Psicologia Archetipica di Stefano Cobianchi, Psicologo Psicoterapeuta PhD

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Psicologia Archetipica di Stefano Cobianchi, Psicologo Psicoterapeuta PhD Anche online

Psicologo, Psicoterapeuta Analitico Archetipico,
Ricercatore e Docente in Psicologia Dinamica, Clinica e Neuroscienze
La Psicologia Archetipica è una re-visione della psicologia oltre i condizionamenti del moralismo, del positivismo e del letteralismo.

“Gli artisti sono guaritori magici. Evocando simboli e motivi che ci connettono al nostro Sé più profondo, possono aiuta...
19/09/2026

“Gli artisti sono guaritori magici. Evocando simboli e motivi che ci connettono al nostro Sé più profondo, possono aiutarci lungo l’eroico viaggio della nostra vita.”
(Joseph Cambell, Il viaggio dell’eroe)

Fare arte è una pratica spirituale. Quando ci mettiamo nei panni dell’artista, noi ci mettiamo in grado di aiutare noi stessi e le persone che ci circondano. Le migliori idee e azioni di un artista, quelle curative più potenti, non vengono propriamente dall’artista, ma “attraverso” di sé. L’atto creativo non è il mettere in atto una teoria, né un’equazione logica o matematica, ma un’aprirsi della coscienza per farsi veicolo di un’intelligenza superiore. Gli antichi Greci la vedevano nelle Muse. Carl Gustav Jung la chiamò inconscio collettivo. Qualche artista, come Hilma Af Klint, sosteneva di canalizzare il sapere degli alieni. Fare arte è sempre, comunque, l’utilizzo di una qualche tecnica per rappresentare le immagini che affiorano alla coscienza direttamente dall’inconscio, il cui portale è l’intuizione o la sensazione intuitiva. Quando rallentiamo e ci mettiamo in ascolto, noi possiamo accedere a questa intelligenza impercettibile aldilà della mente razionale. Per facilitare il potenziale creativo inconscio noi possiamo muoverci e danzare per riaccedere al nostro corpo e a tutte le parti psichiche in esso sopite o rimosse dalla mente cosciente, e poi favorire la canalizzazione di queste energie in un’immobilità meditativa per quietare la mente, in modo da tornare a sentire il più possibile. E poi bisogna avere il coraggio di lasciarsi andare, e portare nell’atto creativo e performativo tutto ciò che si sente.

È uscito sull’International Journal of Jungian Studies, pubblicato dalla Brill, l’articolo della mia ricerca scientifica...
18/09/2026

È uscito sull’International Journal of Jungian Studies, pubblicato dalla Brill, l’articolo della mia ricerca scientifica sul sogno come sincronicità, potete trovarlo sul sito della rivista. Questa ricerca pionieristica fornisce un nuovo ed essenziale contributo allo studio clinico, alla ricerca e all’analisi del sogno, reintroducendolo come sincronicità e dimostrando un nuovo paradigma di analisi dei sogni, e in generale di tutti i fenomeni dell’inconscio, come sincronicità. Le sincronicità sono uno strumento storico ed etico, personale e collettivo, che riscattano la funzione archetipica di educare ed istruire le persone alla psiche, e di psicologizzare il mondo. L’articolo presenta un primo semplice metodo, l’unico attualmente presente nel campo della ricerca, per utilizzare le sincronicità in analisi, e per analizzare i sogni come sincronicità, sfruttando am massimo il loro potenziale psicoterapeutico, educativo e trasformativo.
Il mio libro Il Sogno e la Sincronicità, edito da MaGi Edizioni nel 2024, presenta già le basi immaginali e archetipiche di questo nuovo metodo, e i primi risultati di questa innovativa ricerca.

Per sentire, bisogna avere in sé degli abissi.(Friedrich Nietzsche, Ecce homo)La ricerca dell’ubicazione dell’anima nel ...
17/09/2026

Per sentire, bisogna avere in sé degli abissi.
(Friedrich Nietzsche, Ecce homo)

La ricerca dell’ubicazione dell’anima nel corpo è stata sempre confusa con la ricerca della sede delle emozioni. Perché l’emozione e l’anima sono cosi intimamente legate? Essenzialmente perché l’esperienza dell’anima e l’esperienza dell’emozione sono simili. È attraverso l’emozione che ci viene quell’esagerato senso di anima, di onore, di offesa, di inquietudine, della nostra stessa persona. Nell’emozione otteniamo la consapevolezza di non essere soli in noi stessi, di non aver il controllo completo di noi stessi, che c’è un’altra persona, quanto meno un complesso inconscio, che ha anch’esso qualcosa - e spesso molto - da dire sul nostro comportamento. Quindi, ancora una volta, la scoperta dell’anima attraverso l’inconscio è una scoperta del tipo dell’inciamparci. Cadiamo nelle emozioni, negli umori, negli affetti, e scopriamo una nuova dimensione, come se volessimo liberarci, come se volessimo addentrarci nel profondo di noi stessi.
Via via che penetriamo sempre più in profondità nei nostri punti essenziali, sentiamo che i problemi personali assumono una dimensione umana generale e che le verità essenziali su di noi diventano universali, proprio come le affermazioni della teologia. Sembrerebbe che l’analisi del profondo porti a uno strano centro oscuro dove è difficile distinguere l’inconscio dall’anima e dall’immagine di Dio.
(James Hillman, Psicologia e religione)

Le classiche dimostrazioni dell’inconscio sono tutte del tipo dell’”imbattersi per caso”. L’inconscio non si dimostra pe...
16/09/2026

Le classiche dimostrazioni dell’inconscio sono tutte del tipo dell’”imbattersi per caso”. L’inconscio non si dimostra per via logica. L’idea di una mente inconscia è stata ritenuta una contraddizione logica; cos’è infatti la mente se non coscienza? Allora la dimostrazione dell’inconscio è esperienziale; è un’ipotesi, un’illazione derivata dalla viva esperienza. […]
Ci imbattiamo nei nostri complessi quotidianamente. L’inconscio è sempre direttamente a portata di mano. Entriamo in una stanza e scorgiamo una persona che temiamo, qualcuno al quale dobbiamo dei soldi, una donna che abbiamo amata in passato, e subito tutto il nostro habitus, la postura, l’espressione facciale, cambiano. Possiamo bloccarci su un nome, arrossire o tremare. La voce si abbassa fino a diventare un sussurro, oppure si alza assumendo un tono nasale. Diciamo cose che non intendevamo assolutamente dire. Questi eventi ci capitano al di là di ogni intenzione cosciente. In società siamo continuamente alla mercé dell’inconscio e dei suoi complessi, quando ci sforziamo di fare buona impressione, quando cerchiamo di ritrarci, quando facciamo le nostre stupide domande. I complessi governano gran parte delle nostre reazioni, soprattutto quelle compensatorie, inadeguate.
(James Hillman, Psicologia e religione)

𝗜𝗹 𝗽𝗲𝗻𝘀𝗶𝗲𝗿𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗰𝘂𝗼𝗿𝗲La psicologia archetipica di James Hillman evolve il lavoro di Jung in una chiave estetica nonché i...
13/09/2026

𝗜𝗹 𝗽𝗲𝗻𝘀𝗶𝗲𝗿𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗰𝘂𝗼𝗿𝗲

La psicologia archetipica di James Hillman evolve il lavoro di Jung in una chiave estetica nonché immaginale. La psiche pensa per immagini, un modo di vedere e capire le cose che Hillman chiama “pensiero del cuore”. Ciò si avvicina molto agli “himma del cuore” di Henri Corbin, amico che studiò in Iran il pensiero di Ibn ‘Arabī e la filosofia della luce di Shovarardi, portandogli la concezione orientale dell’immaginazione creativa e diventando suo grande ispiratore. La himma è la potenza creativa del cuore, una forza animica con cui l’immagine si manifesta come una realtà del mondo immaginale, un altro mondo simile al metaxy platonico. L’immaginale apre questa terza dimensione tra il soggettivo e il reale oggettivo, che gli alchimisti chiamano Mundus Imaginalis. Il cuore con le sue sensazioni, come sede del pensiero mistico spirituale, sarebbe in grado di far apparire le immagini, un pensare per immagini appunto, che procede la trasformazione psichica e del mondo. Hillman esortò a un ritorno alle arti, non come invito a utilizzare le opere d’arte o a coltivare hobby creativi, ma come conseguenza diretta del “pensiero del cuore”: se il cuore pensa per immagini, allora le arti sono una delle forme fondamentali attraverso cui quel pensiero può manifestarsi. La testa vuole spiegare; l’arte vuole vedere col cuore.
La cultura moderna ha privilegiato troppo il pensiero razionale o logico, astratto e concettuale, mentre un artista è ancora in grado di far emergere l’immagine e l’immaginazione dal cuore nella sua singolarità. Pensare col cuore significa lasciare che la cosa venga fatta emergere come immagine e lasciare che essa venga conosciuta attraverso la sua immagine, senza tradurla in un concetto, senza interpretarla, ma facendola apparire come immagine da osservare, condividere e contemplare. La psicoterapia archetipica, procedendo come l’arte, deve impedirci di far diventare il mondo solo un mucchio di materia letteralizzata, oggetti privi di anima. Deve restituirci l’immaginazione creativa del cuore.

(Immagini: Hilma af Klint, 1915: The Dove n.2; The Dove)

𝗟𝗮 𝘃𝗶𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗔𝗻𝗶𝗺𝗮L'anima non è nei sacramenti, non è nella liturgia, non è nel rituale. Non la troviamo nemmeno nelle ch...
11/09/2026

𝗟𝗮 𝘃𝗶𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗔𝗻𝗶𝗺𝗮

L'anima non è nei sacramenti, non è nella liturgia, non è nel rituale. Non la troviamo nemmeno nelle chiese e nelle sinagoghe, che sono diventate centri comunitari che erogano servizi per soddisfare quasi ogni bisogno, tranne quello di anima. I luoghi tradizionali si sono svuotati di anima; e perfino Dio, che Schweitzer, Bultmann e Barth hanno affermato non essere realmente fra gli esistenti, è stato scacciato fuori dai templi, proprio verso le periferie.
Ma mentre le chiese si svuotavano, le cliniche si riempivano, e agli psicologi del profondo - soprattutto a Jung - sembrò di trovare l'anima, e un'immagine vivente di Dio, proprio al centro del loro lavoro. Così adesso la teologia guarda in un'altra direzione, sulla quale c'è una lunga tradizione religiosa. Si sta volgendo verso l'interno, giù verso il "terreno dell'essere". Se la nuova direzione è questa, allora il primo luogo da guardare è l'inconscio, dal momento che il suo luogo fenomenologico è il giù e il dentro. La psicologia del profondo, l'esistenzialismo, e il modo di procedere della nuova teologia, puntano tutti verso il basso. La nuova mistica, come ha detto il reverendo Otis Maxfield, è una mistica della discesa. […]
Se scopriamo che il luogo dell'anima - e l'esperienza di Dio - è oscuramente dentro e in basso, allora dobbiamo mettere in conto un viaggio pericoloso. Le posizioni inferiori (l'oscurità, il basso, il profondo) sono la sfera del diavolo e della sua orda di demòni. La via della discesa significa la via attraverso il labirinto, e anche la tradizione teologica ci dice che la strada discendente significa un confronto con tutte le cose che nel corso dei tempi sono state spinte in basso, umiliate: la materia, la natura, il femminile, il male, il peccato, la parte inferiore del corpo, la passione. Questa, naturalmente, è la classica via dell'analisi: il ritorno al rimosso.
Dunque, l'inconscio è la porta attraverso la quale passiamo per trovare l'anima.
(J. Hillman, Psicologia e Religione)

𝗚𝗶𝗼𝗿𝗻𝗮𝘁𝗮 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗶𝗮𝗹𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗹𝗮 𝗽𝗿𝗲𝘃𝗲𝗻𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝘀𝘂𝗶𝗰𝗶𝗱𝗶𝗼Oggi ricorre la Giornata Mondiale per la Prevenzione del Suicidio. Una ...
10/09/2026

𝗚𝗶𝗼𝗿𝗻𝗮𝘁𝗮 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗶𝗮𝗹𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗹𝗮 𝗽𝗿𝗲𝘃𝗲𝗻𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝘀𝘂𝗶𝗰𝗶𝗱𝗶𝗼

Oggi ricorre la Giornata Mondiale per la Prevenzione del Suicidio. Una data fondamentale per rompere il silenzio, abbattere lo stigma e parlare apertamente di salute mentale.
Nel suo celebre saggio “Il suicidio e l’anima”, lo psicoanalista James Hillman ci offre un’interpretazione profonda e spiazzante.
Hillman sostiene che l’idea del suicidio sia spesso un grido dell’anima che chiede trasformazione, non la fine della vita fisica. L’anima sente il bisogno disperato di far morire una parte di sé — un ruolo, una sofferenza, un vecchio modo di vivere divenuto insopportabile. La vera prevenzione passa quindi dal dare uno spazio di ascolto a questo dolore, senza giudizio, per tradurre quel bisogno di “morte interiore” in un’occasione di rinascita psicologica.

📉 I dati in Italia (Istat & OMS):
In Italia si registrano circa 3.700–3.800 suicidi all’anno (media di circa 6-7 casi ogni 100.000 abitanti). Circa il 78-80% dei casi riguarda uomini, sebbene le donne registrino un numero più alto di tentativi non fatali. I tassi di mortalità per suicidio sono storicamente più elevati nelle regioni del Nord (specialmente Nord-Est e zone alpine come la Valle d’Aosta e il Trentino-Alto Adige), mentre il Sud e le Isole registrano valori significativamente più bassi, un fattore spesso legato a differenti condizioni di lavoro e di vita stressanti e alla mancanza di reti di supporto sociale e familiare.
Se tu o qualcuno che conosci sta attraversando un momento di profonda sofferenza, ricordati che non sei solo/a e chiedere aiuto è il primo passo per trasformare quel dolore.

𝗜𝗹 𝘀𝗼𝗴𝗻𝗼 è 𝘂𝗻𝗮 𝘀𝗶𝗻𝗰𝗿𝗼𝗻𝗶𝗰𝗶𝘁à Perché accade che, in psicoterapia come nella vita quotidiana, analizzando i nostri sogni in...
26/08/2026

𝗜𝗹 𝘀𝗼𝗴𝗻𝗼 è 𝘂𝗻𝗮 𝘀𝗶𝗻𝗰𝗿𝗼𝗻𝗶𝗰𝗶𝘁à

Perché accade che, in psicoterapia come nella vita quotidiana, analizzando i nostri sogni iniziamo a notare spesso l’accadere di eventi diurni che troviamo sincronici, ovvero coincidenti significativamente alle immagini oniriche? Nel mio libro “Il Sogno e la Sincronicità” avevo pubblicato i risultati delle mie ricerche e di un esperimento sull’utilizzo dell’analisi del sogno come sincronicità, un lavoro pionieristico nell’attuale panorama della psicoterapia e della psicologia del profondo, ovvero dopo Sigmund Freud, Carl Gustav Jung e James Hillman. Oggi quell’esperimento è stato definitivamente accettato per la pubblicazione sull’International Journal of Jungian Studies, e a breve sarà a disposizione di tutti. Lo scopo del mio lavoro è stato quello di formare delle premesse immaginali a una nuova
descrizione del sogno come sincronicità o coincidenza significativa, e di fornire una definizione sistematica di un nuovo e affidabile metodo ontologico per l’analisi dei sogni nell’approccio archetipico per la clinica. Come il sogno, la sincronicità è un fenomeno quotidiano all’interno delle sedute di psicoterapia, che si manifesta spesso in circostanze piuttosto comuni e, più raramente, in forme drammatiche e straordinarie.
Le sincronicità della propria vita sono tra i migliori strumenti che un individuo possa incontrare lungo il proprio cammino. Essendo anche un fenomeno oggettivo, la sincronicità offre una prospettiva psichica «differente», di inestimabile valore nell’analisi delle immagini, poiché trascende la distorsione prodotta dalle proiezioni soggettive dell’Io quando queste vengono lasciate agire indisturbate. La sincronicità onirica potrebbe costituire un punto di confronto esterno e imparziale, capace di trasformare l’analisi nella scoperta di quella «psiche oggettiva» di cui parlava Jung, dell’autonomia della psiche e dei suoi percorsi individuali, al di là delle convinzioni soggettive.
(Immagine dalla locandina del film Inception, di C. Nolan, 2010)

𝗔𝗿𝗰𝗵𝗲𝘁𝗶𝗽𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗮𝗺𝗼𝗿𝗲: 𝗣𝗲𝗿𝘀𝗲𝗳𝗼𝗻𝗲 Tanto Dioniso quanto Persefone sono figure mitiche legate ai culti misterici che celebra...
21/08/2026

𝗔𝗿𝗰𝗵𝗲𝘁𝗶𝗽𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗮𝗺𝗼𝗿𝗲: 𝗣𝗲𝗿𝘀𝗲𝗳𝗼𝗻𝗲

Tanto Dioniso quanto Persefone sono figure mitiche legate ai culti misterici che celebrano l’eterno risorgere della vita dalla morte. Qui la seduzione violenta confina ancora una volta con lo stupro. Ade rapisce Persefone, ignara fanciulla, mentre raccoglie dei fiori. La terra si spalanca e Persefone è trascinata agli inferi dal dio. Il rapimento di Persefone, che diventa regina del Tartaro, racconta l’aspetto oscuro e infero della seduzione, il suo essere assorbimento spesso mortale. Persefone è sottratta dalla luce, dalla vita diurna. La sua seduzione si configura come sprofondamento, come dimorare in una dimensione tenebrosa che atterrisce i mortali.
Nella violenza che la sottrae alla sua vita di fanciulla, Persefone è costretta a muoversi in un mondo sotterraneo e sconosciuto. Il mito si fa così metafora dello sprofondamento depressivo che può accompagnarsi al sentirsi sedotti e prigionieri dell’altro, cosi come Persefone è prigioniera di Ade.
[…]
La storia di Persefone è quella di una seduzione che apre all’incontro al rapporto con l’altro da sé. Un altro oscuro e diverso quanto può esserlo il tenebroso e triste dio dei morti per una fanciulla che gioca felice su un prato. Confrontata con l’irrompere di un eros ignoto e sotterraneo, Persefone è in grado di integrarlo all’interno della propria vita, mutando se stessa e la sua condizione. Sottratta alla propria inconsapevolezza, la dea impara a conoscere questo mondo tenebroso e lo padroneggia al punto da diventarne regina. La seduzione le apre la porta di una nuova coscienza. Lo sprofondare di Persefone, il suo appartenere all’Ade, il suo viverci per quattro mesi all’anno, non le impedisce di tornare sulla terra, di godere del sole, di risalire la vetta dell’Olimpo dove dimorano gli immortali.
All’anima sedotta, rapita dall’amore per un dio sconosciuto, Persefone insegna il muoversi tra le profondità infere e le altezze celesti. insegna la possibilità di mutare la seduzione in rapporto.
(A. Carotenuto, Riti e miti della seduzione)

𝗟’𝗜𝗼 𝘁𝗿𝗮 𝗹𝗲 𝗳𝘂𝗻𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗔𝗻𝗶𝗺𝗮 𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗣𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗮Secondo Jung, gli archetipi o funzioni che l’Io esercita (o dovrebbe eser...
17/08/2026

𝗟’𝗜𝗼 𝘁𝗿𝗮 𝗹𝗲 𝗳𝘂𝗻𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗔𝗻𝗶𝗺𝗮 𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗣𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗮

Secondo Jung, gli archetipi o funzioni che l’Io esercita (o dovrebbe esercitare) nel rapportarsi all’inconscio e al mondo esterno sono principalmente due: l’Anima e la Persona. Le due funzioni possono o agire nella medesima direzione (per cui si può parlare del “divenire della Personalità”), oppure agire in direzioni opposte grazie al gioco delle compensazioni.

Nel primo caso l’Io è in grado di utilizzarle entrambe, nel secondo caso l’esercizio dell’una ostacola l’esercizio dell’altra. Ciò si ha quando l’Io del soggetto si fa tutt’uno con l’una o con l’altra delle due funzioni, ovvero se si identifica con la funzione animica e tramite essa con le sue immagini e i contenuti della vita interiore, rifiutando la Persona che gli si presenta come uno schema comportamentale imposto, contrario alle sue scelte individuali.

Ma in questo caso il soggetto che rinuncia anche a rapportarsi alle esigenze del mondo esterno, perdendo il controllo su esso, ne subisce gli eventi e non è piú in grado di agire nel mondo e sul mondo con la propria personalità. Più l’Io percepisce questa debolezza nei riguardi del mondo esterno e più lo fugge identificandosi con la Funzione animica, così che la sua identificazione con questa funzione si fa tanto piú intensa quanto meno egli sa utilizzare l’altra.

Se l’Io si identifica con la Persona e tramite essa si fa tutt’uno con la parte che è impegnato a giocare nel collettivo, rifiuta la funzione animica e le immagini dell’Anima, che gli appariranno come contrarie al personaggio obbligato che egli rappresenta, ma in questo caso il soggetto perde il controllo dei processi inconsci che possono cosí dominarlo. Piú l’Io avverte la sua debolezza sul versante della vita emotiva e pulsionale inconscia, piú si fa dipendente dagli schemi comportamentali richiesti dall’ambiente e adegua ad esso la sua Persona.

Indirizzo

Via Giovanni De Agostini 49
Rome
00176

Orario di apertura

Martedì 10:00 - 20:00
Mercoledì 10:00 - 20:00
Giovedì 10:00 - 20:00

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