23/11/2025
In questi giorni sono circolate affermazioni molto fuorvianti sulla 𝐯𝐢𝐨𝐥𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐢 𝐠𝐞𝐧𝐞𝐫𝐞, presentata come qualcosa di “iscritto nel nostro codice genetico”.
È importante chiarirlo con fermezza: 𝐧𝐨𝐧 𝐞𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞 𝐢𝐥 𝐠𝐞𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐯𝐢𝐨𝐥𝐞𝐧𝐳𝐚.
Usare la biologia per giustificare o rendere “inevitabile” la violenza maschile è pericoloso, perché rischia di naturalizzarla e di indebolire la responsabilità personale e sociale.
L’unico vero terreno su cui possiamo incidere è l’𝐞𝐝𝐮𝐜𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞.
Ma se si sostiene che la resistenza all’uguaglianza sia nel DNA, allora si svuota di senso proprio ciò che può fare la differenza.
Inoltre, ti**re in ballo il “subconscio freudiano” come se c’entrasse con la genetica crea solo ulteriore confusione: se davvero fosse tutto scritto nei geni, non avrebbe senso neppure il nostro lavoro come psicologi.
Le vere strategie, quelle che funzionano, sono queste:
1. Educare all’affettività, al rispetto, alla gestione delle emozioni e delle relazioni sin dall’infanzia.
2. Promuovere un cambiamento culturale reale, a partire dal linguaggio delle istituzioni e dei media, fino a pubblicità, film, prodotti culturali.
È un percorso lungo, sì. Ma è l’unico che può portarci verso un’Italia più sicura e più giusta.
I Paesi con meno violenza sulle donne non hanno un DNA diverso: 𝐡𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐜𝐮𝐥𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐞𝐝 𝐞𝐝𝐮𝐜𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐞.