Dott.ssa Annalisa D'Agostino studio di psicoterapia

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Dott.ssa Annalisa D'Agostino studio di psicoterapia Sono specializzata in psicoterapia sistemico-relazionale. Dott. ssa Annalisa D'Agostino t +39 392 6652494

Con oltre vent'anni di esperienza, mi distinguo per la mia dedizione e per l’impegno nel fornire supporto di alta qualità in un clima accogliente, dove ogni persona può sentirsi compresa.

Dobbiamo cambiare radicalmente la scuola partendo dalle sue finalità: l’obiettivo non può più essere la prestazione o il...
19/09/2026

Dobbiamo cambiare radicalmente la scuola partendo dalle sue finalità: l’obiettivo non può più essere la prestazione o il voto, ma deve diventare la crescita personale dello studente, da coltivare in un clima di autentica collaborazione.
👇Leggo della prof accoltellata a Roma aveva 66 anni. Leggo anche che lo studente avrebbe agito a causa di un "debito" nelle sue materie. Ma al di là dei dettagli tecnici e al netto del profondo disagio del ragazzo, resta un fatto macroscopico: non è ammissibile che a 66 anni un docente sia ancora in classe. Parliamo di un divario anagrafico per cui gli insegnanti si trovano davanti a discenti che potrebbero essere i loro nipoti. Un gap generazionale che oggi è diventato insostenibile. Se le scuole si trasformano in luoghi di conflitto e di odio, significa che c'è qualcosa di profondamente malato alla radice.Questo sistema scolastico non funziona più. Non serve agli studenti, schiacciati dall'ansia da prestazione, e diventa una fonte inesauribile di disagio e frustrazione per i docenti. Serve un'inversione di rotta che rimetta al centro l'essere umano, l'empatia e la cooperazione, abbandonando una volta per tutte la cultura esasperata del giudizio.
Voi cosa ne pensate?

13 anni, indossava un casco con telecamera. Fermato da un compagno di origini congolesi. La professoressa: "Lo perdono, gli voglio bene". Il marito: "Spero mettano in galera lui e i genitori"

Ricordati che:Ogni guscio si rompe per farti respirare. Quella sensazione di "strettoneria" che provi a volte è solo la ...
04/09/2026

Ricordati che:Ogni guscio si rompe per farti respirare. Quella sensazione di "strettoneria" che provi a volte è solo la tua vita che si sta allargando.Non devi dimostrare tutto subito. Hai il diritto di prenderti il tuo tempo, di avere paura, di piangere e di essere fiero di te anche solo per averci provato.Non sei solo in questo viaggio. Chiedere aiuto, fermarsi a parlare con un professionista, non significa non farcela. Significa proteggere i tuoi sogni e prenderti cura del tuo cuore mentre cammini verso il futuro.Custodisci le tue fragilità: sono la mappa che ti dice chi sei davvero. Buona fortuna per questo viaggio. Noi siamo qui per fare il tifo per te.
🤍 Consapevolezza GenerazioneZ

31/08/2026

C’è una differenza profonda tra il dolore del lutto e la depressione post-lutto. Riconoscerla è il primo passo per chiedere aiuto. 🖤

Comprendere la depressione post-lutto: tra normale elaborazione e quadro clinico.
La perdita di una persona significativa rappresenta uno degli eventi più stressanti nella vita di un individuo. Sebbene il dolore sia una risposta emotiva naturale e fisiologica (lutto acuto), in alcuni casi il processo di elaborazione può arrestarsi o complicarsi, evolvendo in una condizione clinica nota come depressione post-lutto o Disturbo da Lutto Persistente Complesso.
Dal punto di vista clinico, è fondamentale monitorare l'intensità e la durata della sintomatologia. Si raccomanda di prestare attenzione ai seguenti indicatori qualora persistano oltre i 6-12 mesi dall'evento traumatico:
- Deficit del tono dell'umore: stato di tristezza pervasivo, anedonia (incapacità di provare piacere) e senso di vuoto esistenziale non limitato ai momenti del ricordo.
- Ideazione disfunzionale: Presenza costante di intensi sensi di colpa, auto-rimprovero e rabbia interiorizzata legati alle circostanze del decesso.
-Compromissione psicosomatica: Alterazioni significative dei ritmi circadiani (insonnia o ipersonnia), marcata astenia e repentine variazioni del peso corporeo.
- Ritiro sociale ed evolutivo: Tendenza all'isolamento relazionale e marcata difficoltà nel pianificare o investire in attività future.La differenziazione tra un fisiologico decorso del lutto e una declinazione depressiva è complessa ma cruciale.
Quando i sintomi compromettono in modo significativo il funzionamento sociale, lavorativo o scolastico dell'individuo, l'intervento psicoterapeutico standardizzato diventa il gold standard per favorire l'integrazione dell'evento traumatico e prevenire la cronicizzazione del disturbo.
Riconoscere tempestivamente questi segnali consente di attivare i canali di supporto specialistici più idonei.

Ci ha lasciati Michele Zappella un pioniere dell'inclusione. Fin dagli anni '60-'70 si è battuto contro le classi specia...
27/08/2026

Ci ha lasciati Michele Zappella un pioniere dell'inclusione. Fin dagli anni '60-'70 si è battuto contro le classi speciali e differenziali per affermare il diritto di ogni bambino con disturbi del neurosviluppo ad essere integrato. Perdiamo un maestro, resta il suo esempio.

Nato a Viareggio, Zappella ha guidato per 33 anni il reparto di Neuropsichiatria infantile dell’ospedale di Siena, dal 1973 al 2006.

I meccanismi biologici della dipendenza affettiva 🧠Quando amiamo, il nostro cervello attiva gli stessi circuiti coinvolt...
26/08/2026

I meccanismi biologici della dipendenza affettiva 🧠
Quando amiamo, il nostro cervello attiva gli stessi circuiti coinvolti nelle dipendenze da sostanze: dopamina che spinge alla ricerca, ossitocina che rinforza il legame, cortisolo che si attiva nell'incertezza.
Capire la biologia dietro l'amore non serve a sminuirlo, ma ad aiutarci a riconoscere quando un legame sano si trasforma in qualcos'altro — quel bisogno costante di rassicurazione, quella paura dell'abbandono che diventa ingombrante.
Se ti sei riconosciuto/a in questi meccanismi, non sei "debole" o "esagerato/a": è la tua biologia che parla. E se ne senti il peso, parlarne con un professionista può aiutarti a ritrovare equilibrio. 🤍
📩 Scrivimi in DM o prenota una consulenza (link in bio)
relazioni psicologiaclinica dottssaannalisadagostino

20/08/2026
Che cosa succede nel loro cervello quando adulti, digitale e AI rendono tutto più facile?Non è un problema di motivazion...
18/08/2026

Che cosa succede nel loro cervello quando adulti, digitale e AI rendono tutto più facile?

Non è un problema di motivazione e non significa neanche che dobbiamo fare un completo giro di vita e passare dal Paese dei Balocchi a Sparta, anche perché bastano già loro con le loro altalene e con quei passaggi immediati da una parte all’altra.

Il punto principale è capire che il cervello impara da quello che vive, da tutto ciò che diventa esperienza e molto anche da quello che non riesce immediatamente, dall’errore, dall’attesa, dalla frustrazione, dal momento in cui una soluzione non arriva subito e bisogna trovarla.

È proprio lì che entrano in gioco e si allenano forme diverse di intelligenza: quella strategica, perché bisogna trovare una strada; quella contestuale e situazionale, perché prima di trovare una soluzione bisogna anche capire dove siamo, cosa sta succedendo e con chi abbiamo a che fare; quella linguistica, perché le parole che usiamo danno una direzione a quello che pensiamo e facciamo; quella emotiva, perché bisogna imparare a gestire le reazioni quando arrivano rabbia, frustrazione e attesa; quella cognitiva, perché serve strutturare un pensiero concreto; quella comportamentale, perché alla fine bisogna anche scegliere cosa fare e farlo.

Tutto questo oggi diventa ancora più importante perché stiamo considerando troppo poco l’impatto dell’intelligenza artificiale.

L’AI può fornire una risposta in pochi secondi e ormai il rischio è che per qualsiasi cosa si passi direttamente al “chiedi a Chat”, senza nemmeno lasciare il tempo al cervello di attivarsi, cercare, collegare, formulare un’ipotesi, sbagliare e ripartire.

Stiamo parlando, oltretutto, di ragazzi che hanno ancora aree cerebrali in maturazione e gli effetti di questa delega continua del pensiero li stiamo iniziando a vedere adesso, mentre una parte importante la vedremo ancora meglio nel tempo.

La soluzione, ovviamente, non è demonizzare il digitale o l’intelligenza artificiale, né complicare apposta quello che può essere semplificato, perché saper semplificare è una competenza utilissima nella vita e l’AI, quando viene utilizzata bene, è uno strumento molto utile.

Il problema nasce quando viene utilizzata veramente per tutto, anche per chiedere quanti quadratini di carta igienica usare.

Quando qualcuno o qualcosa interviene subito, prima ancora che si attivi una reazione interna, prima che il ragazzo cerchi una strada, faccia un tentativo o trovi una soluzione, cambia anche l’apprendimento, perché una cosa che non faccio non imparo a farla e la fiducia in se stessi si costruisce soprattutto facendo.

Se ogni volta che qualcosa diventa difficile arriva qualcuno o qualcosa che lo risolve, il rischio è che finisca per consolidarsi anche un altro messaggio: “io questa cosa non la so fare”, “non posso farla”, “ho bisogno che qualcuno mi dica come si fa”, restringendo progressivamente il ventaglio delle possibilità che il ragazzo sente di avere.

Proteggere e aiutare non significa quindi eliminare immediatamente tutto quello che può generare dolore, noia, fatica, frustrazione o difficoltà, come non significa lasciarli soli.

Significa anche dare loro il tempo e lo spazio per stare dentro ciò che sentono, vivere quello che sta succedendo, affrontare un po’ se stessi nella fatica, cercare una soluzione e capire che possono attraversare quella situazione sapendo che l’adulto c’è, senza necessariamente fare al posto loro.

Perché rendergli tutto più facile non gli renderà necessariamente la vita più facile, anzi, può aumentare proprio quelle difficoltà che durante la crescita avrebbero bisogno di imparare a gestire.

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18/08/2026

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𝗤𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗶𝗹 𝗹𝘂𝘁𝘁𝗼 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗹𝗶𝗰𝗮𝘁𝗼 𝗱𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶𝗰𝗮 𝗹𝗮 𝘀𝘁𝗿𝗮𝗱𝗮 𝗱𝗶 𝗰𝗮𝘀𝗮: 𝗻𝗼𝘀𝘁𝗮𝗹𝗴𝗶𝗮, 𝗼𝘀𝘀𝗶𝘁𝗼𝗰𝗶𝗻𝗮 𝗲 𝗶 𝗿𝗶𝘁𝗺𝗶 𝘀𝗽𝗲𝘇𝘇𝗮𝘁𝗶 𝗱𝗲𝗹 𝗰𝗼𝗿𝘁𝗶𝘀𝗼𝗹𝗼.

𝘝𝘰𝘪 𝘤𝘩𝘦 𝘯𝘦 𝘱𝘦𝘯𝘴𝘢𝘵𝘦? 𝘚𝘤𝘳𝘪𝘷𝘦𝘵𝘦𝘮𝘦𝘭𝘰 𝘯𝘦𝘪 𝘤𝘰𝘮𝘮𝘦𝘯𝘵𝘪 𝘦 𝘭𝘢𝘴𝘤𝘪𝘢𝘵𝘦 𝘶𝘯 𝘭𝘪𝘬𝘦: 𝘢𝘪𝘶𝘵𝘢 𝘲𝘶𝘦𝘴𝘵𝘰 𝘱𝘰𝘴𝘵 𝘢 𝘳𝘢𝘨𝘨𝘪𝘶𝘯𝘨𝘦𝘳𝘦 𝘤𝘩𝘪 𝘪𝘯 𝘲𝘶𝘦𝘴𝘵𝘰 𝘮𝘰𝘮𝘦𝘯𝘵𝘰 𝘯𝘦 𝘩𝘢 𝘥𝘢𝘷𝘷𝘦𝘳𝘰 𝘣𝘪𝘴𝘰𝘨𝘯𝘰.

Il lutto somiglia a un fiume in piena. Quasi tutti, dopo qualche stagione, trovano un guado, magari bagnandosi fino alle ginocchia. Ma una minoranza consistente, tra il sette e il dieci per cento dei figli, dei coniugi, dei genitori che restano, sulla riva non ci arriva mai davvero. Quando la morte è stata violenta o improvvisa la percentuale sale in modo impressionante, fino a coinvolgere circa la metà dei sopravvissuti. È il disturbo da lutto prolungato, riconosciuto ufficialmente come diagnosi soltanto nel 2022 dal manuale diagnostico americano, che chiede almeno dodici mesi di persistenza negli adulti, mentre la classificazione internazionale dell'Organizzazione Mondiale della Sanità si accontenta di sei. Non è tristezza abbondante: è nostalgia che diventa domicilio.

Quattro lavori recentissimi, tutti usciti tra il 2025 e il 2026, raccontano questa condizione da quattro finestre diverse, e messi insieme compongono un ritratto sorprendente.

Il primo, portoghese (Ferreira de Almeida et al., 2025), ha seguito duecentosessantanove persone in lutto e ha scoperto qualcosa di magnificamente scomodo: il dolore patologico e la crescita personale nascono spesso dagli stessi semi. Un legame molto stretto con chi non c'è più, lo stress ancora vivo oggi, la spiritualità, predicono entrambe le strade. Il modello spiegava il sessantotto per cento della variabilità del lutto prolungato e il trentadue per cento della crescita. Come dire che la stessa pioggia può marcire il grano o farlo germogliare, e che la differenza sta nel terreno.

Il secondo, romeno (Vasiliu et al., 2026), propone un cambio di prospettiva: smettere di trattare lutto patologico, depressione maggiore e disturbo da stress traumatico come tre isole separate e vederli come un arcipelago. Tre continenti emotivi collegati da ponti sottomarini. Il lutto prolungato ha come emozione centrale il desiderio struggente, la sindrome traumatica ha la paura, la depressione ha la tristezza e l'incapacità di provare piacere. Non a caso convivono spesso: fino a un terzo di chi soffre di lutto prolungato soddisfa anche i criteri per la depressione, e una quota ancora maggiore quelli per la sindrome traumatica.

Il terzo, una sintesi clinica statunitense aggiornata di continuo (Schoo et al., 2026), ricorda che il cuore infranto non è solo una metafora da canzone. Esiste una cardiomiopatia da stress, con il ventricolo sinistro che si gonfia come un'anfora, scatenata proprio da un dolore emotivo estremo. Il corpo, quando la mente non riesce a dire, prende la parola.

Il quarto, italiano (Pedrinelli et al., 2025), va a cercare le impronte biochimiche. Dodici studi rigorosamente selezionati mostrano un cortisolo che perde il suo ritmo quotidiano, appiattito come una melodia suonata su una sola nota, livelli di ossitocina, la molecola del legame, paradossalmente più alti, quasi il cervello continuasse a cercare un abbraccio che non arriverà, e citochine infiammatorie in aumento.

Nell'immagine sotto ⬇️ che accompagna il post trovate proprio questa quadruplice voce del dolore, divisa in manifestazioni spirituali, fisiche, emotive e comportamentali. Guardatela come una bussola: il lutto non abita soltanto nei pensieri, passa dal sonno, dal respiro, dalle relazioni.

Che cosa ce ne facciamo, di tutto questo? Una cosa semplice e seria. Il lutto non si cura con l'orologio né con l'esortazione a farsi forza. Quando dopo un anno la vita resta immobile, non è debolezza di carattere: è una condizione clinica con terapie efficaci, prime fra tutte le psicoterapie specificamente centrate sul lutto.

Chiedere aiuto non tradisce la memoria di nessuno. La onora.



Voci bibliografiche.
⬇️
Ferreira de Almeida M, Costa J, Martins C, Larcher Almeida M, Ramos C, Coelho A, Leal I. The paths of adjustment to loss: prolonged grief disorder and posttraumatic growth. Omega (Westport). 2025. Epub ahead of print.
Vasiliu O, Petrescu BM, Mangalagiu AG, Pătrașcu M, Făinărea AF, Amanolesei I, Muja C, Dumitrescu SI, Năstase C, Pleșa FC. Beyond grief: developing a transdiagnostic conceptual model of bereavement related psychopathology. Rom J Mil Med. 2026;129(4):351-61.
Schoo C, Azhar Y, Mughal S, Rout P. Grief and prolonged grief disorder. In: StatPearls. Treasure Island (FL): StatPearls Publishing; 2026.
Pedrinelli V, Rimoldi B, Conti L, Bordacchini A, Parrini L, Betti L, Giannaccini G, Dell'Oste V, Carmassi C. Grief related psychopathology from complicated grief to DSM-5-TR prolonged grief disorder: a systematic review of biochemical findings. Int J Mol Sci. 2025;26(24):11835.

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00183

Orario di apertura

Martedì 09:00 - 20:00
Giovedì 09:00 - 20:00

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