Dott. Giuseppe Cerasari - Epatologo Infettivologo

Dott. Giuseppe Cerasari - Epatologo Infettivologo Laureato in Medicina e Chirurgia presso La Sapienza di Roma si specializza in Malattie Infettive, Malattie dell'Apparato Respiratorio e Malattie del Fegato.

Prendere un antibiotico sembra spesso la soluzione più veloce.Ma non sempre è quella giusta.Il problema non sono gli ant...
26/08/2026

Prendere un antibiotico sembra spesso la soluzione più veloce.
Ma non sempre è quella giusta.
Il problema non sono gli antibiotici.

👉 È come li usiamo.
Uso inutile, fai-da-te, tempi sbagliati…
sono errori che vedo ogni giorno e che nel tempo possono peggiorare la situazione.

Perché?
Perché alterano l’equilibrio del corpo e rendono i batteri sempre più resistenti.
E a quel punto, quando servono davvero… potrebbero non funzionare più come dovrebbero.

Gli antibiotici sono uno strumento potente.
Ma proprio per questo vanno usati con criterio.

21/08/2026

La creatina è conosciuta soprattutto per il suo ruolo sulla performance muscolare, ma oggi la ricerca sta esplorando anche altri possibili ambiti di interesse, compresa la salute cerebrale.
Le prospettive sono interessanti, ma vanno verificate con prudenza: promettere effetti preventivi sulla demenza sarebbe prematuro.
Quando si parla di integratori, il punto non è seguire la moda del momento, ma capire cosa ha senso per quella persona, in quel contesto.

17/08/2026

Se ho valori normali di calcio e magnesio posso stare tranquillo?

Lo scopriamo assieme in questo video!

“Ho la GGT alta: significa che il fegato è rovinato?”Non necessariamente.La GGT è un enzima che può aumentare quando c’è...
05/08/2026

“Ho la GGT alta: significa che il fegato è rovinato?”

Non necessariamente.

La GGT è un enzima che può aumentare quando c’è un coinvolgimento del fegato o delle vie biliari, ma da sola non basta per fare diagnosi. Può aumentare per motivi diversi: alcol, steatosi, alcuni farmaci, colestasi o altre condizioni da valutare nel contesto clinico.

Il punto importante è questo: una GGT alta è un indizio, non una sentenza. È un possibile indicatore di stress ossidativo o necessità di antiossidanti.

Per capire davvero cosa significa, va letta insieme ad altri valori:

🔹 AST e ALT
🔹 fosfatasi alcalina
🔹 bilirubina
🔹 sintomi
🔹 storia clinica
🔹 farmaci assunti
🔹 eventuale ecografia, se indicata

A volte la GGT viene usata anche per orientarsi quando la fosfatasi alcalina è alta, perché può aiutare a capire se il problema riguarda più il fegato o le vie biliari.

Quando merita più attenzione?

Se è associata a ittero, urine scure, feci chiare, prurito, dolore addominale, febbre o altri esami alterati.

In quel caso non bisogna limitarsi a dire “sarà il fegato affaticato”, ma è corretto approfondire.

Il messaggio da ricordare è semplice:

👉 GGT alta ≠ diagnosi automatica
👉 GGT alta ≠ sempre alcol
👉 GGT alta ≠ funzione epatica compromessa da sola

Conta sempre il quadro completo.

Contenuto divulgativo, non sostituisce il parere medico.

“Mangio meglio e vediamo.”È una frase che sentiamo spesso davanti a un LDL alto.Ed è una frase giusta… ma non sempre com...
29/07/2026

“Mangio meglio e vediamo.”

È una frase che sentiamo spesso davanti a un LDL alto.
Ed è una frase giusta… ma non sempre completa.

Migliorare la nutrizione, muoversi di più, ridurre il peso quando necessario e correggere le abitudini quotidiane sono passaggi fondamentali.

Ma l’LDL non dipende solo da quello che mettiamo nel piatto.

Può essere influenzato da genetica, età, ormoni, metabolismo, diabete, pressione alta, familiarità e da una storia cardiovascolare già presente.

Per questo lo stesso valore di LDL non ha lo stesso significato per tutti.

Un LDL “moderatamente alto” può avere un peso diverso in una persona giovane, senza altri fattori di rischio, rispetto a una persona con diabete, ipertensione, familiarità importante o precedente evento cardiovascolare.

Il punto non è scegliere tra stile di vita e terapia.
Il punto è capire quale strategia serve per quella persona, in quel momento.

👉 Mangiare meglio è importante.
👉 Muoversi è importante.
👉 Perdere peso, quando necessario, è importante.
👉 Ma a volte non basta per raggiungere l’obiettivo di rischio corretto.

L’LDL va interpretato nel contesto giusto.
E quando serve, va trattato in modo adeguato.

Non si cura un numero: si protegge una persona.

Contenuto divulgativo, non sostituisce il parere medico.

“È naturale, quindi male non fa.”Non sempre è così.Quando si assume una statina, anche un integratore può avere un peso:...
23/07/2026

“È naturale, quindi male non fa.”

Non sempre è così.

Quando si assume una statina, anche un integratore può avere un peso: non perché sia “pericoloso” in assoluto, ma perché può interferire con la terapia, modificarne la tollerabilità o aumentare il rischio di effetti indesiderati.

Un esempio classico è il riso rosso fermentato: può contenere monacolina K, una sostanza simile a una statina. Per questo assumerlo insieme a una statina non è sempre una scelta innocua.

Anche il pompelmo può essere rilevante: in alcune statine può interferire con il metabolismo del farmaco, aumentando la sua concentrazione nell’organismo.

E poi ci sono gli integratori “detox”, spesso presentati come soluzioni semplici per “ripulire” fegato e organismo. Ma il fegato non ha bisogno di mode: ha bisogno di valutazione clinica, stile di vita, terapia appropriata e controlli quando servono.

Il punto non è demonizzare gli integratori.
Il punto è non usarli alla cieca.

Prima di associare un integratore a una statina, chiediti sempre:

🔹 mi serve davvero?
🔹 può interagire con la terapia?
🔹 il medico sa che lo sto assumendo?
🔹 sto cercando una scorciatoia al posto di una cura efficace?

La terapia non si modifica da soli.
E “naturale” non significa automaticamente sicuro.

Contenuto divulgativo, non sostituisce il parere medico.

Bilirubina alta agli esami del sangue: devo preoccuparmi?La risposta corretta è: dipende.Perché la bilirubina non va let...
16/07/2026

Bilirubina alta agli esami del sangue: devo preoccuparmi?

La risposta corretta è: dipende.

Perché la bilirubina non va letta solo come “alta” o “bassa”. Va prima capito quale frazione è aumentata: diretta o indiretta.

In molti casi, soprattutto quando è aumentata la bilirubina indiretta e gli altri esami del fegato sono nella norma, il quadro può essere compatibile con una condizione benigna come la Sindrome di Gilbert.

Questo significa che il fegato processa più lentamente la bilirubina, ma non necessariamente che ci sia una malattia epatica.

Diverso è il discorso quando aumentano altri valori o compaiono segnali come:

🔹 ittero marcato o persistente
🔹 urine scure
🔹 feci chiare
🔹 dolore addominale
🔹 febbre
🔹 AST, ALT, GGT o fosfatasi alcalina alterate
🔹 aumento della bilirubina diretta

In questi casi è importante approfondire, perché la bilirubina può raccontare qualcosa di diverso: un problema di deflusso della bile, un’infiammazione epatica, un’interazione farmacologica o altre condizioni da valutare.

Il punto è semplice: non bisogna fermarsi alla bilirubina totale.

Serve leggere il dato nel contesto: esami del sangue, sintomi, visita, farmaci assunti, storia clinica e andamento nel tempo.

👉 Bilirubina alta non vuol dire sempre fegato malato.
👉 Bilirubina indiretta e diretta non hanno lo stesso significato.
👉 Un singolo valore non basta per fare diagnosi.

Se hai trovato la bilirubina alta agli esami, non allarmarti, ma non interpretarla da solo: parlane con il medico per capire se è un dato benigno o se merita approfondimento.

Contenuto divulgativo, non sostituisce il parere medico.

“Ho la Sindrome di Gilbert: posso prendere una statina?”È una domanda molto più comune di quanto si pensi.La Sindrome di...
09/07/2026

“Ho la Sindrome di Gilbert: posso prendere una statina?”

È una domanda molto più comune di quanto si pensi.

La Sindrome di Gilbert, nella maggior parte dei casi, è una condizione benigna: il fegato processa più lentamente la bilirubina indiretta, che può quindi risultare più alta agli esami del sangue.

Ma questo non significa automaticamente avere un fegato malato.
E non significa automaticamente che una statina sia vietata.

Il punto importante è distinguere:

🔹 bilirubina diretta o indiretta?
🔹 AST, ALT e GGT sono nella norma?
🔹 ci sono sintomi come ittero marcato, urine scure o dolore addominale?
🔹 il paziente assume altri farmaci o integratori?
🔹 qual è il suo rischio cardiovascolare?

Le statine servono a ridurre il colesterolo LDL e il rischio cardiovascolare. Per questo non andrebbero sospese o evitate solo per paura della bilirubina alta.

La decisione va sempre personalizzata: si guarda il quadro completo, non un singolo valore isolato.

Il messaggio da portare a casa è semplice:

👉 Gilbert ≠ fegato malato
👉 bilirubina alta ≠ statina vietata
👉 statina ≠ danno epatico automatico

Parlane sempre con il medico prima di modificare una terapia.

Contenuto divulgativo, non sostituisce il parere medico.

Le statine non “spazzano via” il colesterolo dal sangue come una medicina che lo distrugge direttamente.Il loro lavoro è...
13/06/2026

Le statine non “spazzano via” il colesterolo dal sangue come una medicina che lo distrugge direttamente.
Il loro lavoro è più intelligente: aiutano il fegato a diventare più efficiente nel rimuovere il colesterolo LDL, quello comunemente definito “cattivo”.

Come funziona?

Le statine bloccano un enzima del fegato, chiamato HMG-CoA reduttasi, che partecipa alla produzione interna di colesterolo.
Quando il fegato produce meno colesterolo, si accorge che ne ha bisogno di più per svolgere le sue funzioni.

A quel punto mette in campo una strategia: aumenta sulla sua superficie i recettori LDL, cioè delle specie di “porte di ingresso” capaci di catturare le particelle di colesterolo LDL presenti nel sangue.

Il risultato è che più LDL viene richiamato dal sangue al fegato, dove può essere metabolizzato e smaltito.
E con meno LDL in circolo, si riduce anche il rischio che questo si depositi nelle arterie contribuendo alla formazione delle placche aterosclerotiche.

Per chi le assume, il messaggio pratico è questo:
le statine non sono una scorciatoia, ma uno strumento di prevenzione cardiovascolare. Funzionano meglio quando sono accompagnate da controlli regolari, nutrizione adeguata, attività fisica, gestione del peso e continuità terapeutica.

E soprattutto: non vanno sospese o modificate senza parlarne con il medico, anche quando i valori migliorano. Spesso migliorano proprio perché la terapia sta funzionando.

Il fegato grasso non è solo una questione di “mangiare meno” o di perdere peso.È una condizione metabolica complessa, in...
06/06/2026

Il fegato grasso non è solo una questione di “mangiare meno” o di perdere peso.

È una condizione metabolica complessa, in cui il fegato tende ad accumulare grasso perché riceve troppi segnali sfavorevoli: eccesso di zuccheri semplici, insulino-resistenza, sedentarietà, alcol, stress metabolico e spesso anche una nutrizione poco equilibrata.

Per questo il primo errore è pensare che basti una scorciatoia.

Gli zuccheri liquidi, ad esempio, sono tra i più insidiosi: bibite, succhi, energy drink e cocktail zuccherati vengono assorbiti rapidamente e possono favorire picchi glicemici e accumulo di grasso epatico.

Anche le diete drastiche non sono la soluzione: perdere peso troppo velocemente può mettere sotto stress l’organismo e rendere il percorso poco sostenibile. Il fegato ha bisogno di gradualità, non di estremismi.

Un altro errore comune è guardare solo le calorie. Certo, il bilancio energetico conta, ma conta anche la qualità della nutrizione: fibre, proteine adeguate, grassi buoni e carboidrati scelti con criterio fanno la differenza nella gestione metabolica.

Poi c’è il movimento. Non serve partire da programmi impossibili: anche camminare con costanza, ridurre il tempo seduti e inserire attività fisica regolare può aiutare il metabolismo e la salute del fegato.

Attenzione anche all’alcol: anche quantità considerate “moderate”, in alcune persone, possono peggiorare il quadro epatico, soprattutto se è già presente steatosi o alterazione degli esami.

Infine, diffida dagli integratori detox. Il fegato non ha bisogno di essere “depurato” con prodotti miracolosi: ha bisogno di strategia, costanza, controlli adeguati e un percorso personalizzato.

La vera cura non è l’estremo.
È il metodo.

Meno scorciatoie.
Più continuità.
Più consapevolezza.
Più personalizzazione.

📌 Questo contenuto è informativo e non sostituisce il parere del medico.

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