Noesi

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Noesi Sono psicologa clinica e di comunità. Tutte le informazioni dettagliate si trovano su www.noesi.info

07/06/2026
07/06/2026
07/06/2026

A volte chi ha vissuto un trauma si sente dire che dovrebbe “andare avanti”, “non pensarci più”, “lasciare il passato dov’è”.

Ma il trauma non funziona così.
Non sempre finisce quando finisce l’evento.
A volte resta nel corpo, nei pensieri, nelle reazioni improvvise, nella difficoltà a sentirsi davvero al sicuro anche quando il pericolo non c’è più.

Il disturbo da stress post-traumatico è una ferita che merita ascolto, tempo e supporto adeguato.

Se senti che qualcosa del passato continua a pesare sul tuo presente, parlarne con un professionista può aiutarti a dare un nome a quello che vivi e a trovare strumenti per affrontarlo. 🦋

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07/06/2026

Ogni città racconta una storia diversa di ciò che è possibile.

Viaggiare non cambia chi siamo, ma può offrire una prospettiva diversa sulla nostra vita. Alcune convinzioni sembrano solide semplicemente perché le osserviamo sempre dallo stesso punto di vista.

Quando ci allontaniamo, anche solo per un po', capita di accorgerci che ciò che consideravamo una certezza era spesso soltanto abitudine.

The Jan Approach™

07/06/2026

L'obiettivo è cambiare dall'interno i propri meccanismi distruttivi.

12/04/2026

Ciò che accade pesa meno della lettura che ne viene fatta. Non è il contesto a determinare l’esito.

Durante un lavoro di coaching aziendale ho osservato una dinamica che ho già visto ripetersi in contesti ad alta competenza e che viene spesso attribuita alla comunicazione, senza essere letta per ciò che realmente è.

Due persone entrano in contrasto, il tono si irrigidisce, il rispetto si incrina, la tensione cresce. In superficie appare come uno scambio gestito male, qualcosa che si potrebbe correggere intervenendo su modalità e strumenti.

Ciò che determina davvero l’esito si colloca altrove.

La percezione di sé orienta la lettura di ciò che accade, stabilisce cosa viene colto, cosa viene amplificato e cosa assume il significato di attacco, distanza o mancanza. Quando diventa il riferimento implicito attraverso cui ogni gesto viene interpretato, anche segnali neutri cambiano valore e si caricano di una tensione che non appartiene alla situazione in sé.

L’energia si disperde, il focus si frammenta, la qualità del lavoro si abbassa, non per mancanza di capacità ma perché il livello da cui le persone stanno operando non consente una lettura lucida.

Intervenire sulla comunicazione, in questi casi, resta superficiale. È il modo in cui viene letta la realtà esterna a determinare la qualità della relazione, della collaborazione e del risultato, e quella lettura dipende direttamente dalla percezione di sé.
Le convinzioni orientano i pensieri, che prendono forma nelle emozioni e si traducono in azioni, fino a costruire la realtà che si vive.
E così si costruisce una realtà che conferma, con precisione, la convinzione da cui tutto è iniziato.

The Jan Approach™
Lavoro 1:1
Percorsi intensivi
Ambito individuale e aziendale
Accesso su selezione
www.claudiajanpugliese.com

19/05/2025
13/07/2024

Ancora una volta un mio post è stato censurato perché non in linea col pensiero della dirigenza Facebook. È un comportamento democratico? Che ne pensate?

10/07/2024

Dall'Apologia di Socrate di Platone
"Vi ripeto che il bene più grande dell'uomo è quello di conversare quotidianamente sulla virtù e su tutto ciò su cui mi sentite esaminare me stesso e gli altri, e che la vita non esaminata non vale la pena di essere vissuta - questo è ancora meno probabile che lo crediate. Eppure quello che dico è vero, anche se è difficile per me convincervi".

29/06/2024

“Non è mai troppo tardi per essere ciò che avresti voluto essere” - George Eliot

Viviamo la nostra vita un po’ come ipnotizzati dalle narrazioni dei nostri pensieri, creazioni della nostra mente che ci raccontano delle nostre esperienze di vita, di chi siamo e delle nostre possibilità nel mondo. Non dubitiamo mai della loro veridicità anche se non ne abbiamo alcuna prova.
Spesso si tratta di storie imprecise, in cui abbelliamo i nostri punti di forza e nascondiamo i nostri difetti, oppure, al contrario, esageriamo i nostri difetti e nascondiamo i nostri punti di forza. Purtroppo, in genere gli eventi che ci raccontiamo non sono mai accaduti o, almeno, non nel modo in cui li raccontiamo.
Prendiamo per vangelo una visione troppo semplificata e pesantemente distorta di noi stessi, degli altri e del mondo e ci conformiamo ad essa finendo per interpretare il personaggio che la storia ci racconta. Così la narrazione diventa una profezia che si autoavvera. Se la storia dice che siamo inferiori recitiamo la parte di chi si sente inferiore, se dice che non troveremo mai il vero amore si passerà la vita senza riuscire a trovarlo, se dice che la vita è una lotta in salita reciteremo la parte di qualcuno in eterna lotta. Affascinati dai nostri racconti, come ipnotizzati, interpretiamo i nostri ruoli da premi Oscar!
Quale personaggio interpreti tu? Sei il romantico dal cuore perennemente spezzato che continua ad avere relazioni sbagliate? Sei il romantico eternamente single che non riesce a trovare un partner adatto? Quale è lo status sociale del tuo personaggio? Sei un personaggio insignificante o un capobranco? Sei sfortunato o fortunato? Sei l'eroe della tua storia o il cattivo o forse la vittima? Porsi queste domande può aiutarti a capire come il tuo cervello tesse la narrazione della tua vita.
Se il personaggio che interpretiamo non ci favorisce, come possiamo abbandonare il ruolo che ci impone “la nostra storia” e liberarci dai suoi condizionamenti?
Ma allora perché ci raccontiamo delle storie?
Sono tentativi di trovare un significato alle cose che ci accadono e di aiutarci a dare un senso al mondo e alla nostra vita, ma anche un modo per cercare di spiegare le nostre emozioni e i nostri comportamenti e, spesso, anche un espediente per addossare delle responsabilità ad altri e sentirci meno colpevoli di cose o tratti personali di cui non andiamo proprio fieri. Come sappiamo, è sempre più facile vedere la pagliuzza nell’occhio dell’altro che il palo nel proprio.
Ovviamente, scoprire che si tratta solo di fantasiose creazioni della nostra mente aiuta a depotenziare le narrazioni e a non seguirle più in quanto non sono reali. Ma siamo in grado di vedere che le storie che ci siamo raccontati per tutta la vita sono solo finzioni, vagamente basate su una storia vera? Siamo in grado di vedere che le narrazioni generalmente condivise dalla società sono altrettanto fittizie? Siamo pronti a lasciare il nostro teatro?
Fare queste scoperte in un ambiente sicuro, con un professionista, insieme ad altre persone rende più facile riconoscere la verità nascosta dentro le storie che ci raccontiamo, comprendere che in realtà sono solo “storielle”. Benché anche gli altri hanno le loro storie, non sono coinvolti nelle nostre e possono offrire punti di vista che ci aiutano ad aprire gli occhi e, parafrasando Shakespeare, scegliere consapevolmente come riscrivere la storia della nostra vita e il ruolo che vogliamo recitare sul palcoscenico della vita.

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Rome
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Lunedì 09:00 - 19:00
Martedì 09:00 - 19:00
Mercoledì 09:00 - 19:00
Giovedì 09:00 - 19:00
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