12/05/2026
Una mia riflessione sul nostro momento storico, a partire dal concetto di peste emozionale di Wilhelm Reich
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Ci sono persone che non riescono a tollerare ciò che è vivo.
La spontaneità, la libertà, la creatività, il piacere, l’autenticità dell’altro diventano qualcosa da controllare, svalutare o distruggere.
Wilhelm Reich chiamava questo fenomeno Peste Emozionale.
Non si tratta semplicemente di aggressività o cattiveria.
Per Reich, la peste emozionale nasce da una profonda repressione vitale: da un corpo irrigidito, da un piacere negato, da emozioni soffocate troppo a lungo.
E allora cosa accade?
La vita dell’altro diventa provocatoria.
La libertà dell’altro diventa insopportabile.
L’amore naturale diventa qualcosa da attaccare.
La peste emozionale non si manifesta solo nelle grandi derive collettive.
Può apparire nel pettegolezzo distruttivo, nella diffamazione, nel moralismo feroce, nei rapporti di potere, nei contesti familiari rigidi, nelle dinamiche manipolative, nei gruppi che si nutrono di odio e controllo.
Secondo Reich, il punto più complesso è questo:
l’appestato emozionale non percepisce il proprio comportamento come patologico.
Anzi, spesso lo giustifica moralmente.
Ed è forse uno degli aspetti più attuali del suo pensiero.
Perché ancora oggi vediamo persone incapaci di stare in contatto con il proprio sentire trasformare il disagio interno in attacco verso ciò che è autentico, libero, vitale.
Dal punto di vista psicocorporeo, tutto questo riguarda anche il corpo.
Le corazze caratteriali, le rigidità emotive, il controllo cronico, la dissociazione dal piacere e dal sentire possono trasformarsi in modi di stare al mondo.
E forse una delle domande più importanti non è: Chi è l’appestato?
Ma: In quali momenti, ferite o rigidità anche noi rischiamo di perdere il contatto con la vita?
Per Reich, la possibilità di guarigione esisteva.
Passava dal recupero della capacità di amare, sentire, lavorare creativamente e tollerare la vitalità.
Perché ciò che è vivo fa paura solo quando siamo troppo lontani da noi stessi.