Simona Galassi psicologa

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Simona Galassi psicologa Psicologa con metodo PPM esperta nei disturbi di personalità, ansia e relazioni disfunzionali. Studio Privato e Online

17/10/2026

Tra l'impulso e l'azione c'è uno spazio: il pensiero.

Non sempre sapere cosa è giusto significa riuscire a farlo.

La maturità psicologica non dipende dall'età, ma dalla capacità di riconoscere ciò che sentiamo, immaginare le conseguenze e scegliere come agire.

Una riflessione nata oggi durante un seminario SAPP sul tema della scelta e del funzionamento della mente.

Perché non tutto ciò che sentiamo deve diventare un'azione.

LA MADRE NARCISISTA - L’estranea di Paolo StrippoliRaccontare L’estranea sarebbe un delitto. Andate a vederlo. Io vorrei...
10/10/2026

LA MADRE NARCISISTA - L’estranea di Paolo Strippoli

Raccontare L’estranea sarebbe un delitto. Andate a vederlo. Io vorrei soltanto soffermarmi sull’immagine evocata del narcisismo materno.
La madre ha costruito la propria identità sul successo, quello di una famiglia alto-borghese apparentemente perfetta, dove la bellezza, il prestigio e l’ammirazione degli altri sembrano tenere insieme ogni cosa.
I figli diventano così il prolungamento dei suoi desideri, la sua estensione narcisistica. Li ama, certamente, ma non riconosce la loro soggettività.
Dietro il bisogno di proteggerli si nasconde solo la vergogna di vedere incrinata la propria immagine ideale. È così che l’onnipotenza della madre narcisista nasconde le fragilità, il dolore e le scelte libere degli altri, anche a costo di ferire ciò che vorrebbe salvare.

Il demone è già dentro la famiglia.

L’amore materno diventa il luogo in cui i figli perdono il diritto di appartenere a se stessi. Un diritto che va riconquistato.



Narcisismo materno

Ho ritrovato, in un catalogo di una mostra dedicata all'avanguardia femminista degli anni Settanta, questa immagine di A...
08/10/2026

Ho ritrovato, in un catalogo di una mostra dedicata all'avanguardia femminista degli anni Settanta, questa immagine di Ana Mendieta.
È del 1974. Una performance in cui l'artista utilizza il proprio corpo e il sangue per lasciare una traccia.
Due braccia sollevate, un corpo di donna, il sangue che scivola lungo una parete bianca.
Un'immagine che ha più di cinquant'anni, ma che è ancora potente.
Il sangue, nella ricerca artistica di Mendieta, attraversa il corpo femminile: è violenza, è vulnerabilità, ma anche ritualità, vita e scorrere del tempo.
Un corpo, quello di noi donne, che non vuole e non deve scomparire.

Ana Mendieta, Untitled (Blood Sign #2 / Body Tracks), 1974.

«Come sappiamo, non possiamo comprendere una cosa se siamo ancora immersi in essa o identificati con essa. Soltanto se r...
05/10/2026

«Come sappiamo, non possiamo comprendere una cosa se siamo ancora immersi in essa o identificati con essa. Soltanto se raggiungiamo un punto di vista che sia “fuori” dall’esperienza in questione possiamo comprendere pienamente ciò che prima abbiamo soltanto sperimentato.»

Carl Gustav Jung, La psicologia del Kundalini Yoga

Forse una parte importante della psicoterapia accade proprio qui: nel passaggio dall’essere dentro un’esperienza al poter essere, contemporaneamente, dentro e fuori.

Sentire, e intanto guardarsi sentire.

È in quello spazio che ciò che prima poteva soltanto essere vissuto comincia, finalmente, a poter essere pensato.

Come può una mente continuare a funzionare mentre partecipa a qualcosa che, fuori da quel sistema, potrebbe riconoscere ...
28/09/2026

Come può una mente continuare a funzionare mentre partecipa a qualcosa che, fuori da quel sistema, potrebbe riconoscere come intollerabile?
È questa, per me, la potenza di NAZA: il silenzio. Non l’assenza di parole, ma lo spazio tra l’orrore e la giustificazione di sé.
I ragazzi vengono rappresentati esattamente come sono: giovani comuni che raccontano. Ed è proprio questo a rendere il documentario psicologicamente perturbante.
Se fossero rappresentati come mostri, potremmo espellerli dall’umano, ripararci pensando: loro sono così, io no. Ma non possiamo.
NAZA mostra semplicemente la loro mente che non collassa bensì si scinde, compartimenta, esternalizza le responsabilità.
Una parte della mente dice: lì sotto ci sono bambini. Stanno morendo degli innocenti.
Un’altra parte pensa: questo è il target. Eseguo gli ordini.
NAZA insiste proprio lì, in quello spazio inquietante: nel mistero di una mente che trova il modo di sopravvivere anche all’orrore di cui è stata artefice.


Ritorno a Buenos Aires di Bechis è un film di memoria tragica e importante. Giannini è bravo, e la scelta è quella di re...
26/09/2026

Ritorno a Buenos Aires di Bechis è un film di memoria tragica e importante. Giannini è bravo, e la scelta è quella di reggere il trauma in un corpo che si fa carne viva di dolore, che trema, che si piega.
Ma qualcosa non funziona. Il film sembra a tratti forzare fin troppo i segni come se il corpo dell'attore fosse l'unica parte tesa, osservabile su tutto ciò che è accaduto, senza però riuscire a trasmetterlo al corpo di chi guarda.
Forse è proprio questo che alla fine manca al film: la risonanza in quel passaggio psichico fatto di colpa, gabbie mnestiche ed espiazione.
Ed è stata una sensazione strana uscire dalla sala e accorgersi, dopo pochi minuti, di stare già parlando d'altro.





Oggi nasceva Anna Karina.«Una terribile necessità di essere amata».È così che, da adulta, Anna ricorderà la sua infanzia...
22/09/2026

Oggi nasceva Anna Karina.

«Una terribile necessità di essere amata».
È così che, da adulta, Anna ricorderà la sua infanzia.

Attraverserà la vita come una tigre, con le sue gioie e le sue ferite.

Il mio libro, ancora oggi, è l’unico interamente dedicato alla sua vita immensa.

È uscito Palestina. Tempo sospeso, il saggio di Massimo Martano per il quale ho avuto il piacere di scrivere la prefazio...
20/09/2026

È uscito Palestina. Tempo sospeso, il saggio di Massimo Martano per il quale ho avuto il piacere di scrivere la prefazione.

Davanti a una storia attraversata inevitabilmente dalla politica, ho scelto di entrare in queste pagine dal luogo che mi appartiene di più, quello della psicologia, della memoria e del trauma.

Perché una storia collettiva non è fatta soltanto degli eventi che accadono, ma anche di ciò che resta quando gli eventi sono passati e l'attenzione del mondo si è spostata altrove.

La memoria, individuale e collettiva, è anche un modo per custodire una continuità: tra ciò che è stato, ciò che è e ciò che potrà essere.

Alcune storie chiedono di essere comprese. Altre, prima ancora, chiedono di non scomparire.

.martano.7

Quattro anni senza Jean-Luc Godard.La loro storia d'amore scrive la Nouvelle Vague di Godard.
13/09/2026

Quattro anni senza Jean-Luc Godard.

La loro storia d'amore scrive la Nouvelle Vague di Godard.

Ognuno di noi è unico e irripetibile.Nessuna definizione clinica potrà mai raccontare interamente una persona.Eppure la ...
07/09/2026

Ognuno di noi è unico e irripetibile.
Nessuna definizione clinica potrà mai raccontare interamente una persona.
Eppure la clinica ha bisogno anche di uno sguardo diagnostico: non per mettere le persone dentro una categoria, ma per orientarci nell’incontro con l’altro e comprenderne il modo di stare con se stesso e nelle relazioni.

In questo carosello ho provato, semplificando moltissimo, a far parlare sette diversi modi di funzionare.

Sette piccole lenti.
Non per dire chi è una persona, ma per provare a capire come sta con sé e con l’altro.

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