04/02/2021
“Questa: la possibilità, come nel tai-chi, di trasformare un combattimento in una danza che cura, di sublimare la guerra in armonia.
🖋️Spiritualizzare le restrizioni a cui siamo stati costretti senza renderle completamente metaforiche, interiorizzare questo nuovo campo di azioni per godere del Là Fuori, e però dal Là Fuori proteggerci, per non finire di nuovo nel frullatore pazzo e di nuovo non avere altra scelta che quella di rintanarci nel Dentro di Testa.
E quindi? Da dove cominciare?
📐Dal valore che ha la barriera di un metro, sia quando si infrange che quando si rispetta.
😷 Dalla possibilità di una mascherina che siamo noi a decidere di infilare, se avvertiamo che l’aria si fa tossica.
✨Dalla differenza fra il miracolo di incontrarsi e il rischio di assembrarsi.
🧵Dalla coscienza che tutto quello che respiriamo Là Fuori, ma proprio tutto, inevitabilmente poi entra con noi, nelle nostre case, anche se ci convinciamo di avere perfettamente sotto controllo i confini.
Dall’umiltà di rimetterci a quei confini che più siamo certi di riuscire a dominare, più ci dominano e si vendicano della nostra presunzione.
[..]
Dall’urgenza degli abbracci che oggi ci mancano, dal pericolo degli abbracci che oggi non ci mancano e che anzi, se vengono meno, ci permettono di stringerci più forte a chi davvero siamo: e che allora forse non erano abbracci, erano morse.”
Da “Come il mare in un bicchiere” di Chiara Gamberale
Foto dal web dell’opera dell’artista