14/05/2026
E se dietro un'apparente iperattività si nascondesse una storia di attaccamento?
Nella pratica clinica quotidiana osservo un numero crescente di bambini descritti attraverso una costellazione di sintomi ricorrenti: iperattività, impulsività, oppositività, incapacità di mantenere l’attenzione e intolleranza alle regole. Tuttavia, credo che la domanda clinica fondamentale dovrebbe sempre precedere l’etichetta diagnostica: stiamo osservando un disturbo del neurosviluppo o un sistema nervoso organizzato attorno alla sopravvivenza relazionale?
Le basi teoriche: dalla regolazione alla biologia
Secondo i principali esponenti della psicologia dello sviluppo e delle neuroscienze, il comportamento non è mai un dato isolato, ma il risultato di una complessa interazione relazionale:
• John Bowlby: Il sistema di attaccamento è il primo organizzatore dell’esperienza emotiva.
• Mary Ainsworth: La qualità della responsività del caregiver condiziona le strategie di regolazione del bambino.
• Schore e Siegel: Le prime relazioni plasmano direttamente lo sviluppo dei sistemi di autoregolazione biologica.
• Perry e Van der Kolk: Lo stress relazionale ripetuto produce effetti sovrapponibili ai criteri diagnostici dei disturbi del comportamento.
Sintomo vs Funzione
Un bambino cronicamente non regolato può apparire, sul piano fenotipico, indistinguibile da un bambino con ADHD o DOP. La differenza non risiede nel sintomo, ma nella sua funzione.
Non dovremmo chiederci "Perché questo bambino non obbedisce?", bensì: "Quale esperienza relazionale ha insegnato a questo sistema nervoso che controllare, opporsi o non fidarsi è necessario per sentirsi al sicuro?"
Per questo motivo, ogni formulazione clinica dovrebbe includere un’analisi approfondita di:
1. Storia di attaccamento e qualità della co-regolazione precoce.
2. Eventi traumatici cumulativi e pattern transgenerazionali.
3. Organizzazione neuroaffettiva e profilo neuropsicologico differenziale.
L’Ecologia dell’Attaccamento
Credo sia fondamentale ricordare che il bambino non organizza la propria sicurezza solo attorno ai genitori biologici. Il sistema nervoso risponde a chiunque rappresenti concretamente una figura di riferimento: nonni, insegnanti, educatori o fratelli maggiori.
Per comprendere un comportamento, è necessario mappare l'intera ecologia dell'attaccamento.
E cosa accade quando la "Base Sicura" vacilla ?
Se queste figure alternative attraversano momenti di crisi (burnout, lutto, malattia, stress economico) il bambino può registrare una modifica nella continuità della base sicura. Se l'adulto diventa meno prevedibile o meno sintonizzato, il sistema di attaccamento si riattiva intensamente, manifestandosi attraverso:
• Aumento dell'iperattivazione motoria.
• Impulsività e ricerca di controllo sull'ambiente.
• Comportamenti provocatori che "testano" la tenuta del legame.
• Regressioni scolastiche o difficoltà attentive da ipervigilanza.
In conclusione, credo sia necessario riflettere sulla complessità della comorbilità. Nella realtà clinica, queste etichette non sono 'scatole chiuse': un bambino con ADHD può sviluppare un DOP come reazione ai continui rimproveri e alla frustrazione che ne deriva, così come un bambino con un attaccamento insicuro può presentare una base genetica di ADHD.
La chiave per la diagnosi differenziale risiede nel chiedersi sempre: 'Qual è la funzione di questo comportamento?'. Se, attenuando la minaccia relazionale, il bambino continua a manifestare deficit attentivi, l’ipotesi di un disturbo del neurosviluppo si rafforza. Se, al contrario, il bambino recupera calma e attenzione non appena si sente protetto e accolto, siamo con ogni probabilità nell'area dell’attaccamento.
Penso che il rischio attuale sia quello di una sovradiagnosi dei disturbi del neurosviluppo a scapito di una sottovalutazione del peso neurobiologico del legame. Prima di etichettare un bambino, abbiamo il dovere di comprendere la storia e l'organizzazione del suo sistema nervoso.
Queste riflessioni hanno carattere divulgativo e mirano a sottolineare la complessità dello sviluppo infantile. Ogni situazione è unica e richiede una valutazione clinica approfondita da parte di professionisti qualificati.