08/04/2025
17enne cerca di difendere un coetaneo da un pestaggio e ne esce con la mascella massacrata.
Un mio intervento pubblicato su 'Dentro la notizia' dell'08.04.2025, pagg.6-7 (Per copia gratuita del quotidiano online, richiedere a: [email protected]).
Qui di seguito il testo integrale:
Immaginate che io sia un vecchio bavoso (cosa non lontano dalla realtà, a detta di alcuni!). Per giunta, incallito vo**ur delle fattezze di belle giovani strabilianti, da poco maggiorenni; che mostrano apertamente le loro corroboranti sinuosità, con seni apertamente scoperti e minigonne vertiginose, da cui traspaiono sottostanti tanga esilaranti che esaltano le fattezze di sodi glutei prorompenti ed invitanti. E che in un locale pubblico, in una sala da ballo, io non possa fare a meno di guardare una donna con spasmodica voluttà col mio sguardo fisso ed inebetito.
E mettiamo, anche, che gli accompagnatori, protettori dell’avvenente donna, non potendole far indossare burqa o veli coprenti, si sentano oltremodo offesi dalla mia voluttuosa e bavosa attenzione prolungata (per quanto in venerata contemplazione di cotanta erotica visione). E che all’uscita del locale decidano di volermi dare una sonora punizione per aver spogliato con gli occhi la donna a cui loro tengono molto, volendomi educare al rispetto rigoroso del comandamento: “non desiderare la donna d’altri”. E che, mentre io sia vessato da questi tre energumeni con calci e pugni, intervenga pacificamente un mio coetaneo a cercare di far cessare lo squadrismo a cui involontariamente sta assistendo, senza peraltro conoscermi, e che a sua volta si ritrovi colpito con un massacrante pugno in pieno volto, tanto da ritrovarsi con la mascella polifratturata. E mettiamo che, dopo il parapiglia, io, vittima colpita e svergognata, me ne scappi per l’istinto di sopravvivenza, strafegandomene della sorte del Don Chichotte improvviso che è corso in mio aiuto, nel deserto più totale di solidarietà umana, non sapendo che anche gli aggressori decidano di andarsene soddisfatti e vanitosi dell’impresa appena compiuta. Mettiamo tutto questo, voi che pensereste di tutto ciò?
Quanto ho appena esposto, ovviamente, non è una fantasia erotica, né una visione onirica frutto di notti insonni tormentate, e nemmeno una sceneggiatura di un film pornografico o da commedia all’italiana. Niente di tutto questo.
È pura realtà! Invero, i protagonisti sono tutti giovanissimi sbarbatelli. E l’episodio, quello vero, è accaduto la sera dell’8 marzo scorso, a Roma; in una piazza del Centro di un quartiere benestante. Molto benestante e perbene, ed i protagonisti sono tutti italiani. Nessuno straniero a supporto di velleità xenofobe.
Il nostro eroe si chiama Manfredi Mangione, 17enne liceale romano. Un eroe, umile e silenzioso, anche se tale non si considera. E non avremmo saputo questa miseranda storia se Massimo Gramellini non l’avesse raccontata sul Corriere della Sera. Quell’8 marzo, sabato notte, il giovane, uscendo da un locale in cui aveva trascorso la serata con altri amici, si è imbattuto in un suo coetaneo assalito da altri tre, più adulti, a suon di calci e pugni, senza via di scampo perché schiacciato contro un muro fuori da un altro locale. Senza pensarci, corre verso di loro, e tenta di far desistere pacificamente dal proseguire il pestaggio. La vittima già gronda sangue dal volto; «Ragazzi, calma», esclama. E tenta di separare gli aggressori dalla loro vittima ormai inerme. E per tutta risposta, uno dei tre lo aggredisce alle spalle con un cazzotto alla mandibola. Il colpo lo intontisce; barcolla, gli esce sangue dalla bocca che avverte disarticolata. Nel parapiglia la vittima del pestaggio, riesce a divincolarsi e si dà alla fuga; così gli aggressori smettono di accanirsi anche su di lui; forse hanno capito la gravità del colpo assestato, che il nostro sottovaluta. Rientra a casa; dolorante, barcollante e la testa tutta indolenzita. Mette del ghiaccio sulla mascella e cerca di dormire, pensando che l’indolenzimento col tempo passerà. Al risveglio, il cuscino intriso di sangue che continua ad uscire e la bocca ancora totalmente scomposta lo costringono a riferire il tutto ai propri genitori. Viene portato in ospedale. Lì scopre l’entità del danno. Mascella polifratturata. Intervento chirurgico dopo tre giorni. Viti e placche chirurgiche di assemblaggio, che a distanza di un mese ancora non lo fanno dormire. Alimentazione ancora liquida perché non è in grado di masticare, a distanza di un mese dal trauma. Ha una lesione del nervo mandibolare che innerva il labbro inferiore fino al mento, e lo ha reso insensibile agli stimoli del caldo e del freddo. È sicuro che non potrà recuperare le capacità originarie; nella migliore prospettiva p***e per un terzo, dopo una lunga convalescenza che non si sa quanto dovrà durare.
È riuscito a contattare il ragazzo salvato dal pestaggio, che lo ha ringraziato per avergli «salvato la vita» cosciente del fatto che, se non fosse intervenuto, i danni chirurgici e neurologici sarebbero toccati a lui. L’iniziale pestaggio del suo coetaneo 17enne, che l’ha scampata bella grazie a Mangione, è insorto perché aveva «guardato una ragazza che stava» in compagnia degli aggressori. Uno sguardo di troppo ad una ragazza che è di proprietà del maschio accompagnatore! Uno sguardo di troppo, «cavolate da discoteca», ed insorge lo squadrismo punitivo tanto per far capire che certa “merce” non si può nemmeno guardare a distanza! Perché “guardare a distanza” è un “provare a rimorchiare”; ed è un atto di sfida all’uomo che accompagna la ragazza. Alla sfida si reagisce con l’aggressione, tramite la quale si insegna la lezione: “la ragazza del boss non si può guardare più di tanto”.
Si massacra il malcapitato, per far capire alla ragazza che, ormai, è merce proprietaria. Guai a trafugarla. Ai ladri si applica la tribale legge del taglione.
Con questo episodio è evidente che sono in libera ed impunita circolazione uomini dediti alla violenza, che la utilizzano per fare carriera criminale nel gruppo sociale che frequentano. Ogni loro presenza deve incutere timore, perché solo così possono impossessarsi del territorio. Piccoli boss crescono, per sviluppare un proprio gruppo gerarchico dedito al consociativismo criminale.
E in tutta questa melma, appare un angelo, con le ali spennate, impotente e disarmato, che non esita ad intervenire armato della sola propria compassione; con una dignità che lo dovrebbe rendere uomo adulto, più appetibile e più attraente di quelli intrisi di una cultura maschilista fino al midollo, convinti che «il vero uomo sia quello che mena più degli altri per farsi rispettare» (come ben evidenziato dal Corriere della Sera).
Beh, è ora di dire la verità, che già è sotto gli occhi di tutti! E’ ora di dire a tutte le donne che inorridiscono per i continui femminicidi, che blaterano per il maschilismo e patriarcato imperante, che imprecano per tutte le donne picchiate e malmenate e per quelle trattate come oggetto; è ora di dire che ragazzi come Mangione, non risultano eroticamente attraenti, nemmeno lusinghevoli per loro loro semplice presenza, perché la stragrande maggioranza delle adolescenti è attratta dal machismo, da quei modelli mediatici del maschile da poter rappresentare come fiore all’occhiello e far sbavare d’invidia le proprie amiche.
Mangione non rappresenta certo un modello di successo. Crocchiato, menomato ed invalido per sempre. Giusta punizione per un adolescente deviante che, sul piano educativo e culturale, fa dell’umanità e della compassione verso i malcapitati un perno centrale del proprio agire umano! Giusta punizione per un essere umano che, istintivamente, non è egoista, né omertoso o mafioso, in una società civile che si professa intrisa di valori cristiani, ma che fa della violenza un’arma privilegiata del vivere quotidiano, civile ed identitario.
Assistere ad un episodio di violenza fa scattare istintivamente quei valori etici e culturali secondo i quali viviamo e siamo stati educati. La visione della violenza elicita quello che siamo. Purtroppo, la cultura omertosa mafiosa del «farsi i cazzi propri» per non avere conseguenze negative, per non rimetterci, domina le famiglie borghesi permeando tutto il nostro bel Paese. Proprio questo Paese, i cui rampolli vorremmo fossero pronti ad affrontare massacranti e cruente guerre militari!
E non è un caso che, proprio l’altro ieri, un arbitro 19enne, a Riposto, durante i play-off Under 17, in piena partita, accerchiato da diversi adulti entrati in campo, è stato preso a calci e pugni in faccia, inseguito, sgambettato e colpito alla nuca, senza che i 22 giocatori minorenni accennassero alcuna reazione in difesa del malcapitato.