Dott.ssa Francesca Pagliara Psicologa- Psicoterapeuta

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Dott.ssa Francesca Pagliara Psicologa- Psicoterapeuta - Psicologa e Psicoterapeuta, iscritta all’Albo degli Psicologi del Lazio.
- Specializzata in Terapia Cognitivo Comportamentale presso l’Istituto di Skinner.

13/12/2025

La manipolazione è un filo spinoso che intesse una f***a e tagliente ragnatela intorno alla malcapitata vittima, avvolgendola in una stretta gabbia nella quale diventa difficile persino volgere il capo per scovare una via di fuga. E così, chi ci resta prigioniero, si ritrova ricoperto di tagli e ferite sanguinanti prima ancora di avere il tempo di domandarsi cosa sia accaduto.

Si pensa che la manipolazione si concretizzi solo attraverso la critica negativa, la svalutazione, la disconferma, il ricatto affettivo, l’induzione al senso di colpa, i silenzi punitivi. Invece, spesso, nei casi più paradossali, anche attraverso il vittimismo. Ovvero il manipolatore indossa impropriamente i panni della vittima, si dice ferito, offeso, ingannato, devastato da un presunto danno senza nome.

Piagnucola asciugandosi gli occhi con i brandelli di serenità che ha strappato a morsi alla reale vittima del suo gioco perverso e opportunistico.
Guarda l'altro attraverso le sottili fessure della gabbia metallica in cui lo ha rinchiuso e, piuttosto che ravvedersi rispetto al dolore procuratogli, lo accusa di averlo abbandonato lì fuori, triste e affranto, in balìa di una sofferenza troppo pesante da poter essere tollerata.
Cerca di colpevolizzarlo fino al punto di farlo sentire in dovere di chiedere scusa, relegandolo a una posizione remissiva. E se non ci riesce, estende le strategie vittimistiche e manipolative verso altri, provando a sguinzagliarli contro il prigioniero! Cerca ancelle premurose che gli porgano i Kleenex, avvocati con il colletto inamidato che perorino la sua causa, lavandaie scrupolose che gli stirino le grinze delle proprie argomentazioni.
Manipola altri per supportare la propria tesi vittimistica, provando a mettere insieme uno staff di sostenitori che lo sorreggano nella propria battaglia surreale di dimostrare che il vero carnefice è quello rinchiuso nella prigione.

Dott.ssa Annarita Arso

13/12/2025

✍️ Ogni singola volta che ti impegni per migliorare te stesso, stai ridefinendo la qualità di ogni persona nella tua vita.

👉 La crescita personale non è un atto solitario, ma il fondamento per relazioni più ricche. Acquisendo maggiore consapevolezza, impari a gestire le tue emozioni e a comunicare i tuoi bisogni con chiarezza ineguagliabile.

👉 Questa tua nuova forza interiore ti rende più affidabile e autentico, riducendo i conflitti e aumentando la comprensione reciproca.

👉 Non si tratta di cambiare gli altri, ma di elevare il modo in cui interagisci: quando sei centrato, offri stabilità.

💕Il tuo sviluppo non è un optional; è un imperativo che porta tutte le tue relazioni al livello successivo, rendendole più sane, profonde e significative.
🍂🍂🍂🍂🍂
Un caro saluto e una serena giornata a tutti voi.
🍂🍂🍂🍂🍂ssa Roberta Michelotto
Psicologa-Psicoterapeuta
PsicologiaPerVivereMeglio

13/12/2025

Oggi riflettevo sull’uso di alcune parole che, diventando d’uso comune, si fanno più opache: perdono forza, densità, emotività e capacità di cambiamento.

C’è una frase che mi pare di aver letto fra gli scritti del mio poeta preferito, E. E. Cummings, che dice: «Il linguaggio nasce nella poesia e muore nella pubblicità».

Penso, per esempio, alla parola “valore”.

Da una parte mi torna in mente lo slogan pubblicitario «Perché io valgo» e la consapevolezza mainstream (anche un po’ superficiale) del valore che ciascuno di noi ha… dall’altra, le lacrime di chi “sa” di valere, ma non “sente” di valere, perché cresciuto in ambienti che non hanno saputo o voluto valorizzarlo.

Per loro, la parola “valore” scuote in profondità, come un’onda d’urto. Riconoscere a sé stessi il proprio valore, vederlo, sentirlo, esserne fieri (senza passare dall’auto-svalutazione all’auto-ipervalutazione) è una peripezia e un detonatore al tempo stesso: come un daltonico che vede, per la prima volta, la vivacità dei colori.

13/12/2025

LA PERCEZIONE DEL TEMPO

La percezione del tempo nel corso della vita non dipende da un “senso del tempo” periferico, ma da circuiti cerebrali che integrano attenzione, memoria e sistemi neuromodulatori, in particolare dopamina (coinvolta nel “clock interno” e nelle stime su secondi-minuti) e acetilcolina (importante per la memoria episodica).

Studi sperimentali mostrano che, quando si chiede di stimare o produrre intervalli di pochi minuti, gli adulti più anziani tendono a “bruciare” l’intervallo più rapidamente dei giovani, per esempio, gli over-50 completano mentalmente 120 secondi in circa tre quarti del tempo effettivo, mentre i soggetti sotto i 30 anni sono molto più vicini ai 120 secondi reali.

Questo risultato supporta l’idea che, con l’età, il sistema temporale interno tenda a farci sottostimare gli intervalli brevi, probabilmente per un’alterazione progressiva della regolazione dopaminergica nei gangli della base e nei circuiti fronto-ippocampali, come suggeriscono le evidenze neurofarmacologiche e di imaging sull’invecchiamento.

Per spiegare perché infanzia e giovinezza vengano ricordate come un periodo “dilatato” e gli anni successivi come più “compressi”, le prove più solide puntano sulla struttura della memoria autobiografica e sul ruolo della novità.

La visualizzazione in grafica, che divide la vita in blocchi molto ricchi di novità (infanzia-giovinezza) e decenni successivi più “compressi” è quindi una semplificazione ragionevole della letteratura: cattura il ruolo di novità, memoria autobiografica e cambiamenti neurocognitivi, questo finché la si intenda come metafora di un fenomeno complesso e ancora oggetto di ricerca, non come un modello matematico esatto di come “davvero” si deforma il tempo soggettivo lungo l’intero arco della vita.

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Fonte: “Time perception and age”, V.F.M. Ferreira et al., Arquivos de Neuro-Psiquiatria, 2016; “Recent Advances in Understanding the Reminiscence Bump: The Importance of Cues in Guiding Recall From Autobiographical Memory”, J. Koppel, D.C. Rubin, Current Directions in Psychological Science, 2016
Credit foto: Antonio Collins, X

13/12/2025

✍️ Le relazioni che durano si basano su due pilastri essenziali per creare un ambiente di benessere e stabilità.
Il primo è il rispetto. Questo significa accettare l'altro totalmente, inclusi limiti e bisogni, garantendo un ascolto autentico e non giudicante.

👉 Il rispetto è la base che ci permette di affrontare i conflitti mantenendo il valore della persona intatto, prevenendo il risentimento e la rottura.

👉Il secondo è la reciprocità, intesa come un equilibrio dinamico nel dare e ricevere supporto. Non è una contabilità rigorosa, ma la percezione condivisa che entrambi stiano investendo energie, attenzioni e vulnerabilità nel legame.

💕 Questa equità garantisce che i bisogni di entrambi siano soddisfatti nel tempo, motivando un impegno continuo e prevenendo lo squilibrio che sfocia in frustrazione o dipendenza.
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Un sereno e gioioso week-end a tutti voi
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Dott.ssa Roberta Michelotto Psicologia per vivere meglio

18/11/2025

In occasione del , le nostre librerie diventano luoghi sicuri e accoglienti, spazi dedicati alle narrazioni e ai vissuti delle donne.

Seguici nelle Instagram Stories nei prossimi giorni e generiamo luce insieme, pagina dopo pagina, storia dopo storia.


18/11/2025

IX Giornata Mondiale dei Poveri

18/11/2025

“Tutti noi, quando viviamo un momento terribile della nostra esistenza e poi lo superiamo, tendiamo a dimenticare il male patito e ricevuto. Di fatto la natura è assai provvida e ci fa dimenticare il momento peggiore.”

Alda Merini

La forza della Vita. ❤

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