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Studio Mancori Psicologa Psicologa clinica e forense | Psicodiagnosta | CTP | Tecnico del comportamento. Supporto, valutazione e strategie per il benessere e la tutela della persona.

Quando un figlio o una figlia sta male, l'istinto di un genitore può essere quello di far sparire quel dolore il prima p...
17/10/2026

Quando un figlio o una figlia sta male, l'istinto di un genitore può essere quello di far sparire quel dolore il prima possibile. È un’urgenza che spesso nasconde la paura della sofferenza e il desiderio profondo di proteggerli.

Tuttavia, l'idea che i figli debbano essere subito "sollevati" da ogni momento di crisi rischia, involontariamente, di non permettere loro di imparare ad attraversare la fatica e a sviluppare le proprie risorse.

Difficoltà scolastiche, esplosioni di rabbia, ansia o il progressivo ritiro sociale non sono mai semplici problemi da "aggiustare" in fretta. Dietro questi comportamenti c'è molto di più, un insieme articolato di emozioni, pensieri, significati e tentativi di adattamento che meritano di essere ascoltati.

La sofferenza non è qualcosa da temere o da cancellare ad ogni costo, ma un segnale da decodificare e affrontare insieme.

In questo percorso, la famiglia ha un ruolo di primaria importanza. Sia con i bambini sia con gli adolescenti, i genitori possono rappresentare una risorsa per comprendere cosa stia accadendo e per favorire un cambiamento reale nella quotidianità.

Riconoscere quello che c'è dietro ai comportamenti permette di dare senso alla crisi, restituire fiducia ai genitori e guidare i figli nell'acquisire strumenti utili per la loro crescita.

🌿 Se i comportamenti di tuo figlio o tua figlia ti preoccupano e desideri fare chiarezza su ciò che sta accadendo, puoi contattarmi.

Il primo colloquio è dedicato ai genitori, uno spazio di ascolto e confronto per analizzare la situazione e valutare insieme il percorso più adatto.

📩 Scrivimi in privato per ricevere informazioni o per fissare un primo colloquio, anche online.

05/10/2026

Chiedere scusa quando le persone attorno si sentono di cattivo umore può essere una vera e propria strategia di regolazione disfunzionale.

Questo meccanismo nasce spesso dall'idea che la serenità del contesto circostante o l'umore delle persone amate dipendano da noi.

Cosa può succedere internamente?

🔎 Percepisci il cambiamento nell'altro (uno sguardo, un silenzio, un tono di voce diverso) come un segnale di tensione legato a te.

🧠 Il cervello interpreta il malessere dell'altro come una minaccia di conflitto, giudizio o rifiuto.

🙇🏼‍♀️ Chiedere scusa diventa la via più rapida per disinnescare la tensione e placare l'ansia interna.

Il problema è che ogni volta che ti scusi per l'umore altrui, invii al tuo cervello il messaggio che quel problema fosse davvero tua responsabilità. Questo rinforza il circuito dell'iper-responsabilizzazione emotiva.

L'empatia ti permette di sintonizzarti su come sta l'altro. I confini ti ricordano che comprendere la sua emozione non significa che tu ne sia responsabile.

Scrivimi nei commenti se ti capita spesso di chiedere scusa "per riflesso" o salva il post per ricordartene la prossima volta.

18/09/2026

Perché dire "NO" ti fa sentire in colpa o a disagio? 👇

Dire sempre di "SÌ" può essere una vera e propria strategia di tutela personale appresa nel tempo per proteggersi da possibili conflitti, distanze o dal timore di non ricevere più affetto, accoglienza.

Il punto non è semplicemente imparare la tecnica per dire di no. L'obiettivo principale è comprendere perché quel rifiuto viene percepito come qualcosa di così rischioso per la stabilità del legame.

Riconoscere questi automatismi è il primo passo per dare voce ai propri bisogni, senza vivere ogni limite come una colpa.

Se senti che la difficoltà nel porre confini sta sbilanciando la tua vita personale o lavorativa, possiamo parlarne insieme.

📧 Puoi scrivermi in privato per richiedere informazioni e per prenotare un primo colloquio.

💬 Qual è la frase che ti torna in mente più spesso quando vorresti dire di "NO"? Raccontamelo nei commenti.

14/09/2026

Cos'è davvero l'ansia e quando è il momento di chiedere aiuto? 💭✨

Spesso l'ansia viene considerata come un "difetto" da eliminare a tutti i costi.
In realtà, nasce come un meccanismo di difesa naturale e adattivo del nostro organismo. È un vero e proprio segnale d'allarme che si attiva di fronte a una minaccia o una sfida importante.

Tuttavia, quando questo segnale diventa troppo frequente, intenso o pervasivo, smette di proteggerci e inizia ad ostacolare il nostro benessere quotidiano.

🔍 Come riconoscere quando l'ansia richiede attenzione?
• Intensità sproporzionata. La reazione emotiva e fisica è molto più forte rispetto alla situazione reale.
• Sensazioni fisiche persistenti come palpitazioni, tensione muscolare costante, respiro corto, insonnia o sensazione di "nodo alla gola".
• Evitamento, inizi ad evitare luoghi, persone o attività per la paura di stare male.
• Impatto sul quotidiano come difficoltà nel lavoro, nello studio, nelle relazioni o nella concentrazione.

🌿 Quando chiedere aiuto a un professionista?
Chiedere un supporto significa imparare a comprendere cosa ci sta comunicando la nostra ansia. Un percorso terapeutico ti fornisce gli strumenti per gestire le emozioni, ritrovare equilibrio e vivere con maggiore serenità.

💬 E tu, come vivi il tuo rapporto con l'ansia? Raccontamelo nei commenti o salva il post per rileggerlo quando ne senti il bisogno.

Confondere quello che proviamo con la realtà oggettiva è un cortocircuito cognitivo del nostro cervello che guida, molto...
31/08/2026

Confondere quello che proviamo con la realtà oggettiva è un cortocircuito cognitivo del nostro cervello che guida, molto più di quanto crediamo, le nostre reazioni quotidiane.

Nella vita di tutti i giorni, la mente applica un'euristica immediata legata al ragionamento emozionale. Se un'emozione è intensa, allora la nostra interpretazione dev'essere per forza vera.
A questo si aggiunge il realismo naïf, ovvero la profonda convinzione di osservare il mondo in modo del tutto neutrale. Quando qualcuno la pensa diversamente, il nostro primo impulso non è comprenderne la prospettiva, ma giudicarlo in errore o in mala fede. Trasformare un'opinione in un fatto incontestabile fa sì che ogni critica venga vissuta come un attacco all'identità, riducendo le relazioni a uno schema rigido tra chi ha ragione e chi ha torto e aumentando il carico di stress emotivo.

Quando questo meccanismo incontra i social media, la situazione esplode. L'assenza di comunicazione non verbale priva le interazioni di contesto, mentre le dinamiche di piattaforma premiano i toni estremi e la reattività emotiva. La naturale tendenza individuale a difendere la propria "verità" trova nuova forza nelle bolle di conferma, trasformando un bias cognitivo quotidiano in una vera e propria polarizzazione di massa.

Dal punto di vista clinico, la flessibilità cognitiva non richiede affatto di invalidare i propri vissuti. Le emozioni rimangono sempre legittime.
La svolta sta nel separare l'esperienza interiore dal dato di realtà. Imparare a dire "Questa è la mia lettura dei fatti" anziché "Questa è la verità" disinnesca l'iper-attivazione emotiva, protegge le nostre relazioni e ci restituisce uno spazio autentico di dialogo, dal vivo come online.

💬 Ti è mai capitato di notare un'opinione trasformarsi in "fatto incontestabile" in una discussione? Come l'hai gestita?

Tendiamo spesso a dividere ciò che proviamo in emozioni "giuste" ed "sbagliate", tentando di mettere a tacere quelle che...
24/08/2026

Tendiamo spesso a dividere ciò che proviamo in emozioni "giuste" ed "sbagliate", tentando di mettere a tacere quelle che ci causano disagio. In realtà, la neuropsicologia ci insegna che non esistono emozioni "buone" o "cattive". Ognuna di esse è un segnale informativo evolutivo, una bussola interna che ci indica come stiamo interpretando ciò che ci circonda e di cosa abbiamo davvero bisogno.

La tristezza non è un difetto da correggere, ma l'invito a rallentare per elaborare una perdita o una mancanza. La rabbia non è mera aggressività, ma la risposta sana alla sensazione che un nostro confine sia stato violato. Il disgusto agisce come uno scudo di protezione verso ciò che percepiamo come tossico o invasivo per la nostra persona. La vergogna ci allerta sul timore del giudizio e del rifiuto sociale, l'ansia mobilita le nostre risorse di fronte all'incertezza e alla percezione di una minaccia, mentre il senso di colpa ci mostra dove le nostre azioni sono entrate in conflitto con i nostri valori più profondi.

Smettere di lottare contro ciò che sentiamo è il primo, fondamentale passo del percorso terapeutico. La prossima volta che vieni travolto da uno stato d'animo intenso, prova a sospendere il giudizio e poniti una sola domanda: «Cosa mi sta chiedendo di ascoltare questa emozione?»

Imparare a decodificare questi messaggi permette di smettere di subire le proprie reazioni e di iniziare a regolare il proprio benessere emotivo con consapevolezza.

💾 Salva il post per tornare a consultarlo nei momenti di bisogno e condividilo con chi vuoi 📩


Dott.ssa Virginia Mancori
Psicologa Clinica
📍 Ricevo su appuntamento in studio e online
📩 Scrivimi in privato per informazioni o per fissare un primo colloquio conoscitivo.

10/08/2026
LA TRAPPOLA DELLA PRODUTTIVITÀ TOSSICAA volte, non appena ci fermate per le vacanze, le ferie o il fine settimana, può c...
05/08/2026

LA TRAPPOLA DELLA PRODUTTIVITÀ TOSSICA

A volte, non appena ci fermate per le vacanze, le ferie o il fine settimana, può capitare di sentire una spinta a continuare, a fare di più evitando di rallentare. Una vocina interiore che spinge a non fermarsi, con l'idea di "non dover perdere tempo".

Nel linguaggio comune si parla spesso di "produttività tossica" per descrivere quei momenti in cui il proprio valore personale rischia di essere sovrapposto o condizionato dai risultati ottenuti.

Da una prospettiva psicologica questo meccanismo può nascondere l'intreccio di diverse dinamiche, dal perfezionismo clinico, all'autostima condizionata alla prestazione, fino a forme di evitamento esperienziale.

In molti casi, questo circolo si alimenta di due componenti principali:

1. Il senso di colpa nel tempo libero ⏳
Se il riposo non è considerato come un bisogno naturale, ma come una "mancanza di impegno" fermarsi puó portare a provare senso di colpa. In questi casi è possibile che si attivi una regola interna rigida che fa percepire l'inattività come tempo sprecato.

2. L'azione come protezione emotiva🛡️
Per alcune persone, il fare continuo può funzionare da scudo. Fermarsi significa talvolta fare spazio a stati d'animo complessi, ansia o sensazioni di vuoto che il "fare" lascia sullo sfondo.

Ma il riposo non è un premio da guadagnarsi, è un bisogno fondamentale per la nostra salute mentale. Il burnout e il sovraccarico si presentano spesso proprio quando tendiamo a ignorare i segnali del corpo e della mente per rincorrere uno standard troppo elevato.

Il tuo valore come persona non coincide con la quantità di cose che riesci a completare.

💬 Ti capita mai di sentire la pressione di dover sempre "ottimizzare" il tuo tempo? Come vivi i momenti in cui provi a fermarti? Se ti va, parliamone nei commenti.👇

Dott.ssa Virginia Mancori
Psicologa

Quando l’autostima è fortemente legata alla prestazione, ogni risultato rischia di trasformarsi in una valutazione del p...
27/07/2026

Quando l’autostima è fortemente legata alla prestazione, ogni risultato rischia di trasformarsi in una valutazione del proprio valore personale.

Il successo può offrire una conferma momentanea, ma non sempre modifica in modo stabile l’immagine di sé. Può essere svalutato, attribuito soprattutto alla fortuna, all’aiuto ricevuto o alla facilità del compito. L’errore, al contrario, può essere interpretato come la prova di un’incapacità personale e generale.

Si crea così un meccanismo asimmetrico: ciò che va bene viene considerato poco significativo o eccezionale, mentre ciò che va male conferma più facilmente le convinzioni negative su di sé.

Il problema non è attribuire valore ai risultati né desiderare di raggiungere i propri obiettivi. La difficoltà emerge quando la prestazione diventa il criterio principale attraverso cui stabilire il proprio valore.

Costruire un’autostima meno dipendente dai risultati significa poter riconoscere i propri successi senza utilizzarli come prova del proprio valore e affrontare gli errori senza trasformarli in un giudizio globale su di sé.

20/07/2026

🧠 Perché il "dare un nome alle emozioni" non funziona per tutte le persone?
Riconoscere e dare un nome all'emozione provata permette di ridurne l'intensità. In psicologia clinica questa strategia è chiamata Top-Down, un processo in cui la mente interviene per analizzare, etichettare e ridurre l'attivazione psicofisiologica.

Ma la verità è che i nostri sistemi nervosi non sono tutti uguali e non esiste un unico modo di elaborare il vissuto interiore.

Nello spettro autistico, ad esempio, si riscontra frequentemente la comorbilità con l'alessitimia.
Chiariamo subito due aspetti importanti:

1. L'alessitimia non è una caratteristica intrinseca dell'autismo, ma un tratto che spesso vi si associa (e che può riguardare anche persone neurotipiche).
2. Non significa affatto "non provare emozioni" al contrario, l'esperienza emotiva può essere intensissima e travolgente! L'alessitimia si traduce in una marcata difficoltà nel riconoscere, denominare e verbalizzare ciò che si muove a livello interocettivo e corporeo.

Quando la mente fatica a tradurre in parole l'emozione provata, forzare una strategia Top-Down può persino aumentare il sovraccarico cognitivo.

Qual è l'alternativa? La regolazione Bottom-Up.
Anziché chiedere alla mente di spiegare l'emozione, si risponde direttamente al bisogno fisico e sensoriale del corpo.

Non esiste una strategia superiore a un'altra. Esistono solo sistemi nervosi differenti, ciascuno con la propria ecologia. La vera efficacia sta nel conoscere, comprendere e rispettare il proprio funzionamento individuale. ⚖️✨

Indirizzo

Via Ignazio Guidi 44, Roma
Rome
00147

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 19:00
Martedì 09:00 - 13:00
14:00 - 20:00
Mercoledì 09:00 - 19:00
Giovedì 09:00 - 13:00
14:00 - 20:00
Venerdì 09:00 - 11:00
18:30 - 20:30
Sabato 09:00 - 14:00

Telefono

+393286684269

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