Neurochirurgo Raffaelino Roperto

Neurochirurgo Raffaelino Roperto Medico Neurochirurgo del San Filippo Neri di Roma

👉SCOLIOSI A 30 GRADI: OPERAZIONE Sì O NO?📊In presenza di una scoliosi di 30° Cobb, nella maggior parte dei casi la rispo...
03/06/2026

👉SCOLIOSI A 30 GRADI: OPERAZIONE Sì O NO?

📊In presenza di una scoliosi di 30° Cobb, nella maggior parte dei casi la risposta è: no, non si opera.

🔬L’intervento chirurgico viene generalmente preso in considerazione per curve più importanti, di solito superiori a 45–50° Cobb, oppure quando la curva continua a peggiorare nonostante un trattamento conservativo adeguato.

📈L’angolo di Cobb è la misura radiografica standard utilizzata per quantificare l’entità della scoliosi.

⚠️Una curva di 30° è considerata una scoliosi moderata, ma clinicamente significativa, soprattutto se il paziente è ancora in fase di crescita. In questi casi, il rischio principale non è l’urgenza chirurgica ma la possibile progressione della curva.

➡Nell’adolescente, specie se non ha ancora raggiunto la maturità scheletrica, una scoliosi di 30° richiede valutazione specialistica, controlli radiografici programmati, esercizi specifici per scoliosi e, spesso, l’utilizzo di un corsetto ortopedico.

➡Nell’adulto, una curva di 30° è spesso gestibile in modo conservativo, soprattutto se stabile e non associata a dolore importante, squilibrio sagittale, deficit neurologici o peggioramento documentato nel tempo.

🔹La chirurgia può essere valutata quando:
>la curva supera generalmente i 45–50° nell’adolescente;
>la curva progredisce nonostante corsetto e trattamento riabilitativo;
>nell’adulto sono presenti dolore invalidante, squilibrio importante, progressione documentata o deficit neurologici;
>esistono deformità severe con impatto funzionale rilevante.

👨‍⚕️La decisione chirurgica non dipende mai solo dal numero dei gradi, ma dall’età del paziente, dalla maturità scheletrica, dalla sede e rigidità della curva, dalla progressione nel tempo, dai sintomi e dalla qualità della vita.

📌In sintesi: 30° Cobb non significano automaticamente chirurgia, ma significano che la scoliosi va presa sul serio e seguita da uno specialista.

🚑TRAUMI DERIVANTI DA INCIDENTI - QUANDO INTERVIENE IL NEUROCHIRURGO🚨Il neurochirurgo interviene in urgenza per trattare ...
28/05/2026

🚑TRAUMI DERIVANTI DA INCIDENTI - QUANDO INTERVIENE IL NEUROCHIRURGO

🚨Il neurochirurgo interviene in urgenza per trattare i traumi del sistema nervoso centrale e periferico causati da incidenti, che comprendono:
>Traumi Cranici - gestione di ematomi ed emorragie cerebrali, riduzione della pressione intracranica e riparazione delle fratture craniche esposte o depresse.
>Traumi Vertebrali e Midollari - stabilizzazione chirurgica di fratture e lussazioni della colonna vertebrale e decompressione del midollo spinale per prevenire o limitare danni neurologici permanenti.
>Lesioni Nervose - riparazione chirurgica di lesioni o lacerazioni dei nervi periferici, che possono derivare da tagli profondi o forti impatti (ad esempio in un incidente stradale).

📝L'intervento del neurochirurgo diventa un'emergenza salvavita in presenza di emorragie interne, ematomi (es. epidurale o subdurale), fratture craniche esposte o lesioni vertebrali che comprimono le strutture nervose e midollari.

🔬La sua valutazione e l'eventuale ricorso immediato ad un intervento di chirurgia sono necessarie quando gli esami diagnostici (TC o Risonanza Magnetica) evidenziano una situazione estremamente preoccupante.

👉Il ruolo del neurochirurgo è pertanto fondamentale nella diagnosi tempestiva, negli interventi chirurgici salvavita (come la decompressione o la rimozione di ematomi) e nel trattamento delle lesioni spinali per ridurre al minimo le disabilità permanenti.

📌La differenza principale tra chirurgia endoscopica e chirurgia tradizionale nel trattamento di ernie e stenosi lombari ...
22/05/2026

📌La differenza principale tra chirurgia endoscopica e chirurgia tradizionale nel trattamento di ernie e stenosi lombari risiede nell'invasività:
➡la chirurgia endoscopia usa micro-incisioni e telecamere per preservare i muscoli;
➡la chirurgia tradizionale richiede un'incisione maggiore e lo scollamento dei muscoli dalla colonna.

🔹La chirurgia endoscopica può essere pertanto definita mini-invasiva, in quanto il chirurgo inserisce un sottile endoscopio (tubo con telecamera) e strumenti miniaturizzati attraverso piccoli fori naturali della colonna (accesso foraminale) o tramite piccole incisioni. Ciò porta indubbi vantaggi per il paziente: un minimo danneggiamento dei muscoli e dei legamenti, un minor sanguinamento, un recupero funzionale rapidissimo e una quasi totale assenza di cicatrici profonde.
La chirurgia endoscopica richiede strumentazioni costose e chirurghi con una specifica formazione. Bisogna anche aggiungere che non è sempre indicata per casi di stenosi molto severa o instabilità vertebrale complessa.

🔹La chirurgia tradizionale prevede invece un'incisione più lunga per esporre direttamente le vertebre e spesso richiede l'uso del microscopio operatorio (microchirurgia) per aumentare la precisione.
Il grande vantaggio per il chirurgo è quello di avere una visione diretta ed ampia in modo da permettergli di trattare con successo stenosi multiple, ricalibrare ampiamente il canale spinale ed inserire (se necessario) viti o placche (artrodesi) per stabilizzare la colonna.
Le controindicazioni sono legate a tempi di recupero più lunghi (a causa del taglio dei tessuti muscolari), maggiore dolore post-operatorio e degenza in ospedale di diversi giorni.

🔄La scelta tra le due opzioni viene valutata dal neurochirurgo (o dall’ortopedico) in base all'età ed alla gravità dei sintomi del paziente, dopo il fallimento delle terapie conservative.

👉MAV CEREBRALI: QUALE E' IL RISCHIO DI SANGUINAMENTO?💬Le MAV (Malformazioni Artero-Venose ) sono rare anomalie vascolari...
19/05/2026

👉MAV CEREBRALI: QUALE E' IL RISCHIO DI SANGUINAMENTO?

💬Le MAV (Malformazioni Artero-Venose ) sono rare anomalie vascolari congenite, solitamente non ereditarie - a carico del sistema nervoso centrale, encefalo e midollo spinale - consistenti in un’anomala connessione tra vasi arteriosi e venosi senza la interposizione del sistema capillare.

📊Il rischio annuo di sanguinamento (rottura) di una MAV cerebrale non trattata si aggira solitamente tra il 2% ed il 4%.

🔃Possono aumentare o diminuire questo rischio, i seguenti fattori:
➡Se la MAV ha già causato un'emorragia, il rischio di un nuovo sanguinamento nei primi anni successivi aumenta notevolmente.
➡Le MAV di piccole dimensioni sembrano avere un rischio di rottura leggermente superiore rispetto a quelle grandi, poiché i vasi sono sottoposti ad una pressione maggiore.
➡La posizione precisa della malformazione può comportare un rischio maggiore di rottura o rendere più pericolose le conseguenze dell'emorragia.
➡Il modo in cui il sangue esce dal "nido" della MAV (il groviglio di vasi) influisce sulla stabilità della struttura.

🧠Quali sono i sintomi, in caso di sanguinamento, delle MAV cerebrali?
📝I sintomi più comuni includono: mal di testa improvviso e molto forte, nausea, vomito, confusione o improvvisi deficit neurologici (come debolezza, problemi alla vista o difficoltà nel parlare).

👨‍⚕️La gestione di una MAV cerebrale, in caso di sanguinamento, deve essere discussa attentamente con un team di specialisti. A tal proposito, è fondamentale rivolgersi ad un neurochirurgo per una valutazione personalizzata del rischio.

☑La prima fase prevede la stabilizzazione clinica; successivamente l'obiettivo primario diventa l'eliminazione totale della MAV per prevenire recidive.

🔬Le strategie di intervento includono tre approcci principali, spesso combinati tra loro:
➡Microchirurgia - Rimozione diretta della MAV, specialmente se localizzata in aree non critiche del cervello.
➡Embolizzazione endovascolare - inserimento di un catetere (di solito dall'arteria femorale) fino al cervello, per iniettare sostanze o spirali che bloccano il flusso sanguigno nei vasi anomali. Spesso precede l'intervento chirurgico per ridurre il rischio di sanguinamento durante l'operazione.
➡Radiochirurgia stereotassica (es. Gamma Knife) - utilizzo di fasci di radiazioni ad altissima precisione diretti sulla MAV per distruggere i vasi malati e far formare del tessuto cicatriziale negli anni successivi. Viene impiegata per MAV piccole o situate in aree cerebrali profonde e difficilmente operabili.

📊La sciatica (o sciatalgia) è un argomento estremamente ricorrente e diffuso in quanto le stime ci dicono che il 5-10% d...
15/05/2026

📊La sciatica (o sciatalgia) è un argomento estremamente ricorrente e diffuso in quanto le stime ci dicono che il 5-10% della popolazione adulta ne soffre almeno una volta nella vita.

🔴Si tratta di un'infiammazione o compressione del nervo sciatico (il più lungo del corpo) che parte dalla bassa schiena e arriva fino al piede. Provoca dolore acuto, bruciore o scossa che dalla zona lombosacrale si irradia al gluteo e lungo la gamba, spesso accompagnato da formicolio o debolezza.

👉Le cause più comuni sono dovute all’ernia del disco (specialmente sotto i 40 anni) o alla stenosi spinale (restringimento del canale vertebrale). Altre cause possono includere la sindrome del piriforme (contrattura muscolare).

📝Per gestire (almeno inizialmente) la sciatica ed evitare di peggiorare il dolore, è fondamentale non incorrere in cinque errori piuttosto comuni:
1⃣Riposo assoluto a letto - stare immobili per giorni irrigidisce la schiena e rallenta la guarigione. Il movimento leggero e controllato è necessario per desensibilizzare il nervo.
2⃣Concentrarsi solo sulla gamba - il dolore alla gamba è un sintomo, la causa è quasi sempre una compressione nella zona lombare. Lavorare solo sulla gamba non risolve il problema.
3⃣Stretching forzato del piriforme - in caso di infiammazione acuta, allungare forzatamente il muscolo piriforme può aumentare la pressione sul nervo sciatico e peggiorare la situazione.
4⃣Torsioni del busto e crunch addominali - esercizi come torsioni, yoga non adattato o i classici addominali aumentano la pressione sui dischi intervertebrali.
5⃣Affidarsi solo ai farmaci - antidolorifici e antinfiammatori mascherano il dolore ma non eliminano la causa meccanica. Appena svanisce l'effetto, il dolore torna.

⏳La durata della lombosciatalgia varia significativamente a seconda della causa e della gravità ma nella maggior parte dei casi si risolve entro 30-60 giorni.

👨‍⚕️Qualora il dolore e la sintomatologia non dovessero migliorare, o addirittura dovessero peggiorare, è consigliabile prenotare una visita con un neurochirurgo.

☑La microchirurgia degli schwannomi vestibolari (neurinomi dell'acustico) di Koos I-II è una procedura chirurgica di alt...
07/05/2026

☑La microchirurgia degli schwannomi vestibolari (neurinomi dell'acustico) di Koos I-II è una procedura chirurgica di alta precisione mirata alla rimozione di tumori benigni di piccole dimensioni che originano dal nervo vestibolare (VIII nervo cranico), responsabile della trasmissione delle informazioni sull'equilibrio e sul movimento spaziale della testa dall'orecchio interno al cervello.

☑I tumori Koos I-II sono definiti come:
Koos I - tumore piccolo, confinato all'interno del canale uditivo interno.
Koos II - tumore che fuoriesce dal canale uditivo e si estende nell'angolo pontocerebellare (cisterna della fossa cranica posteriore), senza però comprimere il tronco encefalico.

☑I tumori di grado Koos I e II sono piuttosto frequenti alla diagnosi, spesso scoperti in fase precoce. La loro rimozione viene eseguita per prevenire la crescita della neoplasia, proteggere le strutture nervose adiacenti e preservare la qualità della vita del paziente. Rimuovere questo tumore quando è piccolo, offre maggiori probabilità di preservare il nervo uditivo e, di conseguenza, l'udito funzionale.

☑Questo studio - da me eseguito insieme ad altri colleghi - prende in considerazione 100 pazienti consecutivi con schwannomi vestibolari Koos I e Koos II, operati presso il nostro reparto mediante approccio microchirurgico retrosigmoideo tra settembre 2010 e luglio 2021.

☑Questi i risultati:
>la dimensione media del tumore era di 1,52 cm;
>nell'intera coorte, il decorso del nervo facciale (FN) è stato prevalentemente asintomatico (46,0%);
>nei neurinomi vestibolari di grado Koos I, il FN è risultato asintomatico nell'83,3% dei casi;
>la funzione postoperatoria del FN è stata di grado HB I nel 97% dei casi e di grado HB II nel 3%;
>la conservazione dell'udito (classe A-B secondo la classificazione AAO-HNS) è stata possibile nel 63,2% delle procedure;
>la rimozione totale/quasi totale è stata ottenuta nel 98% dei casi;
>la mortalità postoperatoria è stata pari a zero;
>le complicanze transitorie sono state osservate nell'8% dei pazienti;
>non si sono mai verificate complicanze permanenti;
>in un solo caso è stata osservata una progressione del residuo tumorale, 5 anni dopo la rimozione subtotale.

☑Questo studio ha pertanto confermato che la microchirurgia rappresenta un'opzione valida per il trattamento dei neurinomi vestibolari, inclusi quelli di grado Koos I-II, con un tasso di complicanze accettabile. In particolare, nei neurinomi vestibolari di piccole dimensioni, l'esito a lungo termine a livello del nervo facciale, la conservazione dell'udito ed il tasso di rimozione totale/quasi totale sono favorevoli.

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/37306616/

☑️Il torcicollo spastico (o distonia cervicale) è un disturbo neurologico cronico caratterizzato da contrazioni muscolar...
04/05/2026

☑️Il torcicollo spastico (o distonia cervicale) è un disturbo neurologico cronico caratterizzato da contrazioni muscolari involontarie e sostenute dei muscoli del collo. Dal punto di vista clinico può manifestarsi con rotazione (torticollis), inclinazione laterale (laterocollis), flessione anteriore (anterocollis) o estensione (retrocollis) del capo, spesso in combinazione tra loro. A questi movimenti si associano frequentemente dolore intenso, rigidità nucale e, nei casi più avanzati, una significativa compromissione della qualità di vita. Non è raro osservare anche tremore distonico e la presenza di “gesti antagonisti” (sensory tricks) che temporaneamente riducono la postura anomala.

📋Il trattamento di prima linea è rappresentato dall’iniezione di tossina botulinica nei muscoli coinvolti, generalmente ogni 3-4 mesi, con l’obiettivo di ridurre l’iperattività muscolare ed il dolore. A questo si associano fisioterapia mirata e, in casi selezionati, terapia farmacologica sistemica.

🔬Nei pazienti in cui la terapia conservativa perde efficacia o diventa insufficiente, si può ricorrere alla chirurgia. Tra le opzioni disponibili, la rizotomia intradurale selettiva rappresenta una tecnica mirata che agisce direttamente sull’output motorio patologico. L’intervento prevede un accesso alla giunzione cranio-cervicale con apertura della dura madre e l’identificazione delle radici nervose cervicali (principalmente C1–C3) e delle componenti del nervo accessorio coinvolte nell’innervazione dei muscoli distonici.

👉Mediante monitoraggio neurofisiologico intraoperatorio, le singole rootlets vengono stimolate per individuare quelle responsabili delle contrazioni anomale; queste vengono quindi sezionate in modo selettivo. L’obiettivo è interrompere i circuiti efferenti patologici preservando quanto più possibile la funzione motoria fisiologica. Si tratta di una chirurgia fine, che richiede un equilibrio tra efficacia clinica e prevenzione di deficit, e che viene riservata a casi accuratamente selezionati.

📉Quando la terapia medica non è più in grado di controllare i sintomi, la soluzione chirurgica diventa quindi un’opzione concreta per migliorare dolore, postura e qualità di vita.

🔹Il caso di questa mia paziente (riportato nell'infografica) è emblematico: la terapia prescritta non risultava più sufficiente ad evitarle dolore e problemi di postura. Pertanto si è deciso di procedere chirurgicamente.
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https://dottorroperto.com/torcicollo-spastico-casi-clinici/

👉SCOLIOSI E SPORT: cosa è consentito?☑Questo argomento in passato ha suscitato confusione ed incertezze, sia all’interno...
27/04/2026

👉SCOLIOSI E SPORT: cosa è consentito?

☑Questo argomento in passato ha suscitato confusione ed incertezze, sia all’interno del personale sanitario che tra i genitori e i loro figli alle prese con questa alterazione strutturale della colonna. Oggi c’è più chiarezza grazie ad evidenze scientifiche più attendibili che permettono di dare indicazioni precise.

🔁Vanno distinte innanzitutto quelle attività che hanno un obiettivo terapeutico rispetto alla scoliosi, come la fisioterapia, e le attività che possono essere svolte a supporto della terapia, come lo sport.

🤔Usciamo quindi da un equivoco: lo sport non può curare la scoliosi in quanto non ha alcun ruolo terapeutico. Questo non significa che chi ha la scoliosi non possa praticarlo. Significa semplicemente che insieme alla pratica sportiva -che aiuta ad aumentare il benessere fisico, la tonicità muscolare necessaria per sostenere la schiena e le abilità motorie- va sempre affiancata la fisioterapia con esercizi specifici per la scoliosi.

⚽️Quali sono gli sport da praticare se si ha la scoliosi?
Quasi tutti gli sport sono consentiti, in particolare quelli in carico che migliorano la muscolatura antigravitaria (atletica, basket, calcio, golf, pallavolo, tennis...).

🏊Discorso a parte merita il nuoto, una volta considerato lo sport di riferimento per chi aveva lo scoliosi. Oggi non è più così in quanto gli specialisti informano che aumenta la flessibilità della colonna (soprattutto se praticato a livello agonistico), incrementando i rischi legati ad una progressione della curva scoliotica. Lo stile del dorso può comunque essere talvolta consigliato per migliorare l'estensione della colonna ed allungare i muscoli posteriori, potendo aiutare in casi di ipercifosi (accentuazione della curvatura dorsale naturale della colonna vertebrale superiore a 45-50 gradi).

📝Quali sono pertanto le raccomandazioni?
1️⃣La scoliosi va controllata periodicamente dallo specialista;
2️⃣È fondamentale affiancare alla pratica sportiva esercizi specifici di fisioterapia per la scoliosi.

☑L’ernia cervicale è una patologia che interessa il rachide cervicale, ovvero le vertebre situate nella parte superiore ...
21/04/2026

☑L’ernia cervicale è una patologia che interessa il rachide cervicale, ovvero le vertebre situate nella parte superiore della colonna vertebrale (C1-C7). Consiste nella fuoriuscita del nucleo polposo da un disco intervertebrale del collo, causata dalla rottura dell'anello fibroso esterno.

☑I sintomi possono variare notevolmente da caso a caso o addirittura mancare del tutto.

☑Frequentemente l’ernia cervicale può provocare vertigini, instabilità e sbandamenti. Tali sintomi però derivano da un'infiammazione o tensione nel tratto cervicale alto, non direttamente dall'ernia che solitamente coinvolge le braccia. Le alterazioni cervicali compromettono i recettori sensoriali del collo, inviando segnali errati al cervello riguardo alla posizione della testa, provocando un senso di instabilità.

☑Le cause scatenanti le vertigini possono derivare da movimenti bruschi del capo, posture scorrette o dal mantenimento prolungato di posizioni fisse.

☑Per gestire e superare queste sensazioni di instabilità o di movimento rotatorio è utile, innanzitutto, eseguire un corretto inquadramento diagnostico e solo successivamente:
>Sottoporsi a sedute di fisioterapia;
>Avere uno stile di vita più rilassato e corrette posture.

☑E’ bene sempre ricordare che, in presenza di vertigini, è fondamentale consultare un medico per escludere eventuali ulteriori cause.

☑Una parte significativa della mia esperienza chirurgica si concentra sulla neuroendoscopia per il trattamento degli ade...
14/04/2026

☑Una parte significativa della mia esperienza chirurgica si concentra sulla neuroendoscopia per il trattamento degli adenomi ipofisari.

☑Cosa sono gli adenomi ipofisari
I tumori ipofisari sono lesioni che si sviluppano nella ghiandola pituitaria (definita "ghiandola maestra" poichè regola il funzionamento di altri organi e ghiandole -tiroide, gonadi, surreni- controllando crescita, metabolismo, riproduzione e risposte allo stress). Alcuni tumori dell’ipofisi provocano un eccesso di ormoni che regolano importanti funzioni del corpo, mentre altri tumori dell’ipofisi possono indurre la ghiandola pituitaria a produrre livelli più bassi di ormoni.
La maggior parte dei tumori ipofisari sono lesioni non cancerose (benigne), cioè adenomi che rimangono nella ghiandola pituitaria o nei tessuti circostanti e non si diffondono ad altre parti del corpo.

☑Segni e sintomi dei tumori ipofisari
Non tutti i tumori ipofisari causano sintomi. Quelli che producono ormoni (funzionanti) possono causare una varietà di segni e sintomi, a seconda dell’ormone che producono. I segni ed i sintomi dei tumori ipofisari che non producono ormoni (non funzionali) sono correlati alla loro crescita e alla pressione che esercitano su altre strutture.
In ogni caso, segni e sintomi possono includere:
>Mal di testa;
>Perdita della vista, in particolare perdita della visione periferica;
>Sintomi correlati a cambiamenti del livello ormonale;
>Funzionamento intempestivo di ormoni che porta a squilibri metabolici e sistemici.

☑Quando intervenire chirurgicamente
L'intervento di neuroendoscopia (solitamente per via endonasale trans-sfenoidale) per gli adenomi ipofisari è indicato principalmente quando il tumore causa compressione delle strutture nervose, quando è funzionante e non controllabile farmacologicamente o in presenza di una crescita progressiva documentata.

☑La tecnica neuroendoscopica
La neuroendoscopia endonasale è una tecnica mini-invasiva che permette di raggiungere l'ipofisi passando attraverso le narici, senza incisioni esterne. Questa metodica è oggi lo standard per la maggior parte degli adenomi ipofisari grazie alla visione diretta ed ingrandita offerta dall'endoscopio.

🔗https://dottorroperto.com/adenomi-ipofisari/

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