08/07/2026
Quando si inizia ad avvertire qualcosa di più grande di noi?
Quando ho iniziato io a "meditare"?
Forse intorno ai nove anni, chiusa in bagno in ginocchio, mentre fuori gli adulti si stanno massacrando?
Sfido un Dio di cui comincio a dubitare:
"O vieni adesso e li fai smettere o non ti credo più".
L'orecchio fa uno strano rumore, come un cancello arrugginito che si apre o una serratura inceppata e una vasta prateria di silenzio si distende, nell'udito e nell'anima.
Resto in ascolto, faccio nido.
Esco, non è cambiato niente. E' cambiato tutto.
Sono un guerriero. Di pongo.
O forse quando la portinaia burbera, nell'atrio della mia casa, bisbiglia a una signora quasi sconosciuta....di portarmi via
e colgo la parola "morto".
Camminando svelta via di lì avverto che il mio petto di dieci anni è troppo stretto per contenere il male.
Cammino lo stesso. Su ali di un vento per me, tutto per me. Condotta...
O quando la maestra mi interroga, mi chiede di parlare del corpo umano e io inizio a tentoni:
" Il corpo umano è fatto di...ossa, muscoli..."
Esito, la maestra aggrotta le sopracciglia.
"Ciglia e sopracciglia", aggiungo frettolosa.
Risate mi pigiano giù, incatenata al pavimento,
e la maestra inviperita: "Ma su, cosa circols nel corpo?"
Una luce mi rischiara la mente: "L'anima!"
Un silenzio generale mi circonda sopra, sotto, ai fianchi.
"Vai a posto", dice la maestra allibita.
Vado, pensando di essere stata bravissima,
salvata dall'anima.
O a trent'anni in India, tra occidentali
che hanno l'aria di "io so vivere",
spiegazzata e disadatta,
mi nascondo dietro i bambù e respiro.
L'india entra dalle narici
e divento vasta come l'aerodromo di Mumbai.
O quando in India partecipo al mio primo ritiro, non capisco la lingua, non capisco niente delle istruzioni, ma copio gli altri, incrocio le gambe e chiudo gli occhi: boh!
E mi accorgo di un movimento di ritorno a un luogo dimenticato
e sto bene, così vuotamente bene.
Forse la meditazione è una forma di disadattamento riconosciuta, un'ala che ti salva all'ultimo momento,
una classificazione che all'improvviso ti fa specie.
Una cosa è certa, a me ha dato il corpo.
Ho scoperto di respirare.
Mi ha insegnato a sentire.
Mi ha fatto percepire il momento e il luogo.
Mi ha insegnato ad assaporare qualsiasi cosa stessi vivendo,
senza esclusione.
Mi ha messo al mondo.
...Quello che davvero resta è quel tocco,
quell'invito, a fare orto della propria vita,
coltivazione.
Che dire?
Bisogna avere fame e sete e a un certo punto spunta
la fonte e l'albero di frutta.
..un'arte che mi ha fatto nascere di nuovo,
amorevolmente, senza mai togliermi una briciola di dolore, aiutandomi ad assaporare tutto,
appassionatamente.
⭐️