30/08/2026
“Fateci caso, nella maggior parte delle città le auto sono ferme per il 90% del tempo. Significa per il 90% del tempo occupano solo prezioso spazio pubblico.
Immaginate come si potrebbero trasformare le nostre aree urbane se recuperassimo questo spazio per ristoranti, bar, parchi, piste ciclabili, percorsi pedonali!
E invece, nel mendo di questo geni del “drill baby drill” noi pensiamo alle auto, a dove metterle a dove farle passare, ci incazziamo se chiudiamo i centri storici, se non le facciamo arrivare sotto la cattedra di una scuola, se limitiamo il loro uso.
Addirittura puliamo dove passano le auto e lasciamo nel degrado più assoluto dove passano gli uomini.
CI pensavo ieri guardando la città in cui dormo dove tutti questi imbecilli che gridano per il rispetto delle regole agli altri, sono tornati dalle ferie e fare come c***o vogliono negli spazi di tutti.
E con questo clima anche i dettagli fanno la differenza.
Come quando vai a comperare il pane e trovi il celebroleso in attesa della moglie di fronte alla porta del supermercato, con la macchina accesa e l’aria condizionata. E siccome siamo nel "c***ocene" la tua qualità della vita peggiora perché lui decide che di te se ne fotte.
D'altronde se pianti palazzi, crescerà traffico, se pianti ignoranza crescerà arroganza, egoismo, menefottismo.
Una società evoluta pulisce dove passano gli uomini non dove corrono le auto. Una società evoluta investe in trasporti collegati e collettivi non in marchette per chi ha l’estensione del fallo più lunga.
In tutta Italia ci sono complessivamente poco meno di 260-270 km di linee metropolitane (sommando Milano, Roma, Napoli, Torino, Brescia, Genova e Catania). Per fare un confronto, la sola rete metropolitana di Madrid da sola (circa 290 km) supera l'intera dotazione nazionale italiana.
Noi viviamo di auto. E' quello che fa una società di imbecilli, dove chiamano un treno o un pullman il trasportapoveri.
E ne ride pure.”
Copio ed incollo questo pensiero che condivido al 100% per una città più sostenibile e piena di persone che si lamentano del caldo ma rimangono immobili e schiavi dei loro vizi e abitudini malsane per una società malata.