Dott.ssa Concetta Di Benedetto

Dott.ssa Concetta Di Benedetto Ti aiuto a trovare il tuo benessere, la fiducia, le potenzialità, la consapevolezza, per stare bene!

E allora la domanda non è: “Perché non riesco a lasciarlə  andare?”Forse la domanda più utile è: 👣 “Che cosa succede den...
26/07/2026

E allora la domanda non è:
“Perché non riesco a lasciarlə andare?”
Forse la domanda più utile è: 👣 “Che cosa succede dentro di me quando torno lì?”
Perché a volte la mente vede chiaramente ciò che fa male… ma altre parti più profonde continuano a cercarlə.
Non per debolezza. Non perché si “sceglie di soffrire”.
Ma perché alcuni legami parlano una lingua antica. Una lingua che il nostro sistema emotivo riconosce molto bene.
🧠 Quella che chiamiamo “chimica” a volte è semplicemente familiarità emotiva.
Se abbiamo imparato che l’amore si conquista, che va inseguito, che bisogna restare in attesa o nel dubbio per sentirsi scelti…
possiamo finire per confondere intensità e sicurezza.
E chiamare “passione” ciò che in realtà riattiva una ferita conosciuta.
💔 Così ci ritroviamo attratti da persone che riaccendono quelle dinamiche.
Non perché ci fanno stare bene. Ma perché ci risultano familiari.
Perché il sistema nervoso riconosce ciò che ha già imparato.
E spesso quella familiarità viene scambiata per “casa”.
Dentro tutto questo, quasi sempre, c’è una speranza silenziosa:
“Questa volta sarà diverso.” “Questa volta sarò sceltə.” “Questa volta sarò abbastanza.”
Ma il punto non è cambiare l’altrə.
È iniziare a osservare cosa continua a sperare quella parte di noi.
Perché lo stile di attaccamento non è un destino fisso. È una struttura che può essere riconosciuta. Compresa. E, nel tempo, trasformata.
E forse la guarigione non inizia quando smettiamo di amare…
ma quando iniziamo a capire perché certi amori fanno così male.
E tu?
👉🏻Ti sei mai chiestə se quella che chiami “chimica” sia davvero amore…
👉🏻o una forma di familiarità emotiva che il tuo corpo riconosce?














“Non arrabbiarti con il pozzo che è secco perché non ti dà l’acqua, piuttosto domandati perché continui a cercarla dove ...
19/07/2026

“Non arrabbiarti con il pozzo che è secco perché non ti dà l’acqua, piuttosto domandati perché continui a cercarla dove sai già che non c’è.”
(Riflessione buddhista)

Quante volte restiamo lì.
A tornare.
A ripensare.
A scavare nello stesso punto.🤯
Come se insistere abbastanza potesse cambiare l’esito.
Ma non sempre è testardaggine.
A volte è attaccamento.
Non è la mancanza a farci soffrire.
È il non riuscire a smettere di tornare.
Ripercorrere gli stessi pensieri, le stesse dinamiche, le stesse domande… come se, questa volta, qualcosa dovesse finalmente rispondere.
Eppure il pozzo resta vuoto.
Ed è proprio qui che entra in gioco la mente.
Quella parte che analizza, anticipa, ricostruisce, controlla. Non per trovare una verità nuova, ma per ridurre l’incertezza.
Come ricorda Mark Epstein: “La mente che rimugina non cerca la verità, ma sicurezza.”
E allora forse la domanda non è: “Come smetto di pensarci?”
Ma piuttosto: “Che cosa sta cercando di proteggere, dentro di me, questo pensiero?”
Perché a volte non riusciamo a lasciare andare non ciò che fa male… ma ciò che è familiare.
E restare nell’incertezza è spesso più difficile che restare in qualcosa che conosciamo già, anche se ci svuota.
Wilfred Bion lo sintetizzava in modo essenziale: “Il pensiero nasce quando la mente tollera di non sapere.”
Ma proprio il non sapere è ciò che tendiamo a evitare. E così torniamo. Ancora. E ancora.
🌫️ Forse allora il punto non è capire di più.
È accorgersi di quando stiamo continuando a cercare una risposta in un luogo che non risponde più.
E fermarsi, anche solo un istante.
E chiedersi:
– di cosa ho davvero bisogno, adesso?
– cosa sto cercando di non sentire?
Lasciare andare un pensiero non è una rinuncia.
È interrompere un movimento che non nutre più.
È smettere di scavare. E iniziare, finalmente, a sentire la sete.












14/07/2026
Ogni fase della nostra vita ha un ritmo diverso. E non sempre i ritmi restano sincronizzati.Ci sono momenti in cui ti ac...
12/07/2026

Ogni fase della nostra vita ha un ritmo diverso. E non sempre i ritmi restano sincronizzati.
Ci sono momenti in cui ti accorgi che qualcosa è cambiato, senza un motivo preciso. Non è un evento. È una sensazione.
Un tempo eravate vicini, quasi inseparabili. Oggi quella vicinanza sembra appartenere a un’altra versione di te.
Non c’è un colpevole. E spesso non c’è nemmeno una spiegazione.
È la vita che, lentamente, ci spinge verso trasformazioni silenziose.
E così scopri che certi modi di fare, certe conversazioni, certe energie… non ti somigliano più.
Non perché fossero sbagliati. Ma perché erano giusti per la persona che eri allora.
I legami non sono statici: si costruiscono su valori, bisogni, momenti di vita. E quando questi cambiano, cambia anche il modo in cui stiamo nelle relazioni.
💬 Come ricordava Paulo Coelho: “L’uomo deve scegliere. In questo sta la sua forza: il potere delle sue decisioni.”
🌾 Con il tempo cresciamo. E crescere, a volte, significa anche prendere distanza da ciò che non ci rappresenta più.
Ma questa consapevolezza non arriva sempre in modo netto. Spesso è fatta di piccoli segnali: stanchezza dopo un incontro, silenzi che si allungano, o la sensazione di dover “recitare” una versione di sé.
E allora la domanda cambia forma.
Non diventa: “Chi devo tenere?”
Ma piuttosto: “Con chi riesco ancora a essere me stessə?”
Restare per abitudine, per paura di ferire o deludere, può trasformare anche i legami più belli in qualcosa di forzato.
E ciò che era vivo, lentamente, perde respiro.
Prendersi cura di sé non significa chiudere porte con leggerezza. Significa riconoscere quando una relazione è diventata un luogo in cui non ci si incontra più davvero.
🌿 Non sempre restare è la forma più sincera d’affetto. A volte lo è lasciare andare, con rispetto per ciò che è stato.
E con gratitudine per ciò che ha significato.
Forse la domanda più onesta da portarsi dentro è semplice:
👉🏻 questa relazione mi permette ancora di crescere?
👉🏻 o mi sta chiedendo di rimpicciolirmi per poter continuare a funzionare?






Ti ricordi Iriza di Candy Candy?Quella perfetta. Quella elegante. Quella sempre al posto giusto… almeno in apparenza.E p...
05/07/2026

Ti ricordi Iriza di Candy Candy?
Quella perfetta. Quella elegante. Quella sempre al posto giusto… almeno in apparenza.
E poi c’era l’altro lato. Freddo. Tagliente. Preciso.
💔
Iriza non era semplicemente “la cattiva”.
Era quella che sapeva dove colpire. Quella che riusciva a farti sentire sbagliata.
Quella che trasformava ogni fragilità in un’arma. E ogni tua insicurezza in qualcosa da usare contro di te. Fino a farti sentire… meno.
E la parte più scomoda è che non è rimasta dentro un cartone animato.
Perché, in qualche forma, una Iriza l’abbiamo incontrata tutti.
Nello sguardo di qualcuno. In una relazione. In quei momenti in cui sentirsi visti diventava sentirsi giudicati.
E a volte… anche dentro di noi.
Quando diventiamo duri. Quando ci chiudiamo. Quando, invece di sentire, iniziamo a difenderci.
Come ricordava Donald Winnicott, è nella relazione che il sé prende forma. E quando la relazione ferisce, qualcosa dentro può imparare a proteggersi… anche al costo di chiudersi.
Quella durezza, quel bisogno di controllo, quel sentirsi superiori o inferiori… non sono solo tratti della personalità.
A volte sono strategie di sopravvivenza emotiva. Modi per non sentire. 🌿
Anche John Bowlby ci ricorda che le esperienze relazionali precoci lasciano tracce profonde: nel modo in cui ci vediamo, e nel modo in cui stiamo con gli altri. E sì, anche nel modo in cui feriamo… o ci lasciamo ferire.💔
Forse allora Iriza non è solo un personaggio da detestare.
È qualcosa da riconoscere. Fuori… ma anche dentro.
Non per giudicarci. Ma per accorgerci.
Perché, a volte, non restiamo legati alle persone che ci hanno fatto male. Restiamo legati a come ci siamo sentiti con loro.
E quella sensazione può continuare a vivere molto più a lungo di quanto immaginiamo.
Forse il punto non è cancellare Iriza.
Ma iniziare, piano piano, a non restare fedeli a quella ferita.
E chiederci, con più gentilezza:
– cosa è rimasto dentro di me di quelle esperienze?
– e cosa, oggi, non ha più bisogno di essere portato avanti?

Evitare è semplice. Ma è davvero liberatorio?Quante volte rimandiamo una telefonata, una scelta, una conversazione, un p...
29/06/2026

Evitare è semplice. Ma è davvero liberatorio?

Quante volte rimandiamo una telefonata, una scelta, una conversazione, un passo…
non perché siamo pigri, ma perché abbiamo paura.

Paura di non farcela.
Paura di non essere all’altezza.
Paura di sentire troppo.

Allora evitiamo. E speriamo che, col tempo, tutto si dissolva da solo.
Ma raramente succede.

🌀 L’evitamento è un meccanismo di difesa potente.
Nell’immediato ti protegge da ciò che ti mette in difficoltà, ti fa sentire vulnerabile, impreparat*, fuori controllo.

Ma nel lungo periodo cambia funzione: non ti protegge più… ti limita.
Ti chiude in quella che sembra una zona di comfort, ma che spesso è solo una prigione ben arredata.

💬 In una seduta, un paziente mi disse:
“È vero che evitare mi calma… all’inizio. Poi però mi fa sentire incapace di affrontare le cose.”

E dentro questa frase ci si riconosce facilmente.
Perché quell’apparente sollievo iniziale ha un prezzo: fiducia, autostima, possibilità di crescita.

🔁 Più eviti, più tenderai a evitare.
È così che si crea la trappola: si autoalimenta.

L’evitamento è utile solo quando ci protegge da un pericolo reale.
Ma quando diventa la risposta abituale a ciò che ci mette alla prova…
ci porta lentamente a vivere una vita ridotta.
Una vita di rinunce silenziose.

🛤️ Uscirne non è un gesto drastico. È un allenamento.

È scegliere di restare nel disagio abbastanza a lungo da scoprire che puoi attraversarlo.

💡 Affrontare non significa vincere.
Significa esserci.

Presentarsi, anche con paura, incertezza, tremore.
Ma esserci.

🌱 Ogni volta che scegli di non evitare, stai piantando un seme: la fiducia.
All’inizio è piccolo, quasi invisibile.
Ma nel tempo può diventare qualcosa che ti sostiene davvero.

🕊️ Non si tratta di diventare impavidi.
Si tratta di smettere di scappare.

E scoprire, passo dopo passo, che sei più capace di quanto la paura ti abbia fatto credere.





Quante volte la nostra mente si perde in un labirintodi “E se…” che sembrano non avere via d’uscita? 🤯E se non capiscono...
22/06/2026

Quante volte la nostra mente si perde in un labirinto
di “E se…” che sembrano non avere via d’uscita? 🤯

E se non capiscono cosa mi sta succedendo?
E se soffoco?
E se nessuno arriva ad aiutarmi? 🚨

Questi sono i pensieri che assalgono chi convive con l’ansia: pensieri ansiogeni che intrappolano e paralizzano.

Secondo la psicologia cognitivo-comportamentale, questi pensieri automatici negativi sono il motore che alimenta l’ansia, creando una spirale da cui sembra impossibile uscire.

Aaron Beck, uno dei padri di questa disciplina, ci ha insegnato che riconoscere questi pensieri è il primo passo per non esserne vittime:

“La distinzione tra pensieri ansiogeni e ansiolitici rappresenta la base per interve**re sulle emozioni con tecniche cognitive.”

L’ansia è come una tempesta dentro la testa, dove ogni onda sembra una possibile minaccia 🌩️🌊

Eppure, proprio dentro questo mare agitato, esistono pensieri diversi: quelli ansiolitici, piccoli fari di speranza 🕯️

“Ho superato anche questo, passerà.”
“Non sono solo, altri lo hanno vissuto e ne sono usciti.”
“Il batticuore è fastidioso, ma non pericoloso.” ❤️‍🩹

Questi pensieri non negano ciò che stai vivendo, ma ti aiutano a attraversarlo.

Sono voci interiori più lucide e realistiche, che riportano la mente nel presente e riattivano la capacità di affrontare la situazione con maggiore equilibrio.

Questo processo è fondamentale per la regolazione emotiva: la capacità di calmarsi dentro la propria tempesta.

Come spiega Steven C. Hayes, fondatore della Acceptance and Commitment Therapy (ACT):

“Non possiamo evitare che le nuvole passino nella mente, ma possiamo imparare a non farci travolgere dalla tempesta.”

Un’altra chiave importante è il ruolo dell’overthinking, il rimuginio: quel continuo ripensare negativo che mantiene acceso il fuoco dell’ansia.

Le ricerche di Susan Nolen-Hoeksema mostrano come il rimuginio sia uno dei principali fattori che alimentano ansia e depressione.

E allora la domanda diventa:
come possiamo imparare a riconoscere e nutrire i pensieri ansiolitici, senza restare intrappolati nell’overthinking? 🤔🔄

Forse non si tratta di eliminare la paura, ma di imparare a starci dentro senza esserne dominati.

Accettarla, attraversarla, e ricordarsi che:
💪 “Sto vivendo questo momento, ma non sono il mio pensiero.”

Ti invito a fermarti un istante.
Respira. 🧘‍♂️

E chiediti:
quali pensieri oggi sto scegliendo di ascoltare? 🌿






🌱 Nasce un nuovo spazio.E non è un laboratorio.È qualcosa di più semplice...ma non per questo meno profondo e autentico....
17/06/2026

🌱 Nasce un nuovo spazio.
E non è un laboratorio.
È qualcosa di più semplice...
ma non per questo meno profondo e autentico.
Uno spazio pensato per fermarsi.
Per ascoltarsi.
Per stare, senza dover fare nulla di speciale.
Negli anni, attraverso i laboratori esperienziali, abbiamo lavorato in profondità.
E so bene che non sempre è il tempo o il momento per entrare in quel tipo di esperienza.
A volte serve altro.
Uno spazio più morbido.
Più accessibile.
Più vicino alla vita di tutti i giorni.
🔄 Cosi è nato questo ciclo di incontri.
Un tempo di dialogo, ascolto e piccole esperienze.
Con il mio modo di lavorare, certo.
Con il corpo, con il respiro, con ciò che emerge.
Ma in una forma più leggera. Più fluida. Più aperta.
Un luogo dove non serve essere pront*.
Serve solo esserci. 🫂

Il primo incontro sarà:
“Quando ti fermi, cosa succede dentro di te?”

Perché non sempre è facile rallentare.
E a volte, proprio lì... si apre qualcosa.

Questo sarà il primo passo di un percorso nuovo, che accompagnerà i mesi a ve**re.

Può essere:
🌀 una chiusura gentile per chi ha già fatto un percorso
👣 oppure un primo contatto per chi sente curiosità, ma non ha mai partecipato ad incontri di gruppo.

Senza aspettative.
Senza performance.
Solo presenza.

Se senti che ti riguarda, forse questo spazio è anche per te.

Scrivimi per avere più info ℹ️

P.s. Eh si… so che saremo a luglio ed è per questo che berremo qualcosa di fresco! 😉🍹

🦋🫂

📅 Primo incontro
15 luglio alle ore 18:30
Zona San Giovanni – Roma

https://www.psicoterapeutaromaappia.it/una-tazza-di-te/












Indirizzo

Via Appia Nuova, 91
Rome
00183

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Dott.ssa Concetta Di Benedetto pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta Lo Studio

Invia un messaggio a Dott.ssa Concetta Di Benedetto:

Condividi

Digitare