19/09/2026
“Gli artisti sono guaritori magici. Evocando simboli e motivi che ci connettono al nostro Sé più profondo, possono aiutarci lungo l’eroico viaggio della nostra vita.”
(Joseph Cambell, Il viaggio dell’eroe)
Fare arte è una pratica spirituale. Quando ci mettiamo nei panni dell’artista, noi ci mettiamo in grado di aiutare noi stessi e le persone che ci circondano. Le migliori idee e azioni di un artista, quelle curative più potenti, non vengono propriamente dall’artista, ma “attraverso” di sé. L’atto creativo non è il mettere in atto una teoria, né un’equazione logica o matematica, ma un’aprirsi della coscienza per farsi veicolo di un’intelligenza superiore. Gli antichi Greci la vedevano nelle Muse. Carl Gustav Jung la chiamò inconscio collettivo. Qualche artista, come Hilma Af Klint, sosteneva di canalizzare il sapere degli alieni. Fare arte è sempre, comunque, l’utilizzo di una qualche tecnica per rappresentare le immagini che affiorano alla coscienza direttamente dall’inconscio, il cui portale è l’intuizione o la sensazione intuitiva. Quando rallentiamo e ci mettiamo in ascolto, noi possiamo accedere a questa intelligenza impercettibile aldilà della mente razionale. Per facilitare il potenziale creativo inconscio noi possiamo muoverci e danzare per riaccedere al nostro corpo e a tutte le parti psichiche in esso sopite o rimosse dalla mente cosciente, e poi favorire la canalizzazione di queste energie in un’immobilità meditativa per quietare la mente, in modo da tornare a sentire il più possibile. E poi bisogna avere il coraggio di lasciarsi andare, e portare nell’atto creativo e performativo tutto ciò che si sente.