Maria Rosaria Oliva - Psicologa, Psicoterapeuta

Maria Rosaria Oliva - Psicologa, Psicoterapeuta Psicologa clinica, Psicoterapeuta.

28/11/2022

Sezione La Cura:
"𝘓𝘢 𝘤𝘭𝘪𝘯𝘪𝘤𝘢 𝘥𝘦𝘭𝘭'𝘢𝘯𝘰𝘳𝘦𝘴𝘴𝘪𝘢" di Paolo Cotrufo:

“Non avevo successo su nulla, non ero altro che una ragazzina traboccante di stupide paure. Decisi di contrapporvi un coraggio assurdo, quello di avere successo almeno sul mio stesso corpo. Un successo penoso, privo di qualsiasi fondamento logico, che ti si ritorce contro, ma per me folgorante, accecante… era una vita che aspettavo di vincere in qualcosa. Non mangiare è un atto che richiede fatica. Chi pensa che l’anoressica non ha fame si sbaglia di grosso, l’anoressica è affamata. E sono gli stessi crampi della fame urlanti ‘dammi cibo’ che, quando sopportati e inascoltati, fanno sentire grandiosa un’anoressica. Non ci sarebbe gusto a essere un’anoressica se non ci fosse la fame. Ciò che mi rendeva forte era la privazione di ciò che volevo, la ferma e irremovibile intransigenza nei confronti di ogni richiesta proveniente dalle mie viscere. Io voglio – diceva il corpo – tu taci – rispondevo io. Era una sfida. Correvo per un’ora sul tapis roulant della palestra – adesso basta, sono stanco – implorava lui – ancora 15 minuti – mi imponevo io. Solo così sarei salita sul podio. Mi costringevo a guardare gli altri mangiare per godere della mia capacità di resistere davanti a tutto ciò che avrei divorato, seduta a tavola me ne stavo silenziosa e altezzosa con la corona sulla testa a guardare finalmente tutti dall’alto in basso”. Così si esprime Zoe (Cotrufo & Zoe, 2016) a proposito della sua anoressia, io credo che in questo passaggio ci siano gli aspetti salienti sempre presenti in un caso di anoressia, li riassumerei così:

• Un profondo senso di inadeguatezza, in un linguaggio psicoanalitico un Io molto fragile;

• Una sostanziale dissociazione mente/corpo ed una ferrea disciplina imposta dalla prima sul secondo (ascetismo);

• Il contenimento della fame (e di ogni altra eccitazione del corpo, ad es. la sessualità) quale strumento per restaurare la fragilità egoica;

• Il godimento della rinuncia: l’orgasmo da fame (Kestemberg, Kestemberg, Decobert, 1974). Tale godimento contribuisce al mantenimento della sintomatologia.

https://www.spiweb.it/la-cura/anoressia-p-cotrufo/

06/05/2022

«È un fatto che non sfugge agli psicoanalisti: le vite immerse nella furia produttivistica del nostro tempo lamentano tutte una perpetua insoddisfazione e una perdita verticale del
senso. Anche la Scuola è stata investita da questa cattiva ideologia iperattivistica: ha valore solo ciò che è produttivo. L’egemonia del modello “impresa” ha deturpato la sua vocazione più profonda. Il linguaggio
dell’azienda ha imbastardito il suo lessico, stravolto le sue procedure, intossicato la vita della sua comunità.Diventa sempre più difficile pensare alla Scuola come alla possibilità di un tempo non colonizzato dalla necessità produttiva. [...] Dedicare un pomeriggio alla lettura di una poesia, considerato dal punto di vista economicistico, appare uno spreco di tempo. È quello che un noto imprenditore
rimprovera continuamente ai nostri giovani: lo studio non è affatto necessario al lavoro. Eppure è proprio da questo uso improduttivo del tempo - di cui la Scuola dovrebbe essere custode - che potremmo trarre una lezione fondamentale: la formazione non deve essere una palestra piegata alla logica del successo individuale, a una gara di tutti contro tutti, ma un tempo dove si impara collettivamente a dare un senso singolare alla propria esistenza»

https://www.massimorecalcati.it/images/0_Documento_1.pdf

Al link, "Quando il lavoro si trasforma in una divinità pagana": l'articolo di Massimo Recalcati apparso su ala Stampa di ieri.

Buona lettura!
SC

07/03/2022

I genitori prima devono pilotare la nave dei figli, poi insegnargli come si guida, infine scendere e lasciarli partire per il loro viaggio. Anche se l'istinto è quello di tenerli sempre con sé, se gli si vuole bene, bisogna essere felici di vederli partire.

Maura Manca

04/03/2022

VALORE
Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.
Considero valore il regno minerale, l’assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finché dura un pasto, un sorriso involontario,
la stanchezza di chi non si è risparmiato, due vecchi che si amano.
Considero valore quello che domani non varrà più niente e quello che oggi
vale ancora poco.
Considero valore tutte le ferite.
Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe, tacere
in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi,
provare gratitudine senza ricordarsi di che.
Considero valore sapere in una stanza dov’è il nord, qual è il nome
del vento che sta asciugando il bucato.
Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca,
la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.
Considero valore l’uso del verbo amare e l’ipotesi che esista un creatore.
Molti di questi valori non ho conosciuto.
Erri De Luca

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Rome
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