14/08/2026
Sempre più persone arrivano da me in terapia raccontando un’esperienza simile.
Dopo settimane di lavoro intenso riescono finalmente a concedersi qualche ora libera, una domenica senza impegni, qualche giorno di vacanza.
Potrebbero trascorrere quel tempo con la famiglia, fare una passeggiata nella natura per distendersi un po’, dedicarsi a un hobby rimasto troppo a lungo in secondo piano, magari leggere.
Ma non ci riescono.
Appena si siedono sul divano e iniziano a sfogliare un libro, qualcosa cambia. Dopo poche pagine l’attenzione si sposta altrove. La mente vaga, inizia a scorrere automaticamente l’elenco delle cose ancora da fare: quella mail a cui non hanno ancora risposto, la lavatrice da stendere, la spesa da organizzare, quel progetto che rimandano da sempre.
Nel giro di pochi minuti il piacere della pausa lascia spazio a un senso di inquietudine.
Si sentono agitati, ansiosi. Una voce interiore sembra sussurrare con tono sprezzante:
“Non dovresti essere qui”.
“C’è ancora troppo da fare.”
“Stai perdendo tempo.”
E, quasi senza accorgersene, il riposo smette di essere un diritto e diventa qualcosa da giustificare. Ed è proprio lì che il senso di colpa entra in scena.
Appena ti fermi, ti assale il senso di colpa. Ti senti agitato, incapace di riposare, anche solo per qualche minuto. Perché accade?