Dott. Francesco Rappoccio - Psicologo a Roma

Dott. Francesco Rappoccio - Psicologo a Roma Psicologo (Sezione A Albo del Lazio)
Psicoterapeuta CBT
HR Consultant Sostegno alla genitorialità

Abbandono ed orientamento scolastico e professionale
Ansia e panico
Cambiamento delle abitudini quotidiane
Consulenza di coppia
Controllo, gestione delle emozioni e intelligenza emotiva
Depressione e disturbi dell’umore
LGBTQI+
Mobbing e Stress sul lavoro/ Stalking occupazionale (Protocollo)
Nuove dipendenze (Shopping compulsivo; Gambling; Social media; Trading online ecc.)

Ci sono luoghi in cui arrivi e senti immediatamente che qualcosa, dentro di te, rallenta. Per me la Scozia è stata quest...
13/08/2026

Ci sono luoghi in cui arrivi e senti immediatamente che qualcosa, dentro di te, rallenta. Per me la Scozia è stata questo. Devo ammettere che, a tratti, quei paesaggi immensi e quei silenzi profondi mi hanno anche un po’ inquietato. Non sono abituato a spazi così grandi, a non vedere persone anche per chilometri, a sentire il vento come unico rumore. Ti senti piccolo, ma incredibilmente libero.
Circa 1.000 chilometri, poco più di 630 miglia, tra Edimburgo, Skye, Inverness, Loch Ness e Pitlochry. Ma quando viaggio non guardo soltanto i luoghi ma osservo soprattutto le persone. Il modo in cui si incontrano, occupano gli spazi, stanno nel silenzio. Una strada percorsa con calma, una fila rispettata, un automobilista che rallenta, la sicurezza stradale ricordata di continuo, un gesto di attenzione verso l’altro. Mi colpisce inoltre il tempo dedicato al benessere: tanti anziani camminano con qualsiasi condizione meteo, stanno nella natura, incontrano gli amici, vivono gli spazi senza fretta. E mentre ovunque si discute di "bambinifobia" in vacanza, in Scozia corrono, giocano, esplorano. Hanno spazio. Hanno i loro spazi. E soprattutto, pochissimi hanno un cellulare in mano. Sono presenti. Forse anche la noia, ogni tanto, è una cosa di cui abbiamo tutti bisogno. E poi c’è l’overtourism: basta allontanarsi dai luoghi più conosciuti e tutto cambia. Il rumore lascia spazio al vento. Le persone diventano poche.
Il paesaggio torna enorme. La Scozia mi ha ricordato che rallentare non significa perdere tempo. Significa tornare ad abitare il proprio tempo. La Scozia finisce qui. Il viaggio, forse, no.

Psicoterapia e genitorialità si incontrano molto più spesso di quanto immaginiamo: entrambe ci mettono a confronto con e...
12/06/2026

Psicoterapia e genitorialità si incontrano molto più spesso di quanto immaginiamo: entrambe ci mettono a confronto con emozioni profonde, fragilità, responsabilità e continui cambiamenti. Ho scelto di confrontarmi con la Dott.ssa Deborak D’Antoni, collega che vive ogni giorno sia il ruolo di professionista che quello di genitore. Il suo punto di vista mi ha permesso di osservare più da vicino le sfide, le trasformazioni e le domande che accompagnano l’esperienza della genitorialità, arricchendo la mia comprensione sia sul piano professionale sia su quello personale. La genitorialità cambia profondamente il nostro modo di vedere il mondo e noi stessi. Ci mette di fronte a domande scomode, fa emergere fragilità inattese e ci costringe a rivedere ciò che conta davvero. È un’esperienza intensa, capace di lasciare un segno duraturo. Abbiamo parlato di amore e responsabilità, di limiti e vulnerabilità, della fatica emotiva che spesso resta invisibile, dei sensi di colpa e della continua ricerca di un equilibrio possibile, fatto non di perfezione ma di presenza, consapevolezza e autenticità. Perché prendersi cura degli altri è una missione. Ma imparare a prendersi cura di sé è una necessità. Ne è nato un dialogo autentico, intenso e profondamente umano, capace di parlare non solo a terapeuti e genitori, ma a chiunque stia cercando di armonizzare le molteplici parti della propria identità. L’intervista originale è stata in realtà molto più lunga di quanto troverete qui sotto. Per esigenze editoriali e di spazio del blog abbiamo dovuto selezionare e condensare alcuni passaggi, cercando però di preservare con la massima cura tutti i contenuti e le riflessioni a cui tenevamo maggiormente.
L’articolo completo è disponibile sul link nelle stories dei due profili e sul sito: www.francescorappoccio.it

Per chi, come me, ha lavorato per anni negli sportelli di ascolto scolastici, tutto questo è semplicemente inammissibile...
04/06/2026

Per chi, come me, ha lavorato per anni negli sportelli di ascolto scolastici, tutto questo è semplicemente inammissibile.
Il consenso dei genitori per accedere allo sportello, ahimè, è sempre stato richiesto. Questo vincolo ha perciò, da sempre, già escluso moltissimi ragazzi e ragazze che avrebbero avuto bisogno di uno spazio sicuro in cui parlare, di un professionista della salute mentale a cui affidare paure, dubbi, angosce, domande che non riuscivano a condividere con nessun altro.
Ho incontrato adolescenti soli, spaventati, confusi. Alcuni non cercavano soluzioni, cercavano semplicemente qualcuno disposto ad ascoltarli senza giudicarli.
Oggi si compie un ulteriore passo indietro. Limitare o impedire la partecipazione libera ad attività e progetti dedicati alla sessualità e all’affettività significa sottrarre occasioni di conoscenza, prevenzione, consapevolezza e crescita. Significa lasciare ancora più soli quei giovani che già faticano a trovare spazi di confronto.
L’educazione all’affettività e alla sessualità non è propaganda. È tutela. È prevenzione. È salute. È uno strumento fondamentale per riconoscere relazioni sane, rispettare sé stessi e gli altri, prevenire abusi, violenze e discriminazioni.
Da psicoterapeuta e da cittadino, credo che abbiamo tutte e tutti il dovere di opporci a questa deriva culturale. Perché ogni volta che si restringono gli spazi di ascolto, di educazione e di confronto, a pagare il prezzo più alto sono sempre i più giovani. E loro meritano di più.
Che società stiamo costruendo se abbiamo più paura dell’educazione che dell’ignoranza?

La neurodivergenza non è una moda, né un’etichetta da usare con leggerezza.È un modo diverso e antico quanto l’essere um...
24/01/2026

La neurodivergenza non è una moda, né un’etichetta da usare con leggerezza.
È un modo diverso e antico quanto l’essere umano di stare nel mondo, pensarlo, sentirlo. Negli ultimi anni se ne parla di più. Bene. Ma spesso se ne parla male: semplificando, romanticizzando, o peggio normalizzando a forza.
Per questo ho voluto fermarmi a chiacchierare con Federica Mosca, collega che stimo e esperta di neurodivergenza, per fare quello che dovremmo fare più spesso: pensare insieme, senza slogan. Federica è anche una cultrice della buona musica.
La musica dell’intervista l’ha scelta lei e non è un dettaglio. Perché, come me, Federica utilizza la musica come strumento comunicativo in psicoterapia: un linguaggio che arriva dove le parole si fermano, che crea ponti, che dice l’indicibile. È stata una conversazione vera, lucida. Di quelle che non ti lasciano con risposte pronte, ma con domande migliori. Di quelle che ricordano quanto sia preziosa la colleganza: pensarsi insieme, sostenersi, non competere. E anche di questo abbiamo parlato: di quanto spesso le persone definite “diverse” sentano, nella vita privata e professionale, di dimostrare a se stesse e agli altri quanto valore hanno. Come se il valore andasse sempre guadagnato due volte. L'intervista completa è ora online sul mio sito/blog: www.francescorappoccio.it Buona lettura.

Non sono mai stato bravo con i bilanci di fine anno. Forse perché non ho mai creduto nei buoni propositi o perché guarda...
31/12/2025

Non sono mai stato bravo con i bilanci di fine anno. Forse perché non ho mai creduto nei buoni propositi o perché guardarmi indietro mi fa sempre un po’ paura. Il 2025 è stato uno di quegli anni che non chiedono il permesso: ti attraversano, ti scavano, ti cambiano. È iniziato in un luogo dove non avrei voluto essere, con il corpo stanco e il cuore fragile, ma anche circondato da persone che mi amano senza fare rumore, restando. Nel 2025 si è chiuso un percorso formativo lungo e faticoso, che mi ha tolto energie e incrinato la fiducia in alcuni valori, quelli che oggi sembrano fuori moda, ma a cui continuo a non voler rinunciare, perché sono le radici di ciò che sono. Madrid mi ha fatto toccare con mano l’amore vero tra due persone, quello che non si dà spiegazioni e non pretende nulla. Poi è arrivato il libro e tutto ciò che porta un sogno quando diventa reale: paura, orgoglio, esposizione, gratitudine, vertigine. Il Vietnam mi ha insegnato la distanza e la meraviglia, l’Alto Adige è rimasto il mio silenzio buono, il posto dove respiro più lento. Ci sono stati i pazienti, ogni giorno, con la loro fiducia fragile e potentissima; i tanti libri letti, i romanzi che mi hanno tenuto compagnia quando il mondo sembrava troppo rumoroso. E poi questi ultimi giorni, difficili e necessari, in cui ho guardato in faccia alcune delle mie paure più grandi, preso decisioni che pesano, attraversato contesti lontani da me, imparando che crescere spesso significa restare, anche quando vorresti scappare. Avrei voluto credere di più nei riti scaramantici, affidarmi con meno timore al mio Dio. Nel 2026 mi affiderò ai buoni sentimenti, alle idee che fanno ba***re il cuore, ai libri che ancora mi aspettano, ai concerti che verranno, ai nuovi progetti, alla gratitudine, quella di cui parlo sempre ai miei pazienti e che continuo a imparare anch’io. Tutto il resto, ciò che nessuno può prevedere, verrà accolto e attraversato come posso e come ho imparato a fare. Auguro a tutte le persone una cosa semplice e immensa: poter scegliere chi sono, dove desiderano stare e con chi, anche quando il cielo è solo un tramonto e non una festa. #2025 #2026

Il 19 novembre alle ore 10.00 parteciperò assieme a Viviana De Rosa, psicoterapeuta e Renato Scattarella, esperto di com...
11/11/2025

Il 19 novembre alle ore 10.00 parteciperò assieme a Viviana De Rosa, psicoterapeuta e Renato Scattarella, esperto di comunicazione e marketing, all'evento Voci dal territorio – Il viaggio è dentro di me. Un incontro dedicato al tema del viaggio come esperienza di consapevolezza e crescita personale, oltre il filtro digitale dei social media.
L’incontro si inserisce nel progetto “Roma si racconta Voci, Saperi e Comunità per il Giubileo”, un ciclo di conferenze, workshop, letture pubbliche e incontri partecipativi dedicato alla scoperta e valorizzazione del patrimonio culturale, artistico e sociale della città. Il progetto, promosso da Roma Capitale, è vincitore dell’Avviso Pubblico per la
realizzazione di iniziative di interesse per l’Amministrazione Capitolina in occasione del Giubileo 2025, in collaborazione con Zètema Progetto Cultura.

Ci sono viaggi che non iniziano alla stazione, ma dentro di noi. Quando parti, capisci che non è solo un treno: è una so...
17/10/2025

Ci sono viaggi che non iniziano alla stazione, ma dentro di noi. Quando parti, capisci che non è solo un treno: è una soglia. Un passo che aspettavi da anni, che arriva quando smetti di chiedere il permesso.

Da anni sono letteralmente “ossessionato” dallo studio del minority stress che accompagna ogni giorno chi deve trattenere per strada la mano della persona che ama, farsi conoscere veramente dalla propria famiglia, controllare come parla o cammina, cambiare pronomi, nascondere parti di sé. Piccoli gesti quotidiani diventano battaglie di resistenza, ma vivere non dovrebbe essere resistere: dovrebbe essere amare.

Non devi piacere a nessuno se non a te stessə. Ascolta la musica che ti somiglia, vestiti come ti fa sentire bene, parla con la voce che hai, stai con chi ti fa stare leggerə, esprimi i tuoi bisogni, vai via da chi ti sminuisce, viaggia anche da solə e rispettə chi ti siede accanto. Non giudicare: non sai cosa c’è dietro i sorrisi delle altre persone.

La vita è troppo breve per sprecare anche un secondo. E il viaggio più difficile non è partire: è restare fedelə a chi sei. La libertà si trova nel coraggio di restare interə, ovunque tu stia andando.

Sognavo il Vietnam da anni. Ci sono arrivato in un momento fragile, con la mente più pesante dello zaino. Ho percorso il...
15/08/2025

Sognavo il Vietnam da anni. Ci sono arrivato in un momento fragile, con la mente più pesante dello zaino. Ho percorso il Paese al contrario di come fanno tutti: Sud, Centro, Nord (circa 21.000 km).
Non sempre è stato facile: a volte il richiamo dell’Italia superava la bellezza davanti a me. Ho trovato sorrisi che abbracciano e silenzi utili per capirsi.

Una timida, giovane guida — in un giorno particolarmente complesso — mi ha detto che il mio sguardo severo la metteva in soggezione: ho sentito allora quanto il nostro stato d’animo possa influenzare chi ci sta vicino.

Ho visto lavoratori molto anziani, piegati ma dignitosi; bambini scalzi creare giochi con un filo o una pietra, ma generosi di risate leggere e potenti. Alcuni mi hanno guardato con diffidenza, ma bastavano pochi secondi per ridere insieme della mia barba o della forma dei miei occhi. In quei sorrisi, una ricchezza che non si compra e una libertà che spesso dimentichiamo.

Durante un volo ho provato paura — molta paura — e il non poter parlare con nessuno mi ha lasciato n**o davanti a me stesso, ma mai abbandonato. Nelle aree dei tunnel di Cu Chi ho ascoltato storie di guerra, ingegno e sopravvivenza: prova che la dignità umana resiste a tutto.

Il Vietnam ha confermato il mio amore per il riso bianco: semplice, perfetto, simbolo di un nutrimento che va oltre il cibo. Mi ha ricordato che la gratitudine è un dovere; che ci spaventiamo di fantasmi; che abbiamo già più del necessario; e che la dignità non ha prezzo.

Lascio questo meraviglioso Paese con la consapevolezza che, a volte, serve attraversare il mondo per ritrovarsi. La ricchezza può essere una tazza di tè offerta per strada o il sorriso rubato a un poliziotto in divisa.

Questa foto non è la più bella, ma mi rappresenta: perso nei pensieri, fragile come chi incontro nel mio lavoro ogni giorno. Grazie, Vietnam; grazie a tutti quei nomi che mai ricorderò e grazie a Te, Doc Francesco, impavido e incosciente come non mai.

Ci vediamo — con chi lo desidera — a settembre, con la presentazione ufficiale di .

Indirizzo

Viale Giulio Agricola 115
Rome
00174

Orario di apertura

Lunedì 08:00 - 20:00
Martedì 08:00 - 20:00
Mercoledì 08:00 - 20:00
Giovedì 08:00 - 20:00
Venerdì 08:00 - 20:00

Telefono

+393492607215

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