01/10/2026
QUANDO ENTRI IN CONTATTO CON QUALCUNO, COSA SUCCEDE ALLA TUA ENERGIA?
Si parla spesso di persone che trasmettono energia positiva e di altre che sembrano appesantirci. Ma negatività non significa necessariamente cattiveria: una persona può portare rabbia, dolore, frustrazione, paura, tensione, un bagaglio emotivo che non è ancora riuscita a svuotare.
Io, per esempio, queste cose le avverto moltissimo. A volte mi basta stare accanto a qualcuno per sentire il corpo contrarsi, il respiro cambiare, una stanchezza o una pesantezza che prima non avevo.
La domanda che mi faccio è semplice: “Questa cosa era mia prima di questo contatto?”
Percepire è una cosa, assorbire è un’altra.
Quando posso, mi allontano. Se non riesco a svincolarmi, invento una scusa: bagno, una telefonata, due minuti fuori, qualsiasi cosa mi permetta di interrompere il contatto e tornare a me.
E lo confesso: nonostante anni di pratiche e strumenti, a volte io non devo semplicemente allontanarmi… devo proprio scappare. 😅 Soprattutto quando mi trovo con più persone dello stesso nucleo che condividono la stessa pesantezza emotiva. Una persona la gestisco, due forse pure… quando parte la riunione plenaria del bagaglio emotivo, cerco l’uscita. 😂
Ma non sempre si può scappare.
Se sei al lavoro, riporta l’attenzione al corpo: senti bene i piedi, respira lentamente e non entrare emotivamente in ogni lamentela o tensione. Quando puoi, vai in bagno e passa mani e polsi sotto acqua fredda. Il freddo crea uno stimolo netto che aiuta a riportare l’attenzione sul corpo e sul presente.
Se sei a cena con altre persone, non devi partecipare a ogni polemica, correggere tutti o assorbire ogni racconto. Puoi ascoltare senza entrare dentro tutto. Ogni tanto esci a prendere aria, cambia posto, parla con chi senti più leggero.
Se invece tuo marito invita proprio quei parenti che conosci bene e sai già con quali trolley emotivi arriveranno 😅, preparati prima. Io immagino una campana trasparente intorno a me: vedo, ascolto, partecipo, ma mantengo chiaro il mio spazio. Non è un muro, è un confine.
E attenzione: non esistono solo “gli altri”.
L’energia delle persone cambia. Una perdita, una separazione, un problema economico, una malattia, una delusione o un periodo di stress possono rendere più pesante anche una persona normalmente serena.
E può succedere anche a noi.
Per questo i percorsi di consapevolezza servono anche a imparare a gestire se stessi. Posso essere arrabbiata senza distribuire rabbia a tutti. Posso essere ferita senza ferire automaticamente. Posso attraversare un periodo difficile senza trasformarlo nell’atmosfera di ogni stanza in cui entro.
Anche nella cerchia di amici e parenti vale la stessa cosa: una persona che prima ci faceva stare bene può attraversare un momento diverso. Non significa eliminarla, ma magari ridurre il tempo di esposizione, mettere qualche confine e non diventare il contenitore infinito del suo malessere.
Quindi osserviamoci sempre:
Come stavo prima di questo contatto? Come sto dopo?
E poi ancora:
Questa energia è mia? L’ho raccolta? La sto trattenendo? Oppure oggi sono io che la sto portando agli altri?
La vera consapevolezza, per me, è questa: stare nel mondo senza permettere a tutto il mondo di entrare dentro di noi, ma anche avere cura di ciò che noi lasciamo negli altri.
E quando proprio non funziona…
beh, resta sempre l’opzione fuga. 😅
Sati Sutra