Dott.ssa Sonia Luzi - Psicologa

Chiama Indicazioni Contatta lo studio

Dott.ssa Sonia Luzi - Psicologa Mi chiamo Sonia Luzi, sono Psicologa e Psicoterapeuta ad approccio strategico. Considerazioni medico-legali”. Dal 2013 lavoro nei contesti scolastici.

Psicologa-Psicoterapeuta ad approccio strategico, specializzata in Psicologia Giuridica, Dipendenze e DSA, conduttrice di Training Autogeno e Counselor Strategico. Ho una laurea specialistica in Psicologia dell'età evolutiva (corso di laurea in Intervento Psicologico nello Sviluppo e nelle Istituzioni Socio-Educative), ottenuta presso la facoltà di Medicina e Psicologia - Università degli Studi di Roma “La Sapienza” con una tesi in Medicina Legale dal titolo “L’omicidio commesso da minori. Ho conseguito un master universitario in Disturbi Specifici dell’Apprendimento, in Scienze Criminologiche-Psicologia Giuridica e in Dipendenze. Ho svolto diversi anni di tirocinio pre e post lauream presso il reparto TSMREE (Servizio Tutela Salute Mentale e Riabilitazione dell'Età Evolutiva) dell’Asl Roma 5. Durante gli anni di studio della scuola di specializzazione in Psicoterapia ho svolto la maggior parte del tirocinio presso lo STPIT di Colle Cesarano (Tivoli) Struttura di Trattamento Psichiatrico Intensivo Territoriale dedicata ai pazienti in condizione di post-acuzie e presso "La Tutti giù per Terra Onlus" che si occupa della terapia e l’assistenza specialistica rivolta a bambini e caregiver che si trovano ad affrontare i disturbi dello sviluppo, i disturbi dello spettro autistico e altre sindromi affini. Questa esperienza mi ha permesso di mettere in pratica le conoscenze teoriche acquisite con gli studi in ambito psicologico, attraverso un confronto quotidiano con le problematiche della scuola. Ho maturato anni di esperienza nel lavoro con i soggetti fragili, bisognosi del sostegno scolastico, per i quali l’obiettivo centrale è l’autonomia, l’autorealizzazione e lo sviluppo di tutte quelle competenze che permettono un’effettiva inclusione. Nel 2023 ho ottenuto la specializzazione per le attività di sostegno didattico attraverso il corso TFA-scuola primaria per il quale ho superato il concorso.

📌 CONTINUA A OTTOBRE LO SPORTELLO D’ASCOLTO GRATUITO🧠🛋️ Il servizio presso il nostro Centro sarà garantito in modo perio...
29/09/2026

📌 CONTINUA A OTTOBRE LO SPORTELLO D’ASCOLTO GRATUITO

🧠🛋️ Il servizio presso il nostro Centro sarà garantito in modo periodico e continuativo.

🗓️ I prossimi Open Day:

📅 Giovedì 8 ottobre | ⏰ 14:00 – 16:00
📅 Giovedì 29 ottobre | ⏰ 14:00 – 16:00

📍 Centro Nodus
Via Rosata 55 – Colle Fiorito (Guidonia Montecelio)

🛋️ Il primo colloquio è completamente gratuito

Un primo spazio di ascolto pensato per:

• Accogliere il tuo bisogno immediato, senza alcun giudizio.
• Inquadrare insieme la difficoltà principale.
• Decidere in totale libertà se fermarsi lì o proseguire, senza vincoli.

🎯 I nostri percorsi focalizzati

Durante l’Open Day potrai essere orientato verso il mini-percorso più adatto a te:

🚀 “Pacchetto Sblocco” – 5 e/o 10 sedute
Per chi deve prendere una decisione importante o vive un momento di forte stress universitario, lavorativo o di salute.

👨‍👩‍👧 Focus Genitorialità
Incontri di supporto per gestire le sfide con figli bambini o adolescenti.

🌬️ Gestione dell’Ansia
Un percorso breve per acquisire tecniche pratiche di rilassamento.

👩‍⚕️ A chi è rivolto?

Lo sportello è aperto a qualsiasi fascia d’età, dal bambino all’anziano.

È uno spazio sicuro dedicato al benessere psicologico per affrontare ogni problematica con una specialista.

L’incontro sarà coordinato dalla Dott.ssa Sonia Luzi, Psicologa e Psicoterapeuta ad Approccio Strategico, ossia una terapia focalizzata principalmente sul presente per trovare soluzioni pratiche in tempi brevi.

💸 Trasparenza e accessibilità

Il primo colloquio è gratuito.

Per gli incontri successivi è prevista una tariffa calmierata, con la possibilità di accedere a pacchetti tariffari dedicati.

La salute mentale deve essere un diritto accessibile a tutti.

📲 I posti sono limitati. Prenota il tuo spazio.

📞 351 4249424

💬 Scrivici su WhatsApp

📍 Nodus – Colle Fiorito
Via Rosata 55

Uno spazio per fermarsi, essere ascoltati e trovare insieme nuove possibilità.

23/09/2026

🔴Oggi ricorre l’anniversario della morte del fondatore della Psicoanalisi e questo racconto è sempre bello ed emozionante.

“COSÌ SIGMUND FREUD RIUSCÌ A SALVARMI LA VITA”

Il padre della psicoanalisi nel ricordo dell’ultima paziente ancora viva, Margarethe Walter (89 anni nel 2006): "Fu l’unica persona che volle ascoltarmi".
“Mi ha salvato la vita!", esclama Margarethe Walter davanti al famosissimo numero 19 della Berggasse a Vienna. Sono passati settant’anni dall’ultima volta che è stata qui, nella primavera del 1936, poche settimane prima dell’esame di maturità. Qui la signora, oggi ottantottenne, visse i 45 minuti che le cambiarono "totalmente" la vita, nell’ambulatorio del dottor Sigmund Freud.
Margarethe era sbalordita: "Non era un ambulatorio normale! Non c’erano pazienti in sala d’attesa! Non si sentiva odore di canfora e non si vedevano infermiere vestite di bianco!". Inoltre al centro della stanza c’era un divano, come a casa, in salotto, "coperto stranamente da un tappeto, con tantissime frange".
Perché la ragazza era lì? Il medico di famiglia aveva diagnosticato una banale bronchite e inoltre, ma questo lei non doveva saperlo, "un malessere interiore". Da qui il consiglio di rivolgersi al dottor Freud, un luminare in questo campo, come si diceva a Vienna.

"Ero la ragazza più sola di Vienna!", ricorda Margarethe. "Sola, servita e riverita, chiusa in casa e con quasi assoluta certezza non amata. Nessuno mi ha mai tenuto in grembo, né preso per mano, non si davano baci!". La madre era morta di parto, la matrigna era fredda e avida, la nonna anziana e molto apprensiva, persino il suo unico compagno di giochi, il cane di casa, era vecchissimo e sempre stanco.

Naturalmente il padre era inavvicinabile. Chiaramente non si parlava e soprattutto non con lei. Non si ricevevano ospiti, neppure il fine settimana nella villa in campagna. "E tutto quello che mi riguardava veniva stabilito alle mie spalle e dall’alto!".

Sigmund Freud fa il suo ingresso. La sua presenza discreta, ma decisa, riempie la stanza. Ha 80 anni. "Piccolo, barba bianca, abito grigio, un po’ curvo". Margarethe Walter sistema una sedia nello studio di Freud, oggi trasformato in museo, esattamente nel punto in cui era seduta 70 anni fa. L’arredamento dell’epoca è documentato da fotografie. Sistemiamo la sedia su cui era seduto il padre di fronte a lei. Davanti al famoso divano bisogna immaginare un tavolino basso. "Il dottor Freud si sedette esattamente in mezzo a noi".

C’è silenzio e all’improvviso Margarethe chiude gli occhi e lascia che le appaia come in sogno il personaggio che ancora oggi la ammalia: "Era un uomo vecchissimo che mi ha guardato con occhi attenti". Esita, ride., Era fisicamente molto fragile ma pieno di energia!" "Mi chiede come mi chiamo, ma risponde mio padre per me. Mi chiede della scuola ed è mio padre a rispondere. Che cosa faccio nel tempo libero: risponde mio padre. Anche la risposta alla domanda su che lavoro mi piacerebbe fare non esce dalla mia bocca. Proprio come a casa!", dice oggi la paziente riferendosi ad allora: "Stavo lì come un pacchetto!".
Freud tace. E ad un tratto dice al padre di Margarethe in tono cordiale, come se fosse la cosa più naturale: "La prego, vada nella stanza accanto. Vorrei parlare con sua figlia da solo". Gira la sedia verso di lei, le si avvicina e le si rivolge apertamente. "Adesso siamo soli", dice e immediatamente la tensione si allenta. "La soggezione iniziale, sparita d’incanto".
E lei parla, parla: "Lui ha esaudito per la prima volta il mio perenne desiderio di aprirmi a qualcuno: Sigmund Freud è stata la prima persona che abbia davvero mostrato interesse nei miei confronti, che volesse sapere qualcosa di me, l’unico che realmente è stato ad ascoltarmi".

Margarethe lascia libero sfogo "all’odio per la matrigna, per la scuola, per le passeggiate domenicali", dice che non può avere amiche, che deve indossare abiti e scarpe che non sono di suo gusto. Che non si può immaginare quanto è sola e quindi recita brani di teatro o veste con la carta crespa le figure degli scacchi del padre fingendo di essere nel medioevo.

"Non distoglie lo sguardo da me, mi osserva, e la sua partecipazione mi avvolge come un abbraccio". Così gli confessa che dopo vari tentativi ha scoperto che la chiave del pendolo è "identica a quella della libreria" così che finalmente ha potuto scoprirne i segreti. "La notte, accanto alla nonna che russa, divoro i libri piccanti riposti dietro quelli di Grillparzer e di Goethe".

Freud volle a quanto pare sapere tutto di lei, anche i dettagli riguardanti la nonna Maria, la nonna classe 1856, con cui Margarethe doveva condividere la stanza, nonché i particolari dei suoi vestiti che aveva conservato dalla rivoluzione del ’48. Freud ascoltava, e "quando prendevo fiato mi incoraggiava con un "e poi?"".
Di nuovo Freud rivolge "i suoi occhi, buoni, incredibilmente attenti" alla giovane donna. "Il suo era un interesse così totale che mi aprì qualcosa dentro che nessuno aveva mai voluto aprire".
Settanta anni dopo la donna avverte ancora il fascino vibrante e la gioia di avere fiducia. "Tutto ad un tratto ero contenta", una sensazione fino ad allora sconosciuta. Si sentì "a suo agio", "come se dopo un, pasto particolarmente buono, qualcuno da sopra avesse aperto una finestra e avesse detto: Non guardare sempre per terra! Guarda avanti! Tutto è possibile!".

(Articolo di PETER ROSS, La Repubblica, p. 19, traduzione di Emilia Benghi - copyright Die Zeit - la Repubblica)

09/09/2026

Anche i terapeuti hanno problemi

✒️ Dr. Carlo D’Angelo – Voce delle Soglie

La competenza non coincide con l’immunità dalla vita

C’è una strana aspettativa nei confronti di chi esercita la psicoterapia. Il terapeuta dovrebbe aver risolto tutto. Non dovrebbe attraversare crisi. Non dovrebbe avere fragilità. Non dovrebbe conoscere fallimenti affettivi, paure, contraddizioni, lutti, separazioni. Dovrebbe possedere quella serenità che, in fondo, molti immaginano essere il risultato finale di una buona psicoterapia. Quasi che il titolo professionale certificasse non soltanto una competenza, ma l’avvenuta guarigione dalla condizione umana. Naturalmente non è così.
Un terapeuta può avere avuto problemi nella propria storia. Può averne nel presente.
Può attraversare una crisi matrimoniale. Può conoscere il dolore di una perdita. Può avere paura. Può sbagliare. Può aver bisogno a sua volta di una terapia, di una supervisione, di un confronto professionale. Può vivere momenti nei quali la propria vita personale diventa difficile. Tutto questo, da solo, non dice ancora se sia un buon terapeuta oppure un cattivo terapeuta. Perché la competenza professionale non consiste nell’essere immuni da ciò di cui soffrono gli altri. Consiste, tra le altre cose, nel possedere formazione, strumenti, capacità clinica, consapevolezza dei propri limiti e sufficiente responsabilità da impedire, per quanto possibile, che ciò che appartiene alla propria storia venga inconsapevolmente affidato al paziente. Ed è qui che la distinzione diventa importante.
Avere una ferita non è la stessa cosa che utilizzare il paziente per curarla.
Avere bisogno di riconoscimento non equivale a cercarlo nella relazione terapeutica.
Attraversare una crisi non equivale a farne pagare il peso a chi viene da noi per essere aiutato. Avere zone non completamente risolte non equivale a non sapere riconoscere quando quelle zone stanno interferendo con il nostro lavoro.
La questione professionale comincia proprio qui. Non:
«Hai problemi?» Ma:
«Che cosa fai dei tuoi problemi quando incontri la vulnerabilità di un’altra persona?» Forse abbiamo costruito un’immagine quasi angelicata del terapeuta perché ci rassicura pensare che chi ci accompagna abbia già raggiunto il luogo verso il quale noi stiamo camminando. Ma la terapia non è l’incontro tra uno che ha risolto la vita e uno che deve ancora risolverla.
È una relazione professionale asimmetrica nella quale uno dei due possiede una specifica responsabilità, una formazione e un ruolo. Il terapeuta non è più umano del paziente. E neppure meno fragile. È diversamente responsabile dentro quella relazione. Questa differenza è decisiva. Anche la storia della psicoterapia dovrebbe renderci prudenti davanti alle idealizzazioni. Molte figure che hanno contribuito profondamente alla nascita e allo sviluppo delle nostre discipline hanno avuto biografie complesse, contraddizioni, conflitti, limiti personali e aspetti del loro operato oggi criticabili. Questo non obbliga né a demolirle né a santificarle. Possiamo riconoscere il valore di un contributo senza trasformare chi lo ha prodotto in un modello perfetto di esistenza. E possiamo criticare seriamente comportamenti, teorie o pratiche senza pensare che una fragilità biografica basti, da sola, a cancellare ogni competenza. Perché altrimenti utilizziamo una logica singolare:
Hai sofferto anche tu, dunque come puoi aiutare me? Ma seguendo questa logica dovremmo cercare professionisti ai quali la vita non sia mai accaduta. E forse sarebbe persino inquietante incontrarne uno. Il punto non è che il terapeuta abbia attraversato oppure no il dolore. Il punto è come lo ha attraversato, quanto lo conosce, quanto sa riconoscerlo quando ritorna e quanto riesce a non confonderlo con quello della persona che ha davanti. E questo non giustifica tutto.
È importante dirlo. Essere umani non può diventare l’alibi con cui coprire incompetenza, violazioni dei confini, comportamenti dannosi o incapacità di esercitare responsabilmente la professione.
«Anche il terapeuta è umano» non può significare: allora tutto è comprensibile. La responsabilità professionale rimane. Proprio perché il terapeuta è umano, ha il dovere di conoscere sufficientemente i propri limiti e di fermarsi, chiedere aiuto, confrontarsi o non assumere determinate situazioni quando la propria condizione interferisce significativamente con la capacità di lavorare.
Forse dobbiamo allora uscire da entrambe le illusioni. Da quella del terapeuta senza ferite.
E da quella opposta secondo cui una ferita rende automaticamente incompetente un terapeuta. Un terapeuta non è competente perché non ha problemi.
E non è competente grazie ai suoi problemi.
È competente per ciò che ha imparato a fare professionalmente anche in presenza della propria irriducibile umanità. Forse la domanda non dovrebbe essere:
«Il mio terapeuta ha risolto tutto di sé?» Ma qualcosa di molto più serio:
«Sa stare davanti a ciò che porto senza avere bisogno di utilizzare me per risolvere ciò che appartiene a lui?» Perché non abbiamo bisogno di terapeuti angelicati. Abbiamo bisogno di professionisti competenti, responsabili, consapevoli dei propri limiti.
E sufficientemente umani da sapere che sedersi dall’altra parte della stanza non rende nessuno immune dalla vita.

✒️ Dr. Carlo D’Angelo – Voce delle Soglie

25/08/2026

🧠✨ SPORTELLO D’ASCOLTO GRATUITO

📅 Lunedì 7 settembre dalle ore 16.00 alle 18.00
📅 Mercoledì 23 settembre dalle ore 16.00 alle 18.00

📍 Presso il Centro Nodus
Via Rosata 55 – Colle Fiorito (Guidonia Montecelio)

🤔 Vuoi affrontare e superare quei limiti che ti impediscono di prendere in mano la tua vita e di trovare o ritrovare un nuovo senso di equilibrio?

Lo Sportello di Ascolto presso il Centro Nodus nasce per offrire a ogni persona uno spazio dedicato al proprio benessere psicologico, dove poter affrontare con una specialista le proprie difficoltà e problematiche.

👩‍⚕️ L’incontro sarà coordinato dalla
Dott.ssa Sonia Luzi
Psicologa e Psicoterapeuta ad Approccio Strategico

Uno spazio di ascolto e confronto rivolto a bambini, adulti e anziani, per affrontare momenti di difficoltà e ritrovare nuove risorse personali.

🛋️ Il primo colloquio è gratuito e accessibile tramite prenotazione.
Per gli incontri successivi è prevista una tariffa calmierata di 40€.

🎯 La salute e il benessere psicologico ti aspettano.

📲 Prenota il tuo incontro
351.4249424
💡 Il momento migliore per prenderti cura del tuo benessere è ORA.

Come ricorda Recalcati, l'amore ci mette davanti all'esperienza dell'Altro come irriducibilmente Altro.Ci sono legami ch...
06/08/2026

Come ricorda Recalcati, l'amore ci mette davanti all'esperienza dell'Altro come irriducibilmente Altro.

Ci sono legami che finiscono, ma che continuano ad abitare i nostri pensieri.

A volte ci chiediamo perché non riusciamo a voltare pagina, come se il tempo dovesse cancellare automaticamente ciò che abbiamo vissuto.

Ma lasciare andare non significa dimenticare.

Significa dare un posto a quella storia dentro di noi, riconoscere ciò che ci ha dato e ciò che ci ha tolto, e lentamente tornare a scegliere il nostro presente.

In terapia incontriamo spesso questo spazio: quello tra ciò che è finito e ciò che ancora resta.

È proprio lì che, a volte, comincia una nuova comprensione di sé.

01/08/2026

📌Il Consiglio dei Ministri ha approvato un disegno di legge che ha come oggetto l’imputabilità minorile.

Con le modifiche proposte, la dimensione evolutiva e dinamica della personalità dell’adolescente deviante non verrebbe più considerata come un aspetto centrale, ma un’eccezione da verificare.

I Tribunali per i Minorenni quotidianamente registrano storie di disagio psicologico, grave trascuratezza, povertà educativa, traumi e contesti familiari profondamente fragili o violenti. In questi contesti, l’intervento punitivo difficilmente svolge una funzione deterrente e rischia anzi di produrre un aumento di criminalità e recidiva.

Le ricerche ci suggeriscono infatti che la migliore forma di deterrenza consiste nella sollecitazione di azioni ed esperienze socialmente positive, attrattive e motivanti.

Invitiamo pertanto le istituzioni governative a rafforzare il sistema di welfare, intervenendo preventivamente sui contesti di vita, sul sostegno alla genitorialità, sulla scuola, sulla salute mentale e sulla costruzione di opportunità alternative alla cultura della violenza.

👉Confidiamo che la risposta della giustizia minorile continui a mettere al centro la persona minorenne, a partire dalla valutazione della sua personalità e non solo del reato. Una giustizia orientata in un’ottica educativa e psicologica promozionale di benessere.

Leggi l'articolo completo: https://ordinepsicologilazio.it/post/imputabilita-minorile

Yoga insieme🏵
31/07/2026

Yoga insieme🏵

23/07/2026

"L'iniezione di Irma" è il nome che Sigmund Freud diede al sogno che fece nella notte del 23 luglio 1895, di di particolare importanza per il lavoro del padre della psicoanalisi, in quanto è stato usato per sviluppare la teoria ampiamente descritta nel libro "L'interpretazione dei sogni". Peter Gay fa notate come il sogno di Irma fu il primo vero sogno che aveva ricevuto la meticolosa interpretazione di Freud e, nonostante il lunghissimo tempo trascorso ad analizzarlo, rimase pieno di lacune.
Prima di passare al contenuto è opportuno contestualizzarlo: Freud aveva curato una paziente, Irma, nell'estate del 1895 e le propose una particolare soluzione terapeutica che lei, però, non era disposta ad accettare. Il trattamento si rivelò un successo parziale e terminò prima di essere completato. Dopo diverso tempo Freud fu informato che la paziente stava meglio, ma non del tutto.
Quella notte, Freud sognò quanto segue:
"Un grande salone, molti ospiti, [...] Tra questi, Irma, che prendo subito in disparte come per rispondere alla sua lettera e rimproverarla di non accettare ancora la 'soluzione'. Le dico: “Se hai ancora dolori è veramente soltanto colpa tua.” Lei risponde: “Sapessi che dolori ho ora alla gola, allo stomaco, al ventre, mi sento tutta stretta.” Mi spavento e la guardo: è pallida, gonfia. [...] M. dice: “Non c’è dubbio, è un’infezione; ma non importa; sopraggiungerà una dissenteria e il veleno sarà eliminato...” Inoltre sappiamo subito da dove proviene l’infezione. Qualche tempo fa, per un’indisposizione, l’amico Otto le ha fatto un’iniezione [...] Non si fanno queste iniezioni con tanta leggerezza... probabilmente anche la siringa non era pulita."
Freud giunse alla conclusione che il motivo del sogno era un desiderio e il suo contenuto, la realizzazione. Ha scoperto che in quasi tutti i sogni dei suoi pazienti, il contenuto latente includeva desideri, anche se il contenuto manifesto sembrava essere l'opposto della loro realizzazione. Nei casi in cui il contenuto latente conteneva un desiderio, il contenuto manifesto contribuiva a nasconderne gli aspetti imbarazzanti.

PAROLE DALLO STUDIOEpisodio 2“Non so da dove cominciare.”È una frase che arriva spesso nel primo incontro.L’idea, molto ...
13/07/2026

PAROLE DALLO STUDIO
Episodio 2

“Non so da dove cominciare.”

È una frase che arriva spesso nel primo incontro.

L’idea, molto diffusa, è che si debba avere già tutto chiaro prima di iniziare un percorso.

Il primo colloquio non serve a “dire bene” cosa si ha.

Serve a iniziare a dare forma a ciò che ancora non ce l’ha.

Non è necessario sapere da dove cominciare.
È sufficiente potersi permettere di cominciare.

Vi è mai capitato di non trovare le parole per spiegare come stavate?

PAROLE DALLO STUDIO nasce dal desiderio di dare spazio a parole che, in forme diverse, molte persone portano con sé quan...
13/07/2026

PAROLE DALLO STUDIO nasce dal desiderio di dare spazio a parole che, in forme diverse, molte persone portano con sé quando intraprendono un percorso di psicoterapia.

Le frasi di questa rubrica non appartengono a una persona in particolare. Sono ispirate a vissuti ricorrenti e sono rielaborate nel pieno rispetto della riservatezza.

Ogni episodio nasce con l'intento di offrire uno spunto di riflessione e, talvolta, aiutare a dare un nome a esperienze che possono essere difficili da esprimere.

Se questa riflessione ti ha parlato, puoi condividere il tuo pensiero nei commenti.

Indirizzo

Via San Martino Della Battaglia 31, Roma/Via Tiburtina Valeria 89, 00011 Villalba Di Guidonia (Roma)/Via Rosata N. 55, Colle Fiorito, 00012 (RM)
Rome
00185

Orario di apertura

Lunedì 15:00 - 20:00
Mercoledì 16:30 - 20:00
Giovedì 16:30 - 20:00
Venerdì 15:00 - 20:00
Sabato 09:00 - 18:00

Telefono

+393881824074

Sito Web

Notifiche

Lascia la tua email e sarai tra i primi a sapere quando Dott.ssa Sonia Luzi - Psicologa pubblica novità e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta Lo Studio

Invia un messaggio a Dott.ssa Sonia Luzi - Psicologa:

Scelte rapide

Condividi

Categoria