Dott.ssa Marica Fattiroso - Psicoterapeuta corporea -Psicologa perinatale

  • Casa
  • Italia
  • Rome
  • Dott.ssa Marica Fattiroso - Psicoterapeuta corporea -Psicologa perinatale

Dott.ssa Marica Fattiroso - Psicoterapeuta corporea -Psicologa perinatale Il mondo ci porta “fuori di sè”: il mio aiuto consiste nell’offrire alla persona strumenti per tornare a sè.

Appello urgente: firmiamo perché venga presa una posizione anche dall’Italia. Colpevole di non aver lasciato i suoi pazi...
10/07/2026

Appello urgente: firmiamo perché venga presa una posizione anche dall’Italia.


Colpevole di non aver lasciato i suoi pazienti durante l’assedio dell’ospedale di Gaza.

https://appellourgente.tiiny.site/?fbclid=PAZnRzaAS9sQdmdHNoBLdOAGV4dG4DYWVtAjExAHNydGMGYXBwX2lkDzEyNDAyNDU3NDI4NzQxNAABp9Y96O_7h0YMYdtGQgYqiobqkTNmAF3y-5WP-A62IGJvx0mMZEAfxbhDlWX4_aem_Jt5sc_crFsad30C-zuztbQQ

Hussam Abu Safiya, pediatra, direttore dell’ospedale Kamal Adwan di Gaza, è detenuto da Israele da diciotto mesi senza accusa formale e senza processo. Rifiutò di abbandonare i suoi pazienti durante l’assedio dell’ultimo ospedale funzionante del nord di Gaza.

Tutti noi professionisti sanitari abbiamo il dovere di prendere posizioni chiare.Pediatra Carla
10/07/2026

Tutti noi professionisti sanitari abbiamo il dovere di prendere posizioni chiare.

Pediatra Carla

C’è un mio collega Pediatra che rischia la vita solo per aver fatto il suo lavoro.

Era il Pediatra dei bambini di G4z4, primario di neonatologia dell’Ospedale più grande di G4z4 nord, unica struttura rimasta in funzione, poi rasa al suolo.

Pur di continuare ad assistere i bambini feriti, ustionati, amputati… è dovuto andare a vivere dentro l’ospedale, perché era diventato impossibile spostarsi. Lì un drone ha colpito suo figlio e lo ha dovuto sotterrare nel cortile dell’ospedale.

Lo so, questa storia sembra assurda e lo sembra perché è accaduta nel silenzio dei media, ma era in diretta streaming sui social.

Ma andiamo avanti. Nel 2024 l’ospedale viene evacuato con la forza e lui, senza accuse e senza motivazioni, viene incarcerato e subisce un trattamento particolarmente punitivo, perché lui è un simbolo per la popolazione stremata.

Con Amnesty International - Italia ho parlato più volte di lui. Stanotte ho ricevuto la notizia che ormai la sua fine è vicina, lui stesso lo ha comunicato.

Un pediatra.

Uno che nella vita salva i bambini.

Da collega non posso tacere davanti a questo, il nostro codice deontologico parla chiaro.
Questo lede i diritti umani, va oltre l’immaginazione e chiedo a ogni collega, sanitario, genitore che abbia avuto bisogno almeno una volta di un pediatra… di parlare di lui.

Hussam Abu Safiya non sei solo.

Lo trovo bellissimo!https://www.facebook.com/share/1HvqHdphdE/?mibextid=wwXIfr
27/01/2026

Lo trovo bellissimo!

https://www.facebook.com/share/1HvqHdphdE/?mibextid=wwXIfr

Un guerriero di ritorno dalla battaglia non veniva immediatamente reintegrato nella vita quotidiana. Entrava invece in un periodo rituale di transizione, spesso guidato da anziani o guaritori spirituali. Questo periodo non era un esilio o una punizione, ma un riconoscimento. Il riconoscimento che l'esposizione alla violenza interrompeva l'equilibrio interiore.
Le comunità credevano che le esperienze intense creassero una forma di squilibrio spirituale, un disturbo invisibile che poteva influenzare sia l'individuo che chi gli stava intorno se ignorato.
Un metodo ampiamente praticato prevedeva l'applicazione di corna di animale sulla pelle, creando un effetto di suzione. Questa tecnica fu in seguito semplificata e erroneamente chiamata dagli estranei "coppettazione africana". Ma nel suo contesto originale, non era mai solo fisica.
Il rituale era tanto simbolico quanto pratico. Rappresentava la liberazione – dalla pesantezza, dai residui emotivi, da ciò che non poteva essere espresso ad alta voce. La guarigione era intesa come qualcosa che richiedeva la partecipazione della comunità, non l'isolamento.
Oggi, tali esperienze vengono spiegate attraverso quadri neurologici e psicologici. Un tempo, venivano comprese attraverso l'armonia, l'equilibrio e il ristoro.
Linguaggio diverso. Stessa verità umana.

Abbiamo condiviso questo per sensibilizzare su come le culture antiche affrontassero le ferite emotive molto prima dell'avvento della terminologia moderna.
Progresso non significa sempre sostituzione. A volte, significa ricordare ciò che l'umanità già sapeva: che la guarigione coinvolge mente, corpo e appartenenza.
📚 Contesto culturale (Breve e sicuro)
• Molte culture indigene collegavano la salute all'equilibrio
• I rituali servivano sia alla reintegrazione emotiva che sociale
• Le pratiche variavano ampiamente a seconda delle regioni e delle tribù

Non è mai solo uno scappellotto, solo una sculacciata, solo una sfuriata. Non è mai solo una volta ogni tanto. Quel “sol...
25/10/2023

Non è mai solo uno scappellotto, solo una sculacciata, solo una sfuriata. Non è mai solo una volta ogni tanto. Quel “solo” si fissa nell’anima e nel corpo, brucia a distanza di tempo, si trasforma in rabbia, impotenza, solitudine. Fa paura. Non possiamo trovare giustifiche…mai! Un bambino deve dover fare uno sforzo incredibile per accogliere una carezza da quella stessa mano che lo picchiato. Si deve scindere per salvare quella parte di genitore buono. O si deve rendere colpevole, per dare un senso a quello che ha appena vissuto. La violenza sui bambini deve essere interrotta subito. Ci indigniamo per uno schiaffo dato ad una donna ma tolleriamo e giustifichiamo quello dato ad un bambino. Questo deve cambiare in tutti noi, perché la violenza è violenza. Senza attenuanti.

"…Solo uno scappellotto!"

“Dottore non si tratta di picchiare i bambini ci mancherebbe! Siamo tutti d’accordo sul no alla violenza in tutte le sue forme; ma non esageriamo!”

“Che sarà mai uno scapaccione occasionale sul culetto?”

“Uno scappellotto non è picchiarli e quando ci vuole ci vuole! Qualche volta è l’unico modo per ottenere un risultato!”

--

Un risultato? Quale risultato?

"Il risultato che almeno così si ferma e obbedisce!”

“Per mio figlio è l’unico modo!” “Ma ripeto, non fraintenda, mica botte forti!”

“Solo uno scappellotto!"

--

Certo, si ferma e obbedisce. Uno scapaccione funziona.

Ma funziona perché fa male e soprattutto fa paura.

--

E allora ripeto la domanda: quale è il vero risultato?

Che cerchiamo di ottenere nel nostro sforzo educativo?

Vogliamo che il bambino “capisca” …cosa?

E cosa resta di quella esperienza? Cosa “scriviamo” nel suo piccolo cervello?

Solo un “Se lo fai te le suono!” ??

--

La verità è che non resta affatto solo questo.

Le botte, con il dolore e la paura, lasciano sempre una traccia profonda e fanno male alla persona, non al culetto!

Non insegnano niente, anzi purtroppo insegnano l’opposto di quello che vogliamo dire loro.


--

Perché?

Perché il dolore e la paura occupano la scena e travolgono tutto il resto.

Il bambino picchiato e spaventato si sente cattivo e non comprende in realtà il senso di un comportamento sbagliato!

--

Noi vorremmo dire:

“Non si fa!” e insegnare un percorso positivo che potremmo definire “Impara a gestire le tue emozioni”!

--

Con le botte, la paura e il dolore invece diciamo:

“Sei cattivo! Un buono a niente!”

“Stai attento a quello che farai nella vita perché dovrai sempre aver paura!”

--

le botte, tutte, sono inutili e confondono.

Non è solo l’intensità del dolore che fa male (“dottore solo uno scappellotto!”), ma l’insieme della esperienza negativa della paura che scatena un’ansia capace di paralizzare il cervello che dovrebbe “capire” un errore.

Il bambino si ferma, è vero, ma lo blocca un meccanismo automatico di difesa, non la sua scelta ponderata dopo una analisi corretta della situazione.

E’ il “fingiti morto” per sfuggire ad un pericolo. Comportamento automatico di emergenza presente anche nel mondo animale.

--------

Imparare a rispettare le regole invece è molto importante.

Le regole infatti sono sicurezza e servono a stare bene con gli altri.

“Ci tocca” (uffà!) quindi insegnarle, ma questo significa insegnare a controllare l’impulsività per gestire anche le frustrazioni e gli insuccessi.

--

Le frustrazioni, cioè il “no”, scatenano la rabbia, cioè energia libera per superare l’ostacolo.

Educare è insegnare a trasformare questa rabbia in energia positiva per trovare percorsi sociali costruttivi.

Trasformarla cioè in energia utile a scegliere le migliori azioni per superare l’ostacolo. Cioè controllare gli impulsi e pensare prima di agire.

“Tradotto: “Se mi va una cosa storta, non butto tutto all’aria ma mi concentro di più per riuscire a farla meglio!”

Dobbiamo insegnare questo.

--

Insomma… “Ci tocca” anche saper dire NO!

Ma dobbiamo sapere che il bambino piccolo confonde “l’essere” con il “fare”.

Una sgridata severa per un “non si fa!” può essere percepita come un “sei cattivo!”.

--

La percezione di essere cattivi è devastante.

Senza una buona autostima il bambino è destinato ad essere un adulto insicuro e perdente.

E allora dobbiamo essere bravi a saper dire con chiarezza “Non si fa!”

…ma sottolineare sempre e comunque la stima e l’apprezzamento: “Sei sempre bello bravo e buono!”.

--

ll linguaggio che parla con i bambini non è fatto di parole e spiegazioni complesse! Ma di non verbale.

Parlano i volti e le emozioni.

La paura e il dolore non spiegano niente e colpiscono la persona: “Sei cattivo e incapace!”

--

Un No fermo, con un volto serio che non ha bisogno di urla minacce ricatti e sceneggiate, dice semplicemente un “Non si fa”.

“Il cattivo” è “il brutto capriccio che ti fa piangere”, non tu!

Il NO resta No e i capricci non si vincono mai.

…Ma tu resti bello bravo e buono “sempre l’amore della tua mamma”!

--

Vi dico un segreto:

funziona di più un NO detto a voce bassa, con uno sguardo assolutamente serio e fermo, senza troppe parole ma bene mirato ad una azione, che una sceneggiata con urla fuori controllo e duecento parole sparate a mitraglia…

Le “sceneggiate” che spaventano infatti sono difficili da capire:

“Piccino che hai fatto?”

“…Ehm, mamma si è arrabbiata molto! Mi sono nascosto…”

“Si, ma che hai fatto?”

“…non me lo ricordo!”

Invece è importante che sia chiara la relazione tra il NO e l’azione che non va bene (solo quella).

--

Subito dopo il “sei sempre bello bravo e buono!” arriva al cuore con il contatto fisico.

Le carezze, i sorrisi, la condivisione di giochi ed emozioni, le favole lette tenendoli in braccio…

--

Ultima cosa:

Oltre al distruggere l’autostima e a far sentire cattivi e inadeguati, le botte (tutte) fanno un altro disastro nel cervello di un bambino:

“Ho paura di papà!” “Il mio papà è cattivo!”

(dico papà perché nello stereotipo il ruolo del “giustiziere” era del papà, ma sappiamo che non è così!).

Come si fa ad identificarsi con un cattivo?

Come si fa ad organizzare un comportamento su un modello negativo?

--

Il bambino che subisce “botte”, difficilmente “si vorrà bene” e l’aggressività accumulata dentro nel corso degli anni, verrà fuori in epoche successive con serie difficoltà di relazione.

Un bambino picchiato, picchierà.

E allora… un ceffone? E’ una cambiale!

Con il tempo si paga sempre con gli interessi!

30/09/2023

23,80 ECM
Un corso pensato per te che, come noi, operi nel campo delle cure perinatali. Se hai il desiderio di costruire un mondo più sano, se credi che il lavoro in equipe sia fondamentale per fare la differenza, se immagini una realtà diversa dove il rispetto, l’amore, la cura, siano valori e non opzioni, Nascerepersona è il posto per te. Contattaci per avere più info.

Poche righe per cambiare un po’ la nostra prospettiva sul mondo. La nostra prospettiva non è quella giusta, ma solo una ...
06/09/2023

Poche righe per cambiare un po’ la nostra prospettiva sul mondo. La nostra prospettiva non è quella giusta, ma solo una delle tante. Non è più giusta di quella di un bambino. Mettiamoci un po’ di più nei panni dei nostri cuccioli…o nelle loro scarpe, come dicono gli inglesi. 😊

Ho un anno e mezzo.
E in pochi, pochissimi, riescono a comprendere i miei pianti, le mie proteste, i miei bronci.
Li chiamano capricci.
E invece sono tentativi di conoscere il mondo.

Piango se provo ad infilarmi una scarpa e non ci riesco, mi arrabbio se non mi lasciano salire i gradini da sola, m'innervosisco se i miei ritmi vengono mutati, se non posso camminare legata in un passeggino.

Non sono terribile. Nessun bambino lo è. Sono solo affamata di vita.
Cerco solo adulti in grado di comprendermi e di guidarmi, persone capaci di stare al passo con il mio esagerato entusiasmo, che sappiano appagare la mia sete di esperienza.

Non mi servono tanti oggetti, tante attività particolari e super strutturate, tanti luoghi diversi da vivere.
Ho solo bisogno di semplicità, di lentezza e di presenza.
Vorrei non vivere la fretta dei grandi, i loro no detti per stanchezza, la loro mancanza di vitalità.

Mi basta un filo per poter stendere i panni come fa la mamma, specchiarmi nella fiducia che mi dà il papà nel dondolarmi da sola sull'altalena dei grandi.

Ho bisogno di fiducia, di comprensione, di guide salde.

Ho solo un anno e mezzo ma ciò che sto insegnando agli adulti intorno a me è una lezione di vita degna di un saggio di tempi lontani...

(Elena Bernabé)

www.rinasceremamma.it

Manuela Tomassetti ci parla del valore del tempo, del contatto, delle parole dette e ascoltate, come quando si legge un ...
12/07/2023

Manuela Tomassetti ci parla del valore del tempo, del contatto, delle parole dette e ascoltate, come quando si legge un libro insieme…che non è mai solo leggere. ❤️

Per favorire lo sviluppo dei bambini è essenziale trascorrere del tempo con loro, in piena presenza, in connessione empatica, fisicamente e verbalmente. Parlare ai piccoli è la base dello sviluppo del linguaggio e della comunicazione. Nei primi mesi il cervello riceve ogni stimolo verbale e sonoro senza differenziare i suoni linguistici da quelli che non lo sono, verso i 6 mesi diviene in grado di captare le differenze e di comprendere che alcuni sono fonemi e che accostati in un certo modo hanno un significato. Parlare con i bimbi anche piccolissimi ha dunque una grande importanza, li aiuta a incamerare informazioni e facilita il processo di apprendimento linguistico. L'esposizione alla lingua parlata incrementa la crescita delle aree cerebrali deputate al linguaggio anche quando si legge ai bimbi. La lettura può inoltre creare un piacevole spazio di connessione e comunicazione in cui i piccoli ricevono contatto fisico, contenimento, esercitano la loro capacità attentiva, entrano in relazione con l'oggetto libro, ricevono nuovi stimoli, ascoltano parole già conosciute ripetersi dalle voci dei genitori. Strutturare questo momento di lettura nella giornata, regala alla famiglia numerose occasioni, può essere di aiuto per smorzare l'eccitazione in prossimità dell'ora della nanna e può veicolare contenuti per aiutare i bimbi nella transizione attraverso situazioni difficili.

18/05/2023

Ecco come cambia il sonno…dei genitori! 😍

13/05/2023

Nelle interazioni tra adulto e bambino, una delle cose che sento ripetere millemila volte al giorno è una frase che dice l’adulto al bambino, con l’intento di convincere il bambino a fare qualcosa: “Mi fai vedere quanto sei brava/o a fare…?” . Tutto spostato sulla prestazione a scapito della ricerca di una collaborazione, che sicuramente richiede più tempo, ma che nel tempo potrebbe risultare non solo più efficace ma contribuire a costruire una relazione sana dove nessuno deve dimostrare niente a nessuno ma semplicemente ci si può incontrare.
Un’altra frase è: “Se tu fai questo io ti do questo…”: il messaggio che passa è che fondamentalmente hai un prezzo e se vuoi una cosa, (per esempio vedere Bing) devi darmene in cambio un’altra che va solo a me ma non a te. Si insegna il potere del ricatto. Da adulto non sarà più Bing.
The last but not the list: “Vuoi che mi arrabbi? Mi devo arrabbiare?”. Si lascia il bambino solo nella minaccia appena ricevuta e con un superpotere che gli è appena stato donato anche se non richiesto (sono in grado di fare arrabbiare mamma/papà), che se però comincerà ad utilizzare sarà l’inizio di lunghe giornate a giocare a Braccio di Ferro.
Le giornate con un bambino possono essere lunghe e stancanti a volte, quindi sono tutte frasi comprensibili, soprattutto quando vengono da un genitore o da chi si occupa a lungo del piccolo. Ma prima di dirle proviamo a sentire se davvero è necessario, se non ci sono alternative, proviamo a chiedergli come mai non gli va di fare qualcosa, proviamo a metterci nei suoi panni e ad immaginare come si può sentire in quel momento in cui “non vuole obbedire”. O proviamo a sentire come arriverebbe a noi, o come ci sono arrivate, frasi così. Ricordiamoci che anche i nostri cuccioli hanno volontà e priorità che non sempre combaciano con le nostre esigenze.

Indirizzo

Rome
00183

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 20:00
Mercoledì 09:00 - 20:00
Giovedì 09:00 - 20:00
Venerdì 09:00 - 20:00

Telefono

3283176495

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Dott.ssa Marica Fattiroso - Psicoterapeuta corporea -Psicologa perinatale pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta Lo Studio

Invia un messaggio a Dott.ssa Marica Fattiroso - Psicoterapeuta corporea -Psicologa perinatale:

Scelte rapide

Condividi

Digitare