. Ci possiamo ad esempio sentire calmi o agitati a seconda di ciò che diciamo a noi stessi. Il monologo interiore influenza la nostra autostima, la visione della realtà, il livello di energia e di prestazione, e le nostre relazioni con gli altri. Può influenzare anche la nostra salute, determinando, ad esempio, il modo in cui reagiamo ad eventi stressanti, e la nostra minore o maggiore disponibilità a sostituire comportamenti non salutari con comportamenti che invece lo sono.
Il monologo interiore guida i nostri NO e i nostri SI, la nostra disponibilità nel colloquio con l’altro. Immaginiamo l’incontro con un genitore aggressivo, con un collega arrabbiato o deluso, con un alunno poco rispettoso: a seconda di quello che scatterà dentro di noi risponderemo.

Se io penso che il genitore sia aggressivo in quanto preoccupato non mi difenderò ma cercherò di rassicurarlo. Se penso che il collega sia arrabbiato in quanto deluso cercherò di aiutarlo a raggiungere i suoi obiettivi, se un alunno si è dimostrato poco rispettoso possiamo discuterne a parte, fuori dalla classe, e in un secondo momento chiedergli il perché del suo comportamento, qual è il suo scopo, ricordandogli che la presenza dell’insegnante è un mezzo importante perché lui raggiunga il suo successo, che siamo sicuri egli possa ottenere cambiando atteggiamento.

Ognuna di queste letture cambia la visione della realtà e le nostre reazioni emotive, le può trasformare da momenti di grande conflittualità a momenti di scoperta dell’altro, differenziare divergenze da conflitti, permettere una conoscenza reciproca più onesta e vera.

Paradossalmente, come ben espresso da Thomas Gordon, l’assenza di conflitto può essere un segno di indifferenza, mentre un’espressione onesta delle differenze può arricchire e rendere più solida una relazione.

Spesso però, proprio nei momenti più cruciali, il nostro cervello va in tilt e diventa determinante una vocina interna automatica che ci spinge a reagire prima di pensare alle conseguenze per sé e per l’altro in termini sia emotivi che comportamentali.

Patterson, nel suo bestseller “Conversazioni cruciali” invita ognuno di noi a porsi due domande chiave di fronte ad una situazione difficile: “cosa voglio ottenere da questa conversazione?” E “cosa non voglio che accada?”. Questa posizione del pensiero diventa impegnativa per il nostro cervello perché deve conciliare posizioni opposte delimitando il conflitto e l’aggressività e definendo in primo piano l’obiettivo che si vuole raggiungere e che difficilmente potrà essere raggiunto solo tramite lo scontro.

Il modello che propone definisce un acronimo: “SICU” che ci aiuta a ricordare che la base di una comunicazione appoggia sul fatto che entrambe le parti si sentano al sicuro come condizione per raggiungere un obiettivo comune:

Sforzatevi di trovare un obiettivo comune.

Individuate lo scopo alla base di ogni strategia (il nostro e quello altrui): ciò che chiediamo è la strategia per arrivare a ciò che vogliamo…scopi e desideri sono diversi.

Costruite un obiettivo comune (se non c’è non può essere scoperto)

Unite le forze in un brainstorming di nuove strategie.

Tutti questi approcci governano il pensiero e le emozioni verso il raggiungimento di obiettivi positivi per entrambe le parti e dunque rispettosi di entrambe le identità in gioco. Questo è un obiettivo strategico, ambizioso, proficuo. Perché non tentare?

Possiamo modificare il nostro monologo interiore negativo con la consapevolezza e la pratica? Ebbene sì!

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