08/10/2026
𝐈𝐥 𝐍𝐨𝐛𝐞𝐥 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐚 𝐌𝐞𝐝𝐢𝐜𝐢𝐧𝐚 𝟐𝟎𝟐𝟔 𝐚𝐜𝐜𝐞𝐧𝐝𝐞 𝐥𝐚 𝐥𝐮𝐜𝐞 𝐧𝐞𝐥 𝐜𝐞𝐫𝐯𝐞𝐥𝐥𝐨, 𝐞 𝐭𝐫𝐚 𝐢 𝐩𝐫𝐞𝐦𝐢𝐚𝐭𝐢 𝐜'è 𝐮𝐧𝐨 𝐩𝐬𝐢𝐜𝐡𝐢𝐚𝐭𝐫𝐚: 𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐢𝐧𝐜𝐫𝐞𝐝𝐢𝐛𝐢𝐥𝐞 𝐝𝐢 𝐮𝐧'𝐚𝐥𝐠𝐚, 𝐮𝐧 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐫𝐮𝐭𝐭𝐨𝐫𝐞 𝐞 𝐢 𝐜𝐢𝐫𝐜𝐮𝐢𝐭𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥'𝐚𝐧𝐬𝐢𝐚 🏆🥇
𝐴𝑣𝑟𝑒𝑠𝑡𝑒 𝑚𝑎𝑖 𝑝𝑒𝑛𝑠𝑎𝑡𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑢𝑛'𝑎𝑙𝑔𝑎 𝑑𝑖 𝑠𝑡𝑎𝑔𝑛𝑜 𝑝𝑜𝑡𝑒𝑠𝑠𝑒 𝑐𝑎𝑚𝑏𝑖𝑎𝑟𝑒 𝑙𝑒 𝑛𝑒𝑢𝑟𝑜𝑠𝑐𝑖𝑒𝑛𝑧𝑒? 𝑆𝑐𝑟𝑖𝑣𝑒𝑡𝑒𝑚𝑖 𝑛𝑒𝑖 𝑐𝑜𝑚𝑚𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑐𝑜𝑠𝑎 𝑣𝑖 𝑐𝑜𝑙𝑝𝑖𝑠𝑐𝑒 𝑑𝑖 𝑝𝑖ù 𝑑𝑖 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑎 𝑠𝑐𝑜𝑝𝑒𝑟𝑡𝑎 𝑒 𝑙𝑎𝑠𝑐𝑖𝑎𝑡𝑒 𝑢𝑛 𝑙𝑖𝑘𝑒 𝑠𝑒 𝑣𝑜𝑙𝑒𝑡𝑒 𝑎𝑙𝑡𝑟𝑖 𝑝𝑜𝑠𝑡 𝑠𝑢𝑖 𝑔𝑟𝑎𝑛𝑑𝑖 𝑝𝑟𝑒𝑚𝑖 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑠𝑐𝑖𝑒𝑛𝑧𝑎 🧠
Stamattina a Stoccolma il Premio Nobel per la Fisiologia o la Medicina è andato a Karl Deisseroth della Stanford University, a Peter Hegemann dell'Università Humboldt di Berlino e a Georg Nagel dell'Università di Würzburg, per le scoperte sui canali ionici attivati dalla luce e sull'optogenetica (una tecnica che inserisce in gruppi scelti di neuroni i geni di proteine sensibili alla luce, così da poterli accendere o spegnere a comando con brevi lampi luminosi e osservare in tempo reale che cosa cambia nel comportamento). Sembra fantascienza, invece è una storia bellissima che comincia in uno stagno.
Protagonista è la Chlamydomonas reinhardtii, un'alga verde fatta di una sola cellula che nuota verso la luce. Per orientarsi usa minuscole porte sulla membrana che si spalancano quando arriva un fotone: le canalrodopsine. Tra il 2002 e il 2003 Nagel, Hegemann e colleghi le identificarono e dimostrarono che funzionano anche trasferite in cellule di altri animali: illuminate, fanno entrare cariche elettriche. In pratica, interruttori che si accendono con la luce.
Qui entra in scena il nostro psichiatra. Nel 2005 il gruppo di Deisseroth, insieme allo stesso Nagel, inserì il gene di una canalrodopsina in neuroni di ratto in coltura e dimostrò che lampi di luce blu di pochi millesimi di secondo li facevano scaricare a comando, impulso dopo impulso. Pochi anni dopo lo stesso controllo fu ottenuto nel cervello di topi vivi. Pensate a un farmaco: è come annaffiare tutto il giardino sperando che bevano solo le rose. L'optogenetica, invece, accende una singola lampadina in una stanza precisa di un palazzo con miliardi di finestre.
E la psichiatria? Nel 2011, sempre a Stanford, illuminare le fibre che dall'amigdala basolaterale raggiungono il nucleo centrale dell'amigdala riduceva in pochi istanti i comportamenti ansiosi nei topi, mentre spegnere la stessa via li aumentava. Così, almeno nel topo, l'ansia acuta smetteva di essere una nebbia vaga e diventava un circuito con un indirizzo preciso, che si poteva alzare e abbassare come il volume di una radio.
Ora la nota di onestà. Nessuno oggi cura la depressione o l'ansia con l'optogenetica, e non confondetela con la lampada per la depressione stagionale: nulla a che vedere. Per usarla bisogna introdurre un gene nelle cellule e portare la luce fin dentro il tessuto, cosa oggi fattibile soprattutto nell'occhio, che la luce la riceve per natura. Non a caso il primo risultato nell'uomo, pubblicato nel 2021, riguarda un uomo cieco per retinite pigmentosa che, grazie a una terapia genica e a occhiali speciali, è tornato in parte a vedere, localizzare, contare e toccare oggetti. Un solo paziente, ma una porta aperta.
Il presidente del comitato Nobel, Per Svenningsson, ha detto che l'optogenetica permette di mappare il cervello in un modo che un tempo potevamo solo sognare. Aggiungo una cosa da clinico: per me questo Nobel premia anche l'idea che i disturbi mentali abbiano un'architettura concreta, studiabile e un giorno curabile in modo più mirato.
Lo stigma vive di misteri. La scienza, per fortuna, accende la luce.
Voci bibliografiche
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Nagel G, Szellas T, Huhn W, Kateriya S, Adeishvili N, Berthold P, et al. Channelrhodopsin-2, a directly light-gated cation-selective membrane channel. Proc Natl Acad Sci U S A. 2003;100(24):13940-5.
Boyden ES, Zhang F, Bamberg E, Nagel G, Deisseroth K. Millisecond-timescale, genetically targeted optical control of neural activity. Nat Neurosci. 2005;8(9):1263-8.
Tye KM, Prakash R, Kim SY, Fenno LE, Grosenick L, Zarabi H, et al. Amygdala circuitry mediating reversible and bidirectional control of anxiety. Nature. 2011;471(7338):358-62.
Sahel JA, Boulanger-Scemama E, Pagot C, Arleo A, Galluppi F, Martel JN, et al. Partial recovery of visual function in a blind patient after optogenetic therapy. Nat Med. 2021;27(7):1223-9.