26/07/2026
«Io invece non ti dimenticherò mai»
La chiamiamo Terza Età, quasi fosse una stagione della vita da collocare in fondo. Eppure è un tempo pienamente presente, nel quale convivono esperienza, fragilità, autonomia, desideri e nuove possibilità.
Dentro ci sono il passato e il presente.
Le conquiste di ieri e gli interrogativi di oggi.
Per raccontare le nonne, i nonni e tutte le persone anziane non bastano più soltanto i verbi della memoria: tramandare, testimoniare, custodire. Le persone anziane non appartengono al passato. Sono parte attiva dell’oggi, punti di riferimento per le famiglie, presenza essenziale nei quartieri e risorsa preziosa per l’intera comunità.
Ma proprio per questo non possiamo parlarne come di una realtà indistinta. C’è chi vive una condizione di solitudine, non autosufficienza o difficoltà economica e ha bisogno di assistenza, servizi accessibili e relazioni di prossimità. E c’è chi conserva energie, competenze e tempo da mettere a disposizione degli altri, ma troppo spesso non trova spazi nei quali sentirsi ancora utile e partecipe.
Proprio per questo «Io invece non ti dimenticherò mai» , come ha detto Papa Leone XIV nel messaggio di presentazione della giornata odierna, deve diventare una scelta pubblica, significa interpretare questa frase come una corresponsabilità.
Significa conoscere e raggiungere le persone anziane sole, costruire una rete stabile tra istituzioni, servizi sanitari, municipi e realtà sociali. Significa investire nelle Case di comunità come luoghi nei quali far incontrare salute, servizi e socialità. Significa sperimentare il co-housing e i condomini solidali, perché sia possibile continuare a vivere in autonomia senza essere lasciati soli.
Significa anche ripensare le nostre città: più panchine e sedute, trasporti realmente accessibili, spazi verdi curati, luoghi di incontro e servizi di prossimità. Perché una città ostile a chi cammina lentamente, ha una mobilità ridotta o ha bisogno di fermarsi è una città meno umana per tutti.
Allo stesso tempo, dobbiamo contrastare il divario digitale e promuovere un autentico invecchiamento attivo, valorizzando le persone anziane come un’energia rinnovabile per la comunità: nelle scuole, nei parchi, nei quartieri, nei percorsi di cittadinanza e nello scambio con le nuove generazioni.
È proprio nell’incontro tra chi è nato nella fretta del digitale e chi nella pazienza della carta, che una comunità acquista di stoffa. Non si tratta di stabilire chi ha di più da insegnare, si tratta di camminare insieme, affinchè tutti i nostri passi crescano di sensibilità e di profondità.
La Terzà Età è un età di tutti!
FAP ACLI di Roma