11/09/2026
Qualche giorno fa i miei vicini di casa hanno dovuto dire addio al loro cane, ormai vecchietto, perché aveva iniziato a stare molto male. Lo so perché me lo hanno raccontato loro la sera stessa, quando li ho incontrati mentre tornavano a casa. I miei vicini sono una giovane coppia con due bimbi di 6 e 3 anni. Stasera rientrando li ho incrociati al portone, e lei, sapendo che io sono “del mestiere”, ha approfittato del breve viaggio in ascensore per chiedermi lumi. “Sai”, mi ha detto, “F. (il figlio maggiore), ha visto il cane stare male, ed è molto triste; mi hanno consigliato di fargli fare l’EMDR per aiutarlo a superare questa cosa, tu sai cos’è? Che ne pensi?”. Io per un attimo sono rimasta interdetta, poi mi sono subito ripresa e le ho spiegato cos’è l’EMDR, a cosa serve e perché viene utilizzato, rimandandole che se il bambino è triste, a cinque giorni dall’evento, è del tutto normale, e non mi sembra che la tecnica in questione faccia al caso suo. Mi ha ringraziata e ci siamo salutate sul pianerottolo, lei probabilmente rasserenata, io invece turbatissima, perché ho avuto la netta percezione che stiamo, ancora una volta, sbagliando tutto… Ma da quando la tristezza è un trauma? Come è potuto succedere che ogni evento, ogni emozione, ogni reazione venga necessariamente medicalizzata? Cosa stiamo trasmettendo ai nostri bambini, portandoli da uno specialista a fare EMDR perché è morto il cane e loro si sentono un po’ tristi? Più delle psicopatologie, dei “matti”, dei disturbi e dei disturbati, delle diagnosi e delle crisi psicotiche, sono queste le cose che mi spaventano sul serio e, da clinica, mi destano maggiore preoccupazione…forse la situazione ci sta un po’ troppo sfuggendo di mano, e non è solo colpa dell’AI.