Studio Psicologia Dott.ssa Giulia Pacifici

Studio Psicologia Dott.ssa Giulia Pacifici Uno spazio di confronto e accoglienza, nel quale imparare ad ascoltarsi e accettarsi, ma anche ad ac INIZIAMO A COMPRENDERCI!

Il percorso di conoscenza di sè e delle difficoltà che incontriamo lungo l'arco della vita, è un processo variopinto e tortuoso, non sempre facile, per affrontare il quale si può trovare un "capitano" che ci accompagni mano per mano per indicarci la rotta, la velocità di crociera e sostenerci nelle notti più tempestose. L'esperienza, la professionalità, l'empatia e la formazione costante sono gli strumenti imprescindibili di questo "capitano".

Questo mi affascina delle piante e fiori…acqua e luce e loro cambiano continuamente…anche contro tutti i peggiori pronos...
27/06/2023

Questo mi affascina delle piante e fiori…acqua e luce e loro cambiano continuamente…anche contro tutti i peggiori pronostici, la vita scorre dentro e loro piano piano con i loro tempi, cambiano con essa…

La nostra sala d’attesa in versione primavera/estate!
29/05/2023

La nostra sala d’attesa in versione primavera/estate!

Riflessioni che aprono riflessioni…
10/03/2023

Riflessioni che aprono riflessioni…

LA FAMIGLIA DEL TERAPEUTA

“Stabilire una relazione autentica con i pazienti, per sua stessa natura, richiede di abbandonare il potere del triumvirato magia, mistero e autorità” (I. Yalom, “Il dono della terapia”)

E se confessassi che ci sono volte in cui pietisco e chiedo, tacitamente, ai pazienti di consolarmi? Se confessassi che ci sono volte in cui mi racconto per attivare la loro capacità di sostenere sostenendomi?

Ma vi confesso anche che quando ciò avviene i pazienti effettivamente sfuggono. Ogni mia piccola confessione effettivamente, apre una voragine, come fosse Ade in persona che stesse traducendo la povera Kore negli inferi. Gli occhi dei pazienti si sgranano. Magari non le orbite oculari ma quelle psichiche. Insomma lo sguardo dei pazienti invoca il mio silenzio.

“Non voglio sapere. Non voglio conoscerti. Non voglio fare a meno della magia!”. Non vogliono rinunciare al mistero né all'autorità. E invece quello sarà il punto d’arrivo! Un paziente non lo sa, ma un terapeuta si. E un paziente non sa, inoltre, che quella che lui chiama "magia" è garantita soprattutto dalla vita personale e normale del terapeuta, è garantita dalla famiglia del terapeuta.

Se la terapia è il luogo in cui si evoca l’immaginazione e in cui, al tempo stesso, si rinuncia ad alcuni immaginari, se la terapia è il luogo dell’accoglienza, del sostegno, dell’analisi… allora la famiglia è quello stesso luogo per il terapeuta.

Li vedete? Mogli o mariti oppure i figli degli psicoterapeuti? Sono coloro che contengono ovvero rilanciano l’immaginazione del genitore. Poi ne ovattano le urla, ne colorano i grigiori, ne acquietano le acque tempestose. E si occuperanno anche di quei maremoti portati dai pazienti sulle coste del genitore che torna a casa dalla stanza dell’analisi, dalla stanza dei maremoti.

E questa messa in opera da parte della famiglia, è un’operazione fondamentale per un genitore che di mestiere fa il terapeuta. Saranno proprio queste azioni di contenimento, amplificazione, delineamento, operate dai familiari del terapeuta su di lui o su di lei, a garantire la sua funzione terapeutica nella stanza d’analisi.

È noto… il peggior delinquente è il miglior poliziotto e il miglior terapeuta è il f***e più sofferente. Ogni terapeuta è un pessimo familiare. Ed io, lo confesso, non faccio eccezione. Si perché un terapeuta fatica a uscire dalla stanza d’analisi, continua a dire la verità senza imparare gli idiom9i collettivi, è sociopatico

Dunque ogni paziente è in cuor suo grato ai familiari del terapeuta, poiché essi si prendono cura della follia di colui che si è fatto servo in terapia. E lo confesso di nuovo, io tra i terapeuti sono certamente il meno sano, mi ritrovo crogiolo di tutte le diagnosi e so, perché lo so, che dentro casa mia ognuno è abilitato alla cura di tutte quelle diagnosi.

Dunque il paziente molto deve a quegli infermieri indefessi e avido deve essere di quei racconti personali, perché quella è la vera cura. Si, la cura è fare del proprio esperimento di esistenza un metodo, e quando svelo il mio esperimento lo faccio perché i pazienti possano costruire il loro.

Questo svelamento, questa nudità è terribilmente imbarazzante e tagliente poiché congeda magia, sveste il mistero e invita a essere autori più che autoritari.

Buona Terapia

Luca Urbano Blasetti
Tratto da "Sotto la Barba"
👉👉 https://amzn.to/3yovIOd

L’importanza di ascoltare e dare voce alle proprie emozioni…Liz Climo
17/01/2023

L’importanza di ascoltare e dare voce alle proprie emozioni…Liz Climo

Il senso di accoglienza è importante fin dalla sala d’attesa!
12/12/2022

Il senso di accoglienza è importante fin dalla sala d’attesa!

Carofiglio colpisce sempre “Ci sono poche cose più violente che dare certi consigli a una persona in difficoltà. Neghi l...
21/06/2022

Carofiglio colpisce sempre
“Ci sono poche cose più violente che dare certi consigli a una persona in difficoltà. Neghi la sua legittimazione a essere infelice quando ha le sue ragioni. Le stai dicendo: la tua infelicitá è colpa tua, se solo seguissi i miei suggerimenti potresti liberartene.”
̀

“La vulnerabilità non si riempie: si ascolta.”
15/06/2022

“La vulnerabilità non si riempie: si ascolta.”

"Non è facile perdonarsi la propria vulnerabilità. Ammettere che è lei a rivelarci la nostra più intima radice. Tutti i traguardi che ho raggiunto non mi hanno mai saziata, perché la vulnerabilità non si riempie: si ascolta. Possiamo distrarci e fuggirla per tutta la vita: ci sono tanti modi. Ma quel buco è una parte ineludibile di noi ed è da lì che sgorgano i nostri desideri, l’immaginazione, il coraggio di cambiare.
Nel pieno della mia vulnerabilità, mi sono ritrovata. Dov’è Silvia? Seduta su una panchina con una vecchia compagna di università, a dirle: “Così non ce la faccio”. A sorridere mentre guarda sua figlia sfrecciare sui roller, con la consapevolezza che tra pochi anni spiccherà già il suo volo. A camminare sola per Bologna con il cellulare spento per non distarsi dalla sua bellezza. A scrivere parole non per cercare approvazione, ma per capire la vita che sto vivendo.
Alla domanda più difficile di tutte – “Chi sono?” – provo a rispondere dal fondo del mio buco: “La libertà di rinascere ancora”. Disubbidendo ai parametri, alle valutazioni, alle competizioni.
Correre godendomi il paesaggio in una direzione nuova, che non può indicarmi nessuno. Perché è la mia."

Su F di questa settimana, nel numero speciale per il suo decimo compleanno, trovate una riflessione molto intima che mi ha fatto bene scrivere. E spero che leggerla possa donare un piccolo bene anche a voi.

“Imparare” come strumento di vitalità!
01/06/2022

“Imparare” come strumento di vitalità!



"La cosa migliore da fare quando si è tristi”, replicò Merlino, cominciando a soffiare e sbuffare, “è imparare qualcosa".
È l'unica cosa che non fallisce mai.
Puoi essere invecchiato, con il tuo corpo tremolante e indebolito, puoi passare notti insonni ad ascoltare la malattia che prende le tue vene, puoi perdere il tuo solo amore, puoi vedere il mondo attorno a te devastato da lunatici maligni, o sapere che il tuo onore è calpestato nelle fogne delle menti più vili.
C'è solo una cosa che tu possa fare per questo: imparare. Impara perché il mondo si muove, e cosa lo muove. Questa è l'unica cosa di cui la mente non si stancherà mai, non si alienerà mai, non ne sarà mai torturata, né spaventata o intimidita, né sognerà mai di pentirsene.
Imparare è l'unica cosa per te.
Guarda quante cose ci sono da imparare".

T. H. White

Potentissima riflessione sul ruolo della mamma, sfatiamo qualche mito e impariamo a essere più tolleranti con noi stesse...
26/05/2022

Potentissima riflessione sul ruolo della mamma, sfatiamo qualche mito e impariamo a essere più tolleranti con noi stesse! Incredibili non vuol dire invincibili!

"Non credo di amare il mio bambino...Mi sento un mostro!"

Questa è la frase che tormenta le mie notti e i miei giorni...

Desideravo una fe*******ia. Invece ho un bel maschione di due anni... che mi ha fatto sempre disperare.

Non mangia, non dorme, non mi permette di sedermi un attimo perché devo continuamente corrergli dietro.... Ma soprattutto non riesco ad interagire con lui.

Mi sembra che non gli piaccia stare con me e anche io non sto bene insieme a lui.

Preferisce il papà ed è più contento di giocare con lui.

E’ chiaro che ha diritto ad essere com'è e non come lo vorrei... ma io proprio non riesco ad essere felice nel ruolo di mamma e questo mi addolora molto.

Non dovrei sforzarmi di esserlo. Dovrebbe venirmi naturale, e invece...

Mi prendo cura di lui in ogni aspetto ma sembra più un dovere che un atto d'amore.

Mi sento in colpa. Certamente gli trasmetto questo mio malessere e per questo lui risponde con continui pianti e capricci assurdi.

Raramente abbiamo un momento affettuoso e non so che fare...

-------------------------------------------------------

Cara signora ricevo spesso lettere come la sua.

“Non merito il mio bambino…” “non ero adatta a fare la mamma” “ci si può disamorare del proprio bambino?” Ecc…

Tante.

--

Domanda: possibile che le “mamme mostri” siano così tante?

Oppure la maternità è realmente una prova forte che nella sua unicità e bellezza è talmente travolgente da mettere in difficoltà tante ragazze?

Credo che la risposta esatta sia la seconda e sono convinto che mai come in questo tempo le mamme siano sole, piene di compiti in classe per da svolgere, con tanti dotti e sapienti pronti ad insegnare, pochissimi disponibili ad aiutare davvero.

--

Allora vediamo se posso provare a risponderle senza aggiungermi ai dotti e sapienti che infestano il web.

--

Se davvero non amasse il suo bambino non si sentirebbe un mostro, dormirebbe serena la notte e non avrebbe perso tempo a scrivere ad un pediatra lontano!

È evidente che lo ama!

--

Il problema è che ce l’ha con… sè stessa!

Perchè?

Perché è così severa ?

Perché il suo bambino avrebbe diritto di essere com’è e lei no?

Perché lei non dovrebbe non spazientirsi se deve continuamente corrergli dietro?

E perché non dovrebbe avvilirsi se non mangia non dorme non le permette di vivere?

---

Può essere che il problema vero sia un modello irraggiungibile che schiaccia la vita normale?

Che impedisce di accettarsi come si è?

Che toglie le gioie di quello che si ha?

--

“Desideravo una fe*******ia…”

Ok, Ci può stare.

Ma se sta’ fe*******ia diventa un fantasma che continuamente si para davanti e mi impedisce di vedere la bellezza degli occhietti del mio maschietto… non è una fe*******ia!

È una strega che mi ruba la vita!

--

E se il ruolo di mamma è la favola del Mulino Bianco nel quale nessuno mai può identificarsi davvero, è ovvio che una c***a addosso o un pianto notturno quando proprio mancano le forze sembrano una vita del tutto sbagliata rispetto a quel modello!

--

Ma il punto della questione è: posso vivere tra rimpianto di quello che avrei potuto fare ed essere e le aspettative di quello che vorrei fare ed essere e non posso, perdendomi tutto il bello che ho nell’attimo presente?

Posso vivere sempre nel posto sbagliato e nel momento sbagliato senza riuscire a vedere tutto quello che ho nel qui e ora?

--

Quando la mia bambina era piccola spesso facevo un gioco:

Mentre la accompagnavo a scuola cercavamo tutte le cose belle che potevano farci felici in quel momento.

E allora iniziavo:

“Vediamo… questa mattina abbiamo aperto gli occhi e… ci vedevamo!
Che meraviglia! Tanti li aprono e non vedono.

Poi dove abbiamo dormito? Uhau! In un letto morbido!
Che meraviglia! Non è mica normale!

E avevamo anche una casa con le mura e un tetto!
Calda!!!

E poi abbiamo messo i piedi a terra e… camminavamo!!!

E poi la mamma ci ha preparato…. La colazione!!!

E poi avevamo dei vestitini per andare…. Uhau a scuola!!!!

Ecc…

--

Che voglio dire?

Voglio dire che ci sembra normale quello che abbiamo. Non lo è.

Quando funzionano bene noi non sentiamo i nostri organi: il cuore, il fegato, il pancreas…

Eppure li abbiamo e non ci viene mai di essere felici del fatto che non li sentiamo e forse non sappiamo nemmeno di averli!

--

So che il periodo dei due anni è terribile, e so che tra capricci tensioni continue e paure la vita è davvero dura.

Però i due anni sono il tempo delle scoperte!

Delle trasformazioni straordinarie, dei successi che chiedono applausi, dei momenti che riempiono il cuore!

Perché lasciare che dei capricci ci rubino la bellezza della vita?

--

E allora?

E allora le auguro di far pace con se stessa.

Di giocare davanti allo specchio con autoironia, di smetterla di darsi traguardi e smetterla di guardare indietro.

Spero davvero che gli occhietti del suo bellissimo bambino che chiedono solo la morbidezza di mamma vincano ogni brutto pensiero!

Siete belli!

Guardatevi da fuori: lo siete!!

E quando le vengono i cinque minuti… amen!!!
Nessun processo!

Cadere in una buca serve per non caderci una seconda volta non per restarci dentro a cercare una sentenza sul perché non sono stato attento!

--

E poi? E poi si faccia aiutare!!!

Serve un marito/compagno, una famiglia, amiche, vicini di casa, chiunque possa aiutarla non restare sola!

E serve sempre, se possibile, l’aiuto di un/a professionista che possa farmi vedere me stesso dove io non riesco a vedere!

Coraggio!!

Basta mostri!

Abbiamo una bella mamma, tiriamola fuori!!!

La trappola del talento…“Solo perché ti viene bene qualcosa non significa che quella cosa ti faccia bene”
27/04/2022

La trappola del talento…
“Solo perché ti viene bene qualcosa non significa che quella cosa ti faccia bene”

Nella splendida illustrazione di Worry_Lines una persona si piega sempre più sotto il peso di nuove medaglie. La scritta recita: “Solo perché ti viene bene qualcosa non significa che quella cosa ti faccia bene”.

Il talento oggi è usato soprattutto come una gabbia funzionale alla società di mercato, che obbliga a capitalizzare il più possibile sulle proprie capacità, a prescindere dalla soddisfazione e dalla salute.
Gli idoli che vengono innalzati sono spesso quelli di persone che hanno sacrificato la propria vita al talento ottenendo in cambio, ben più che la fama (effimera) e le vittorie (mai abbastanza), disperazione, stress e solitudine. Continuiamo a credere che “vincere” sia più importante che star bene, e che ottenere qualcosa per sé sia più lodevole che costruire qualcosa con agli altri.

Nella nostra società i talenti hanno troppa centralità e spesso portano fuori dalla strada della vocazione, cioè della propria chiamata esistenziale.
Il talento viene considerato l’unico indicatore per giudicare il valore di un essere umano, e questo porta a sviluppare uno stato di ansia che diventa spesso la costante della propria vita, focalizzata sull’obbligo a performare: se hai un talento non puoi sotterrarlo, sei vincolato dalla società a trovare il modo per usarlo, altrimenti starai commettendo un peccato mortale: lo spreco di capitale.

I talenti, invece, possono essere coltivati e potenziati ma anche abbandonati e traditi; rimangono sempre degli strumenti, che quindi possono essere sia liberatori sia limitanti.

La vocazione, invece, rappresenta il sentirsi pesci nell’acqua, il percepire che nel momento presente sei nel posto giusto e stai facendo esattamente quello che vuoi fare in questa fase della tua vita. Essere sulla strada della tua vocazione ti dà un piacere che dipende da quello che stai facendo nel momento in cui lo stai facendo, e tutto il resto – successo, soldi, riconoscimenti – diventa superfluo, perché non ci sono traguardi da raggiungere e premi da ricevere. C’è solo il fatto, come ha scritto Walt Whitman, «che la vita esiste, e l'identità, e che il potente spettacolo continua e che tu puoi contribuire con un verso».

Emotional eating come riconoscerlo e cosa lo attiva…      e
28/03/2022

Emotional eating come riconoscerlo e cosa lo attiva…
e

La fame emotiva esiste davvero, non è la scusa dei pigri e degli svogliati ma una condizione clinica oggetto di studio e attenzione.

La primavera quando arriva arriva! E se sono riuscita io a far rifiorire una pianta, possiamo tutti tornare a fiorire!!!...
21/03/2022

La primavera quando arriva arriva! E se sono riuscita io a far rifiorire una pianta, possiamo tutti tornare a fiorire!!! 👍🏼🤗🌸🌺💐🌷

Indirizzo

Via Albalonga
Rome
00183

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 20:00
Mercoledì 09:00 - 20:00
Giovedì 09:00 - 13:00
Venerdì 09:00 - 20:00
Sabato 09:00 - 13:00

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Studio Psicologia Dott.ssa Giulia Pacifici pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Scelte rapide

Condividi

Digitare