Michele Lanotte - Psicologo Psicoterapeuta

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Michele Lanotte - Psicologo Psicoterapeuta Psicoterapeuta Strategico Integrato. Terapeuta EMDR.

QUANDO CI MANCA QUALCUNO, LA MEMORIA SA ESSERE TERRIBILMENTE INGIUSTA.Ti restituisce certi abbracci con una precisione q...
18/10/2026

QUANDO CI MANCA QUALCUNO, LA MEMORIA SA ESSERE TERRIBILMENTE INGIUSTA.

Ti restituisce certi abbracci con una precisione quasi crudele. Ti rimette addosso la voce, il calore, quella familiarità costruita nel tempo. E per qualche istante tutto quello che hai attraversato sembra pesare di meno.

Non è una bugia. Quegli abbracci c'erano. Ma sono solo un pezzo della storia, e la memoria ti consegna quello.

Il resto lo sai. Sai quanto ti è costato arrivare fin lì, che tu abbia lasciato o sia stato lasciato. Sai quante volte hai sperato che qualcosa cambiasse. Quante volte hai provato a convincerti che quello che avevate potesse bastare. E quanto è stato difficile ammettere che si può amare fino in fondo una persona e stare male, accanto a lei.

La parte che brucia di più, in certe separazioni, è dover rinunciare anche a ciò che era stato bello davvero. Senza poterlo disprezzare. Senza poter dire che fosse tutto un errore. Senza il conforto di pensare che non ne sia valsa la pena.
Perché ne è valsa la pena. Almeno per un tratto. Poi qualcosa si è spezzato, e hai dovuto decidere cosa fare di quel male che non smetteva.

Ci saranno ancora giorni in cui vorresti cercare quella persona, per riavere un attimo di quello che eravate. E forse ti servirà tutta la forza che hai per non farlo.

Perché ci sono abbracci di cui si sente una mancanza feroce, pur sapendo che tornare a riceverli vorrebbe dire rientrare in una vita da cui è costato tanto uscire.



𝐼𝓁𝓁𝓊𝓈𝓉𝓇𝒶𝓏𝒾𝑜𝓃𝑒 Lilybris - Cecilia Roda

LE COSE CHE HO SMESSO DI DIRTIC’è un momento, nelle relazioni, che passa quasi sempre inosservato. È quando hai qualcosa...
11/10/2026

LE COSE CHE HO SMESSO DI DIRTI

C’è un momento, nelle relazioni, che passa quasi sempre inosservato. È quando hai qualcosa da raccontare alla persona che ami e, per un istante, pensi: «Lascia perdere».

E lasci perdere davvero.

Non è successo niente di straordinario. Continuate a ridere, a cercarvi, a fare progetti. Ci sono ancora le domeniche insieme, le stupidaggini che fanno ridere soltanto voi, i gesti che conoscete a memoria.

Eppure qualcosa, da qualche parte, ha cominciato a cambiare.

Forse è successo durante uno dei vostri soliti litigi. Tu cercavi di spiegare perché una cosa ti aveva fatto male. L’altro si è sentito accusato. Ha risposto difendendosi, tu hai reagito, e alla fine avete discusso per un’ora senza riuscire a parlare davvero di quello che ti aveva ferito.

Poi avete fatto pace. Vi siete abbracciati. Magari avete persino fatto l’amore.
Soltanto che quella cosa è rimasta lì.
E la volta successiva ti sei ricordato di quanto ti era costato provare a spiegarla.

Così hai cominciato a scegliere.

Questo glielo dico. Questo è meglio di no. Questa cosa mi ha fatto male, ma stasera stiamo bene e non voglio rovinare tutto.

All’inizio sembrano piccole rinunce. Poi diventano un’abitudine. E a forza di proteggere la tranquillità della coppia, finisci per sacrificare proprio la parte di te che avrebbe bisogno di essere conosciuta.

La cosa dolorosa è che puoi continuare a desiderare quella persona. Puoi essere felice di vederla, sentirne la mancanza, volerle bene sinceramente.

E tuttavia non sentirti più libero di raccontarle quello che ti succede dentro.

È una solitudine difficile persino da riconoscere, perché dall’esterno non manca quasi nulla. E anche dall’interno ci sono giorni in cui ti convinci che vada tutto bene.

Ma quante volte hai preferito essere tranquillo anziché essere sincero. E quante volte avete chiamato pace il semplice fatto di aver smesso di discutere.

Perché c’è una differenza enorme tra fare pace e sentirsi capiti.

Quando un litigio finisce, dovrebbe restare almeno qualcosa che prima non sapevate l’uno dell’altro. Una paura, una fragilità, un bisogno che non eravate riusciti a vedere.

Altrimenti ogni discussione vi insegnerà soltanto quali parti di voi è meglio tenere nascoste.

E forse una delle cose più tristi che possano accadere in amore è proprio questa: avere ancora tantissime cose da dirsi e cominciare, lentamente, a non raccontarsele più.



𝐼𝓁𝓁𝓊𝓈𝓉𝓇𝒶𝓏𝒾𝑜𝓃𝑒 lilybris

Ci sono persone che non restano.Ma restano le conseguenze.Nel modo in cui ti fidi.Nel modo in cui impari a sentirti a ca...
29/08/2026

Ci sono persone che non restano.
Ma restano le conseguenze.

Nel modo in cui ti fidi.
Nel modo in cui impari a sentirti
a casa con qualcuno.
Nel modo in cui immagini il futuro.

E questa è la parte strana.

Puoi andare avanti.
Puoi cambiare vita.
Puoi diventare altro.

E continuare a portarti dentro
la forma di qualcosa
che non è più con te.

Perché alcune persone
non appartengono più alla tua vita,
ma appartengono per sempre
a quello che sei diventato.

Ciao Ale..



𝐼𝓁𝓁𝓊𝓈𝓉𝓇𝒶𝓏𝒾𝑜𝓃𝑒

LA PARTE PIÙ DIFFICILE DELLA VITA NON È SALIREÈ smettere di vergognarsi delle proprie discese.È riconoscere che alcune d...
06/08/2026

LA PARTE PIÙ DIFFICILE DELLA VITA NON È SALIRE

È smettere di vergognarsi delle proprie discese.

È riconoscere che alcune discese
non sono cedimenti,

ma movimenti necessari.

Perché ci hanno sempre convinti
che ogni passo verso il basso
sia una sconfitta.

Ma nessuno ci ha detto
che le radici
crescono nella direzione opposta
dei rami.

Le radici non crescono verso la luce.

E forse chi scende
non sta crollando.

Sta andando verso
il punto esatto
da cui ogni rinascita comincia.

Sotto.

Dove nessuno guarda.

È lì che la vita sta preparando
la forza
che un giorno
darà un senso
anche a questa discesa.



𝐼𝓁𝓁𝓊𝓈𝓉𝓇𝒶𝓏𝒾𝑜𝓃𝑒 lilybris

PENELOPECi sono attese che non nascono dalla speranza.Nascono dal fatto che una parte di noi non è ancora pronta a sopra...
28/07/2026

PENELOPE

Ci sono attese che non nascono dalla speranza.
Nascono dal fatto che una parte di noi non è ancora pronta a sopravvivere alla risposta.

E allora tratteniamo il tempo.

Rileggiamo le stesse parole.
Torniamo sugli stessi pensieri.
Costruiamo durante il giorno ciò che, nel silenzio della notte, torniamo lentamente a disfare.

Non perché non sappiamo scegliere.

Perché alcune decisioni diventano possibili solo quando smettono di sembrarci una forma di amputazione.

Da fuori sembra immobilità.
Dentro, invece, sta accadendo un lavoro estenuante. Stiamo cercando di separare ciò che desideriamo da ciò che esiste.
Quello che abbiamo amato da quello che ci ha ferito. La speranza che qualcosa cambi dalla paura di scoprire che non cambierà.

Per questo non tutte le attese sono vuote.

Alcune servono a costruire il punto interno da cui riusciremo, un giorno, a dire basta senza sentire di morire.

Il problema arriva quando la tela non protegge più dal dolore, ma diventa il luogo in cui continuiamo a rimandare la nostra vita.

Quando disfare non serve più a capire cosa tenere. Serve soltanto a non vedere che qualcosa è già finito.

Forse maturare è riconoscere quel momento.
Il momento in cui aspettare smette di essere cura
e diventa una fedeltà silenziosa alla paura.

Perché il tempo trattenuto, prima o poi, presenta il conto. E scegliere non significa sempre sapere quale strada sia giusta. A volte significa soltanto smettere di disfare, ogni notte, la vita che durante il giorno stavi finalmente provando a costruire.

A volte mi chiedono cosa resti a un terapeuta quando una terapia finisce. La verità è che non lo so mai prima. Ogni perc...
16/07/2026

A volte mi chiedono cosa resti a un terapeuta quando una terapia finisce. La verità è che non lo so mai prima. Ogni percorso lascia qualcosa. Non sempre una frase, non sempre un ricordo.
A volte lascia un modo diverso di guardare il dolore, e di guardare se stessi.

Oggi si è concluso il percorso di una mia paziente. Prima di salutarci mi ha regalato questo piccolo oggetto, realizzato da lei con le sue mani. Mi ha detto: “È una paperella in un laghetto.” E poi ha aggiunto che quel laghetto rappresentava per lei la terapia: un posto in cui fermarsi, respirare, sentirsi al sicuro. L’ho guardato a lungo. E ho pensato che non stavo osservando una paperella. Stavo guardando una persona che non aveva più bisogno che fossi io a tenerla a galla.

Credo che questo sia uno dei momenti più difficili e più belli del nostro lavoro. Accorgerci che qualcuno, lentamente, ha smesso di cercare nel terapeuta quello che finalmente ha trovato dentro di sé. Perché la terapia, quando funziona davvero, ha un obiettivo un po’ paradossale. Rendere il terapeuta sempre meno necessario. E credo che non esista saluto più bello di questo.

Ogni percorso che si conclude porta con sé una piccola malinconia. Perché per mesi, a volte per anni, entri in una storia. Conosci paure che nessun altro conosce. Ascolti parole che spesso non sono mai state dette ad alta voce. Vedi nascere parti di una persona che fino a quel momento non avevano mai trovato un posto.

Poi arriva un giorno in cui quella persona esce dalla stanza… e continua a camminare senza di te. Ed è esattamente quello che speravi accadesse dal primo incontro.

Questo piccolo laghetto ora è sulla mia scrivania e mi ricorda il privilegio di assistere al momento in cui qualcuno ricomincia a fidarsi della propria acqua e scopre di saper nuotare. Ed è una cosa che continua a commuovermi. Ogni volta.

NESSUNO TI PREPARAAL TEMPO CHE ESISTE DOPO UNA FINETutti parlano del momento in cui qualcuno se ne va.Quasi nessuno parl...
03/07/2026

NESSUNO TI PREPARA
AL TEMPO CHE ESISTE DOPO UNA FINE

Tutti parlano del momento
in cui qualcuno se ne va.
Quasi nessuno parla
di quanto rimane.

Di quella strana distanza
tra ciò che è successo fuori
e ciò che dentro
non è ancora riuscito ad accadere.

Perché una persona può uscire dalla tua vita
molto prima di uscire da te.

E allora vivi in due tempi diversi.
Nel presente
in cui sai perfettamente la verità.
E in un luogo nascosto
dove una parte di te
continua ancora una conversazione interrotta.

Cerca spiegazioni.
Immagina finali diversi.
Protegge un futuro
che non arriverà mai.

Non perché non accetta.
Non perché non capisce.
Ma perché alcune assenze
non lasciano subito un vuoto.

Lasciano una presenza
senza più una persona.
Ed è questo che confonde.

Sentire ancora vicino
qualcuno che ormai è lontano.
Portare dentro
qualcosa che fuori non esiste più.

Per questo non ricominci.
Prima devi dimenticare.

Non la persona.
Quello sarebbe quasi più semplice.

Devi dimenticare il modo
in cui la tua mente
aveva imparato a prevedere la vita.

L’orario in cui arrivava un messaggio.

Il gesto automatico
di prendere il telefono
per raccontare qualcosa.

La certezza invisibile
che da qualche parte nel mondo
qualcuno sapesse cosa ti stava succedendo.

Perché alcune persone
non occupano solo uno spazio.
Diventano coordinate.

Diventano il modo
in cui misuriamo le giornate.
E quando finiscono
non manca solo qualcuno.

Per un po’ manca il linguaggio
con cui avevamo imparato
a tradurre il mondo.

È per questo che cerchi.
Che torni.
Che controlli.

Non stai inseguendo solo una persona.
Stai cercando il luogo interno
in cui sapevi ancora chi eri.

Ma col tempo,
lentamente,
il cervello fa una cosa dolorosissima.

Smette di aspettare.
Non perché abbia dimenticato.

Ma perché lentamente
ciò che manca
smette di essere il centro
attorno a cui tutto il resto
prendeva forma.

E così non guarisci
quando quella persona
smette di mancarti.

Forse guarisci quando un giorno
succede qualcosa di bello
e non senti più l’istinto
di portarlo lì.

Guarisci quando qualcosa accade
e per la prima volta
non diventa nostalgia
di chi non c’è.



𝐼𝓁𝓁𝓊𝓈𝓉𝓇𝒶𝓏𝒾𝑜𝓃𝑒 minillustrazioni_linz

Lavorare su te stesso è il regalo più grande che puoi farti…
25/05/2026

Lavorare su te stesso è il regalo più grande che puoi farti…

CI SONO TEMPESTE CHE SCEGLIAMOQuasi mai ci feriscono coseche non avevamo intuito.Le sentiamo arrivare molto prima.Nel to...
22/05/2026

CI SONO TEMPESTE CHE SCEGLIAMO

Quasi mai ci feriscono cose
che non avevamo intuito.

Le sentiamo arrivare molto prima.

Nel tono di una voce che cambia.
In una distanza che comincia piano.
In quella strana sensazione
che qualcosa si stia spostando
e non abbia più il nostro nome.

Eppure restiamo.

Non perché siamo ingenui.

Perché ci sono momenti
in cui una persona preferisce
rischiare di rompersi

piuttosto che tornare
a non sentire niente.

Questa è la parte che quasi nessuno dice.

Che a volte non lasciamo aperta una finestra
per distrazione.

La lasciamo aperta
perché non respiriamo da troppo tempo.
Perché certe presenze sembrano promettere
un respiro che non ricordavamo.

E allora entra tutto.

L’aria.
La luce.
La possibilità.

E sì, entra anche il temporale.

E dopo resti lì, nel silenzio che segue le tempeste,
a chiederti se ne sia valsa la pena.

Ma alcune ferite
non nascono perché abbiamo sbagliato.

Nascono perché per un attimo

abbiamo scelto la vita
più della protezione.



𝐼𝓁𝓁𝓊𝓈𝓉𝓇𝒶𝓏𝒾𝑜𝓃𝑒 minillustrazioni_linz

IO NON RIESCO A RESPIRARE SENZA DI TECi sono frasi che alcune persone pronuncianocon tutto l’amore che hanno.Le dicono c...
20/05/2026

IO NON RIESCO A RESPIRARE SENZA DI TE

Ci sono frasi che alcune persone pronunciano
con tutto l’amore che hanno.

Le dicono con il corpo.
Con la paura.
Con la parte più nuda di sé.

Ma dall’altra parte
non arriva la stessa cosa.

Non perché l’altro sia crudele
o perché non voglia.

Perché certe cose non obbediscono.

L’amore non nasce
dove dovrebbe.
Non cresce perché lo meriti.
Non aumenta in proporzione
a quanto resti,
a quanto aspetti,
a quanto sei disposto a perdere di te.

E questa è una delle verità
più difficili da attraversare.

Che puoi amare qualcuno
in modo puro,
totale,
con quella fedeltà silenziosa
che ti fa sentire
che potresti restare tutta la vita.

E quella persona può non sentire
niente che ti somigli.

La parte più dolorosa
non è essere rifiutati.

È vedere qualcuno
desiderare proprio ciò che tu gli stai offrendo,
cercarlo disperatamente,
averne fame…

e capire che non lo cerca in te.

Che quell’amore lo vuole.
Lo sogna.
Lo aspetta.

Ma da un’altra parte.

E lì succede qualcosa
che spezza in un punto profondissimo.
Perché non perdi solo qualcuno.

Perdi l’idea che l’intensità
possa bastare.

Scopri che esistono amori
immensi,
puliti,
reali

che non incontrano
il luogo in cui accadere.

Forse questa è la parte più difficile.

Accettare che qualcosa
possa essere stato vero,
profondo, importantissimo…

e nonostante questo
non essere destinato
a diventare vita.

Perché non tutto ciò che esiste dentro di noi
trova un posto nel mondo
capace di restituirgli forma.



𝐼𝓁𝓁𝓊𝓈𝓉𝓇𝒶𝓏𝒾𝑜𝓃𝑒 lilybris

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