01/05/2026
A proposito di lavoro. Ogni terapeuta ha il suo paziente preferito. C’è il paziente che arriva sempre puntualissimo, spaccando il minuto, con una precisione degna di nota. Ah no, quello ha un’ansia esagerata che non gli permette di gestire gli imprevisti. E sia mai che fai un minuto di ritardo tu…. No, meglio il paziente rilassato, che arriva sorridente, raggiante, solare come pochi! E poi passa la seduta a piangersi addosso perché nessuno lo vede mai davvero per quello che è. Se non ti mostri….ma il lavoro è lavoro, andiamo avanti. Forse è meglio il paziente che sa esattamente su cosa vuole lavorare in terapia, ha un problema specifico e vuole risolvere quello e solo quello, bada bene. E poi viene fuori che ha una scarsissima consapevolezza e quello che porta come problema fondamentale è solo la punta di un iceberg molto più grande. No, il preferito è quello che viene per migliorarsi, così, generico. Lavoriamo su tutto. Però a volte equivale a non focalizzarsi su niente, a muoversi senza direzione e, per te terapeuta, diventa una fatica immane, un’attenzione continua a non perdere un minimo di filo rosso e a dare un senso a quanto succede nella terapia insieme al paziente. La verità è che non sappiamo mai quali contenuti ci porterà davvero la persona che ci contatta. Ma sappiamo che ci porterà il suo mondo, con un miliardo di sfaccettature. Ci porterà la sua individualità e insieme costruiremo un percorso, personale e soggettivo. E questo non si può decidere a priori, ma rende questo lavoro bellissimo.
Buon Primo Maggio a tutt!
Nella foto, il mio paziente preferito, Peter.