15/02/2021
LA TRISTEZZA NEGATA
Dire frasi come "Non essere triste", "i bimbi piccoli piangono, tu sei grande! Non devi piangere", "Non c'è motivo di avere paura" significa negargli il diritto alle emozioni, significa mandargli il messaggio che è sbagliato essere tristi o spaventati.
Piuttosto che negare le emozioni di un bambino, è meglio insegnargli a riconoscere quello che prova, mettere in parole l’emozione che sta provando: “ti vedo triste, immagino ti faccia soffrire che X non voglia giocare con te”, “Sei molto arrabbiato. Capisco che ti faccia arrabbiare che X ti abbia preso il gioco”, “Hai paura ad entrare in camera con le luci spente? Anche io avrei paura se pensassi ci fosse qualcosa che possa farmi male. Andiamo insieme in camera con la luce spenta, vedrai che non c’è nessun pericolo”.
Nominare le emozioni che prova il bambino è importante perché lui possa imparare a gestirle e a non farsene travolgere. Ma anche il pianto è importante. Quanti di noi anche da adulti piangono? Il pianto è una risposta naturale del nostro corpo ad input dolorosi (fisicamente quanto emotivamente).
Come nei bambini, così negli adulti, la nostra cultura spesso ci porta a valutare in modo negativo le sensazioni e i sentimenti diversi dalla felicità e dalla gioia. Sono molti coloro che invece di cercare di avere una vita soddisfacente, tendono a tenere lontane e a fuggire dalle sensazioni “spiacevoli”. In questi casi gli attimi di tristezza vengono negati, cercando rifugio in situazioni che ne oscurino la presenza.
Quando ci si sente tristi non si dovrebbe cercare di sfuggire a questo sentimento, né di nasconderlo, perché cercare di capire quali siano le motivazioni profonde della tristezza è il segreto per avere una vita piena, in cui protendere verso i nostri obiettivi e valori ed impiegare le nostre risorse nell’andare verso ciò che desideriamo.
Nel momento in cui si è tristi l’importante è soffermarsi su ciò che effettivamente ci ha portato in questo stato, su quello che ha scatenato il sentimento, e non significa rimuginare su di esso o bloccarsi in questo stato. Continuare a rimuginare su qualcosa che ci manca, che desideriamo profondamente, senza modificare il nostro comportamento, lascia spazio ad una tristezza statica, levandole il potere evolutivo intrinseco in essa.
Soffermarsi sulla tristezza significa invece cercarne le cause, fermarsi un attimo per centrare al meglio la nostra consapevolezza degli eventi e valutare le migliori strategie per andare avanti, tendendo verso il vivere una vita piena (che non significa sempre felice!!).
Dott.ssa Diana La Rocca