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12/10/2026
Antonio FAZIO: 90° genetliacoAuguri per il 90° genetliaco ad Antonio FAZIO (11 ottobre 1936), dal 1993 al 2005 Governato...
10/10/2026

Antonio FAZIO: 90° genetliaco
Auguri per il 90° genetliaco ad Antonio FAZIO (11 ottobre 1936), dal 1993 al 2005 Governatore della Banca d’Italia e Presidente dell’Ufficio Italiano Cambi. Durante il suo mandato come Governatore vi è stato il passaggio dalla lira italiana all’euro, avvenuto tra il 1º gennaio 1999 e il 1º marzo 2002. FAZIO è riconosciuto tra i principali fautori in Italia della stabilità economica, necessaria per il passaggio all’unione monetaria. Egli ha Lauree honoris Causa in Economia (1994), Giurisprudenza (1999) e Ingegneria Informatica (2000) ed è Cavaliere di gran croce dell’Ordine al merito della Repubblica italiana (dal 1993).
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In foto di repertorio: Il Cons. Diplomatico ENVA e Acc. Tiberino Raimondo VILLANO (premio Tiberino-Scienze) con Antonio FAZIO e Naceur MESTIRI, Ambasciatore di Tunisia presso il Quirinale (Roma, Palazzo Senatorio, Accademia Tiberina).

Precisazione della Segreteria di Stato in merito agli Ordini Equestri, 10.10.2026[B0803]Precisazione della Segreteria di...
10/10/2026

Precisazione della Segreteria di Stato in merito agli Ordini Equestri, 10.10.2026

[B0803]
Precisazione della Segreteria di Stato
Santa Sede e Ordini Equestri
La Segreteria di Stato, a seguito di numerose richieste di informazioni ricevute in merito all'atteggiamento della Santa Sede nei confronti di ordini equestri dedicati a santi o aventi intitolazioni sacre, ritiene opportuno ribadire quanto già pubblicato in passato.
Oltre ai propri ordini equestri (Ordine Supremo del Cristo, Ordine dello Speron d'Oro, Ordine Piano, Ordine di San Gregorio Magno e Ordine di San Silvestro Papa), la Santa Sede riconosce e tutela soltanto il Sovrano Militare Ordine di Malta -ovvero Sovrano Militare Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme, di Rodi e di Malta- e l'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, e non intende innovare in merito.
Tutti gli altri ordini equestri - di nuova istituzione o fatti derivare da quelli medievali -non sono riconosciuti dalla Santa Sede, non potendosi questa far garante della loro legittimità storica e giuridica, delle loro finalità e dei loro sistemi organizzativi.
A evitare equivoci purtroppo possibili, anche a causa del rilascio illecito di documenti e dell'uso indebito di luoghi sacri, e a impedire la continuazione di abusi che poi risultano a danno di molte persone in buona fede, la Santa Sede conferma di non attribuire alcun valore ai diplomi cavallereschi e alle relative insegne che siano rilasciati dai sodalizi non riconosciuti e di non ritenere appropriato l'uso delle chiese e cappelle per le cosiddette "cerimonie di investitura".
[01494-IT.01] [Testo originale: Italiano]

800° anniversario della morte di San Francesco d’Assisi, Patrono d’Italia, nato Giovanni di Pietro di Bernardone (Assisi...
03/10/2026

800° anniversario della morte di San Francesco d’Assisi, Patrono d’Italia, nato Giovanni di Pietro di Bernardone (Assisi, 1181/1182 - Assisi, 3 ottobre 1226)
Martirologio Romano: Memoria di San Francesco, che, dopo una spensierata gioventù, ad Assisi in Umbria si convertì ad una vita evangelica, per servire Gesù Cristo che aveva incontrato in particolare nei poveri e nei diseredati, facendosi egli stesso povero. Unì a sé in comunità i Frati Minori. A tutti, itinerando, predicò l’amore di Dio, fino anche in Terra Santa, cercando nelle sue parole come nelle azioni la perfetta sequela di Cristo, e volle morire sulla nuda terra.
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Il 3 ottobre 1226, al calare del sole, nella Porziuncola (nella piana di Santa Maria degli Angeli, ad Assisi) Francesco si fa deporre n**o sulla nuda terra per rispettare fino in fondo la sua “Madonna Povertà”, canta il Cantico delle Creature (o aggiunge strofe di lode), benedice i suoi frati e chiede un ultimo conforto (i “mostaccioli”) preparati da Jacopa dei Settesoli. Papa Gregorio IX lo proclama santo nel 1228, appena due anni dopo la scomparsa. Il decesso non è semplicemente “morte”, ma Transito (dal latino transitus, “passaggio”) sinonimo di Pasqua: non la fine della vita, ma il momento solenne del passaggio dalla vita terrena alla vita eterna, dalla fragilità all’amore pieno. Il Transito è celebrato solennemente ogni anno, la sera del 3 ottobre. Ad Assisi – presso la Basilica di Santa Maria degli Angeli, – i frati e i pellegrini si radunano al tramonto per rivivere l’esatto momento della dipartita di San Francesco, leggendo i testi storici e cantando il Cantico.
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In foto (di repertorio): Il Cavaliere di Grazia Magistrale del Sovrano Militare Ordine di Malta Raimondo VILLANO con alcuni Confratelli – nell’imponente coro ligneo seicentesco della grande abside che moltiplica il coinvolgimento di quanto accade sull’altare papale della Basilica di Santa Maria degli Angeli ad Assisi – durante la messa presieduta da Sua Em.za Rev.ma il Signor Cardinalis Patronus e concelebrata da Sua Ecc.za Rev.ma Mons. Arcivescovo Prelato del Sovrano Ordine melitense e da Sua Ecc.za Rev.ma Mons. Arcivescovo di Assisi - Nocera Umbra - Gualdo Tadino. Sotto l’altare maggiore è situata la cripta dove, nel corso degli scavi eseguiti negli anni Sessanta del secolo scorso, sono stati rinvenuti resti architettonici forse provenienti dalle antiche strutture abitative dei frati della Porziuncola (tra le cui mura San Francesco comprese la sua vocazione, accolse Santa Chiara e i primi frati, ricevette il cosiddetto Perdono di Assisi – un’indulgenza plenaria che, nella Chiesa cattolica, può essere ottenuta dai propri fedeli dal mezzogiorno del 1º agosto alla mezzanotte del 2 agosto di ogni anno –, divenendo uno dei luoghi prediletti dal santo).

Ferdinando SALLEO: 90° genetliacoAuguri a Ferdinando SALLEO (nato a Messina, da famiglia dell’aristocrazia terriera sici...
02/10/2026

Ferdinando SALLEO: 90° genetliaco
Auguri a Ferdinando SALLEO (nato a Messina, da famiglia dell’aristocrazia terriera siciliana, il 2 ottobre 1936), nel 1986 all’Agenzia spaziale europea (ESA), poi rientrato a Roma come Direttore generale degli affari economici (succedendo a Sergio ROMANO), Rappresentante permanente dell’Italia all’OCSE 1986-88, Ambasciatore d’Italia a Mosca 1989-93 (in era GORBAČËV e crollo URSS), Direttore generale degli affari politici 1993-94, Segretario generale del Ministero Affari esteri 1994-95 (con il Ministro Antonio MARTINO), Ambasciatore d’Italia negli Stati Uniti 1995-2003. Durante la sua Segreteria al MAECI, egli ha stipulato un’intesa con gli Stati Uniti per il rilancio della missione ONU in Somalia, finalizzata al conseguimento della pace, e ha condotto personalmente il negoziato tra Italia e Slovenia per la soluzione delle problematiche tra i due Stati, per favorire l’ingresso di Lubiana in UE. SALLEO è stato professore a contratto all’Università di Firenze e ordinario alla Libera università internazionale degli studi sociali Guido Carli (LUISS) di Roma; egli è stato inoltre componente di numerosi consigli d’amministrazione e, in particolare, Vice Presidente del Medio Credito Centrale e dal 2015 al 2018 Vice Presidente del Gruppo Italiano della Commissione Trilaterale. SALLEO, autore anche di uno studio di storia diplomatica sulla genesi dello Stato di Albania (1913-14) pubblicato nel 2000 e tradotto in albanese, è infine dal 2 giugno 1993 Cavaliere di gran croce dell’Ordine al merito della Repubblica italiana.
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Foto (di repertorio)
Convegno su “L’Italia in Europa. Idee per uno sviluppo sostenibile”, presieduto da Franco GALLO, Presidente Enciclopedia Italiana e Presidente Em. della Corte Costituzionale: il Consigliere Diplomatico Raimondo VILLANO, Cavaliere di Grazia Magistrale del S.M. Ordine di Malta con l’Ambasciatore Ferdinando SALLEO (Roma, Palazzo Mattei di Paganica, Istituto Enciclopedia Italiana, Sala Igea).

Raimondo Villano - Verso la società globale dell’informazione (patrocinio: Rotary; apprezzata dal Capo dello Stato e da ...
26/09/2026

Raimondo Villano - Verso la società globale dell’informazione (patrocinio: Rotary; apprezzata dal Capo dello Stato e da numerose autorità e istituzioni tecniche, scientifiche, giuridiche; pres.: Prof. Antonio CAROSELLA, Governor Rotary International; DOI: 10.13140/RG.2.2.19752.65281,2 ed., pp. 194; 1996; oltre 600 riferimenti bibliografici; autorevole pubblicazione, tradotta anche in inglese, ad ampia diffusione internazionale; è in Biblioteca del McLuhan International Program Culture & Technology - Univ. Toronto - benchmark internazionale per le ict e tlc).



Verso la società globale dell’informazione (patrocinio: Rotary; apprezzata dal Capo dello Stato e da numerose autorità e istituzioni tecniche, scientifiche, giuridiche; pres.: Prof.

Auguri per il suo 90° genetliaco (17 settembre 1936) alla Signora Rosa («Rosetta», soprannome sia per gli amici che per ...
16/09/2026

Auguri per il suo 90° genetliaco (17 settembre 1936) alla Signora Rosa («Rosetta», soprannome sia per gli amici che per i detrattori) RUSSO JERVOLINO, una delle poche donne a poter vantare di essere figlia di ben due Costituenti (parlamentari della Dc) e nipote di un Senatore della Südtiroler Volkspartei, lo zio Guido De UNTERRICHTER, fratello della mamma; in particolare: i genitori erano una delle cinque coppie dell’Assemblea Costituente e la madre, Maria DE UNTERRICHTER, era una delle 21 donne elette all’Assemblea e la seconda a diventare Sottosegretaria di Stato, mentre il padre Angelo, avvocato, era figlio di una famiglia poverissima.
Esponente di primo piano della Dc (di cui è stata anche Presidente del Consiglio nazionale), fanfaniana e poi e forlaniana, è stata più volte Ministro (Affari sociali dal 1987 al 1992 nei governi GORIA,
DE MITA e ANDREOTTI, Lavoro nel 1991 nel governo-lampo ANDREOTTI, Interno - prima donna - nel governo D’ALEMA nel 1998-99, Pubblica istruzione dal 1992 al 1994 nei governi AMATO e AZEGLIO CIAMPI), prima donna Sindaco di Napoli (due mandati); è stata anche Presidente del Partito Popolare Italiano; poi continua a far politica, ma senza ruolo istituzionale, dedicandosi infine sempre più ai suoi affetti familiari. Dal 2019 è Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana, di iniziativa del Presidente della Repubblica.

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In qualità di Sindaco di Napoli (2001-2011), statutariamente la Signora RUSSO JERVOLINO è stata Presidente Onorario della Deputazione di Storia Patria di Napoli presso il Castello Maschio Angiono (a Piazza Municipio), presieduta dall’illustre Storico Prof. On. Giuseppe GALASSO e nella quale Raimondo VILLANO è stato membro dal 2007 per circa dieci anni.
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In foto: Rosa RUSSO JERVOLINO e Raimondo VILLANO (Roma, pal. di Propaganda Fide, 2015).

Dante Alighieri (Firenze, tra 14 maggio e 13 giugno 1265 - Ravenna, notte tra 13 e 14 settembre 1321)°    °    °705° ann...
12/09/2026

Dante Alighieri (Firenze, tra 14 maggio e 13 giugno 1265 - Ravenna, notte tra 13 e 14 settembre 1321)
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705° anniversario della morte del Sommo Poeta.

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La citazione «Oh quali io vidi quei che son disfatti per lor superbia!» (Paradiso, XVI, vv. 109-110) racchiude una storia profonda che intreccia il testo sacro della Divina Commedia, le vicende delle più potenti famiglie medievali di Firenze e la distruzione fisica dei luoghi in cui sorge la lapide stessa. In questo passaggio del Paradiso, Dante non si riferisce a un singolo individuo, ma usa il plurale per indicare intere casate aristocratiche. Il commento storico e la critica letteraria identificano i protagonisti di questo verso principalmente in due grandi famiglie ghibelline: 1) gli Uberti - la famiglia nobiliare più potente e fiera di Firenze - il cui esponente più celebre è Farinata degli Uberti. Essi incarnavano la massima virtù militare, ma anche una smisurata alterigia aristocratica (la superbia). Nel 1266, dopo la battaglia di Benevento, la fazione guelfa li bandì per sempre da Firenze. La loro rovina fu totale: non solo furono esiliati, ma il Comune decretò la damnatio memoriae, ordinando la demolizione sistematica di ogni loro proprietà. 2) i Lamberti - citati immediatamente nel verso successivo («e le p***e dell’oro / fiorian Fiorenza in tutt’i suoi gran fatti») - che erano stretti alleati degli Uberti e condividevano lo stemma con le sfere dorate su campo azzurro. Anche loro vennero “disfatti” e cancellati dalla storia cittadina a causa delle lotte civili. Tra i loro membri spicca Mosca dei Lamberti (collocato da Dante nell’Inferno tra i seminatori di discordie).
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Considerando il contesto della citazione nel Canto XVI del Paradiso, emerge che il verso si colloca nel Cielo di Marte, dove risiedono le anime di coloro che hanno combattuto per la fede. Dante sta dialogando con il suo antenato, il cavaliere crociato Cacciaguida. Il Poeta interroga il trisavolo sulla Firenze del XII secolo e l’avo risponde dipingendo un ritratto nostalgico e idealizzato di una città antica che era “in sì fatto riposo”: sobria, pudica, pacifica e priva delle corruzioni moderne. Subito dopo, Cacciaguida inizia una lunga e malinconica rassegna delle antiche famiglie. Il senso del discorso è universale e ammonitore: se persino le dinastie più ricche, gloriose e “superbe” svaniscono nel nulla e vengono “disfatte” dal tempo e dai rivolgimenti politici, allora la gloria terrena degli uomini non è che un velo effimero.
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Dalla storia della Lapide affiora pure un legame urbanistico. La scelta di collocare la lapide marmorea all’interno del Cortile di Michelozzo in Palazzo Vecchio non è casuale, ma rappresenta un perfetto contrappasso urbanistico: 1) il terreno maledetto: il suolo su cui oggi sorgono Piazza della Signoria e lo stesso Palazzo Vecchio era originariamente il quartier generale degli Uberti, costellato dalle loro fiere case-torri; 2) il divieto di ricostruzione: quando i Guelfi abbatterono i palazzi degli Uberti, dichiararono il terreno “maledetto” e, per fare in modo che nessun membro di quella stirpe potesse mai più ricostruirvi una casa, il Comune decise che quello spazio dovesse rimanere pubblico, edificandovi in seguito il palazzo del governo; 3) il monito letterario: collocare lì la targa nei primi del Novecento, sotto la guida dello storico Isidoro del Lungo, ha voluto chiudere un cerchio storico, in quanto le parole di Dante sulla superbia punita risuonano esattamente sulle pietre nate dalle ceneri di chi, per l’appunto, fu “disfatto”.
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La lapide che riporta il verso «Oh quali io vidi quei che son disfatti per lor superbia!» non è un monumento isolato, ma fa parte di un progetto storico e culturale unico al mondo: il ciclo delle Lapidi Dantesche di Firenze. Di seguito si fa cenno alla storia e ai dettagli legati a questa specifica iscrizione:
Il grande progetto delle “Lapidi Dantesche” (1900–1907)
All’inizio del Novecento, il Comune di Firenze decise di omaggiare il Sommo Poeta mappando la città attraverso i suoi stessi versi. Fu istituita una commissione di illustri studiosi e dantisti, guidata da Isidoro del Lungo. L’obiettivo era individuare i luoghi esatti di Firenze citati nella Divina Commedia per eventi storici, antichi palazzi o famiglie nobili. Furono installate in totale 34 lapidi di marmo (diventate poi 33 a seguito di successivi spostamenti urbani) sparse per il centro storico, creando un vero e proprio museo a cielo aperto.
Di recente, l’intero complesso delle targhe è stato sottoposto ad un accurato restauro da parte del Comune per preservarne la leggibilità.
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Nel cortile di Palazzo Vecchio non c’è poi solo l’iscrizione Paradiso, XVI, vv. 109-110, ma vi è un piccolo “nucleo dantesco” composto da tre lapidi che dialogano tra loro sulla storia degli Uberti e di Firenze: la lapide della superbia (Paradiso, XVI), su citata, che sottolinea la rovina dei grandi casati dovuta alla loro arroganza; la lapide di Farinata (Inferno, X), che riporta i celebri versi in cui Farinata degli Uberti ricorda di essere stato l’unico, nel congresso di Empoli, a difendere Firenze dalla distruzione totale pianificata dagli altri ghibellini («...fu’ io sol colà dove sofferto fu per ciascun di torre via Fiorenza...»); la lapide della Firenze gloriosa (Paradiso, XVI), dove Cacciaguida ricorda l’antica pace della città prima delle divisioni politiche interne («Vid’io Fiorenza in sì fatto riposo...»).
(Raimondo Villano, Socio Vitalizio della Società Dante Alighieri - Roma, dal 2021)

La citazione «Oh quali io vidi quei che son disfatti per lor superbia!» (Paradiso, XVI, vv. 109-110) racchiude una storia profonda che intreccia il testo sacro della Divina Commedia, le vicende delle più potenti famiglie medievali di Firenze e la distruzione fisica dei luoghi in cui sorge la lapi...

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