Dr.ssa Alessia Pescosolido Psicologa Psicoterapeuta

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Dr.ssa Alessia Pescosolido Psicologa Psicoterapeuta Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Dr.ssa Alessia Pescosolido Psicologa Psicoterapeuta, Psicologo, Via Marmorata, 55, Rome.

"Perche sei qui oggi?"E' una domanda che chiedo sempre al primo colloquio. Ci sono tantissimi buoni motivi per iniziare ...
11/11/2021

"Perche sei qui oggi?"

E' una domanda che chiedo sempre al primo colloquio. Ci sono tantissimi buoni motivi per iniziare un percorso di psicoterapia e sono tutti quelli che vengono spiegati e verbalizzati. Ma non basta. Ce ne sta uno, il più importante, che spinge a fare il primo passo: e' quell'equilibrio che permette di poter mettere un piede davanti l'altro e iniziare a camminare. Per questo esatto motivo spesso il bisogno più impellente e' anche la più grande risorsa, alla quale serve una parola, una forma, una luce.
E' il primo atto di coraggio e la prima responsabilità che ci si prende, e vanno riconosciuti come tali.

[Il segno che resta]Negli anni in cui non ho coperto la poltrona non mi sono mai accorta delle pieghe che restavano sul ...
11/05/2021

[Il segno che resta]
Negli anni in cui non ho coperto la poltrona non mi sono mai accorta delle pieghe che restavano sul tessuto. Ora che per ovvi motivi di natura igienica sono tenuta a farlo, resto a guardare il segno che resta.
E' la forma del corpo, di quello che si e' potuto permettere nell'ora della terapia, di come ha occupato lo spazio che aveva a disposizione.
Ci sono poi corpi che hanno bisogno di una carezza e se la procurano in autonomia, corpi che riescono ad appoggiarsi e a farsi sostenere dallo schienale e corpi che si negano il bisogno di un abbraccio.
Questo e' il corpo che più mi mette a contatto con i miei limiti e le mie difficoltà.
L'abitudine che scatta in maniera automatica e' quella che ritrovo molto comunemente: riempire. Quando l'altro si trova in difficoltà molto spesso si e' pronti a offrire subito un conforto, un aiuto concreto, ad abbracciare: sono tutti gesti che solo poche volte possono essere agiti nello spazio psicoterapeutico.
Si deve stare con il dolore dell'altro, con le pieghe che fa il corpo. Anche in silenzio. Come si fa con le cose sacre.
Stare significa esserci in un modo diverso, che può essere trasmesso all'altro con uno sguardo, un movimento, o una parola.
Ho imparato a poco a poco e con tanta difficoltà che quell'abbraccio che quella persona seduta di fronte in realtà sta disperatamente desiderando senza chiederlo, glielo si può far vedere e riconoscere. E che posso abbracciare usando il mio corpo e la mia parola, senza toccare l'altro e senza riempire fino all'orlo il vuoto che emerge.
E' importante stare, tenendo un passo indietro per lasciare spazio all'altro.
E vedere cambiare il segno che resta.

[Il nostro spazio]Per anni mi sono appoggiata in studi diversi e i miei pazienti di riflesso. Spostamenti, recuperi, nuo...
01/05/2021

[Il nostro spazio]
Per anni mi sono appoggiata in studi diversi e i miei pazienti di riflesso. Spostamenti, recuperi, nuove disponibilità, tutto ero subordinato a un qualcosa che era fuori di me.
Ho avuto sempre difficoltà a chiamarlo il "mio spazio": non lo era, o comunque non per come lo intendevo io.
Una fatica costante mi ha accompagnata per diverso tempo, quel senso di frustrazione e pesantezza legato allo stare un po di qua e un po di la'. Era la solita solfa che tornava nella storia della mia vita, nella storia di vita dei miei pazienti e credo nelle storie di molti.
Quanto era difficile poter spiegare cosa significava prendersi il proprio spazio, potersi sentire a casa.
Tutto nasce da un qualcosa di esterno: casa e' un luogo fatto di pareti e tetto, la stanza di psicoterapia lo e' altrettanto.
Il mio bisogno nasceva dall'intreccio di questi, di potermi fermare e costruire un luogo che fosse mio per potermi sentire, con tutti i rischi e le responsabilità che ne derivano: da qui casa e spazio come luoghi dell'anima.
E' cambiato il mio modo di dire ai miei pazienti "prenditi il tuo spazio, questo e' il tuo spazio, e' l'ora in cui ci sei tu"; si e' trasformato perché ha trovato un nuovo valore, lo sento sulla mia pelle e mi trovo tanto più comoda nel farlo arrivare all'altro.
Alcune cose passano proprio così: da sensazione a sensazione, non servono parole.
E sono fermamente convinta che quando ci si ferma e si sceglie un luogo, lo si costruisce e solo allora può essere condiviso.
E quello stesso spazio fatto di oggetti ed emozioni diventa così il nostro spazio.
Il mio e quello dei miei pazienti.

"Più che invisibili, inascoltati.I nostri bisogni".
27/04/2021

"Più che invisibili, inascoltati.
I nostri bisogni".

Dare un nome alle emozioni.
26/04/2021

Dare un nome alle emozioni.

Secondo il New York Times, è quella sensazione inspiegabile che ci portiamo dietro dal lockdown: un'assenza di benessere. "Guardiamo la nostra vita come...

[Quando smettiamo di chiederci perché]Domandare "perche'?" e' un qualcosa che facciamo sin da bambini. E' la prima parol...
19/04/2021

[Quando smettiamo di chiederci perché]

Domandare "perche'?" e' un qualcosa che facciamo sin da bambini. E' la prima parola seguita da un punto interrogativo con la quale speriamo e ci aspettiamo di conoscere il mondo.
E' una domanda che non smette facilmente di tenerci impegnati: trovare razionalmente una spiegazione ci da' contezza di ciò che e' nelle nostre possibilità oppure di tutto quello che non rientra nel nostro controllo e nel nostro potere.
Si passa poi ai perché di altra natura, come "perché proprio a me?". E mentre ce lo chiediamo e' come se guardassimo davanti a noi un posto apparentemente vuoto, ma occupato da un'altra nostra parte. Abbiamo bisogno di questi monologhi interni per fermarci e scavarci dentro. Questi "perché" ci danno la misura del tempo che scegliamo di dedicarci, per poter riflettere e decidere se e' importante cambiare qualcosa e prendere un'altra direzione.
Esistono anche i "perché" che anziché aggiungere, tolgono. Sono tutte quelle domande che rivolgiamo mentre si punta il dito, rivolte a una persona molto vicina, o addirittura a noi stessi: "perché fai così, perché sei cosi". Quesiti che anziché allargare le nostre vedute le rimpiccioliscono: capita infatti di sentirsi dentro un imbuto, troppo stretto per passarci attraverso, dove la comunicazione non fluisce e si smette di ascoltarsi e di ascoltare l'altro.
A questo punto diviene importante il "quando": quando sei così, quando fai così.
Che effetto vi fa ora mentre lo pronunciate, leggendolo?
Non vi limita. Il quando circoscrive un atteggiamento o un evento, non lo estende alla generalizzazione del sempre.
Il quando vi dice che potete essere in un modo, e sapere che potete esserlo anche in un altro.
L'imbuto si percorre nel senso opposto.


[A volte confondiamo il rimanerci sotto con l'amore.Smettiamo di vedere l'altro, ma prima ancora noi stessi]. Scena trat...
18/04/2021

[A volte confondiamo il rimanerci sotto con l'amore.
Smettiamo di vedere l'altro, ma prima ancora noi stessi].

Scena tratta dal film "Gli abbracci spezzati" di Pedro Almodovar, ispirata al quadro "Gli amanti" di Rene' Magritte.

[Vedere quello che c'e']Sembrano parole scontate, ma non lo sono. Si può vedere quello che e' presente e che esiste, epp...
15/04/2021

[Vedere quello che c'e']
Sembrano parole scontate, ma non lo sono. Si può vedere quello che e' presente e che esiste, eppure a volte facciamo molta fatica a metterlo a fuoco.
Paradossalmente ci accorgiamo sempre prima di quello che non c'e', quello che non funziona, quello che non ci piace.
Perché? Avere significa impegno, pazienza, saper costruire, fare il primo passo ogni giorno, prendersi cura e custodire i propri vissuti.
Siamo pertanto più bravi nel fare l'opposto: zero responsabilità, un livello di frustrazione costante, pensare a disfare più che a fare, non prenderci cura di noi stessi, delle nostre relazioni e del mondo che abbiamo intorno.
E tutto questo sembra funzionare: in fondo, dirsi insoddisfatti costa meno fatica nel sentirsi appagati.

Vedere si deve volere.

07/04/2021

-Qualunque tipo di separazione insegna che il nuovo ha un valore diverso, ne' superiore o inferiore, rispetto a ciò che si lascia-

Le persone sensibili vengono attraversate da profondi moti emotivi.Difficili a volte da poter spiegare a parole, trovano...
06/04/2021

Le persone sensibili vengono attraversate da profondi moti emotivi.
Difficili a volte da poter spiegare a parole, trovano spazio solo dentro al proprio corpo. Così queste sensazioni iniziano a stagnare, può succedere che vengano somatizzate e che trovino quindi altri canali per poter comunicare ed esprimere quel qualcosa che non riesce proprio a uscire fuori.
Sono persone che possono soffrire la solitudine perché non comprese, viste come difficili e inavvicinabili.
Ma sono anche coloro che hanno la chiave per poter accedere all'inaccessibile: nel mondo ci sono cose per le quali non esistono parole per poterle definire, solo sentimenti e forme.
Per questo ci sono le immagini. Potenti figure e colori che emergono dal nostro inconscio e che possono indicare una possibile strada per poter attribuire un logos all'emozione.
Non tanto per spiegarlo a qualcun altro, ma per poter trovare posto e spazio dentro di se' alle sensazioni vissute, impedendo loro di allagarci.
Abbiamo bisogno di immagini per avvicinarci a noi stessi e agli altri.

(P.s. Questo quadro l'ho fatto io e l'ho intitolato "Marea")

L'anno appena trascorso nella totale o quasi assenza di contatto ci ha costretto a riorganizzare tutte le nostre relazio...
31/03/2021

L'anno appena trascorso nella totale o quasi assenza di contatto ci ha costretto a riorganizzare tutte le nostre relazioni.
Alcune sono cambiate, altre si sono rafforzate, altre ancora si sono allentate.
Ognuno di noi ha dovuto trovare nuovi modi per stare al mondo: continuare ad essere vicino all'Altro, gestire e rimodulare i propri desideri e bisogni, trovare nuove modalità per mantenere il contatto con tutto cio' che ci circonda e appartiene.
Le mie relazioni affettive sono state travolte da una marea che si e' portata via tutto, per poi essere restituite alla riva.
E ho capito che la distanza avvicina chi e' vicino.

[Chiamare il mondo con lo stesso nome]Le persone con un'estrema sensibilità si possono porre questa riflessione quando d...
30/03/2021

[Chiamare il mondo con lo stesso nome]

Le persone con un'estrema sensibilità si possono porre questa riflessione quando di fronte ad emozioni diverse si accorgono di averle nominate con la medesima parola.
Puo' sembrare la stessa difficoltà quando ci colpisce la fioritura di un albero e non ne conosciamo il nome.
Il mondo di oggi ha trovato la soluzione a tutto, o quasi: si cerca su Internet o meglio ancora sono state create applicazioni ad hoc che sanno dirci nome, origine e significato di quasi tutto ciò che ci circonda.
Ma non esiste un qualcosa di simile per le emozioni.
Si e' tanto bravi all'apparenza a muoverci all'esterno senza saperlo fare all'interno.
La confusione all'origine del mondo e' questa: chiamare ogni cosa con lo stesso nome, ed e' la stessa confusione che orienta i nostri gesti, pensieri, azioni.
Riflettere su quali sensazioni vengono percepite e attribuire ad ognuna di queste il nome corretto aiuta nel gestire e padroneggiare i propri vissuti, essere soggetto attivo e responsabile.
Significa attribuirsi un'identità e poterla portare nel mondo.


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