08/05/2026
Mia figlia ha meno di due anni.
Dice ancora poche frasi, ma ce n’è una che pronuncia con una dolcezza disarmante:
“Mamma, male pancia.”
E ogni volta mi attraversa il cuore.
Convivo con l’endometriosi e ho capito che questa malattia non riguarda solo me.
Riguarda anche ciò che mia figlia vede, respira, impara ogni giorno guardandomi.
Potrei provare a essere sempre forte, sempre sorridente, sempre la mamma che non crolla mai, ma non sarebbe vero.
E con lei voglio scegliere la verità, anche nelle giornate più difficili.
Così provo a insegnarle altro.
Che il dolore non è qualcosa di cui vergognarsi.
Che si può cadere e trovare comunque il modo di rialzarsi.
Che chiedere aiuto è un gesto di fiducia, non di debolezza.
Anche il papà, attraverso il suo modello, le sta mostrando un amore che non pretende perfezione, dove anche la fragilità ha diritto di esistere e non per questo si è meno degni.
Da donna e da madre di una bambina sento questa responsabilità ancora più forte, perché so quanto spesso ci insegnano a stringere i denti, a restare in silenzio, a far finta che vada tutto bene.
Forse non sarò la mamma perfetta, ma spero di essere una mamma vera.
Una donna che le insegni che non deve nascondersi mai per sentirsi abbastanza.