01/06/2026
"La Grazia" è un film che volevo vedere dallo scorso gennaio. Ieri pomeriggio l’ho visto da sola.
Una storia che mi ha preso per mano, perché il dubbio è ciò con cui convivo ogni giorno nel mio lavoro, alla ricerca delle verità umane più profonde. Nel film ho riconosciuto certe stanze che abito nella mente, dove sosto, associo, sottraggo, noto incongruenze. Ci ragiono e mi emoziono.
Da un lato, mi ha confermato quanto è importante prendersi un tempo per riflettere su questioni delicate che ci accadono come esseri umani. Un bisogno scomodo in una società che ha normalizzato la velocità come ritmo unico, e che ci spinge ad “archiviare velocemente le pratiche”...
anche quelle che per il loro impatto richiedono tempi lunghi di elaborazione che non coincidono con la ricerca di rapide soluzioni... ma ho riconosciuto anche la solitudine che questi processi di attraversamento in parte comportano. Mi sono immedesimata nel bisogno, a volte forte, di fermare tutto e di poter stare nell'attesa, nella ricerca lenta delle risposte… e anche nell’ostinata difesa della pausa, come resistenza silenziosa alle pressioni esterne e atto doveroso verso il proprio dolore.
Dall'altro lato, la storia mi ha rimesso di fronte alla importanza ad un certo punto di provare ad uscire dal blocco, di prendere decisioni e direzioni, anche nell’incertezza che siano quelle giuste...perché, oltre alla velocità, anche l’immobilismo causa sofferenza. Provare ad andare avanti è un atto di coraggio che ci libera...anche perché il dubbio non si scioglie con il tempo. Quello che impariamo crescendo, infatti, non è tanto e solo a prendere decisioni, ma a relazionarci con più leggerezza con il dubbio che, comunque, resta.❤️
Assistere nel film a questo processo di uscita dal “cemento armato” come stato di difesa, rimettendosi dentro al movimento della vita, è stata una spinta forte. Molto toccante è stato vedere il passaggio di un uomo davanti ad uno specchio, con la testa piegata dal dubbio e poi, nel varcare quella soglia, compiersi il passaggio di aprirsi, condividendo i propri crucci con una persona, direi quasi sconosciuta, all'altro capo del telefono... Una persona che altri non è che un essere umano come noi, con cui andare nel profondo insieme, e che ci può aiutare a vedere quello che, da soli, a volte di noi stessi non vediamo🧍❤️🪞❤️🧍
In questi 50 anni ho abbracciato il dubbio, come base morale per decidere con responsabilità, e quello che sto ancora imparando è a conviverci, senza farmi schiacciare dal suo peso, continuando a navigare l'incertezza della vita, cercando il coraggio di prendere direzioni, spesso “in mezzo alle tempeste”, alla ricerca del delicato equilibrio tra prendersi un tempo necessario di riflessione, e lottare con la tentazione di chiedere più tempo ancora... sapendo che la riflessione e l’esercizio del pensiero sono sempre tensioni di avvicinamento alla verità, ma che “la verità è una scalata impossibile”. Continuo a credere che alla radice di ogni buona decisione vi sia il dubbio: non quello che paralizza, ma quello che alimenta il pensiero, lo affina, lo rende più flessuoso e profondo, e ci aiuta a procedere con maggiore umiltà e luce nel mistero dell'esistenza.
L’approdo alla leggerezza, che alla fine il protagonista raggiunge, mi ha profondamente rasserenato. Mi resta il suo sorriso dolce, mentre si muove in assenza di gravità, nello stato di leggerezza che hai dopo essere uscito da un momento di impasse e aver preso le tue decisioni difficili. Ma sopra ogni cosa, mi resta la riflessione che il dubbio, quando non impedisce una scelta, non ha solo un peso, ma “ha anche una sua bellezza”, anzi una Grazia.❤️