Studio di Counseling integrato, Mindfulness, Educazione Alimentare, Roma

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Studio di Counseling integrato, Mindfulness, Educazione Alimentare, Roma Counselor Professionale Pluralistico Integrato (ai sensi della Legge 4/2013)
Esperta in Mindfulness e Medicina tradizionale cinese/ Alimentazione.

Lavoro per incrementare il benessere a più livelli. 🌷⭐

Il senso di colpa non è un errore del tuo sistema emotivo, ma la traccia visibile di un vecchio contratto di protezione....
03/08/2026

Il senso di colpa non è un errore del tuo sistema emotivo, ma la traccia visibile di un vecchio contratto di protezione.

Quando eri troppo piccola per cambiare l'ambiente intorno a te, hai fatto l'unica scelta logica per garantirti amore e sicurezza:
ti sei caricata dei pesi altrui.

Hai trasformato il tuo naturale diritto di esistere nel dovere costante di curare, sostenere e attutire i colpi degli adulti di riferimento.

Oggi, ogni volta che provi a tracciare un confine, a dire un "no" o a scegliere la tua serenità, quel senso di colpa riaffiora feroce. Non è il segnale che stai sbagliando, ma la clausola di salvaguardia di quel patto primordiale: ti sussurra che la tua autonomia ha come prezzo il tradimento della famiglia o delle persone che ami.

Per questo tentare di scacciarlo con la logica non funziona mai. Il senso di colpa non va debellato con la forza: va riconosciuto e rieducato. Quella voce interiore non è un nemico da sconfiggere, ma la custode esausta della tua infanzia. È la parte di te che ha rinunciato alla propria spensieratezza per farsi scudo, convincendosi che l'unico modo per essere desiderata e accettata fosse fare da collante.

La vera liberazione inizia quando smetti di giudicare questa parte e impari a guardarla con profonda gratitudine.

Significa prendere per mano quella bambina iper-responsabile e comunicarle che il suo turno di guardia è finalmente terminato.
Le strategie che ti hanno salvato la vita ieri non servono più oggi: l'adulta che sei diventata possiede strumenti, forza e strumenti di protezione che la bambina di allora non poteva neanche immaginare.

Sostenere un confine farà tremare le gambe all'inizio, ed è del tutto normale. Non si cancella un patto di lealtà invisibile dall'oggi al domani. Ogni volta che tolleri quella stretta al petto senza correre a riprendere il carico, stai gradualmente riscrivendo le tue regole: stai mostrando a te stessa che hai il diritto di esistere, semplicemente per ciò che sei.

Qual è la responsabilità di cui ti stai facendo carico ancora oggi che senti profondamente di non dovere più portare?



In foto un ricordo bellissimo con il mio bambino: un cigno creato insieme
✨🪡 🧶

31/07/2026

Un argomento fin troppo sottovalutato..


Quando si parla di educazione, capita spesso di chiedersi: sto facendo la cosa giusta? Meglio essere più severi o più ac...
29/07/2026

Quando si parla di educazione, capita spesso di chiedersi: sto facendo la cosa giusta? Meglio essere più severi o più accondiscendenti?

Decenni di ricerche in psicologia dello sviluppo dimostrano che il modello educativo più efficace è quello autorevole, integrato da un approccio fondamentale: il coaching emotivo.

La psicologa dello sviluppo Diana Baumrind, nei suoi studi pionieristici, ha individuato diversi stili genitoriali. Tra tutti, lo stile autorevole è quello che garantisce i migliori risultati per la crescita dei figli.

Ma cosa significa essere un genitore autorevole?
Significa bilanciare due elementi chiave: alto calore umano e regole chiare.

Non è autoritario: "Si fa così perché lo dico io"*, pretendendo obbedienza senza spiegazioni e usando spesso punizioni severe.
Non è permissivo: dà tantissimo affetto, ma non stabilisce limiti o regole, lasciando il bambino privo di punti di riferimento.
È autorevole: Stabilisce confini e regole chiare, ma lo fa spiegando i motivi e mostrando grande ascolto e affetto.

I bambini cresciuti da genitori autorevoli tendono ad avere un'autostima più elevata, migliori prestazioni scolastiche e una maggiore capacità di autoregolarsi e affrontare le difficoltà.

Se lo stile autorevole offre la struttura, il coaching emotivo (concetto sviluppato da John Gottman) fornisce lo strumento per gestire il mondo interiore del bambino.

Il principio di base è semplice: tutte le emozioni sono lecite, ma non tutti i comportamenti lo sono.

I genitori che praticano il coaching emotivo seguono questi passaggi:

1. Riconoscono l'emozione: Notano quando il bambino prova rabbia, tristezza o paura, anche quando l'emozione è ancora piccola.
2. Considerano l'emozione un'opportunità: Non vedono il pianto o il capriccio come una scocciatura, ma come un momento per connettersi e insegnare.
3. Ascoltano ed empatizzano: Validano ciò che il bambino sente (es. "Vedo che sei davvero arrabbiato perché dobbiamo andare via dal parco").
4. Aiutano a dare un nome all'emozione: Dare una parola a ciò che si prova aiuta il cervello del bambino a calmarsi.
5. Pongono limiti e cercano soluzioni: Validano l'emozione, ma fermano il comportamento sbagliato (es. "Capisco la tua rabbia, ma non puoi picchiare. Pensiamo insieme a cosa puoi fare quando ti senti così").

Gli studi di Gottman mostrano che i bambini guidati emotivamente sviluppano una maggiore "intelligenza emotiva": vanno meglio a scuola, hanno relazioni più sane con i pari e dimostrano una maggiore resilienza di fronte allo stress.

🌟

Combinare stile autorevole e coaching emotivo significa diventare per i propri figli una guida sicura:

Contenimento e regole:"Ti mostro dov'è il confine per farti sentire al sicuro."
Accoglienza emotiva:"Qualsiasi cosa tu provi, io sono qui per capirti e aiutarti a gestirla."

Non si tratta di essere genitori perfetti, ma di essere presenti, solidi, coerenti ed empatici.

💖

In foto il mio cucciolo qualche tempo fa..

🎭 Oltre le parole: quanto sei bravo a leggere le emozioni degli altri?Ci concentriamo tantissimo su cosa dire e su come ...
12/07/2026

🎭 Oltre le parole: quanto sei bravo a leggere le emozioni degli altri?

Ci concentriamo tantissimo su cosa dire e su come scriverlo, ma la verità è che il corpo e il viso parlano molto prima della nostra voce.

Nelle relazioni di tutti i giorni, che siano di amicizia, di coppia o di lavoro, l'intelligenza emotiva e interpersonale si gioca quasi tutta qui:
nella capacità di cogliere un micro-segno del volto, uno sguardo sfuggente o un'espressione di alterigia, diffidenza o complicità.

Saper interpretare questi dettagli ci permette di comprendere le reali intenzioni e gli stati d'animo più autentici di chi abbiamo di fronte, andando ben oltre la superficie delle parole.

Di recente ho fatto un test molto interessante sulla mimica facciale sul portale di Pagine Blu degli Psicologi Psicoterapeuti.

Consiste nell'osservare 25 volti diversi e associare a ciascuno l'emozione corretta (dalla sorpresa allo sconcerto, fino alle sfumature più sottili).

Volete mettervi alla prova anche voi?
👉 Fate il test qui:
https://www.psicologi-psicoterapeuti.it/psychofun/espressioni/index.html

In base alla percentuale che otterrete, scoprirete il vostro livello:
📉 Fino al 52%: Vi affidate molto alle parole e rischiate di perdere i segnali silenziosi.
📊 Tra il 52% e l'80%: Livello medio, ma a volte la mente "sceglie" di non vedere le emozioni più complesse.
🚀 Dall'80% al 100%: Siete dei veri profiler dell'empatia, capaci di leggere l'anima oltre le parole.

Fatemi sapere nei commenti qual è stato il vostro punteggio (come vedete in foto il mio è 84%) e quale espressione vi ha messo più in difficoltà! 👇

Quando si inizia ad avvertire qualcosa di più grande di noi?Quando ho iniziato io a "meditare"?Forse intorno ai nove ann...
08/07/2026

Quando si inizia ad avvertire qualcosa di più grande di noi?
Quando ho iniziato io a "meditare"?

Forse intorno ai nove anni, chiusa in bagno in ginocchio, mentre fuori gli adulti si stanno massacrando?
Sfido un Dio di cui comincio a dubitare:
"O vieni adesso e li fai smettere o non ti credo più".
L'orecchio fa uno strano rumore, come un cancello arrugginito che si apre o una serratura inceppata e una vasta prateria di silenzio si distende, nell'udito e nell'anima.
Resto in ascolto, faccio nido.
Esco, non è cambiato niente. E' cambiato tutto.
Sono un guerriero. Di pongo.

O forse quando la portinaia burbera, nell'atrio della mia casa, bisbiglia a una signora quasi sconosciuta....di portarmi via
e colgo la parola "morto".
Camminando svelta via di lì avverto che il mio petto di dieci anni è troppo stretto per contenere il male.
Cammino lo stesso. Su ali di un vento per me, tutto per me. Condotta...

O quando la maestra mi interroga, mi chiede di parlare del corpo umano e io inizio a tentoni:
" Il corpo umano è fatto di...ossa, muscoli..."
Esito, la maestra aggrotta le sopracciglia.
"Ciglia e sopracciglia", aggiungo frettolosa.
Risate mi pigiano giù, incatenata al pavimento,
e la maestra inviperita: "Ma su, cosa circols nel corpo?"
Una luce mi rischiara la mente: "L'anima!"
Un silenzio generale mi circonda sopra, sotto, ai fianchi.
"Vai a posto", dice la maestra allibita.
Vado, pensando di essere stata bravissima,
salvata dall'anima.
O a trent'anni in India, tra occidentali
che hanno l'aria di "io so vivere",
spiegazzata e disadatta,
mi nascondo dietro i bambù e respiro.
L'india entra dalle narici
e divento vasta come l'aerodromo di Mumbai.
O quando in India partecipo al mio primo ritiro, non capisco la lingua, non capisco niente delle istruzioni, ma copio gli altri, incrocio le gambe e chiudo gli occhi: boh!
E mi accorgo di un movimento di ritorno a un luogo dimenticato
e sto bene, così vuotamente bene.
Forse la meditazione è una forma di disadattamento riconosciuta, un'ala che ti salva all'ultimo momento,
una classificazione che all'improvviso ti fa specie.
Una cosa è certa, a me ha dato il corpo.
Ho scoperto di respirare.
Mi ha insegnato a sentire.
Mi ha fatto percepire il momento e il luogo.
Mi ha insegnato ad assaporare qualsiasi cosa stessi vivendo,
senza esclusione.
Mi ha messo al mondo.
...Quello che davvero resta è quel tocco,
quell'invito, a fare orto della propria vita,
coltivazione.
Che dire?
Bisogna avere fame e sete e a un certo punto spunta
la fonte e l'albero di frutta.
..un'arte che mi ha fatto nascere di nuovo,
amorevolmente, senza mai togliermi una briciola di dolore, aiutandomi ad assaporare tutto,
appassionatamente.

⭐️

L'unica gioia al mondo è cominciare.È bello vivere perché vivereè cominciare, sempre, ad ogni istante.Quando manca quest...
25/05/2026

L'unica gioia al mondo è cominciare.

È bello vivere perché vivere
è cominciare, sempre, ad ogni istante.

Quando manca questo senso
prigione, malattia, abitudine, stupidità,
si vorrebbe morire.

❤️

Pavese lo sapeva.
La vita non si misura in anni, si misura in inizi. In quei momenti in cui qualcosa dentro di noi si sveglia, si muove, decide di ricominciare, anche da zero, anche dopo una caduta, anche quando non sappiamo bene verso cosa. È lì che siamo vivi davvero.

Quando invece quella capacità di cominciare si spegne, soffocata dall'abitudine, dalla rigidità, dalla malattia dell'anima o semplicemente dal peso di una vita che non ci appartiene più, qualcosa in noi smette di respirare.
Non è sempre una crisi visibile.
A volte è solo un grigiore sottile, la sensazione che i giorni si assomiglino tutti senza che nessuno porti davvero qualcosa di nuovo.

Quella perdita di slancio vitale, di curiosità, di desiderio di futuro, è spesso il primo segnale che qualcosa chiede attenzione.

🌟

Oggi facciamo sempre più fatica a tollerare la complessità emotiva di chi ci circonda.Di fronte alla vulnerabilità, al d...
16/05/2026

Oggi facciamo sempre più fatica a tollerare la complessità emotiva di chi ci circonda.

Di fronte alla vulnerabilità, al dolore o a un comportamento che non comprendiamo, la risposta immediata non è più l'ascolto, ma l'etichettare.

Siamo immersi in un conformismo che preferisce catalogare l'altro piuttosto che confrontarsi con ciò che sente realmente. Ma perché preferiamo la fretta di un'etichetta all'apertura?

Ascoltare e accogliere le emozioni dell'altro, la sua verità più profonda, è tremendamente faticoso.

Ci costringe a fare i conti con il nostro stesso mondo interiore, a risvegliare stanze che forse volevamo tenere chiuse.

Scegliere la via della definizione preconfezionata diventa così una scorciatoia per evitare la comprensione autentica: preferiamo l'illusione di controllare ciò che ci spaventa dell'altro, pur di non rischiare di mettere in discussione noi stessi.


"Chi è disceso fino alle Madri non ha più nulla da temere."Queste parole dal Faust di Goethe ci portano lontano dal temp...
10/05/2026

"Chi è disceso fino alle Madri non ha più nulla da temere."
Queste parole dal Faust di Goethe ci portano lontano dal tempo e dallo spazio, in quel regno dove risiede la matrice originaria della vita.

Oggi voglio celebrare la potenza dell'Archetipo Materno,
forza psichica ancestrale che abita in ognuno di noi:
quel grembo dell'inconscio dove tutto ha inizio e dove ogni emozione trova la sua prima forma.

Discendere metaforicamente fino alle Madri significa avere il coraggio di confrontarsi con le proprie radici più intime,
con quel legame primordiale che ci ha lasciato la prima impronta.
È un viaggio che richiede audacia, perché ci mette di fronte al mistero della creazione e della trasformazione,
ma è proprio attraversando questa profondità
che ogni timore perde il suo potere.

Comprendere l'essenza del materno dentro di noi significa imparare ad accogliere, a nutrire e, infine, a lasciar andare - trasformando la dipendenza in una forza consapevole.

In questa giornata, voglio onorare quella capacità generativa che ci permette, ogni giorno, di rinascere più interi.

🌙✨

Il saggio di Ghezzani è un'indagine profonda e scomoda su quel meccanismo perverso che ci porta a diventare i peggiori n...
09/05/2026

Il saggio di Ghezzani è un'indagine profonda e scomoda su quel meccanismo perverso che ci porta a diventare i peggiori nemici di noi stessi.

L'aspetto più originale della tesi di Ghezzani è che il "volersi male" è una strategia appresa.

Spesso, il bambino che ha vissuto in un contesto oppressivo impara che l'unico modo per mantenere un legame con le figure di riferimento è sottomettersi, soffrire o annullarsi.

La sofferenza diventa quindi un linguaggio, l'unico modo conosciuto per "esistere" agli occhi degli altri.

Ghezzani analizza magistralmente come il senso di colpa sia la colla che tiene insieme la depressione e il panico.

L'individuo si sente "in colpa" per i propri desideri di autonomia o di felicità, percepiti come un tradimento verso il sistema familiare o sociale.

Il panico, in questa cornice, emerge quando la spinta vitale cerca di rompere questa gabbia, scatenando una paura paralizzante.

Il percorso indicato da Ghezzani è quello della disobbedienza morale.

Per guarire, è necessario imparare a "tradire" le aspettative distruttive che gli sono state cucite addosso, riscoprendo il proprio diritto al piacere e all'affermazione personale senza sentirsi in colpa.



I primi 1000 giorni di vita, dal concepimento ai due anni, rappresentano il periodo più decisivo per la costituzione del...
08/05/2026

I primi 1000 giorni di vita, dal concepimento ai due anni, rappresentano il periodo più decisivo per la costituzione dell'individuo, un tempo scritto nel corpo, nel preverbale.

Le neuroscienze e l'epigenetica confermano che il terreno in cui germogliamo, fatto di clima, cultura e soprattutto emozioni, determina come si esprimeranno i nostri geni,
poiché le emozioni sono programmi biologici innati che precedono il pensiero e costruiscono le basi del nostro sistema nervoso.

La mappa migliore per orientarsi in questo mondo somatico è la teoria polivagale di Stephen Porges, che descrive tre stati precisi:

🔹il vago dorsale, dove il bambino inascoltato si immobilizza perdendo energia, diventando un adulto caratterizzato da stanchezza cronica, vertigini e impotenza;
🔹il sistema simpatico, che si attiva verso i sei mesi e può creare un'impronta di iperreattività, rabbia esplosiva e patologie infiammatorie;
🔹e infine il vago ventrale, la sede della resilienza e della capacità di stare nella relazione con tenerezza e verità.

Noi adulti, di fronte ad uno stress, dobbiamo chiederci se ci spegniamo, se attacchiamo o se riusciamo a cercare una connessione significativa, perché chi cerca la relazione è chi sopravvive meglio ai traumi.

Per comprendere le nostre ferite dobbiamo guardare ai cinque bisogni fondamentali dell'attaccamento:
⭐️la connessione, che se mancata ci fa sentire alieni portandoci all'iperrazionalismo o a uno spiritualismo di fuga;
⭐️la sintonizzazione, ovvero il riconoscimento reale dei nostri bisogni che, se ignorati, ci trasformano in adulti super richiedenti o in persone che negano ogni necessità fino al crollo fisico;
⭐️la fiducia, che tra i 18 mesi e i 3 anni definisce se saremo iperperformanti "figli trofeo" o costantemente insicuri;
⭐️l'autonomia, il diritto di dire "no" senza temere di perdere l'amore, la cui mancanza crea adulti compiacenti e condiscendenti che vivono i propri desideri solo di nascosto;
⭐️e infine l'integrazione tra amore e sessualità, per evitare la scissione tra cuore e istinto.

Il bambino si adatta velocemente, anche a costo di annullare parti di sè, per non perdere il contatto.

Comprendere queste dinamiche non serve a colpevolizzare i genitori o se stessi, ma a riconoscere che ogni nostra "credenza limitante" è stata una strategia di sopravvivenza necessaria in quel campo specifico.

Oggi possiamo iniziare a riparare queste impronte guardando quel bambino e chiedendogli di cosa avesse bisogno, o usando il movimento del corpo per segnalare al sistema nervoso che le condizioni sono cambiate.

Il cammino dell'individuazione consiste nel diventare l'adulto di cui avevamo bisogno allora, disidentificandoci dall'inadeguatezza per tornare alla nostra nota originaria.

La gioia interiore non viene dal risultato che si ottiene,
non viene da quello che si raggiunge.
La gioia interiore viene dall'essere il più possibile chi si è.

🩷 In foto io e Pietro qualche estate fa..

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