03/07/2026
Notizie dall'orto
Nell'orto come nella vita forzare i tempi distrugge il raccolto.
A volte i nostri obiettivi richiedono più tempo rispetto a quelli degli altri, allora coltivare la pazienza significa accettare che la maturazione non è una gara.
I ceci per esempio non si consumano appena colti.
Hanno bisogno di stare diversi giorni al sole per togliere tutta l'umidità e potersi conservare a lungo.
Per durare nel tempo devono prima imparare a perdere qualcosa (l'acqua), e l'essiccazione non è un abbandono ma un processo di consolidamento. Nella vita i momenti di stasi e di apparente immobilità sono fondamentali.
Ci asciughiamo dalle lacrime e dalle fatiche per costruire la nostra struttura più forte.
Il bello inizia dalla fase successiva: aprire il baccello secco per estrarre il seme all'interno. C'è un rumore preciso, un suono di rottura, che libera il contenuto e la sua energia, un gesto piacevole al tatto e all'udito, un antistress naturale.
Sgranare i ceci è un lavoro di pazienza e selezione naturale che ti riporta alla calma, alla percezione, al piacere, all'attesa. Un po' come nei percorsi di consulenza in cui rompiamo insieme la gabbia pregustando la bellezza dell'interiorità liberata.
Separare ciò che ci serve, il seme, da ciò che ha esaurito la sua funzione, il baccello.
E ancora, il cece appena sgranato è secco, duro, immangiabile. Ha bisogno di un lungo ammollo in acqua e poi del calore lento (mi raccomando, fiamma bassa!) del fuoco per diventare morbido e nutriente.
Anche noi abbiamo bisogno di attraversare il dolore e di elaborarlo per poterlo trasformare.
Le esperienze dure della vita ci rendono rigidi per autodifesa, l'acqua dell'accoglienza e il fuoco dell'elaborazione restituiscono morbidezza. La trasformazione profonda richiede tempo e calore costante.
Grazie a questi due elementi ho realizzato una pasta e ceci lenta e brodosa per assaporare tutto il sapore diffuso, e una f***a e cremosa per gustare la morbidezza di un gusto intenso e genuino.
Tu quale preferisci ?