Dott. Marco Guadalupi

Dott. Marco Guadalupi Faccio lo psicoterapeuta tra Roma e Terni. Provo a muovere i pensieri per cambiare prospettiva.

30/10/2023
La diagnosi in psicopatologia è uno strumento prezioso che può indirizzare il lavoro di psicologi e psichiatri, ma tropp...
21/01/2023

La diagnosi in psicopatologia è uno strumento prezioso che può indirizzare il lavoro di psicologi e psichiatri, ma troppo spesso la si confonde con la diagnosi medica.
La malattia mentale infatti il più delle volte non è riconducibile a cause “fisiche”, i suoi contorni sono meno definiti, spesso non è disgiunta dalla persona stessa ma con essa si combina inestricabilmente. La valenza soggettiva della patologia psichica è ancora più evidente quando si parla di ansia o depressione, che in molti casi non sono altro che stati d’animo confusi con malattie da eliminare.
Eppure tante persone preferiscono pensarsi come psicologicamente malate - di volta in volta “depressi, “bipolari”, soprattutto “borderline” che è il calderone nel quale buttare ogni comportamento deviante - piuttosto che intendere la propria sofferenza come una manifestazione di se stessi.
Riconoscere che il malessere psicologico non è il risultato di un agente patogeno ma riguarda sé è una consapevolezza che spaventa, perché riporta all’interno qualcosa che si vorrebbe cacciare fuori, ma nei fatti restituisce il potere di farci i conti, dando voce ad un mondo interno rimasto inascoltato.

Parlare di psicologia sui social è molto meno agevole di quanto sembri. Non è facile concentrare concetti estremamente c...
12/01/2023

Parlare di psicologia sui social è molto meno agevole di quanto sembri.
Non è facile concentrare concetti estremamente complessi negli spazi e nei tempi di una comunicazione tarata sul livello di attenzione dello scrolling.
Per questo si tende (e nessuno di noi può dirsi completamente esente da questa propensione) a tramutare in consigli ed esortazioni concetti che necessiterebbero di tutt’altra elaborazione, ed a proporre certezze al posto del relativismo che dovrebbe caratterizzare l’incontro con la soggettività.

Indicazioni del tipo “sii assertivo!” si leggono sui social di tanto in tanto. A ben vedere, un’esortazione di questo tipo contiene in sè un paradosso, quello di invitare ad affermare se stessi seguendo l’invito di qualcun altro. È lo stesso paradosso presente nell’educazione di tanti: “sii assertivo”, “sii autonomo”, “sii libero”. È vera indipendenza invece il poter scegliere se e quando essere assertivi, autonomi, liberi, e quando non esserlo. La libertà e l’indipendenza nascono da dentro, non si possono prendere da fuori, neanche dal “consiglio” di uno psicologo. Lo psicologo si limita ad aiutare la persona a tracciare la sua strada verso l’autonomia.

Il principale merito della serie Netflix “Dahmer”, dedicata al mostro di Milwaukee, è quella di aver presentato il perso...
31/10/2022

Il principale merito della serie Netflix “Dahmer”, dedicata al mostro di Milwaukee, è quella di aver presentato il personaggio del serial killer in una luce diversa dal solito.

Il ritratto di Jeffrey Dahmer che emerge non è appiattito sullo stereotipo del mostro, ma risulta dotato di una tridimensionalità attraverso cui si intravede un funzionamento psicologico coerente nella sua organizzazione e nella sua evoluzione.

La definizione di mostro serve alla persona comune a tracciare un solco tra se stesso e chi mette in atto comportamenti così raccapriccianti.
Paradossalmente la storia racconta che proprio la sensazione di essere diverso, alimentata dall’atteggiamento di una società che tende ad escludere chi si distanzia dalle sue regole, avrebbe rafforzato certi comportamenti che da disfunzionali si sono trasformati in antisociali e criminali.

La storia di Dahmer illustra come dietro qualunque azione messa in atto da chiunque ci sia sempre un senso personale, senso che non ci si sceglie ma che deriva da molteplici fattori evolutivi, anche se, differentemente da quanto fatto dal protagonista, si può sempre scegliere di provare a cambiarlo.

Spesso il rinunciare in partenza a giocare una partita (nello sport, nel lavoro, nella vita) raccontando a se stessi di ...
27/10/2022

Spesso il rinunciare in partenza a giocare una partita (nello sport, nel lavoro, nella vita) raccontando a se stessi di non essere all’altezza, nasconde la rinuncia a confrontarsi con situazioni in cui non si ha la certezza di vincere facile. 😓

In questi casi dirsi di non valere serve paradossalmente a difendere un’immagine di sé idealizzata e preservata come se fosse tenuta in una teca, un’immagine di sé che non prevede la sconfitta o la frustrazione.

Poter “essere”, senza farsi definire dal risultato di una prova, permette invece di affrontarla ricercando il successo, ma nello stesso tempo potendo fare tesoro anche della sconfitta che se accettata diventa, al pari della vittoria, occasione per conoscersi e migliorarsi. 🏆

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