Dott.ssa Rossana Lucera Urologo

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Dott.ssa Rossana Lucera Urologo specialista in Urologia dal 2002. Attività ambulatoriale e chirurgica: dalla diagnosi alla terapia.

🚨 Il sintomo più facile da sottovalutare, a volte, è quello al quale abbiamo avuto il tempo di abituarci.Non penso neces...
16/10/2026

🚨 Il sintomo più facile da sottovalutare, a volte, è quello al quale abbiamo avuto il tempo di abituarci.

Non penso necessariamente a un dolore intenso o a un episodio improvviso. Tra i segnali che vedo normalizzare più facilmente ci sono i cambiamenti progressivi del modo di urinare.

Succedono lentamente.

Prima si va in bagno un po' più spesso. Poi il getto sembra meno forte. Compare qualche episodio di urgenza. Si comincia a cercare un bagno appena si arriva in un luogo nuovo oppure ci si sveglia durante la notte per urinare.

Dopo qualche mese, la persona non pensa più di avere un sintomo: ha semplicemente riorganizzato la propria quotidianità intorno a quel cambiamento.

Ed è proprio questo che io considero interessante dal punto di vista clinico.

In condizioni di buona funzionalità urinaria, idealmente dovremmo urinare con un intervallo di circa tre ore durante il giorno e non avere la necessità di svegliarci durante la notte.

Naturalmente esistono differenze individuali e situazioni occasionali, ma quando le proprie abitudini cambiano stabilmente è utile chiedersi perché.

Aumento della frequenza, urgenza, difficoltà a iniziare la minzione, riduzione della forza del getto e sensazione di incompleto svuotamento possono avere origini molto differenti. Possono essere coinvolti la prostata, la vescica, i reni, possono interferire alcuni farmaci o condizioni generali dell'organismo.

Questo non significa che dietro ogni cambiamento ci sia qualcosa di grave.

Io non voglio che un paziente si spaventi perché una sera si è alzato per andare in bagno o perché in una giornata ha urinato più frequentemente. La medicina non si interpreta attraverso un singolo episodio isolato.

Quello che merita attenzione è soprattutto il cambiamento persistente rispetto alla precedente propria normalità senza attribuirlo all’età.

C'è poi un altro segnale che non considero mai qualcosa da aspettare e vedere se passa: il sangue nelle urine, soprattutto quando compare una sola volta e senza dolore, merita una valutazione medica.

Prevenzione, per me, significa anche imparare questa differenza: non trasformare ogni piccolo sintomo in una fonte di ansia, ma neppure aspettare mesi perché “ormai mi sono abituato”.

A volte la domanda più utile da porsi non è “quanto mi dà fastidio?”, ma “da quanto tempo il mio corpo funziona diversamente rispetto a prima?”

👉 Condividi questo post: può aiutare qualcuno a riconoscere quei piccoli cambiamenti che, con il tempo, rischiano di diventare una normalità senza essere mai stati approfonditi.

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⚠️ Le informazioni contenute in questo post hanno carattere puramente informativo e non sostituiscono in alcun modo una valutazione medica specialistica.

15/10/2026

Cosa succede davvero nello studio dell'urologo durante il primo controllo? Perché la paura del dolore o il pudore spingono tante persone a rimandare per mesi?

Ai microfoni del podcast Trezeri54 su Web Live TV, la Dott.ssa Rossana Lucera, medico chirurgo specialista in Urologia, racconta passo dopo passo come si svolge una visita reale. Dal colloquio conoscitivo alle indagini strumentali non invasive come l'ecografia: un controllo rapido, indolore e fondamentale per fare chiarezza sulla salute di reni e vescica senza cedere al panico del web.

🏅 Ci sono riconoscimenti che rappresentano molto più di un premio.Il 12 ottobre, nella prestigiosa cornice della Sala Zu...
14/10/2026

🏅 Ci sono riconoscimenti che rappresentano molto più di un premio.

Il 12 ottobre, nella prestigiosa cornice della Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, presso il Senato della Repubblica a Roma, ho avuto l'onore di ricevere il Riconoscimento al Merito del Gran Premio Internazionale di Venezia – Leone d'Oro.

È stata un'emozione particolare, di quelle che invitano a fermarsi un momento e a ripensare al percorso compiuto, agli anni di studio, all'impegno quotidiano e alla responsabilità che accompagna la professione medica.

Ho sempre creduto che la medicina non sia fatta soltanto di competenze e conoscenze, ma anche di ascolto, attenzione e rispetto per ogni persona che si affida alle nostre cure.

Ricevere questo riconoscimento è per me motivo di grande soddisfazione, ma soprattutto uno stimolo a proseguire il mio lavoro con la stessa passione e dedizione.

Grazie a chi ha voluto conferirmi questo premio e a tutte le persone che, ogni giorno, mi accordano la loro fiducia. ❤️

13/10/2026

Perché la visita urologica spaventa ancora così tanti uomini? E cosa è cambiato davvero nelle sale operatorie moderne?

Ai microfoni del podcast Trezeri54 su Web Live TV, la Dott.ssa Rossana Lucera, medico chirurgo specialista in Urologia, sfata i timori più comuni legati al primo controllo specialistico e illustra la rivoluzione delle nuove chirurgie mininvasive. Dalle tecniche laser alla chirurgia di precisione: interventi rapidi, tempi di recupero ridotti al minimo e massima tutela delle funzioni urinarie e sessuali.

⏳ Prima si aspetta qualche giorno. Poi una settimana. Infine quel disturbo che sembrava temporaneo entra nella quotidian...
12/10/2026

⏳ Prima si aspetta qualche giorno. Poi una settimana. Infine quel disturbo che sembrava temporaneo entra nella quotidianità e quasi ci si abitua alla sua presenza.

È uno dei meccanismi che può portare un paziente ad arrivare alla visita dopo settimane, talvolta mesi, o addirittura anni dalla comparsa dei primi sintomi.

Io non credo che dietro questo comportamento ci sia semplicemente disattenzione. Molto spesso entrano in gioco fattori profondamente umani.

C’è chi pensa che il problema passerà spontaneamente. Chi lo considera un disturbo dell’età. Chi prova imbarazzo nel raccontare difficoltà urinarie o disturbi che coinvolgono la sfera intima. Chi teme la visita e chi, invece, teme soprattutto quello che potrebbe scoprire.

Poi c’è un fenomeno ancora più insidioso: ci abituiamo ai cambiamenti graduali.

Un getto urinario che diventa lentamente più debole, la necessità di andare in bagno più spesso, un risveglio notturno che diventa una consuetudine, piccoli episodi di bruciore che vanno e vengono. Quando qualcosa cambia lentamente, può essere facile modificare le proprie abitudini intorno al sintomo invece di chiedersi perché sia comparso.

In altri casi si ricorre autonomamente a un farmaco o a un rimedio già utilizzato in passato. Il disturbo migliora temporaneamente, poi ritorna, e la valutazione specialistica continua a essere rimandata.

Io vorrei che passasse un messaggio molto chiaro: avere un sintomo da settimane o che si manifesta saltuariamente non significa necessariamente avere qualcosa di grave.

La paura, quindi, non deve prendere il sopravvento.

Ma proprio perché uno stesso sintomo può avere origini molto diverse, continuare ad aspettare senza comprenderne la causa non offre alcun vantaggio. Una valutazione può semplicemente rassicurare oppure individuare un problema che può essere affrontato prima e con maggiore efficacia.

Ci sono poi segnali che meritano particolare attenzione. Episodi recidivanti o saltuari di presenza di sangue nelle urine, difficoltà importante a urinare, accompagnati o meno da dolore e febbre, anche se si risolvono spontaneamente o con l’assunzione di un farmaco, non dovrebbero essere normalizzati o rimandati per settimane.

Prevenzione non significa vivere alla ricerca di una malattia. Significa non voltarsi dall’altra parte quando il nostro organismo cambia.

Io preferisco vedere un paziente e potergli dire che non c’è motivo di preoccuparsi, piuttosto che incontrarlo mesi dopo e scoprire che aveva iniziato a convivere con un segnale che meritava di essere approfondito.

👉 Condividi questo post con amici e familiari: potrebbe aiutare qualcuno che sta rimandando da troppo tempo un controllo, pensando che un disturbo occasionale o sopportabile non meriti attenzione.

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10/10/2026

A che età un uomo dovrebbe iniziare a controllare la prostata?

Ai microfoni del podcast Trezeri54 su Web Live TV, la Dott.ssa Rossana Lucera, medico chirurgo specialista in Urologia, spiega perché il dosaggio del PSA a partire dai 40 anni è un passaggio chiave della prevenzione maschile, soprattutto in presenza di familiarità. Un semplice prelievo del sangue permette di stabilire un valore di riferimento per monitorare la salute della ghiandola nel tempo, evitando diagnosi tardive e allarmismi inutili.

🔁 Prima infezione, terapia. Seconda infezione, stessa terapia. Terza volta, si riparte ancora prima di aver fatto un esa...
09/10/2026

🔁 Prima infezione, terapia. Seconda infezione, stessa terapia. Terza volta, si riparte ancora prima di aver fatto un esame.

È questo uno degli errori che io considero più importanti quando mi trovo davanti a un paziente con infezioni urinarie ricorrenti: concentrarsi esclusivamente sull’episodio del momento senza cercare di capire perché il problema continui a tornare.

Capisco perfettamente il meccanismo. Quando ricompaiono bruciore, urgenza e necessità di urinare frequentemente, si riconoscono sensazioni già vissute e viene spontaneo pensare: “È di nuovo la stessa cosa”.

A quel punto può nascere la tentazione di riprendere l’antibiotico utilizzato in precedenza, magari rimasto nell’armadietto dei medicinali, oppure di chiedere semplicemente di ripetere la stessa terapia.

Io preferisco cambiare prospettiva.

Se le infezioni diventano ricorrenti, non mi interessa soltanto spegnere ogni volta il sintomo. Voglio capire che cosa sta favorendo le recidive.

Innanzitutto bisogna stabilire se tutti gli episodi siano realmente infezioni batteriche. Sintomi come bruciore, urgenza, aumento della frequenza urinaria e dolore sovrapubico possono infatti comparire anche in condizioni differenti.

Quando indicata, l’urinocoltura permette di verificare la presenza dell’infezione e identificare il microrganismo responsabile, orientando la terapia sulla base dell’antibiogramma.

Questo è molto diverso dal scegliere autonomamente un antibiotico perché “l’altra volta aveva funzionato”. Anzi, nella maggior parte dei casi non funziona perché si è creata una resistenza a quell’antibiotico.

Nelle recidive io guardo anche oltre la vescica.

Valuto eventuali condizioni dell’apparato urinario che possono favorire le infezioni e considero l’intera storia clinica del paziente. Intestino, diabete, scompenso cardiaco, altre patologie concomitanti e terapie assunte per problemi differenti possono avere un ruolo e non devono essere trascurati.

Spesso non bastano il semplice esame delle urine o l’urinocoltura a fare diagnosi.

Ed è proprio questo il punto che vorrei arrivasse con maggiore chiarezza: quando un problema continua a tornare, ripetere all’infinito la stessa soluzione non equivale a individuarne la causa e a risolvere il problema.

Non bisogna spaventarsi davanti a un nuovo episodio, ma neppure rassegnarsi all’idea di essere semplicemente “una persona che soffre sempre di cistite”.

Le infezioni urinarie ricorrenti meritano un percorso ragionato, soprattutto quando diventano frequenti, le terapie sembrano funzionare solo temporaneamente oppure gli esami risultano negativi nonostante la persistenza dei sintomi.

Io preferisco sempre arrivare a una domanda fondamentale: perché sta succedendo di nuovo?

È da lì che può iniziare una prevenzione realmente personalizzata.

👉 Condividi questo post con amici e familiari: può aiutare chi soffre di infezioni urinarie ricorrenti a comprendere l’importanza di approfondirne le cause, anziché ripetere automaticamente la stessa terapia.

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06/10/2026

Sei convinto che bere esattamente due litri d'acqua al giorno sia un obbligo valido per tutti?

🩺 Ci sono persone che rimandano una visita urologica per mesi non perché il disturbo sia scomparso, ma perché hanno paur...
05/10/2026

🩺 Ci sono persone che rimandano una visita urologica per mesi non perché il disturbo sia scomparso, ma perché hanno paura della visita stessa.

Il timore più comune riguarda il dolore. A questo si aggiungono spesso l'imbarazzo, soprattutto quando bisogna parlare di disturbi intimi, e la preoccupazione per eventuali manovre che non si conoscono.

Io credo che una parte importante del mio lavoro inizi proprio da qui: spiegare che cosa accadrà e creare le condizioni perché il paziente possa affrontare la visita con serenità.

Una normale visita urologica, nella maggior parte dei casi, non è dolorosa.
La prima parte è soprattutto dialogo. Io ricostruisco i sintomi, le abitudini urinarie, eventuali patologie, la familiarità per alcune patologie, interventi precedenti, farmaci assunti e tutti quegli elementi che possono aiutarmi a comprendere il problema.

Successivamente eseguo l'esame obiettivo, che cambia in base al sesso, all'età, ai sintomi e al motivo della visita. Non esiste quindi una sequenza identica per tutti.
Negli uomini, quando indicato, può essere necessaria anche l'esplorazione rettale per valutare la prostata. È probabilmente l'aspetto che genera maggiore preoccupazione, ma si tratta di una manovra molto breve che generalmente provoca un modesto fastidio più che un vero dolore.

E se il paziente sente dolore?

Io voglio che me lo dica. Non c'è alcun motivo per sopportare in silenzio: posso interrompere o modificare la manovra e, allo stesso tempo, la presenza di dolore può fornirmi un'informazione utile per comprendere meglio il quadro clinico.
Anche l'imbarazzo merita attenzione.

Per un medico parlare di minzione, genitali, prostata o sessualità fa parte della normale attività professionale. Per il paziente, invece, può significare raccontare qualcosa di estremamente personale. Rispettare questa differenza è parte integrante della visita.

Per questo il mio consiglio è di non arrivare al controllo pensando di dover superare una sorta di prova. Una visita urologica è prima di tutto un incontro medico finalizzato a capire un problema, fare prevenzione o semplicemente verificare che tutto proceda correttamente.

E soprattutto, non lasciate che la paura del possibile dolore diventi la ragione per rimandare un controllo.

Molto spesso l'attesa e l'ansia che precedono la visita sono decisamente peggiori della visita stessa.

👉 Condividi questo post con amici e familiari: potrebbe aiutare qualcuno che sta rimandando un controllo proprio per paura o imbarazzo.

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02/10/2026

Un PSA alterato non è una diagnosi. Ipertrofia prostatica, infiammazioni e infezioni possono alzarlo. Il passo giusto è approfondire con l'urologo. Manda questo reel a un amico che ha rimandato il controllo. 💙

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