Fabio Meloni - Psicologo Psicoterapeuta

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Fabio Meloni - Psicologo Psicoterapeuta Counseling e Psicoterapia: Roma - Online. Disturbi alimentari, fame nervosa, obesità, bulimia. Ansia, depressione, fobie. Problemi affettivi e di relazione.

Tematiche LGBT. Roma: Largo Bradano, 1
- INSTAGRAM: fameloni - Psicologo
- Psicoterapeuta
- Dottore di ricerca (PhD) in Scienze Cognitive
- Ricercatore (assegnista) presso l'Università di Perugia
- Psicologo e ricercatore presso il Centro per la diagnosi e la terapia dell’obesità e della grave obesità (Azienda Ospedaliera San Camillo – Forlanini, Roma). Iscritto all’Ordine degli Psicologi

Socio SICOB (Società Italiana di Chirurgia dell'Obesità e delle Malattie Metaboliche). Socio ADI (Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica)
Membro rete PASS dell'Ordine Psicologi Lazio - Psicologi Alimentari al Servizio della Salute

Esercita privatamente come psicoterapeuta e riceve a Roma (Largo Bradano) e online. Principali ambiti di interesse: disturbi dell’alimentazione e dell’immagine corporea, disturbi d’ansia, depressione, orientamenti sessuali e identità di genere. Per un elenco delle pubblicazioni, consultare il sito: www.fabiomeloni.com

Quando si parla di bambini, adolescenti e tecnologia, la prima domanda è quasi sempre la stessa: quante ore davanti allo...
11/10/2026

Quando si parla di bambini, adolescenti e tecnologia, la prima domanda è quasi sempre la stessa: quante ore davanti allo schermo sono troppe?

È una domanda comprensibile, ma probabilmente incompleta. Smartphone, tablet, videogiochi e piattaforme digitali sono ormai parte della quotidianità e possono avere funzioni molto diverse: permettono di comunicare, imparare, divertirsi, creare e mantenere relazioni.

Il problema, quindi, non può essere ridotto alla semplice presenza di uno schermo. Una domanda forse più interessante è un’altra: che cosa sta sostituendo quello schermo? Anziché concentrarsi esclusivamente sul numero di minuti trascorsi online, può essere utile osservare quali esperienze vengono progressivamente ridotte o eliminate.

Un’ora davanti allo smartphone non ha necessariamente lo stesso significato per tutti. Può essere un’ora sottratta al sonno, allo sport, alla conversazione con un amico, allo studio, al gioco creativo oppure, al contrario, può rappresentare un momento di socializzazione o apprendimento.

È proprio questa distinzione che sta diventando sempre più importante anche nella letteratura scientifica. Quando lo schermo prende il posto delle relazioni.

Quando si parla di bambini, adolescenti e tecnologia, la prima domanda è quasi sempre la stessa: quante ore davanti allo schermo sono troppe? È una domanda comprensibile, ma probabilmente incompleta. Smartphone, tablet, videogiochi e piattaforme digitali sono ormai parte della quotidianità e poss...

"Non aver paura di essere eccentrico nelle tue opinioni, poiché ogni opinione oggi accettata è stata un tempo eccentrica...
09/10/2026

"Non aver paura di essere eccentrico nelle tue opinioni, poiché ogni opinione oggi accettata è stata un tempo eccentrica."

Bertrand Russell

I social media sono entrati così profondamente nella quotidianità che spesso li utilizziamo senza prendere una decisione...
29/09/2026

I social media sono entrati così profondamente nella quotidianità che spesso li utilizziamo senza prendere una decisione consapevole. Apriamo un’app mentre aspettiamo qualcuno, durante una pausa, prima di addormentarci o pochi minuti dopo esserci svegliati. Talvolta prendiamo il telefono senza sapere davvero che cosa stiamo cercando.

Questo comportamento non indica necessariamente una dipendenza. Molte piattaforme sono progettate per favorire la ripetizione del gesto attraverso notifiche, aggiornamenti continui e contenuti personalizzati. A poco a poco, controllare lo smartphone può diventare una risposta automatica alla noia, alla solitudine, all’incertezza o al semplice desiderio di interrompere ciò che stiamo facendo.

Prendersi una pausa dai social, anche temporanea, può allora trasformarsi in un’occasione per osservare il rapporto che abbiamo costruito con questi strumenti. Non si tratta di stabilire se i social siano buoni o cattivi, ma di capire quanto spazio occupino nella nostra vita e che cosa accada quando quello spazio torna improvvisamente libero.

I social media sono entrati così profondamente nella quotidianità che spesso li utilizziamo senza prendere una decisione consapevole. Apriamo un’app mentre aspettiamo qualcuno, durante una pausa, prima di addormentarci o pochi minuti dopo esserci svegliati. Talvolta prendiamo il telefono senza s...

24/09/2026

Hai mai avuto la sensazione improvvisa di stare per morire, perdere il controllo o che stesse per succedere qualcosa di terribile, anche se intorno a te non c’era un pericolo reale?

Un attacco di panico può essere vissuto proprio così.

Il cuore accelera, il respiro diventa corto, possono comparire tremori, sudorazione, vertigini, senso di oppressione. E mentre il corpo entra in allarme, la mente cerca una spiegazione: “C’è qualcosa che non va. Sta succedendo qualcosa di grave”.

È un meccanismo potentissimo: il sistema di allarme dell’organismo si attiva in modo improvviso e intenso, anche in assenza di una minaccia concreta.

Il problema, però, non è soltanto l’attacco. Dopo averne vissuto uno può comparire la paura che accada di nuovo. Si cominciano a controllare le sensazioni del corpo, a evitare determinati luoghi o situazioni e a interpretare ogni piccolo cambiamento come il possibile inizio di una nuova crisi.

È così che può nascere la “paura della paura”.

Comprendere cosa accade durante un attacco di panico è già una parte importante del percorso: quelle sensazioni, per quanto intense e spaventose, possono essere riconosciute e affrontate.

Con un percorso psicologico adeguato è possibile imparare a interrompere questo circolo, ridurre la paura delle sensazioni corporee e tornare gradualmente a vivere senza essere costantemente in attesa del prossimo attacco.

In una relazione può accadere che una persona senta il bisogno di programmare, controllare e fare ogni cosa nel modo che...
19/09/2026

In una relazione può accadere che una persona senta il bisogno di programmare, controllare e fare ogni cosa nel modo che considera corretto, mentre l’altra affronta la quotidianità con maggiore spontaneità.

All’inizio questa differenza può persino risultare attraente: chi è più flessibile alleggerisce la tensione, chi è più preciso offre stabilità e organizzazione. Con il tempo, però, gli stessi tratti possono diventare motivo di conflitto.

Il problema non è necessariamente che uno dei due sia troppo rigoroso e l’altro troppo disordinato. La vera difficoltà nasce quando le differenze smettono di essere considerate caratteristiche personali e diventano difetti da correggere.

Il perfezionismo non coincide con il desiderio di fare bene.

Essere attenti, responsabili e ambiziosi non significa necessariamente essere perfezionisti. Il perfezionismo problematico compare quando il valore di una persona, o quello del partner, viene misurato attraverso standard molto elevati e difficili da soddisfare.

In una relazione può accadere che una persona senta il bisogno di programmare, controllare e fare ogni cosa nel modo che considera corretto, mentre l’altra affronta la quotidianità con maggiore spontaneità. All’inizio questa differenza può persino risultare attraente: chi è più flessibile ...

Claustrofobia: quando la paura limita la libertàLa claustrofobia è una fobia specifica caratterizzata da una paura inten...
16/09/2026

Claustrofobia: quando la paura limita la libertà

La claustrofobia è una fobia specifica caratterizzata da una paura intensa degli ambienti chiusi o delle situazioni dalle quali sembra difficile uscire: ascensori, aerei, metropolitane, gallerie, stanze senza finestre o apparecchiature per la risonanza magnetica.

Non si tratta di un semplice disagio. Chi ne soffre può sperimentare tachicardia, sudorazione, tremori, vertigini, difficoltà respiratoria, senso di oppressione e paura di perdere il controllo, fino ad arrivare, in alcuni casi, a un attacco di panico.

La paura viene percepita come molto più grande rispetto al pericolo reale e può condizionare profondamente la vita quotidiana. Evitare ascensori, viaggi, visite mediche o luoghi affollati può dare un sollievo immediato, ma nel tempo tende a rafforzare la fobia.

Uno dei trattamenti maggiormente indicati è la terapia cognitivo-comportamentale, che aiuta a riconoscere e modificare pensieri come: “rimarrò intrappolato”, “non riuscirò a respirare” o “perderò il controllo”.

Un ruolo centrale è svolto dall’esposizione graduale alle situazioni temute. Con il supporto del terapeuta, la persona affronta progressivamente contesti sempre più difficili, imparando che l’ansia può aumentare, raggiungere un picco e poi diminuire anche senza fuggire. In alcuni percorsi può essere utilizzata anche la realtà virtuale.

Tecniche di respirazione, rilassamento muscolare e grounding possono aiutare nella gestione dell’attivazione fisica, insieme a un buon sonno, attività fisica e alla riduzione di caffeina e altri stimolanti.

I farmaci non rappresentano generalmente la prima scelta nelle fobie specifiche. Le benzodiazepine possono essere utilizzate solo in situazioni selezionate e per periodi brevi, mentre gli antidepressivi, soprattutto SSRI, possono essere valutati quando sono presenti anche disturbo di panico, depressione o altri disturbi d’ansia. La terapia farmacologica deve sempre essere prescritta e monitorata da un medico.

La claustrofobia può essere trattata. L’obiettivo non è eliminare completamente l’ansia, ma tornare a scegliere liberamente, senza lasciare che sia la paura a decidere.

15/09/2026

Hai una grande agitazione e non capisci perché.

L'ansia non è debolezza, è un allarme che suona troppo forte e troppo spesso.

Il corpo va in modalità pericolo anche quando non c'è nessun pericolo reale. Respiri corti, cuore accelerato, pensieri che corrono. L'ansia vuole proteggerti, ma lo fa male.

Ti tiene sempre un passo avanti, sempre in guardia, sempre in allerta.

Si può imparare a decifrarla, capire da dove arriva, perché torna, cosa difende. E quando impari a leggerla, smette di governarti.

Se l'ansia ti mangia il respiro, ritroveremo insieme spazio e controllo.

L’intelligenza artificiale è ormai presente nella vita quotidiana dei bambini e degli adolescenti. Può comparire nei mot...
14/09/2026

L’intelligenza artificiale è ormai presente nella vita quotidiana dei bambini e degli adolescenti. Può comparire nei motori di ricerca, nei social media, nei videogiochi, nelle piattaforme educative e negli assistenti digitali utilizzati per studiare o cercare informazioni.

Questi strumenti possono offrire importanti opportunità di apprendimento, ma introducono anche un problema nuovo: testi, immagini, video e voci artificiali possono apparire credibili pur contenendo informazioni false, inesatte o completamente inventate.

Non sono soltanto i bambini a poter essere ingannati. La qualità raggiunta dai contenuti sintetici rende spesso difficile anche per un adulto distinguere ciò che è autentico da ciò che è stato generato o manipolato. I più giovani, però, possono essere particolarmente vulnerabili perché stanno ancora sviluppando le competenze necessarie per valutare una fonte, riconoscere un’intenzione persuasiva e verificare un’informazione.

Perché i bambini possono credere più facilmente ai contenuti artificiali?

L’intelligenza artificiale è ormai presente nella vita quotidiana dei bambini e degli adolescenti. Può comparire nei motori di ricerca, nei social media, nei videogiochi, nelle piattaforme educative e negli assistenti digitali utilizzati per studiare o cercare informazioni. Questi strumenti poss...

Quando si parla di psicopatia, il dibattito tende spesso a dividersi tra due spiegazioni opposte. Da una parte vi è l’id...
08/09/2026

Quando si parla di psicopatia, il dibattito tende spesso a dividersi tra due spiegazioni opposte.

Da una parte vi è l’idea che alcuni individui nascano con caratteristiche biologiche e temperamentali particolari; dall’altra, la convinzione che siano le esperienze vissute durante l’infanzia a determinare il successivo sviluppo di comportamenti freddi, impulsivi o antisociali.

La ricerca suggerisce una realtà molto più complessa. I tratti psicopatici non sembrano derivare da una sola causa, ma dall’interazione tra predisposizioni genetiche, temperamento, sviluppo neurobiologico ed esperienze ambientali.

Tra queste ultime potrebbe avere un ruolo non soltanto la presenza di violenza o trascuratezza, ma anche un elemento meno evidente: l’imprevedibilità della vita familiare.

Crescere senza sapere quale reazione aspettarsi dagli adulti, quali regole siano davvero valide o se le proprie necessità verranno accolte può influenzare il modo in cui un bambino impara a regolare le emozioni, fidarsi degli altri e immaginare il futuro.

Questo non significa che il caos familiare produca automaticamente psicopatia. Significa, piuttosto, che potrebbe rappresentare uno dei fattori di rischio all’interno di un percorso molto più articolato.

Quando si parla di psicopatia, il dibattito tende spesso a dividersi tra due spiegazioni opposte. Da una parte vi è l’idea che alcuni individui nascano con caratteristiche biologiche e temperamentali particolari; dall’altra, la convinzione che siano le esperienze vissute durante l’infanzia a ...

«L’uomo è l’unica creatura che rifiuta di essere ciò che è.»Albert Camus
05/09/2026

«L’uomo è l’unica creatura che rifiuta di essere ciò che è.»

Albert Camus

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