12/04/2022
Francesca ha 27 anni. Conosce Paolo.
Lei aveva avuto in passato storie deludenti: uomini egoisti, poco disponibili emotivamente, presi da se stessi, traditori. Paolo sembra diverso. E’ timido, bello certo, un po’ taciturno. Molto più grande di lei. Ha 39 anni e ha già un lavoro stabile. All’inizio è tutto bello, finalmente una persona presente, disposta a stare con lei, a fare dei progetti. I primi anni è tutto sereno. Certo, sono forse un po’ isolati, fanno vita a due, pochi amici. Lei ne aveva tanti. Lui pochi. Pian piano lui chiede di stare spesso loro due da soli. Lei ogni tanto parte per lavoro e lui si rabbuia un po’. Talvolta lui non si rende reperibile quando lei parte. Lei si angoscia, si preoccupa, ha paura che lui sia arrabbiato. Cambiano casa, lui decide il quartiere perché gli è comodo. Poi arrivano i genitori di lei a dare una mano per il trasloco: lui li considera degli inetti. Vuole che lei li metta a distanza. Le amiche di lei pian piano diventano tutte antipatiche, a dire di Paolo. Alcune hanno dei mariti che sono dei presuntuosi terribili. Paolo ci discute. Discute anche con i genitori di lei, li affronta: fa capire loro che sono troppo presenti, meglio se levano le tende. Anche la sorella di Francesca viene dipinta come una egoista e Paolo mette zizzania tra le due. Risultato: litigio in famiglia.
Paolo riesce a raccontare la realtà con i suoi occhi, trova delle ragioni che confondono Francesca, lei piano piano assume la prospettiva di lui, ma non ne è consapevole.
Il lavoro di lei procede bene, è l’unica area di autonomia di Francesca. Diventa commercialista in uno studio importante. A Paolo però non sta bene. Lui fa l’impiegato e pure poco soddisfatto. Borbotta sempre per gli orari di lei: “Ma non hai una casa? Hai comprato il pane? Ti sei dimenticata? Sei sempre la solita. Pensi solo a te stessa e ai cavoli tuoi. Non cucini mai. Ci devo pensare sempre io!” Iniziano i litigi. Francesca trova ingiusti i comportamenti di Paolo: lei lavora, cerca sempre di accontentarlo. Frequentano solo i suoi amici e la famiglia, odiosa, di lui. Paolo urla spesso: “Sei una deficiente! Hai pagato la bolletta?” Francesca risponde: “Perché non lo fai tu? Io ho lavorato fino a tardi”. Lui urla, la insulta. Una volta rompe un bicchiere sul tavolo. Si alza senza rassettare e sparecchiare. Francesca si sente umiliata e sola. Ha paura.
Il litigi aumentano e lei gli dice che non ne può più che lui deve farsi seguire da un professionista, lui la deride. Lei lo minaccia di lasciarlo. La scena si ripete varie volte. Lui le dice: “Se non la smetti di farti i cavoli tuoi, ti renderò la vita un inferno, fino a indurti al suicidio”.
Non raccontiamo il finale, è una storia come tante.
L'abuso emotivo è un comportamento violento nelle parole e nei gesti, che pur senza arrivare alla violenza fisica, mette fortemente a disagio chi lo subisce. Questa violenza può portare ad un trauma psicologico che può generare ansia, depressione cronica, disturbo da stress post traumatico, comportamenti di sottomissione, isolamento sociale etc.
Se sei vittima di abuso emotivo, e rivolgiti al Gruppo di Millemé - violenza di genere e dipendenze affettive
ANCHE IN TOTALE ANONIMATO