28/11/2022
Sezione La Cura:
"𝘓𝘢 𝘤𝘭𝘪𝘯𝘪𝘤𝘢 𝘥𝘦𝘭𝘭'𝘢𝘯𝘰𝘳𝘦𝘴𝘴𝘪𝘢" di Paolo Cotrufo:
“Non avevo successo su nulla, non ero altro che una ragazzina traboccante di stupide paure. Decisi di contrapporvi un coraggio assurdo, quello di avere successo almeno sul mio stesso corpo. Un successo penoso, privo di qualsiasi fondamento logico, che ti si ritorce contro, ma per me folgorante, accecante… era una vita che aspettavo di vincere in qualcosa. Non mangiare è un atto che richiede fatica. Chi pensa che l’anoressica non ha fame si sbaglia di grosso, l’anoressica è affamata. E sono gli stessi crampi della fame urlanti ‘dammi cibo’ che, quando sopportati e inascoltati, fanno sentire grandiosa un’anoressica. Non ci sarebbe gusto a essere un’anoressica se non ci fosse la fame. Ciò che mi rendeva forte era la privazione di ciò che volevo, la ferma e irremovibile intransigenza nei confronti di ogni richiesta proveniente dalle mie viscere. Io voglio – diceva il corpo – tu taci – rispondevo io. Era una sfida. Correvo per un’ora sul tapis roulant della palestra – adesso basta, sono stanco – implorava lui – ancora 15 minuti – mi imponevo io. Solo così sarei salita sul podio. Mi costringevo a guardare gli altri mangiare per godere della mia capacità di resistere davanti a tutto ciò che avrei divorato, seduta a tavola me ne stavo silenziosa e altezzosa con la corona sulla testa a guardare finalmente tutti dall’alto in basso”. Così si esprime Zoe (Cotrufo & Zoe, 2016) a proposito della sua anoressia, io credo che in questo passaggio ci siano gli aspetti salienti sempre presenti in un caso di anoressia, li riassumerei così:
• Un profondo senso di inadeguatezza, in un linguaggio psicoanalitico un Io molto fragile;
• Una sostanziale dissociazione mente/corpo ed una ferrea disciplina imposta dalla prima sul secondo (ascetismo);
• Il contenimento della fame (e di ogni altra eccitazione del corpo, ad es. la sessualità) quale strumento per restaurare la fragilità egoica;
• Il godimento della rinuncia: l’orgasmo da fame (Kestemberg, Kestemberg, Decobert, 1974). Tale godimento contribuisce al mantenimento della sintomatologia.
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